Grande monitor? Grande interpolazione!
Come sappiamo, gli LCD hanno una risoluzione nativa direttamente correlata alle loro dimensioni. Non sempre però, per i più disparati motivi, si usa sempre la stessa risoluzione nell'utilizzo quotidiano del computer.
Questa volta concentriamoci su cosa avviene quando scegliamo di usare una risoluzione più bassa da quella impostata di default sul nostro monitor.
Iniziamo con un esempio pratico per facilitare le cose.
Ci siamo comprati il nuovo monitor xxx da 30'' con risoluzione nativa di 2560 x 1600, che bello!
Ora facciamo una partita a Crysis con i dettagli al massimo! Ma .... aspetta un attimo, non possiami impostare una risoluzione del genere (in verità non la supporta neanche ma è un esempio) a meno di non avere un paio di Cray con 18 schede in SLI! Quindi dobbiamo per forza impostare una risoluzione molto più bassa.
Che succede in questo caso?
Dato che la risoluzione nativa rappresenta quanti pixel sono fisicamente presenti sul pannello, per avere una risoluzione minore, quindi ingrandita rispetto alla precedente, bisogna usare un artificio.
Si ricorre all'interpolazione. Un'operazione matematica che calcola un nuovo valore come media di quelli adiacenti. In pratica nel monitor si estrapoleranno i dati dei pixel per "crearne" di nuovi da mettere in mezzo per ingrandire l'immagine, dato che i pixel sono fisicamente gli stessi di prima però, la qualità risultante sarà minore. Vediamo un esempio.

Anche questa volta l'immagine è stata ricreata artificialmente ed è l'ipotetico risultato di uno zoom ravvicinato di un singolo carattere. Poniamo il carattere a sinistra come la nostra risoluzione nativa, passando ad una risoluzione più bassa, avremo come risultato il carattere interpolato a destra. Come possiamo facilmente notare, quello a sinistra risulta molto più nitido, mentre a destra il carattere è stato interpolato e quindi ha un leggero effetto sfocato. Ora, applichiamo questo concetto all'intera immagine e ci accorgeremo che la qualità decadrà sensibilmente.
Il problema non finisce qui, se interpoliamo ad un rapporto di aspetto differente (ad esempio se passiamo da un rapporto 4:3 ad un 16:10), l'immagine risulterà anche schiacciata/dilatata a seconda della risoluzione.
L'ideale è quindi un rapporto (mapping) sorgente/schermo di 1:1, ma in realtà è piuttosto difficile mantenerlo in tutte le situazioni.
In genere i monitor permettono comunque di visualizzare una risoluzione inferiore a quella nativa in rapporto 1:1, lasciando delle bande nere intorno (fig.1).
Oppure possono adattare l'immagine sorgente alla risoluzione del monitor facendo uno stretch (fig.2), cioè dilatandola fino a coprire l'intera area visibile; certo che questo sistema non è molto apprezzato però se ci si trova nel caso di un rapporto d'aspetto differente (nel caso dell'esempio in figura 2, se la risoluzione fosse messa in rapporto 16:10, il cerchio verrebbe schiacciato diventando a tutti gli effetti un'ellisse). Infine si può fare lo stretch di una dimensione, ad esempio quella orizzontale fino a coprire l'area visibile e lasciare delle bande nere orizzontali per coprire il rimanente nella dimensione verticale, in questo modo risolviamo il problema delle deformazioni se il rapporto d'aspetto fosse differente (fig.3).

FIGURA 1 - L'immagine è mostrata in rapporto 1:1 con bande nere a corpire la differenza con la risoluzione nativa
FIGURA 2 - L'immagine risulta allargata alla risoluzione nativa

