Calcio: mai più goal fantasma grazie alla tecnologia

Gadget e Hi-Tech, Monitor e Tecnologie Video     Autore: Thomas Zaffino Nessun Commento »

Casi come quelli del contestatissimo goal di Muntari, che ha scatenato accese polemiche nell’ultima parte della stagione del campionato di calcio, non si verificheranno più. A prometterlo è la FIFA, che ha deciso di iniziare la sperimentazione della tecnologia «Hawk-Eye», già utilizzata nel gioco del tennis, nel campionato inglese dei dilettanti.

Parallelamente, in Danimarca, sarà completata la sperimentazione della tecnologia concorrente, denominata «GoalRef» che sembra essere in leggero vantaggio. A luglio, l’International Football Association Board potrebbe annunciare ufficialmente la svolta epocale.

 

Hawk-Eye

Allo stadio st Mary di Southampton è stata sperimentata la tecnologia «occhio di falco»,
durante la finale del campionato inglese dei dilettanti, disputata ieri alle 20.30.

 

Il sistema, letteralmente «occhio di falco», è stato testato durante la finale del campionato inglese dei dilettanti, ieri alle 20.30, nella quale si sono scontrate le squadre del Totton e del Eastleigh. Il sistema «GoalRef» sarà invece testato durante l’incontro Silkeborg-Sonderjyske, in calendario il 20 maggio, e durante l’incontro Nordsjaelland-Horsens, in calendario il 23 maggio.

La tecnologia GoalRef, sviluppata dall’Istituto Fraunhofer, consente all’arbitro di rilevare con sicurezza il verificarsi dei goal, grazie ad un chip integrato nel pallone che permette a una serie di sensori collocati sui montanti delle porte di rilevare l’intero superamento delle linee bianche, come previsto dal regolamento.

 

GoalRef
Il sistema GoalRef prevede l’impiego di un chip da collocare nel pallone.
Alcuni sensori disposti sui montanti delle porte rilevano se il pallone
oltrepassa completamente la riga bianca, come da regolamento.

 

Anche il presidente FIFA, Joseph Blatter, sembra aver espresso parere positivo. I pochi dubbi rimanenti sono infatti legati alla scelta della tecnologia. Sebbene GoalRef sia in leggero vantaggio, il sistema concorrente Hawk-Eye, è attualmente utilizzato nel tennis e nel cricket.

Capita spesso, infatti, che tennisti ai vertici della classifica mondiale richiedano al giudice di ricorrere all’intervento dell’«occhio di falco» se hanno forti dubbi su una palla chiamata fuori o viceversa. Il sistema Hawk-Eye, che si appoggia a sei telecamere fisse, riproduce sugli schermi posizione e traiettoria della pallina in relazione al campo, fornendo così una certificazione sull’assegnazione del punto.

 

Goal fantasma

Fatti come l’episodio clamoroso del goal di Muntari, nella partita
Milan-Juventsus, non dovrebbero più verificarsi in futuro.

 

In ambo i casi, l’arbitro è dotato di un orologio (o dispositivo simile) capace di segnalare gli eventuali goal con un segnale sonoro. È bene chiarire che nessun filmato verrà mai visualizzato su schermo. Per questo, si continuerà a ricorrere alle solite moviole tipiche delle discussione dopo-partita.

Per le partite interessate, la Fifa ha dichiarato che si tratta di una fase sperimentale: se durante i restanti match si dovesse porre la questione di determinare se il pallone abbia oltrepassato o meno la linea di porta, l’arbitro potrà scegliere se ricorrere alla tecnologia in relazione alla sua decisione.

Windows 8: l’interfaccia Metro non è fatta per i grandi schermi!

