Photosharing: le migliori app alternative a Instagram

Fotografia, Mobile, Tecnologie Web, Web e Business     Autore: Thomas Zaffino Nessun Commento »

La notizia dell’acquisizione di Instagram da parte di Facebook ha fatto il giro del mondo, creando non poche preoccupazioni negli utenti del social network di condivisione di foto, molti dei quali pensano già alla rimozione dei contenuti e alla cancellazione degli account, temendo per la poca attenzione dimostrata dal social network di Zuckerberg per la privacy dei propri utenti.

Sono molti a ritenere che Instagram possa servire a Facebook per metter piede in Cina, dove il servizio di condivisione di foto non è censurato, sia per il numero di utenti non elevato, sia perché non è stato contrassegnato come piattaforma per discussioni politiche o controverse.

 

Instagram

Instagram è stato acquisito da Facebook che promette di migliorarne le funzionalità,
mentre i programmatori provvederanno ad integrarlo nel social network.

 

In uno primo momento, Facebook pensa di arricchire Instagram, senza abbandonare il supporto e la collaborazione con gli altri partner, nonché la possibilità di avere follower e contatti diversi dagli amici di Facebook. Istagram, è stato fondato appena due anni fa attraendo velocemente il proprio pubblico, oltre 30 milioni di utenti.
Appena approntata un’app per Android, solo nel primo giorno si sono aggiunti un milione di utenti.

Gli utenti si chiedono ora se l’unione con il social network di Zuckerberg possa veramente arricchire il servizio. Il timore è che Instagram possa essere compromesso, come è avvenuto con Flickr, il quale una volta acquistato da Yahoo, è letteralmente sprofondato. Altre acquisizioni di Facebook, in passato, hanno determinato la morte dei servizi stessi. A preoccupare gli utenti di Instagram è anche la gestione della privacy da parte di Facebook, tanto che alcuni stanno pensando di rimuovere i propri contenuti e cancellarsi dal servizio.

 

Instagram

Instagram ha avuto un enorme successo soprattutto grazie alla app iOS.

 

Dato che il vero successo del servizio è stato dettato soprattutto dall’app mobile per Apple e ora per Android, con cui milioni di utenti hanno potuto interagire direttamente dal proprio smartphone, proponiamo cinque app alternative a Instagram, connesse ad altrettanti servizi che permettono di condividere le proprie foto con amici e parenti, in maniera del tutto analoga a quanto permesso dal servizio ora acquisito da Facebook.

1. Hipster
In maniera simile a Instagram, Hipster offre un numero elevato di grandi combinazioni di filtri e di cornici preimpostate che rendono facile la personalizzazione dei propri scatti. A differenza di Instagram, Hipster permette anche di aggiungere testo sopra l’immagine, rendendo le foto più simili a cartoline e offrendo la possibilità di condividerle via e-mail, attraverso i maggiori social network o attraverso la community Hipster.

Hipster

Disponibili app gratuite per Android e iOS.

 

2. Lightbox Photos
Lightbox
permette l’applicazione di numerosi filtri ed effetti, oltre alla possibilità di rendere ciascuna foto privata, visibile soltanto agli amici o a chiunque. Oltre a seguire le attività di altri utenti Lightbox, è possibile collegare i propri account Twitter e Facebook per condividere le foto con i propri amici, anche se non dispongono di account Lightbox. È anche possibile condividere le foto attraverso la galleria fotografica del servizio.

Lightbox

Disponibile app gratuite solo per Android.

 

3. Pixlr-O-Matic
Instagram mette a disposizione 18 filtri, alcuni strumenti di messa a fuoco e cornici che forniscono alle foto look retrò. Con Pixlr-O-Matic abbiamo a disposizione ben 68 filtri, 73 effetti di luce e 193 cornici. Una volta che la foto è stata personalizzata, possiamo condividerla sui vari social network  o caricarla sul servizio imm.io di Pixlr, che offre uno short link all’immagine.

Pixlr-O-Matic

Disponibili app gratuite per Android e iOS.

 

4. Vignette
Vignette offre numerosi effetti, cornici e anche opzioni di editing che possono essere combinati e salvati come scorciatoie nella schermata Home, in modo da averli immediatamente disponibili per gli scatti successivi, selezionando il collegamento. Vignette non offre però un proprio spazio di condivisione, per la quale dobbiamo ricorrere ai social network o a servizi alternativi.

Vignette

Disponibile app solo per Android Demo o Pro (2,89 euro).