FIGURA 3 - l'immagine viene allargata mantenendo il rapporto d'aspetto iniziale per evitare deformazioni
Gli effetti dell'interpolazione peggiorano tanto più alta è la differenza tra la risoluzione nativa e quella scelta. Maggiore sarà la grandezza del monitor e quindi la sua risoluzione nativa, più sarà vistoso l'effetto di interpolazione se la risoluzione della sorgente sarà di molto inferiore. Giusto per fare un esempio: se la nostra risoluzione nativa fosse, come su di un 30'' classico, di 2560 x 1600, e volessimo vedere un DVD a 720 × 576, uno stretch a pieno schermo avrebbe risultati disastrosi sulla qualità, a meno di non posizionarsi molto distanti dal monitor.
Per questo motivo è sempre avere bene in mente l'uso che si vuol fare del proprio monitor come anche l'hardware che si ha a disposizione, prima di fare una scelta che magari non verrebbe sfruttata a pieno e che si rivelerebbe qualitativamente inferiore ad una molto più economica.
di Federico Piccirilli
Questa volta concentriamoci su cosa avviene quando scegliamo di usare una risoluzione più bassa da quella impostata di default sul nostro monitor.
Iniziamo con un esempio pratico per facilitare le cose.
Ci siamo comprati il nuovo monitor xxx da 30'' con risoluzione nativa di 2560 x 1600, che bello!
Ora facciamo una partita a Crysis con i dettagli al massimo! Ma .... aspetta un attimo, non possiami impostare una risoluzione del genere (in verità non la supporta neanche ma è un esempio) a meno di non avere un paio di Cray con 18 schede in SLI! Quindi dobbiamo per forza impostare una risoluzione molto più bassa.
Che succede in questo caso?
Dato che la risoluzione nativa rappresenta quanti pixel sono fisicamente presenti sul pannello, per avere una risoluzione minore, quindi ingrandita rispetto alla precedente, bisogna usare un artificio.
Si ricorre all'interpolazione. Un'operazione matematica che calcola un nuovo valore come media di quelli adiacenti. In pratica nel monitor si estrapoleranno i dati dei pixel per "crearne" di nuovi da mettere in mezzo per ingrandire l'immagine, dato che i pixel sono fisicamente gli stessi di prima però, la qualità risultante sarà minore. Vediamo un esempio.

Anche questa volta l'immagine è stata ricreata artificialmente ed è l'ipotetico risultato di uno zoom ravvicinato di un singolo carattere. Poniamo il carattere a sinistra come la nostra risoluzione nativa, passando ad una risoluzione più bassa, avremo come risultato il carattere interpolato a destra. Come possiamo facilmente notare, quello a sinistra risulta molto più nitido, mentre a destra il carattere è stato interpolato e quindi ha un leggero effetto sfocato. Ora, applichiamo questo concetto all'intera immagine e ci accorgeremo che la qualità decadrà sensibilmente.
Il problema non finisce qui, se interpoliamo ad un rapporto di aspetto differente (ad esempio se passiamo da un rapporto 4:3 ad un 16:10), l'immagine risulterà anche schiacciata/dilatata a seconda della risoluzione.
L'ideale è quindi un rapporto (mapping) sorgente/schermo di 1:1, ma in realtà è piuttosto difficile mantenerlo in tutte le situazioni.
In genere i monitor permettono comunque di visualizzare una risoluzione inferiore a quella nativa in rapporto 1:1, lasciando delle bande nere intorno (fig.1).
Oppure possono adattare l'immagine sorgente alla risoluzione del monitor facendo uno stretch (fig.2), cioè dilatandola fino a coprire l'intera area visibile; certo che questo sistema non è molto apprezzato però se ci si trova nel caso di un rapporto d'aspetto differente (nel caso dell'esempio in figura 2, se la risoluzione fosse messa in rapporto 16:10, il cerchio verrebbe schiacciato diventando a tutti gli effetti un'ellisse). Infine si può fare lo stretch di una dimensione, ad esempio quella orizzontale fino a coprire l'area visibile e lasciare delle bande nere orizzontali per coprire il rimanente nella dimensione verticale, in questo modo risolviamo il problema delle deformazioni se il rapporto d'aspetto fosse differente (fig.3).

FIGURA 1 - L'immagine è mostrata in rapporto 1:1 con bande nere a corpire la differenza con la risoluzione nativa
FIGURA 2 - L'immagine risulta allargata alla risoluzione nativa

FIGURA 3 - l'immagine viene allargata mantenendo il rapporto d'aspetto iniziale per evitare deformazioni
Gli effetti dell'interpolazione peggiorano tanto più alta è la differenza tra la risoluzione nativa e quella scelta. Maggiore sarà la grandezza del monitor e quindi la sua risoluzione nativa, più sarà vistoso l'effetto di interpolazione se la risoluzione della sorgente sarà di molto inferiore. Giusto per fare un esempio: se la nostra risoluzione nativa fosse, come su di un 30'' classico, di 2560 x 1600, e volessimo vedere un DVD a 720 × 576, uno stretch a pieno schermo avrebbe risultati disastrosi sulla qualità, a meno di non posizionarsi molto distanti dal monitor.
Per questo motivo è sempre avere bene in mente l'uso che si vuol fare del proprio monitor come anche l'hardware che si ha a disposizione, prima di fare una scelta che magari non verrebbe sfruttata a pieno e che si rivelerebbe qualitativamente inferiore ad una molto più economica.
di Federico Piccirilli
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