Mozilla Paladin: giocare sul web in 3D senza bisogno di Adobe Flash!

Tecnologie Web, Videogame e Console, Web e Business     Autore: Thomas Zaffino Nessun Commento »

Mozilla compie un ulteriore passo in avanti nello smarcarsi dalla tecnologia Flash di Adobe. HTML5 ha dato il via ad un percorso del tutto nuovo, che ha permesso, già dalla versione 4.0 di Firefox, di affrancarsi dal plug-in di Adobe quanto meno per la visualizzazione dei video attraverso i browser che supportano il nuovo standard HTML5.

 

RescueFox

RescueFox è il primo “in-browser game” 3D sviluppato da Mozilla per essere giocato
direttamente in una finestra di Firefox, senza ricorrere a Flash.

 

Cosa di non poca importanza, dato che Flash era tra le principali cause di crash del browser di Mozilla. Attualmente, Youtube permette la visualizzazione dei contenuti, senza l’uso di Flash, per i seguenti browser:

  • Firefox 4
  • Google Chrome
  • Opera 10.6+
  • Apple Safari versione 4 e successive
  • Microsoft Internet Explorer 9
  • Microsoft Internet Explorer 6, 7 o 8 con Google Chrome Frame installato

 

Il  nuovo standard HTML ha permesso inoltre di spingere lo sviluppo dell’accelerazione hardware canvas, rendering embedded dei video e per giochi 2D integrati nel browser. Il progetto Paladin,  tuttavia, permette a Mozilla di compiere un ulteriore passo in avanti.

Grazie all’interazione tra HTML5 e le API WebGL, gli sviluppatori Mozilla stanno creando un motore grafico 3D per gli “in-browsers-game“, ossia per i giochi 3D che vengono riprodotti all’interno del browser, cosa attualmente possibile solo grazie a Flash.

 

Wikio di Mozilla Paladin

I dettagli del progetto sono disponibili sulla pagina wiki di Mozilla Paladin.

 

Il nuovo motore grafico di Mozilla, denominato Gladius, nasce per superare il precedente CubicVR.js, su cui doveva basarsi il primo browser-game 3D di Mozilla, RescueFox. Il motore si è presto rivelato inadatto a raggiungere gli scopi prefissati, ma ha rappresentato un ottimo trampolino di lancio per Gladius.

RescueFox è un browser-game 3D  abbastanza rozzo, dotato di grafica molto povera. Il gioco si fonda su un astronauta con il compito di trovare una “volpe spaziale” che si nasconde in una cintura di asteroidi. L’utente ha 90 secondi di tempo a disposizione per la ricerca, prima che esaurisca la sua riserva di ossigeno.

Anche se molto semplice, RescueFox ha un buon livello di giocabilità. Lo sviluppo non andrà però oltre questo stadio, dato che il gioco aveva il compito di dimostrare il comportamento del motore Gladius in un’applicazione reale. Sembra che i risultati siano stati accolti con favore. Il team è infatti all’opera per potenziare le funzionalità del nuovo motore 3D.

L’esperimento di Mozilla è riuscito a dimostrare le potenzialità dell’accoppiata HTML5-WebGL, con cui è stato possibile creare un 3D-engine potente e leggero. Molto probabile, quindi, che avremo, a breve, giochi più complessi direttamente disponibili dal browser.

Phone Story: guardando dentro la mela si può scoprire che c’è del “marcio”

Ecologia e Risparmio Energetico, Gadget e Hi-Tech, Videogame e Console, Web e Business     Autore: Thomas Zaffino 1 Commento »

 

La notizia della messa al bando dell’app Phone Story, da parte di Apple,  gioco di una società italiana in cui viene fatto riferimento esplicito alle condizioni disumane in cui versano i lavoratori delle aziende fornitrici della casa di Cupertino, ha avuto un’ampia risonanza sulla Rete italiana, con un’ottima copertura anche da parte di Google News, durante l’intero week-end e nella mattinata di oggi. Nel pomeriggio è invece improvvisamente scomparsa… Misteri del digitale.