 

5. Streamzoo
Streamzoo è probabilmente ciò che più si avvicina ad Instagram. L’applicazione dispone di ottimi filtri, cornici, effetti, opzioni per facilitare la condivisione e hashtag per aiutare ad organizzare le foto nella propria community. Inoltre, Streamzoo permette anche di caricare e condividere video.

Streamzoo

Disponibili app gratuite per Android e iOS.

 

Ecco come Google+ sbaraglierà la concorrenza, Facebook compreso!

Gadget e Hi-Tech, Mobile, Tecnologie Web, Web e Business     Autore: Thomas Zaffino 2 Commenti »

Sono molti a ritenere che dietro lo sviluppo di Google+ ci sia ben più che il semplice inseguimento di un business lanciato da Facebook. Mike Elgan, ad esempio, è dell’avviso che Google abbia una strategia, a suo parere chiara, per far diventare Google+ un prodotto unico, capace di dominare il futuro del web, a danno persino di Facebook, assoluta superpotenza nel suo campo.

Per dimostrarlo, fa riferimento ad alcuni paragoni, dei quali abbiamo parlato in questo blog, che si sono verificati nel campo tecnologico. Come sostiene Mike Elgan, e siamo d’accordo con lui, i venture capitalist, ossia le persone che scommettono sull’innovazione, sanno che non vale la pena investire in strumenti informatici che da soli non abbiano ragione d’esistere.

Partiamo con i paragoni. Le fotocamere digitali, alla fine degli anni ’90, sono state tra i gadget di elettronica di consumo più vendute e diffuse. Una fotocamera tascabile «point-and-shoot» (punta e scatta) era un prodotto che oggi, con l’avvento di Amazon, potremmo definire “bestseller”.

 

Fotocamera digitale Kodak
Nel 2001, anche Kodak decide di entrare nel mondo della fotografia digitale, anche se già con
un po’ di ritardo sulla concorrenza. Il settore delle «point-and-shoot» era ancora in crescita.
I videofonini, prima, e gli smartphone dopo, hanno però rimpiazzato questo settore, rendendo
la vita dura ad aziende storiche, come la stessa Kodak, che sono ora costrette a diversificare.

 

Oggi le cose non stanno più in questi termini e lo sanno bene grandi aziende come Kodak, che hanno rischiato persino il fallimento. I telefoni, diventati presto “videofonini”, e gli smartphone, adesso, hanno rilevato questa “caratteristica” dalle fotocamere tascabili.

Smartphone come l’iPhone 4S o l’HTC Evo 4G hanno fotocamere da 8 Mgpx, ottiche di qualità e capacità di registrazione video in HD. Gli utenti che ne acquistano uno sono già in possesso sia di una fotocamera che di una videocamera decenti. Questo spiega il perché le vendite delle fotocamere digitali «point-and-shoot» si sono appiattite e sono inevitabilmente destinate a diminuire nei prossimi anni.

 

Samsung Galaxy S II
Tra i tanti AWARDS 2011 vinti dal Samsung Galaxy S II
c’è anche quello di miglior smartphone fotografico Android,
grazie alla sua fotocamera da 8 Mgpx con una buona qualità di scatto.

 

Un altro esempio fatto da Elgan, sul quale possiamo concordare senza problemi, è quello relativo alle utility di compressione dei dati create dall’industria del software  negli anni ’90. Nel 1998, Microsoft ha integrato una funzione di compressione all’interno di Windows. Stessa cosa ha fatto Apple nel 2004 all’interno di OS X. I software di compressione, come WinZip o WinRar, sono stati emarginati. Nessuno si aspetta che una nuova azienda possa entrare nel campo delle utility di compressione!

Venendo ai giorni nostri, possiamo considerare l’esempio delle applicazioni di messaggistica istantanea come Windows Messenger, PowWow, ICQ, AOL Instant Messenger, Yahoo Messenger ecc. Si tratta di una categoria importante di applicazioni, per molti anni al centro dell’attenzione delle aziende per la marea di utenti che li usavano.

Oggi, la chat è regredita a semplice caratteristica di Facebook, GMail, Android, iPhone, Windows Phone.Gli Instant Messenger non possono più essere considerati una categoria di prodotti a sé. Quando un prodotto diventa una caratteristica di successo, difficilmente riesce a prosperare come singolo prodotto… almeno è quello che insegna l’evoluzione tecnologica.

 

Client ICQ
L’integrazione delle chat all’interno di servizi
come Facebook e GMail hanno difatti reso
inutili software come ICQ.

