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| Pubblicato il: 06.04.2012 di: Giovanni Garro | ||
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Dopo aver iniziato la sua battaglia nell’occidente, iniziando i suoi attacchi negli Stati Uniti per poi allargarsi anche all’Europa, ora il gruppo di attivisti che si fa chiamare Anonymous prende di mira anche la Cina, che in fatto di libertà è forse uno dei Paesi più restrittivi del Globo.
Era naturale, quindi, che prima o poi anche questo Paese venisse attaccato e così è stato. Anonymous, come annunciato con alcuni post su Twitter, ha messo offline circa 500 siti cinesi che comprendono istituzioni governative ma anche imprese commerciali.
Nello specifico sono stati attaccati otto siti che appartengono al dominio gov.cn tra cui quello del governo della città di Chengdu. Su questi siti, oltre a rivendicare l’attacco, Anonymous ha lasciato un messaggio accusando il regime cinese delle politiche restrittive adottate per limitare la libertà sul Web e invita i cittadini a ribellarsi.
Da parte del Governo cinese non sono stati rilasciati commenti in merito. Si tratta comunque del più grande attacco portato a compimento da Anonymous, un movimento che fa sempre più parlare di se e che comincia ad essere una brutta gatta da pelare per tutte le istituzioni mondiali.