Paolo Pedercini di Molleindustria, creatore del gioco, sostiene che lo scopo di Phone Story è «suscitare una riflessione critica sul modo in cui vengono prodotti i popolari “gadget” della Apple come l’iPhone». Uno degli obiettivi del gioco, nella sezione “suicidi”, è infatti impiegare due operatori sanitari, dotati di barella, per sventare i tentativi di suicidio, raccogliendo al volo i dipendenti che si lanciano dalla finestra.

 

Phone Story
Uno screenshot di Phone Story. Il giocatore deve muovere
i due operatori sanitari per sventare i tentativi di suicidio
dei lavoratori che si lanciano dalle finestre del palazzo.
Un riferimento palese al caso Foxconn.

La motivazione della rimozione dell’app, fortemente critica nei confronti dei colossi della tecnologia, sembra sia da ricondurre al richiamo, nel gioco, ai suicidi dei dipendenti Foxconn, azienda finita spesso sulle pagine di cronaca a causa di una serie di suicidi che hanno avuto come protagonisti i propri dipendenti, per le condizioni disumane cui versavano sul lavoro.

Dall’inizio del 2010, ci sono stati 11 casi di suicido, la maggior parte dei quali compiuti gettandosi dai piani alti della sede della società, 2 tentativi falliti e 16 casi sventati fra gli impiegati dell’azienda di Taiwan che ha alle proprie dipendenze oltre un milione di lavoratori. Ultimamente, aveva fatto scalpore la notizia che l’azienda fosse intenzionata a ricorrere all’utilizzo di un milione di droidi per rimpiazzare la manodopera umana nelle catene più logoranti.

 

Phone Story
Questo altro screenshot è una denuncia evidente delle
condizioni disumane e di sfruttamento in cui versano
i lavoratori delle aziende fornitrici delle grandi società hi-tech.

Molleindustria, software house italiana con alle spalle un passato di provocazioni soffocate e il cui intento è ben chiaro sin dal motto: «Giochi radicali contro la dittatura dell’intrattenimento», offriva una serie di app anti-Apple, una delle quali, Phone Story, gioco che si basa proprio sui suicidi dei dipendenti Foxconn, ora esclusa dallo store digitale dell’azienda di Cupertino, insieme alle altre app di Molleindustria, ma presente su quello di Android, in cui viene descritta come un «gioco sull’impatto del consumismo hi-tech».

Altri titoli di Molleindustria hanno nel mirino obiettivi del calibro di McDonald’s, la legge 40, il sistema internazionale dell’informazione ecc. Non son pochi gli addetti ai lavori rimasti sorpresi di come abbia potuto, un ‘applicazione simile, superare le verifiche dell’App Store ed esservi commercializzata. Nelle contestazioni che sono giunte da Cupertino, vi è la presenza di violazioni per quanto riguarda i contenuti e l’accusa di una procedura “non diretta” di raccolta di donazioni a favore di enti non profit.

 

Immagine anteprima YouTube
Il video, disponibile su Youtube, è una presentazione del gioco e delle motivazioni
che hanno portato Molleindustria a pubblicarlo sui market place di Appe e di Google.

 

C’è da dire che le rimostranze della software house italiane vanno inquadrate in un contesto ben più ampio. Alcune Ong ambientaliste cinesi hanno recentemente denunciato Apple. I movimenti ecologisti hanno accusato le aziende locali, fornitrici della casa di Cupertino, di inquinamento atmosferico, a causa degli scarichi nei fiumi di materiali industriali di risulta.

Secondo alcune organizzazione ambientaliste cinesi, poi, due fabbriche che lavorano per la Apple, la Kaida Electronics e la Dingxin Electronics, sarebbero state responsabili di fumi tossici che avrebbero provocato il cancro a numerose persone che vivono nei pressi degli impianti.