 

Tornando al discorso centrale dell’articolo, Elgan ritiene, così come tanti altri esperti ed operatori del settore tecnologico, che sia questa la strada con cui Google sta progettando di dominare il futuro di Internet. Numerose categorie di servizi online saranno marginalizzate appena Google le farà diventare semplici caratteristiche di Google+, come è appena avvenuto con la funzione di riconoscimento facciale.

Sin dall’inizio, Google+ aveva integrato alcune funzionalità che erano disponibili come singoli prodotti. La funzione Hangouts, ad esempio, mette a disposizione la maggior parte delle funzioni di Skype. Anche Picasa, il servizio di gestione delle foto che Google ha acquisito nel 2004, è stato integrato all’interno del social network di Mountain View, il quale ha incorporato, in una certa misura, l’applicazione GMail di Google, così come la chat. Con Sparks, poi, ha realizzato una parziale integrazione di Google News.

 

Google+ Hangouts
Già dal lancio, Google aveva integrato in Google+ la funzione Hangouts, ovvero l’applicazione
per la videoconferenza, capace di offrire la maggior parte delle caratterisiche che hanno reso
celebre Skype direttamente all’interno del social network di Moutain View.

 

A partire dal lancio, Google ha integrato in Google+ una dozzina dei suoi prodotti o servizi più importanti, trasformandoli di fatto in caratteristiche. Il processo inizia sempre con una minore integrazione che si evolve in una sempre più grande.

È questa, dunque, la strategia che si nasconde dietro lo sviluppo di Google+: arricchirlo sempre maggiormente di funzionalità, facendo in modo che queste non abbiano più senso come prodotti singoli, col risultato di emarginare lentamente la concorrenza. L’obiettivo finale è Facebook…

Windows 8 alla ricerca di un’identità, forse!

Gadget e Hi-Tech, Mobile, Web e Business     Autore: Thomas Zaffino Nessun Commento »

Il rilascio di Windows 8 è ormai alle porte. I tempi si stringono. Se da una parte c’è fervore per via delle possibilità che il rilascio del sistema può portare a Microsoft, in termini di immagine e… di introiti, è pur vero che tale evento significhi per la casa di Redmond il momento della verità.

Dopo tante promesse e dichiarazioni di intenti, vedremo cosa Microsoft metterà sul piatto. Windows 8 era nato sotto il complesso del Signore degli anelli: «Un OS per dominarli tutti». Nei buoni propositi della software house, c’era la volontà di uscire con un sistema operativo che potesse funzionare su qualunque tipologia di dispositivo (smartphone, tablet, notebook, Pc) dotato di qualsiasi piattaforma hardware (x86, ARM).

Diciamo subito che le mire iniziali sono state subito smentite all’origine. Windows 8 non girerà sugli smartphone, e questa non è nemmeno più una notizia. Il sistema è troppo complesso ed oneroso per gli attuali dispositivi. Se ne riparlerà più in là, forse, ma anche no, forse! Mettiamo questa cosa sul piatto poiché costituisce comunque la prima rinuncia di Microsoft rispetto all’idea di partenza.

Fosse stato questo l’unico problema, per Microsoft sarebbe una pacchia e si potrebbe già cominciare a brindare ad una nuova era. Purtroppo, i problemi non finiscono qui. Quando la casa di Redmond ha rilasciato la versione per gli sviluppatori, non sono state poche le critiche sulle reali possibilità che l’interfaccia Metro possa convincere gli utenti tradizionali di Windows, quelli abituati ad usare mouse e tastiera (desktop user)  per dirla in poche parole.

 

Windows 8 build keynote

Non sono poche le critiche sulle reali possibilità che l’interfaccia Metro, a misura dei dispositivi
touchscreen, possa convincere  l’esercito degli utenti Desktop.

 

Microsoft ha subito parato il colpo, dicendo che sarebbero state introdotte novità consistenti, in tal senso, già con il rilascio della versione beta del sistema. Ci siamo, però. Il rilascio della versione beta è stato annunciato contestualmente a quello dell’App Store di Windows 8, per febbraio 2012. Non ci resta che aspettare…

Intanto, si possono analizzare alcune scelte. Microsoft non è nuova ai dispositivi mobili: aveva uno smartphone già prima che l’iPhone di Apple rivoluzionasse il settore, così come stava cercando di spingere il mercato dei tablet PC ancora prima che l’iPad facesse la sua comparsa. Le vicissitudini di Microsoft in ambito mobile sono da sempre legate al desiderio ostinato di dover usare Windows per qualsiasi cosa. Qui è il problema, ma anche la potenziale “carta jolly” della casa di Redmond.