Gadget e Hi-Tech, Monitor e Tecnologie Video     Autore: Thomas Zaffino 3 Commenti »

Il download della Consumer Preview di Windows 8 sta permettendo agli utenti di eseguire test tra i più disparati dai quali comincia ad emergere chiaramente che la nuova interfaccia Metro non si adatta benissimo alle risoluzioni elevate. In sostanza, l’interfaccia è ben congeniata per gli schermi a risoluzioni standard, come quelle degli attuali tablet.

Ad essere penalizzati sono gli utenti professionali, quelli che per motivi di lavoro hanno a disposizione grandi schermi con definizioni elevate. Sono apparsi in rete numerosi commenti che mettono in evidenza come la nuova interfaccia non funzioni bene su risoluzioni 1920×1080 o 2560×1400 di schermi di 27 pollici, dove i font diventano illeggibili, non permettendo una buona esperienza d’utilizzo.

 

Interfaccia Metro Style

L’interfaccia Metro di Windows 8 è pensata per schermi di piccole dimensioni,
quelli tipici dei tablet e dei notebook più piccoli.

 

La maggior parte delle app disponibili non si vede bene e, a volte, tendono ad impegnare l’intero spazio a disposizione. Le applicazioni in stile Metro, che dovrebbero offrire un’esperienza coinvolgente, finiscono per apparire come puntini nell’oceano.

Per questo motivo, la sensazione è che il Desktop di Windows continuerà a vivere per molti anni ancora. Microsoft ha ottimizzato il sistema per schermi di grandezza compresa tra 10 e 13 pollici. Per quelli più grandi, occorrerà aspettare l’input del mercato, man mano che le risoluzioni aumenteranno, cosa che è giù successa con il nuovo iPad.

Le applicazioni Metro sono progettate per essere fruibili su schermi con risoluzione di 1366×768 px, una decisione che scaturisce da ragioni tecniche ed economiche che possono essere facilmente spiegate. Guardando il grafico sottostante, che si basa sui rilievi telemetrici di centinaia di milioni di sessioni di utenti Windows 7, nel quale ad ogni barra corrisponde una risoluzione, si può osservare che le risoluzioni 2560×1600 e 2560×1440 nemmeno compaiono. Combinando tutte le risoluzioni tipiche degli schermi sopra i 27 pollici, non si arriva nemmeno all’1% degli utenti complessivi.

 

Risoluzioni schermi Windows 7

Gli utenti Windows 7 che hanno a propria disposizione uno schermo con
risoluzione 1366×768 sono quasi il 43% del numero complessivo.

 

La due barre più grandi, sulla sinistra, rappresentano gli schermi con risoluzioni di 1366×768 e 1280×800, tipiche dei piccoli notebook. Sommandole, si ottiene il 58% degli utenti complessivi di Windows 7, che ammontano a oltre 500 milioni, il che significa che sono oltre 300 milioni gli utenti che utilizzano monitor in questo intervallo di risoluzione, numero destinato a crescere dato che Intel sta concentrandosi sugli Ultrabooks.

Il mercato dei grandi display sta diventando sempre più piccolo. Sono pochi gli utenti Desktop che utilizzano schermi ad alta definizione. Le due risoluzioni True HD (1920×1200 e 1920×1080), costituiscono circa l’8% degli utenti Windows 7. Si tratta della risoluzione più popolare per schermi da 24 pollici, generalmente fornito un computer desktop high-end, segmento che non è destinato a crescere. Il 12% degli utenti dispone ancora di schermi 4/3 a 1024×768 e 1280×1024 (barre viola). Si tratta però quasi certamente di monitor vecchi. Questo formato è certamente destinato a scomparire.

 

Desktop di Windows 8

Il supporto del Desktop di Windows è destinato a rimanere ancora per molti anni…

 

Con il mercato di tablet e di piccoli notebook in crescita, non c’è quindi da stupirsi se Microsoft abbia deciso di concentrarsi sulle risoluzioni più diffuse tra i suoi utenti. D’altro canto, ci si può aspettare che il supporto del Desktop di Windows dovrà necessariamente proseguire, almeno fino a quando le risoluzioni di tablet e notebook non diventeranno tali da giustificarne il supporto da parte delle applicazioni del nuovo sistema Microsoft e dei suoi successori.

