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| Pubblicato il: 09.02.2012 di: Redazione | ||
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Tutto ha inizio da un articolo pubblicato dal New York Times DealBook, nel quale, in sostanza, si fa notare che la cifra di 483 milioni di utenti giornalieri attivi sul social network, presentata da Facebook nella documentazione depositata in vista dell’IPO, è chiaramente dichiarato non riguardi gli utenti effettivamente presenti sul sito ma anche quelli che interagiscono sul Web, attraverso i social widget mediante i quali molti siti si integrano con il social network, nonché quelli che restano connessi o eseguono aggiornamenti di stato tramite smartphone o dispositivo mobile.
Nel documento depositato presso la Security and Exchange Commission (SEC), a pagina 43, si può infatti leggere: «Vengono definiti mensilmente attivi gli utenti registrati a Facebook che eseguono il login o che visitano Facebook attraverso il sito o in mobilità, o che condividono contenuti o attività coi loro amici o attraverso connessioni a siti Web terzi che integrano il plugin di Facebook, il tutto nei 30 giorni precedenti alla data di rilevazione».
Nell’articolo ci si interroga sulla validità delle cifre presentate in relazione ai banner pubblicitari pubblicati sul social network. Se gli utenti non accedono direttamente al loro profilo su Facebook, la pubblicità non arriva loro direttamente. Secondo il New York Times, le cifre sarebbero pertanto un po’ sfuggenti, addirittura si parla di «un gioco di prestigio» da parte di Facebook.
Alcuni operatori che tradizionalmente investono in pubblicità sul Web, e quindi anche su facebook, ritengono che «Per le aziende che investono in pubblicità su Facebook, il numero di utenti attivi giornalieri non è mai stato un problema». Questo è quanto dichiarato da Sid Shah, direttore della business analytics di Adobe.
La aziende non fanno pubblicità su Facebook come in altri media, come la TV o la stampa. Convenzionalmente, più grande è il network e meglio è, poiché i marketer non hanno un modo efficiente per collocare la pubblicità del proprio marchio di fronte ad un pubblico specifico. Così, hanno sempre cercato di 'raggiungere' la più grande audience possibile, questo anche se fossero consapevoli del fatto che solo una parte della pubblicità avrebbe raggiunto il target.
Con Internet e con Facebook, in particolare, gli inserzionisti possono raggiungere esattamente il pubblico che stanno cercando. «Quando si acquista un annuncio su Facebook, non si cerca di raggiungere tutti gli utenti presenti sul social network», dichiara Matt Lawson, vice presidente del marketing di Marin Software, che usa gli annunci di Facebook. Gli inserzionisti, invece, desiderano raggiungere un target specifico, ad esempio le donne con età tra i 25 ei 40 anni della costa orientale USA, con almeno un figlio…
Facebook è in continuo sviluppo di soluzioni pubblicitarie innovative, come le storie sponsorizzate, che sfruttano il collegamenti su Facebook per creare tipi di annunci prima impensabili. Spesso tali metodi funzionano meglio della pubblicità visiva tradizionale. La rete sociale affina continuamente gli algoritmi di abbinamento degli annunci con gli utenti.
Ciò che preoccupa gli inserzionisti è di capire i modelli per la valutazione del ROI relative alle impressioni. Nella pubblicità tradizionale, in TV o nelle riviste, non è possibile collegare il comportamento dei consumatori in relazione alla visione della pubblicità. Ora, sempre più, gli operatori di marketing sono in grado di effettuare tali rilevazioni. Sono questi i numeri che contano, almeno su una piattaforma come Facebook.
Tra l’altro, diversi inserzionisti ritengono che le attività esterne al social network ma collegate con esso siano un plus per gli advertiser, poiché permette di collegate ai profili una serie di informazioni di contorno che meglio aiutano a definirne la specificità.