Windows 8 è stato concepito per l’uso su tablet. Come ritiene una recente ricerca IDC, però, il nuovo sistema risulta quasi irrilevante per gli attuali utenti Desktop. Per quanto riguarda il fallimento dei precedenti tablet PC, ossia normali notebook che avevano un pennino invece della tastiera, Microsoft non ha compreso ciò che invece l’esperienza di Apple e Google ha dimostrato: il settore mobile è diverso da quello desktop.

Apple si è però mossa in una direzione che tende a far convergere in qualche modo  iOS e Mac OS X. Anche Google sta cercando una fusione tra Android e Chrome OS. Ed ecco che per Microsoft si apre un mondo, dato che la casa di Redmond è già da tempo al lavoro per sfornare un sistema che funzioni sia su Pc ch su tablet.

 

Windows App Store

Il rilascio della versione beta di Windows 8, è stato annunciato contestualmente a quello
dell’App Store, per Febbraio 2012. Per Microsoft, il tempo stringe…

 

Sembra tutto facile… ma non è così. Intanto, come abbiamo accennato, l’interfaccia Metro non piace agli utenti desktop. Pazienza! In Windows 8 è possibile usare lì’interfaccia desktop classica, denominata Legacy. Si sceglie quella e si va avanti normalmente… Facile no?

Il problema è che l’interfaccia Legacy nasce sostanzialmente per mantenere la compatibilità con tutti i software attualmente utilizzati in ambiente Windows, quanto meno quelli che girano sull’attuale Windows 7. Questi programmi, che possiamo chiamare anche applicazioni x86 (eseguibili), sono compilate ad hoc per i processori x86 (Intel e AMD). Nonostante le promesse iniziali, i dispositivi con architettura ARM (quasi l’intero settore dei dispositivi mobile) non integreranno la modalità Legacy. Di conseguenza, supporteranno la sola interfaccia Metro.

Ed ecco che siamo ad una seconda rinuncia. Un utente che compra un tablet dotato di architettura x86 potrà sincronizzare applicazioni e dati del suo Pc. Quelli che comprano un tablet con architettura ARM, invece, potranno farlo solo con le nuove applicazioni, quelle native di Windows 8.

Così, ciò che poteva sembrare un punto di forza per gli utenti, ovvero la possibilità di usare gli stessi programmi su ambo i dispositivi, con enormi vantaggi di trasportabilità e di riutilizzo dei software, nasce già con un handicap. È possibile farlo, ma solo con tablet dotati di processori Intel o AMD, a meno che uno metta mano al portafoglio per riacquistare il software, ammesso che ciò sia sempre possibile.

 

Windows 8 Metro

Il fatto che l’interfaccia Metro sia l’unica scelta per i tablet ARM obbligherà gli sviluppatori
a concentrarsi su applicazioni intese a promuovere tale interfaccia.

 

Di certo, questo aspetto creerà scompiglio anche alle software house. Il fatto che l’interfaccia Metro sia l’unica scelta per i tablet ARM obbligherà gli sviluppatori a concentrarsi su applicazioni intese a promuovere tale interfaccia, con lo scopo di catturare entrambi i mercati.

Su un ambiente Desktop o su un portatile tradizionale, però, l’interfaccia Metro perde molto del suo fascino e di usabilità. Metro è un’ottima interfaccia, ma è costruita per dispositivi touchscreen. Funziona su un Pc con un mouse e tastiera, ma si lavora meglio con l’interfaccia classica Desktop.

Oltre a questi dettagli tecnici, Microsoft dovrà fare il conto anche con il fatto che, in ambiente Desktop, ci sono poche possibilità che le aziende migrino a Windows 8, come rivela l’indagine IDC. Molti hanno appena concluso la migrazione a Windows 7 e non intendono affrontare altri costi. In poche parole, Microsoft non può contare sul settore business per dare una spinta al suo nuovo sistema.

Le carte della casa di Redmond si giocano quindi sul settore Mobile. O Microsoft convincerà gli utenti a comprare tablet e notebook (magari i nuovi Ultrabook) con Windows 8, oppure saranno problemi seri per l’ex azienda di Bill Gates.