Nel frattempo, possiamo lanciarci nella seguente ipotesi: se l’interfaccia Metro non funziona bene su un tipo di schermo, il suo futuro potrebbe non essere radioso…

CES 2012: Google Android entra in casa, nelle Tv ma anche nel frigo!

Gadget e Hi-Tech, Mobile, Monitor e Tecnologie Video     Autore: Thomas Zaffino 1 Commento »

L’edizione 2012 del CES, il salone dell’informatica di Las Vegas, sarà ricordata in particolare come quella delle smart Tv. Google, infatti, ha utilizzato l’evento per rilanciare la sua Google Tv. All’appuntamento non sono mancati i partner di Mountain View, i quali hanno presentato i loro nuovi modelli di televisori ad alta definizione compatibili con la Tv di Big G. C’erano un po’ tutti, con LG in prima fila: Samsung, Lenovo, Sony, Vizio ecc.

 

Eric Schmidt

Eric Schmidt, CEO di Google, durante la conferenza CNET del CES 2012 di Las Vegas.

 

Ma al CES, Eric Schimdt, CEO di Google, non si è limitato a parlare di televisione. Nel suo intervento al CES, ha delineato la visione di Mountain View per il prossimo futuro: portare Android nelle nostre case, in particolare in tutti i dispositivi elettronici, persino nel frigo!

Al centro di tutto, naturalmente, ci sono gli smartphone, che diventeranno “portale” per gli altri dispositivi ed elettrodomestici in casa, in maniera tale da farli lavorare tutti insieme senza problemi e consentire l’accesso a qualsiasi tipo di informazioni, in qualsiasi punto della casa. Questo sta già accadendo, grazie al Wi-Fi, attualmente in uso per controllare le luci nelle abitazioni.

 

Schermo OLED di LG

LG ha presentato uno schermo OLED da 55″ ad altissima definizione. L’apparecchio è già
predisposto per supportare la Google Tv.

 

La strategia di Google è di spostare il focus dai dispositivi mobili a una visione più utilitaristica, per permettere ai dispositivi di condividere informazioni in maniera un po’ simile al peer-to-peer: «Vogliamo essere in grado di camminare per casa e verificare che tutti gli elettrodomestici funzionino regolarmente», ha detto Schmidt. «Un SMS viene letto sul televisore, perché questa è la nostra preferenza» e tutto è sincronizzato.

La prima incursione di Android negli elettrodomestici, come abbiamo detto, è rappresentata dalla Google Tv, attualmente supportata da LG, presto da Samsung, Sony e altri.  Questi televisori rappresentano una fusione tra un Pc con applicazioni Android e il televisore. «Google Tv è l’unica offerta che io conosca ad integrare completamente l’esperienza televisiva e l’esperienza di navigazione», ha detto Schmidt.

 

Il Frigo-Tv

Un’esempio di Frigo dotato di televisore. I frigo dotati di Android potranno
scambiare informazioni con il nostro smartphone.

 

Alla domanda se la frammentazione del mercato Android, con marche diverse e tanti modelli di dispositivi, fosse una minaccia all’ecosistema, Schmidt ha detto di preferire la «differenziazione» piuttosto che la «frammentazione», sostenendo che il consumatore vuole poter scegliere. «Per frammentazione si intende un’applicazione che gira su un solo dispositivo e non su altri. Questo non sta accadendo ad Android», ha detto Schmidt.

