Prese corpo cosi’ l’idea di realizzare una doppia matrice circolare a semisfere contrapposte : stava nascendo il nuclelo di Ybris A.C.S.
Nell’immagine le semisfere superiori sono state tagliate per consentire di vedere la parte sottostante ma bisogna immaginarle completamente chiuse.
Come si vede, partendo da un punto qualsiasi della cella, ogni volta che un filetto fluido entra in una semisfera inferiore (acqua scende) trova almeno tre possibili vie di uscita (acqua sale) sfruttando il passaggio creato dallo sfasamento con le semisfere superiori.
In questo modo l’acqua era costretta ad effettuare una serie di rimbalzi totalmente casuali prima di trovare la via di uscita.
Venne cosi’ messa a punto una forma esterna ipotetica , chiusa la matrice in un involucro e avviata una serie di simulazioni per studiare il comportamento fluidodinamico interno.
Nell’immagine : una delle tante simulazioni
era giunto il momento di provare dal vivo la struttura : venne cosi’ approntato un primo prototipo e testato il funzionamento in laboratorio.
L’ effetto risultante di questa struttura era devastante: la turbolenza era spinta a tali livelli che il waterblock si metteva addirittura a “soffiare” ma le prestazioni lasciavano intendere che la strada intrapresa era quella giusta.
Difetti riscontrati : portate complessive un po’ troppo limitate (quindi necessità di pompe potenti ) e una forma meccanica non proprio piacevole alla vista.
Era il caso di ridurre leggermente l’effetto “soffio” cercando di mantenere inalterate le prestazioni.
La matrice venne cosi’ modificata nuovamente.
Nella versione attuale ogni cella è composta da 3 semisfere, ogni semisfera è attorniata da 6 sfere (quindi le celle si fondono tra loro in quanto hanno in comune delle sfere) e l'acqua viene inviata in un punto che spacca il flusso in tre parti.
Da quel punto in avanti si sfruttano i rimbalzi tra le "cupole" e le "cave" e l'acqua cerca un passaggio casuale attraversando la matrice fino a raggiungere la zona periferica di raccolta.
Questo è quello che succede in UNA cella elementare.. ora espandiamo lo stesso concetto all'intera matrice: ogni cava riceverà una parte di un getto diretto e almeno due parti di getto provenienti dalle cave adiacenti.
Aumentiamo quindi il numero dei getti e passiamo dall’idea iniziale a collettore centrale unico ad una serie di fori predisposti in alcuni punti specifici della struttura:
Questa è una ipotesi della distribuzione interna calcolata su un numero limitato di filetti ed una distribuzione a 7 fori (sono le zone rosse di accelerazione )

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