 

La piccola rivincita di Samsung: sbloccate le vendite del Galaxy Tab in Australia

Gadget e Hi-Tech, Mobile, Web e Business     Autore: Thomas Zaffino 1 Commento »

La casa sud coreana, impegnata ormai in un’eterna sfida legale a colpi di brevetti con la rivale Apple, raccoglie quella che potremo definire una piccola vittoria, un contentino per il Natale. La Corte Federale australiana ha infatti deciso lo sblocco delle vendite del Galaxy Tab 10.1. Samsung potrà quindi immettere il dispositivo nel mercato australiano. Le vendite potranno però iniziare solo dalle ore 16.00 di Venerdì 2 Dicembre.

La decisione ha come scopo di permettere ad Apple di ricorre in appello. Qualora l’azienda di Cupertino decidesse di farlo, potrebbe rivolgersi direttamente all’Alta Corte australiana nei limiti di tempo concessi dal tribunale.

 

Galaxy Tab 10.1N

Samsung può reintrodurre il Galaxy Tab 10.1 nel mercato australiano. Dal pomeriggio
di Venerdì 2 Dicembre, il dispositivo potrà essere venduto al pubblico, appena in tempo
per permettere alla casa sud coreana di sfruttare il periodo degli acquisti natalizi.

 

I legali di Samsung non hanno gradito la concessione del tribunale australiano, che viene interpretata come una persecuzione, nei confronti della casa sud coreana, dalla quale conseguirebbero ulteriori danni economici.

I giudici hanno deciso all’unanimità di respingere il verdetto emesso dalla Corte Federale, ritenuta del tutto errata. Samsung potrà quindi reintrodurre il suo tablet in Australia, consentendo ai rivenditori di commercializzare il modello da 10.1 pollici nel periodo natalizio.

 

Galaxy Tab 10.1N

Per evitare le restrizioni dei tribunali, Samsung ha modificato il design del suo tablet,
che presenta ora una rifinitura metalicca più ampia, sui bordi, e speaker in una nuova posizione.

 

Come abbiamo detto, si tratta solo di una piccola rivincita. Le due aziende sono infatti al centro di un’inchiesta della Commissione europea per la Libera Concorrenza, entrambe accusate di turbare il mercato facendo leva, in maniera scorretta, sui brevetti in loro possesso.

Per Samsung, poi, i guai non finiscono qua. Il 22 dicembre, Apple sarà ascoltata dalla Corte di Dusseldorf. L’azienda di Cupertino intende chiedere nuovamente il blocco delle vendite del Galaxy Tab in Germania e nel resto dell’Europa, tutto ciò nonostante i tentativi da parte di Samsung di evitare le restrizioni con una modifica al design del tablet, principale elemento delle contestazioni di Apple.

 

Galaxy Tab 10.1N
A dire se le modifiche approntate dalla casa sud coreana saranno sufficienti
ad evitare ulteriori blocchi, saranno gli stessi giudici dei tribunali nei quali
sono in corso le contese tra i due produttori.

 

Il Galaxy Tab 10.1N è nato proprio con lo scopo di eludere le contestazioni della casa di Cupertino. Le principali differenze con il modello precedente riguardano l’aspetto estetico: rifinitura metallica più ampia, sui bordi, e speaker spostati in una nuova posizione.

A dire se le modifiche approntate dalla casa sud coreana saranno sufficienti ad evitare ulteriori blocchi, saranno gli stessi giudici dei tribunali nei quali sono in corso le contese tra i due produttori. Tale soluzione potrebbe risolvere le dispute in atto in diverse nazioni. La nuova edizione del tablet potrebbe rappresentare un punto di svolta in una contesa che prosegue ormai da diversi mesi.

 

Guerra dei brevetti: la Commissione Europea sta per metterci un punto

Gadget e Hi-Tech, Mobile, Web e Business     Autore: Thomas Zaffino Nessun Commento »

Il 2011 si è caratterizzato per la battaglia, a suon di brevetti, che ha visto contrapposti i principali operatori del mercato mobile che, invece di sfidarsi in termini di innovazione, hanno preferito combattersi nelle aule dei tribunali di tutto il mondo. I capitoli più “sanguinosi” si sono avuti dalla contrapposizione tra Apple a Samsung, nella quale è stata l’azienda sud coreana a rimetterci di più, vedendosi spesso bloccata la distribuzione dei suoi dispositivi di punta.