Gli spunti di riflessioni proposti da Molleindustria, al di là dei metodi utilizzati, non possono non essere presi in considerazione, soprattutto in una società che vorrebbe protendere verso forme di sviluppo eco-sostenibili. In un mondo sempre più globalizzato, non possiamo pensare d’ignorare lo sfruttamento della manodopera e l’inquinamento da parte delle aziende cinesi, problemi che, inevitabilmente, si ripercuotono già e che continueranno ad avere ripercussioni sull’intero pianeta.

 

Tra Sony Tablet e Samsung Note, l’IFA 2011 rischia di diventare fiera dell’ovvio

Gadget e Hi-Tech, Mobile, Videogame e Console, Web e Business     Autore: Thomas Zaffino 3 Commenti »

Diciamocelo chiaramente. Ci sono persone che hanno la capacità di inventare, o comunque di trasformare in successo, buone idee. Quasi sempre tali menti diventano (e sono accettate come) innovatori, creatori di tendenze. Tra questi c’è sicuramente Steve Jobs. Apple è un’organizzazione controversa e parecchio antipatica. Il suo agire è spesso allineato ad un unica legge: prendere o lasciare. C’è poco da scegliere, ma per qualunque delle due possibilità si protende, difficilmente le si può negare il rispetto.

Ci sono gli innovatori, dicevamo, e poi c’è il resto, spesso costituito da mercenari senza scrupoli e con ampie possibilità economiche, il cui unico scopo è di ricavare soldi dalle idee degli altri. Non inventano niente o quasi, ma riescono sempre a trarre benefici da tutto e da tutti, imponendo spesso le proprie regole, anche se all’apparenza ci sembra di avere maggiori possibilità di scelta.

Samsung Galaxy Note
«Ce lo chiedono i nostri clienti» ha detto Samsung,
presentando il nuovo Galaxy Note, il device
metà smartphone, metà tablet, metà tutto e metà niente!

 

Dovendo parlare delle maggiori novità che verranno presentate durante l’IFA 2011 di Berlino, che prenderà il via domani, c’è da chiedersi se questi appuntamenti non stiano diventando come le fiere dell’ovvio, delle specie di Festival di Sanremo della tecnologia, nelle quali i produttori se la suonano e se la cantano in barba agli spettatori.

Da Samsung, ad esempio, al grido di: «Abbiamo fatto delle ricerche di mercato. Ce lo chiedono i nostri clienti…», presenterà il Galaxy Note, metà smartphone e metà tablet, un po’ tutto e un po’ niente, aggiungiamo noi. Dotato di display super amoled da 5,3″, poco più di uno smartphone e molto meno di un tablet, con un processore dual core da 1,4 Ghz, connettività Wi-Fi e 3G, memoria interna fino a 32 GB, il nuovo dispositivo avrà uno spessore inferiore al centimetro, 9,7 mm per la precisione.

 

Immagine anteprima YouTubeSamsung è convinta di aver creato una nuova tipologia di dispositivi: Eureka!

 

«Abbiamo inventato una nuova categoria di device», dice la casa sud coreana, che sostituirà carta e penna. Con i dovuti dubbi del caso, quanto all’originalità della nuova creatura, auguriamo a Samsung di non fare la fine di quelle tanto famose quanto derise profezie, mai realizzate, dell’era Internet…

Altra grande novità arriva da Sony che, guardando agli utili realizzati da Apple con la vendita dei propri dispositivi e l’enorme successo dei suoi servizi a pagamento, iTunes in primo luogo, ricorda di essere una Major discografica e dell’industria cinematografica, di essere capace di produrre hardware, di essere maggiorenne e di poter fare a meno del gentile contributo offertole dalla casa di Cupertino, al quale preferisce senz’altro mangiare l’intera torta, senza dover spartirla con nessuno.

 

Sony Tablet S
Il nuovo Tablet S di Sony si presenta all’insegna della poca fantasia.