Blake Krikorian, co-fondatore  di Sling Media e membro del consiglio di amministrazione di Amazon, intervenendo nella discussione, ha dichiarato che «La differenziazione continuerà ad essere la sfida e la forza per la  piattaforma. Android sarà sempre più competitivo.» Nel frattempo, Krikorian ha detto che Android funziona bene per l’automazione domestica (domotica), mentre per iOS non è così. «Non ho voglia di dannarmi per farlo funzionare

 

Frigo Android

Questo frigo non è ancora dotato di OS Android, ovvero della sostanza.
Per quanto riguarda la forma, invece, ci siamo pienamente!

 

 

Nel 2012, Gli Ultrabook di Intel avranno pannelli con qualità “Retina”

Gadget e Hi-Tech, Monitor e Tecnologie Video     Autore: Thomas Zaffino 1 Commento »

Durante il recente IDF, Intel ha rilasciato numerose informazioni interessanti, presentando anche alcune delle direzioni strategiche per i prodotti mobile. In particolare, con il suo progetto Ultrabook, la casa di Santa Clara vuole fornire un nuova categoria di PC portatili ultrasottili, in grado però di offrire un’esperienza d’uso del tutto simile a quella dei  PC Desktop.

A livello video, però, gli attuali Ultrabook sono dei 13 pollici, con display 1366×768 HD ready, con cioè la tipica risoluzione, in formato 16:9, proposta dai normali notebook degli ultimi 5 anni, per il segmento in questione. Oltre alla risoluzione che non è full HD, vi è anche il problema della limitata risoluzione verticale che tale formato consente, adatto sì alla visualizzazione di qualche film e per i giochi, ma inadatto a qualsiasi altro tipo di utilizzo.

 

Risoluzione Ultrabook

Capacità dell’occhio umano di distinguere un pixel in relazione alla distanza
e conseguenti limitazioni sui vari dispositivi: smartphone, tablet e notebook.

 

Facendo un rapido confronto, il display del futuro iPad 3 di Apple, con schermo di 10 pollici, presenterà una risoluzione di 2048×1536 px, non solo con 3 volte il numero di pixel dei display Ultrabook, ma anche con il più utile rapporto di formato 4:3.

Nel 2012, però, gli Ultrabook saranno dotati di processori Ivy Bridge, con tecnologia a 22 nm, che supportano la risoluzione 4K (4096x4096px), ossia Quad HD. Naturalmente, si tratta di una risoluzione teorica. Nella realtà, bisogna tener conto della larghezza di banda offerta dalle attuali connessioni video.

Per gli schermi degli Ultrabook da 13,3 pollici, la risoluzione più probabile sarà di 2.560×1.440 px, molto più ampia rispetto a quella attuale. L’occhio umano, infatti, riesce a distinguere i singoli pixel in base alla distanza del punto di osservazione. Gli smartphone e i tablet, in base alle distanza d’utilizzo, devono raggiungere definizioni di 300 ppi (punti per pollice), mentre per un notebook, ci si può accontentare di un valore poco superiore ai 200 ppi, cambiando la distanza di osservazione.

 

Risoluzione Ultrabook

Impatto energetico dei pannelli con l’aumentare della risoluzione supportata.

 

Intanto, questo è sufficiente per stabilire che Intel non abbia bisogno di utilizzare pannelli Retina per arrivare a queste risoluzioni, dato che sono più costosi e che ne necessitano di maggiore energia, con conseguente abbassamento dell’autonomia.

Diversi esperti hanno però mirato le proprie attenzioni su di un altro fattore: il rapporto di formato. Sì, anche a queste risoluzioni il 16:9 finirebbe inevitabilmente per pregiudicare la maggior parte degli utilizzi dei notebook ultrasottili: scrittura di documenti, navigazione, visione di foto ecc.

In tal senso, potrebbe essere meglio propendere per un rapporto di formato 16:10, con una risoluzione 25160×1600 px, che permetterebbe di aumentare l’usabilità del display senza complicare troppo gli sforzi produttivi. Non resta naturalmente aspettare quale saranno le decisioni del colosso di Santa Clara.

