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| Pubblicato il: 28.02.2012 di: Thomas Zaffino | ||
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Secondo uno studio condotto da Big Brother Watch e YouGov, 9 persone su 10 non hanno letto le nuove policy sulla privacy di Google. Questo, nonostante Mountain View abbia praticamente appiccicato dappertutto collegamenti alla pagina delle nuove policy.
La cosa ancora più preoccupante è che il 47% degli adulti intervistati è completamente ignara dell’esistenza di una nuova policy sulla privacy e del fatto che entrerà in vigore il primo marzo, nonostante il 92% degli utenti utilizzino Google regolarmente.
Solo il 40 per cento degli utenti pensa che Google dovrebbe attuare il cambiamento di politica questa settimana. Ciò è probabile perché vogliono altro tempo per leggere, o sono semplicemente contenti di come le cose sono andate finora.
«L’impatto della nuova politica di Google non può essere sottovalutata, ma gli utenti sono all’oscuro di ciò che significano in realtà i cambiamenti», ha dichiarato Pickles Nick, direttore di Big Brother Watch. «Alle aziende non dovrebbe essere permesso di nascondere, dietro il gergo giuridico e dichiarazioni vaghe, come queste possano monitorare quello che facciamo online, sapere come usiamo i nostri cellulari e anche ascoltare quello che diciamo nelle chiamate. Questo cambiamento non consentirà a Google di raccogliere ulteriori dati, si tratta di permettere all’azienda di combinare il contenuto delle e-mail con i video che guardiamo e le cose che cerchiamo».
Big Brother Watch ha contattato l’Information Commissioner del Regno Unito per chiedere un’indagine sul cambiamento della politica di Google sulla privacy, e verificare se le nuove regole siano lesive della legge britannica sulla protezione dei dati. L’associazione Articolo 29 ha presentato una richiesta analoga alle autorità di protezione dei dati degli altri Stati membri dell’Unione Europea.
«Se la gente non capisce ciò che sta accadendo ai propri dati personali, come possono fare una scelta informata sull’utilizzo di un servizio?», ha aggiunto Pickles. «Google sta anteponendo gli interessi degli inserzionisti alla privacy degli utenti, e non deve correre in avanti prima che il pubblico abbia avuto il tempo necessario per comprendere il significato che queste modifiche rappresentano».