 

Nascono così i Sony Tablet S e P, senza nessuna novità dal punto di vista delle forme. Il Sony S (Sony Vaio S1) ha una diagonale da 9,4 pollici, OS Android Honeycomb, e come per lo smartphone Sony Experia Play permette di giocare ai titoli PlayStation.

Tanto per dare il suo contributo all’innovazione, Sony P (Sony Vaio S2) è un prodotto concorrente della Nintendo DS, anche se la cosa non è palesata da Sony. Il mini tablet, infatti, dispone di due schermi da 5 pollici. Non ci sono tasti ed è concepito per fornire un’esperienza di gioco in mobilità particolarmente esaltante…

 

 

Sony Tablet P

Il Tablet P di Sony, invece, è un chiaro concorrente della Nintendo DS.

 

Entrambi i device sono basati su processore NVIDIA Tegra 2, offrono connettività Bluetooth, 3G e WiFi, fotocamera digitale, modulo GPS. La versione S sarà disponibile nelle varianti con 16 GB (499 dollari) o 32 GB (599 dollari), ambedue con un 1GB di RAM. Il tablet P è provvisto di doppia fotocamera, porta USB 2.0, slot per schede SD e connessione 3G opzionale. La memoria interna è di 4GB, con 512MB di RAM. Il prezzo partirà da 599 euro.

Sul fronte software, sui device sono precaricati hub, per i servizi Sony di video e musica, oltre allo spazio cloud Sony per la condivisione di dati personali. I terminali possono accedere al PlayStation Suite, come l’ Xperia Play, per scaricare i contenuti del catalogo PSOne. La presenza dell’OS Google fornisce l’accesso anche all’Android Market.

Auguriamoci di poter vedere presto qualcos’altro di un po’ più originale, quanto meno…

Vendite sotto le attese per Nintendo 3DS, la console va ai saldi!

Gadget e Hi-Tech, Mobile, Videogame e Console, Web e Business     Autore: Thomas Zaffino 2 Commenti »

Nintendo 3DS, la prima console portatile 3D senza occhialini, deve arrendersi alla crudele legge degli sconti: andrà sugli scaffali, dal 12 Agosto, al prezzo di 169.99 dollari, con uno sconto, quindi, del 32% sul prezzo iniziale di 249.99 dollari. Dopo avere venduto in tutto il globo, negli ultimo trimestre, soltanto 710mila unità, delle quali 110mila negli Stati Uniti, a Nintendo non rimane che intraprendere la strada degli taglio al prezzo di listino. Le previsioni, infatti, parlavano di 4 milioni di console nel primo anno fiscale. Nintendo ha detto di aver venduto 3,61 milioni di console 3DS, finora. In Giappone lo sconto porterà il prezzo della console da 317 a 190 dollari.

In aggiunta, Nintendo ha annunciato un programma di risarcimento per gli utenti che hanno acquistato la console nei mesi di lancio. Avranno diritto al download gratuito di 10 giochi NES, collegandosi all’eShop Nintendo, entro il 12 agosto, e registrarsi al programma per avere accesso gratuito ai titoli.

La console Wii non vende più e l’azienda dovrà aspettare almeno un anno per cominciare nuovamente ad incassare con il successore Wii U. Il gruppo sperava di recuperare terreno con la 3DS, ma nell’ultimo trimestre ha registrato una ulteriore perdita netta di circa 25,5 miliardi di yen (230 milioni di euro).

Nintendo 3DS

Nintendo 3DS non convince i gamer. La console non vende e l'azienda è costretta ad intraprendere la strada dei saldi...

Asserragliata dalla concorrenza dei tablet, Nintendo ha voluto scommettere sul 3D senza occhialini per emergere dalla concorrenza. L’azienda si è dovuta confrontare poi con diversi problemi. Da una parte, la console non piace ai gamer, molti dei quali lamentano di non poter giocare per periodi lunghi senza che questo provochi mal di testa o sensazioni di malessere.  D’altro canto, l’immissione in commercio della console, senza che ci fosse una base consolidata e variegata di videogiochi 3D, ha fatto sì che fossero pochi quelli disponibili. Se a ciò aggiungiamo che molti titoli non sono stati adattati alla console, proprio per la mancanza di convinzione nelle potenzialità di questa console, si capisce come il problema abbia preso i connotati del serpente che si morde la coda.