 

Le APU di AMD conquistanno il mercato PC, mentre Intel rosica…

CPU, Ecologia e Risparmio Energetico, Monitor e Tecnologie Video     Autore: Thomas Zaffino Nessun Commento »

 

AMD ha festeggiato il traguardo dei 12 milioni di APU (Accelerated Processing Units) spedite, tra chip Llano, Ontario e Zacate. I dati indicano che la combinazione CPU/GPU ha permesso all’azienda statunitense di guadagnare circa l’1,5% di quota di mercato a scapito di Intel.

La soluzione CPU/GPU, testardamente portata avanti dall’azienda americana, si è rilevata una vera gallina d’oro, tanto che AMD sta spingendo in tutte le direzioni, con nuovi modelli di varie prestazioni ed ambiti d’utilizzo, lanciandosi alla conquista dell’intero settore PC, dai desktop, ai notebook, ai netbook…

Advanced Micro Devices non è andata in vacanza e ha messo in commercio una nuova linea di GPU Radeon HD 6000A specificamente progettate per soluzioni desktop all-in-one (AIO), quali l’iMac di Apple.

 

AMD radeon 6000A
L’APU A6-3500, per PC Desktop con motherboard socket FM1.
Il prezzo di listino, di appena 89 dollari, ne fa la soluzione
più economica delle A-Series.

 

Si tratta di quattro chip a basso consumo, compatibili DirectX 11 e OpenGL 4.1, che possono essere direttamente integrati nel monitor. I modelli 6670A, 6650A (800Mhz) e 6550A (650Mhz) derivano dalla GPU Turks (entry-level), integrano 480 stream processor e 24 texture units. Il modello 6450A (625-750Mhz) si basa, invece, sulla GPU Caicos.

AMD ha annunciato anche la disponibilità della nuova APU A6-3500, per PC Desktop con scheda madre socket FM1. Si tratta di un chip con 3 core x86, oltre 300 core grafici Radeon e 3 MB di cache L2. lavora alla frequenza di 2,1 GHz (2,4 GHz con il Turbo Boost) da lato CPU e ha un TDP di 65 W. Il prezzo di listino, di appena 89 dollari, ne fa la soluzione più economica delle A-Series.

Con l’aggiornamento della gamma C ed E, anche se non sono stati introdotti cambiamenti nell’architettura, sempre a 40 nm, le APU della serie Brazos si arricchiscono di nuove caratteristiche, con una migliore gestione della grafica HD, connessioni video HDMI 1.4a/DisplayPort multimode e supporto alle memorie DDR3 1333, che permettono una maggiore larghezza di banda.

 

AMD APU Brazos E-450
Con il nuovo chip Brazos E-450, AMD annuncia battaglia,
soprattutto nel campo degli ultraportatili,
grazie alla maggiore autonomia.

 

Il modello E-450 sostituisce l’E-350, portando i due core della CPU a 1,65 GHz. La grafica integrata transita da 492 a 508 MHz (600MHz con Turbo Core). La tecnologia di overclock automatico permette inoltre di aumentare del 22% le prestazioni, ma è utilizzata solo sulla nuova GPU (Radeon HD 6320) e non sui core x86 del processore.

l’APU C-60, TPD da 9W, rimpiazza il modello C-50, con Turbo Core a servizio sia della GPU sia della CPU. Idue core Bobcat lavorano a 1GHz, ma il boost consente di spingere la frequenza a 1.33GHz, mentre il processore video passa da 276Mhz a 400MHz.

Secondo AMD, le nuove APU sono meno affamate di energia rispetto alle soluzioni precedenti, il che si tradurrebbe in un aumento di autonomia per le batterie dei PC portatili. Con questo arsenale di nuove proposte, l’azienda si lancia a piene mani nel settore PC, cercando di sbaragliare la concorrenza in tutti gli ambiti d’utilizzo, dalle soluzioni desktop a quelle più portatili.

 

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