Ma Apple è stata protagonista di altre battaglie, in particolare contro HTC. Dietro la guerra dei brevetti, per la casa di Cupertino, si nasconde un bersaglio più grande: Google e il suo Android. La sensazione, però, è che l’intera questione abbia finito per stancare sia i tribunali sia le autorità di regolamentazione del mercato, i quali stanno cominciando a rilevare, in queste azioni legali, comportamenti che violano le regole della libera concorrenza, tanto che potrebbero profilarsi provvedimenti piuttosto severi. Ma procediamo con ordine…

L’International Trade Commission scrive un nuovo capitolo della saga dei brevetti mobile, che vede contrapposti, l’uno contro l’altro, i principali attori del settore. I giudici hanno infatti ribaltato il verdetto della sentenza parziale, nel processo che vede Apple contrapposta ad S3 Graphics, azienda che appartiene ora al produttore mobile HTC.

 

S3 Graphics

S3 Graphics è stata acquistata da Via Technologies e quindi da HTC.
Il produttore taiwanese ha rilevato il portafoglio di brevetti
con il solo scopo di usarli a livello legale contro Apple.

 

Secondo la commissione, infatti, la casa di Cupertino non ha infranto nessuno dei quattro brevetti contestati. Un ribaltamento che cade come una mannaia sulla testa del produttore taiwanese di smartphone, che ultimamente naviga in condizioni economiche non troppo buone. Dopo la notizia del ribaltamento della sentenza, il titolo ha subito una brutta caduta.

Per l’acquisto dei brevetti S3 da Via Technologies, HTC aveva speso ben 300 milioni di dollari, con l’unico scopo di mettere fuori dai giochi Apple, spingendola ad un accordo extragiudiziario, un po’ come ha fatto Microsoft con i produttori di smartphone Android. Eppure, HTC aveva potuto beneficiare dell’appoggio di Google, da cui aveva ottenuto in prestito alcuni brevetti per opporsi ad Apple. La cosa non ha avuto esito positivo, evidentemente.

Ma nella guerra dei brevetti, oltre ai giudici dei vari processi in corso, sta per entrare un nuovo calmiere: la Commissione Europea per la Concorrenza. Ad Apple e Samsung potrebbero essere recapitate multe pari al 10% del rispettivo fatturato, se i commissari troveranno le prove che le aziende stanno usando l’arma dei brevetti in violazione delle normative comunitarie in tema di libera concorrenza.

La Commissione ha infatti avviato un’indagine preliminare sulla battaglia legale tra i due produttori, attualmente impegnate in ben 20 procedimenti sparsi in dieci Paesi dell’Unione. La conferma è arrivata direttamente dal commissario Joaquin Almunia. La Commissione ritiene che l’atteggiamento dei due colossi possa ledere la libera concorrenza del mercato mobile, e chiede ad Apple e Samsung di fornire informazioni dettagliate sui brevetti standard nel settore della telefonia mobile.

Apple

Nonostante alcune vittorie incassate contro la rivale Samsung,
anche Apple, insieme all’azienda sud coreana, è al centro delle
attenzioni della Commissione Europea per la Concorrenza.
Per le due aziende si profila la possibilità di mega multe.

 

Joaquin Almunia ha comunicato all’agenzia Reuters tale richiesta, dichiarando di non avere ancora ricevuto risposte. Il Commissario ha motivato l’indagine nel fatto che «i diritti sulle proprietà intellettuali potrebbero essere usati come strumento per limitare la concorrenza.» e ha puntualizzato che ci sono altre aziende sospettate di usare a proprio vantaggio il sistema dei brevetti, turbando in tal modo la libera concorrenza. Pare che in lista ci sia Motorola.

Ad ogni modo, nel caso venga aperta un’indagine ufficiale, le aziende coinvolte rischiano multe molto salate. A sostegno della tesi della Commissione Europea, sono molti gli analisti che ritengono possibile Apple e Samsung potrebbero effettivamente trarre vantaggio dai divieti legali che cercano di ottenere dai tribunali. Nel caso in cui l’indagine confermerà le ipotesi, ovvero la violazione delle norme sulla libera concorrenza, la Commissione potrebbe comminare multe fino 10% del fatturato globale.

La goccia che avrebbe fatto traboccare sarebbe arrivata da Samsung che, pur di fermare la casa di Cupertino, ha contestato, in più nazioni, la violazione dei brevetti sullo standard 3G. In Europa, tali brevetti sono tutelati dai parametri FRAND (Fair, Reasonable And Non-Discriminatory). In sostanza, le proprietà intellettuali di questo tipo non possono essere usate in contese legali fra concorrenti dello stesso settore.

Per il 2012, pertanto, si spera che i produttori ritornino a contendersi il mercato con le proprie armi del mestiere: design e tecnologia. Si spera…

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