A questo punto, il lancio di Wii U sarà decisivo per l’azienda nipponica. Dal successo della nuova console possono dipendere le sorti del gruppo. E c’è da considerare anche che PS4 e Xbox 720 sono alle porte…

Videogame: se il giocatore medio ha 37 anni!

Videogame e Console     Autore: Thomas Zaffino 3 Commenti »

I videogame sono destinati perlopiù a ragazzi e bambini? Una recente analisi della Entertainment Software Association rileva una realtà molto diversa da ciò che appare. Dallo studio emerge che l’età media dei giocatori è di 37 anni. L’età media degli acquirenti, inoltre, è di 41 anni. Dall’analisi sembrerebbe emergere che un sempre maggior numero di genitori gioca on i propri figli, tanto che il 45% dei genitori gioca con i propri figli almeno una volta a settimana.

Le statistiche sono rilevanti per l’ESA e l’industria in generale. Nel corso degli ultimi anni, il business dei videogame è stato preso di mira dalla critica e dai legislatori, i quali sostengono che i titoli “mature-rated” (destinati agli adulti), come “Grand Theft Auto Franchise” e tanti altri, sono troppo facilmente acquistabili da adolescenti e a volte anche da ragazzini.

 

Grand Theft Auto Franchise

Scene di ordinaria violenza del videogame Grand Theft Auto Franchise, uno dei titoli per adulti che i minorenni riescono ad acquistare senza particolari problemi...

 

Nel mese di aprile, la Federal Trade Commission ha pubblicato i risultati di un’indagine di acquisto sotto copertura. Secondo i dati rilevati,  solo il 13% degli adolescenti minorenni sono stati in grado di acquistare giochi per adulti, adatti cioè a persone con età superiore ai 17 anni. Quando i minorenni hanno cercato di acquistare i DVD per adulti, invece, il 38% di loro ha avuto successo.

Per dimostrare che la maggior parte dei minorenni viene tenuta lontana dai videogiochi violenti o sessualmente espliciti, l’ESA ha rivelato che i genitori sono coinvolti nell’acquisto o nel noleggio di giochi nel 91% dei casi. Il 90% dei genitori ha dichiarato infatti di essere a conoscenza del contenuto dei videogiochi dei propri figli.

L’Entertainment Software Rating Board, che assegna voti per i videogiochi in base ai contenuti, è tenuta in grande considerazione dai genitori. L’ESA ritiene che l’86% dei genitori è a conoscenza delle valutazioni dei videogiochi. Il 98% di essi ritengono obbiettive tali valutazioni.

 

Grand Theft Auto Franchise

Common Sense Media ha allo studio un'analisi secondo la quale il 72% dei genitori appoggerebbe una legge che vieta la vendita di video giochi violenti o sessualmente espliciti.

 

I risultati dell’analisi non ha impedito la critica di prendere di mira l’industria e il suo sistema di rating. Common Sense Media, ad esempio, ha allo studio un’analisi secondo la quale il 72% dei genitori appoggerebbe una legge che vieta la vendita di video giochi violenti o sessualmente espliciti.

Secondo James Steyer, fondatore e CEO dell’organizzazione, «I risultati del sondaggio dimostrano chiaramente che i genitori ritengono che l’industria dei videogiochi non stia facendo abbastanza per proteggere i minorenni e bambini dall’accesso ai giochi violenti e sessualmente espliciti.»

L’industria dei videogiochi, nel frattempo, continua ad essere un grande business. Secondo lo studio ESA, il settore ha generato 25,1 miliardi dollari di entrate, solo l’anno scorso. Le entrate del digital gaming, incluse le applicazioni mobile e giochi di società, ha realizzato ben 5,9 miliardi dollari l’anno scorso.

 

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