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| Pubblicato il: 28.01.2012 di: Redazione | ||
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La politica del «vincere facile» non è appannaggio dei soli clienti. Anzi, la storia e le cronache dimostrano che a praticarla è maggiormente l’altra parte. È il caso di alcuni retailer del markeplace Amazon, fortemente sospettati di offrire forti sconti sui loro prodotti in cambio di feed-bak (pareri) positivi. A rivelarlo, un articolo del New York Times.
A far traboccare il vaso è stato il caso del retailer VIP Deals, che produce custodie in pelle per vari tablet, in particolare per il Kindle Fire, la quale avrebbe offerto uno sconto ai clienti che ha attribuito 5 stelle nelle loro recensione. La cosa si può tradurre in una maniera semplice ed efficace per comprare un feedback positivo.
Come è facile intuire, ciò ha portato l’articolo Vipertek (la custodia) ad ottenere 5 stelle su 310 delle 335, con la maggior parte del resto a 4 stelle. Alcuni clienti, hanno anche ammesso che in assenza dello sconto, avrebbero attribuito tra 2 e 3 stelle al prodotto.
Il New York Times ha scoperto che i prodotti erano accompagnati da una lettera che offriva un rimborso in cambio di una recensione. Nella lettera era specificamente richiesto di attribuire le 5 stelle. È chiaro però che si sono poche persone che non darebbero il massimo dei voti per un prodotto quasi gratuito.
Il fatto che le aziende desiderino recensioni a 5 stelle è comprensibile. I negozi che operano su eBay, ad esempio, chiedono spesso ai clienti di contattarli prima di inviare un feedback negativo, che potrebbe abbassare la valutazione complessiva e influenzare le vendite. La differenza, tuttavia, è che questi negozi di solito cercano di risolvere il reclamo del cliente, piuttosto che corromperli in modo da ottenere feedback positivi.
Amazon, appena allertato della pratica contro le sue regole, ha eliminato tutte le recensioni. Il prodotto è stato poi indicato come non disponibile. «La pubblicità travestita da editoriale è un vecchio problema, ma ora si presenta in tanti modi diversi», ha dichiarato Mary K. Engle, direttore per le pratiche pubblicitarie presso la FTC. «Siamo molto preoccupati».