Microsoft Surface: la versione RT non convince del tutto

Ecologia e Risparmio Energetico, Gadget e Hi-Tech, Mobile     Autore: Thomas Zaffino 5 Commenti »

Sono in molti a ritenere che la mossa di Microsoft di puntare su di un framework innovativo e più leggero, per poter competere sul campo dei tablet, sia il risultato di una strategia commerciale sostanzialmente errata. Numerosi sono gli esperti che ritengono improbabile il fatto che Microsoft possa competere con Android ed iOS, per il semplice motivo che Windows 8 rimane un sistema oneroso, che richiede più risorse hardware ed energetiche rispetto ai suoi concorrenti. Il risultato sono dispositivi inutilmente costosi e che hanno bisogno di batterie più grandi per fare le stesse cose che si possono fare con gli attuali tablet in circolazione. Ma è veramente così?

Un recente articolo di SemiAccurate pone l’accento sulle perplessità che si celano dietro i nuovi tablet Surface di Microsoft dotati di Windows RT. Se da una parte, le versioni Pro devono ancora risolvere in maniera convincente il problema prestazioni/autonomia, dato che i processori Intel sembrano o troppo lenti o troppo esigenti in termini di richiesta energetica, il maggiore problema della versione RT sembra essere nella reale usabilità del sistema.

Microsoft Surface

Microsoft deve risolvere ancora tanti problemi legati a prestazioni ed autonomia di Surface.
Ma la strada tracciata è molto netta: Redmond vuole ottenere un Pc e non un semplice tablet.

 

Nell’articolo, Charlie Demerjian,  mai leggero nelle sue valutazioni, sostiene che Microsoft non capisca niente in fatto di tablet. Lo dimostra l’hardware utilizzato per la realizzazione del tablet. Per Demerjian, infatti, Windows 8 è paragonabile ad un maiale ingordo, ovvero il risultato di una politica che non ha voluto tagliare i ponti con il passato, per questioni di compatibilità, e che si traduce in maggiori costi per l’utente.

Il nuovo sistema e le applicazioni installate occuperebbero molto spazio e richiederebbero molta DRAM per la propria esecuzione, finendo inevitabilmente per influire sia sulle prestazioni, sia sull’autonomia del dispositivo, tanto che, per risolvere il problema, Microsoft ha dovuto dotare i propri tablet di batterie, dissipatori e memorie flash più grandi, tutte cose che si riversano inesorabilmente sul prezzo.

 

Microsoft Surface

Tra sistema operativo e installazione della Suite Office, dei 32 GB a disposizione,
ne rimangono poco più di 15 liberi, segno che il software occupa molto spazio.

 

Nelle immagini pubblicate da SemiAccurate, si può vedere che sul tablet Surface RT, con a bordo il solo sistema e la suite Office, dei 32GB di memoria a disposizione rimangono appena 15 GB di spazio libero, ovvero il 46,9%. Sull’iPad 2 con iOS 6, dopo l’installazione delle app Pages e Keynote, dei 32GB disponibili rimangono liberi 28.1 GB, ovvero l’87,8%. Sull’Asus Transformer Prime con Android 3.2, dopo l’installazione di OfficeSuitePro 6 rimangono liberi 27,67 GB dei 32GB disponibili, ovvero l’86,5%.

Ma è tutto vero quanto sostiene Demerjian? Microsoft deve ancora risolvere parecchi problemi. La scelta vincente, però, sta nel famoso paradigma di partenza che più volte abbiamo citato su questo blog: «Per Microsoft i tablet sono normali Pc». È tutta qui la vera partita. Per adesso, i numeri sembrano dar torto a Microsoft e ragione ad iOS ed Android. Presto le cose potrebbero cambiare.

 

Apple iPad 2

Dopo l’installazione di Pages e Keynote, su iOS 6, dei 32 GB di spazio disponibile, rimangono
ben 28.1 GB liberi per l’archiviazione, segno della maggiore efficienza di gestione del sistema.

 

Intel sta lentamente risolvendo i suoi problemi di efficienza energetica. Molti passi in avanti sono stati compiuti con Ivy Bridge, con processo produttivo a 22nm che ha sostituito i Sandy Bridge, che erano prodotti con processo a 32nm. Con Haswell, che mantiene il processo produttivo a 22nm, Intel dovrebbe riuscire ad abbattere ulteriormente il carico energetico dei suoi processori, a parità di prestazioni. Ciò dovrebbe permettere di garantire quelle 8-9 ore di autonomia cui gli utenti dei tablet sono abituati.

Nello stesso tempo, anche la tecnologia ARM evolve, lavorando sull’aumento dei core per garantire sempre maggiori prestazioni. Ciò significa che tra qualche anno, con i tablet si potranno fare più cose rispetto a quelle cui siamo abituati oggi. È logico pertanto pensare che Android ed iOS finiranno inevitabilmente per trasformarsi in sistemi più complessi ed esigenti, sia in termini prestazionali sia energetici.

 

Asus Transformer Prime

Su Android 3.2, dopo avere installato l’app OfficeSuitePro 6 rimangono liberi 27,67 GB
dei 32GB disponibili, segno che anche Android è un OS efficiente da questo punto di vista.

 

Si tratta dunque di due strade opposte, ciascuna delle quali farà giungere ad un punto di equilibrio. Se Microsoft lancerà un Surface Pro con processore Intel Haswell, c’è da giurare che si tratterà di un dispositivo che sarà molto interessante per gli utenti business, poiché ci troveremo di fronte ad un tablet con caratteristiche simili a quelli Android ed iOS, in termini di consumi energetici, ma con la possibilità di sfoggiare una capacità computazionale che gli attuali processori ARM possono solo sognare.

L’unica nota dolente, per Microsoft, è che una macchina del genere avrà un costo molto più vicino ad un ultrabook cha ad un tablet. Ma stiamo parlando di un PC, e non di un giocattolo con cui navigare e guardare qualche film, come ha recentemente sostenuto Steven Sinofsky.

 

iPad Mini, dispositivo terrestre, prezzi marziani!

Gadget e Hi-Tech, Mobile     Autore: Thomas Zaffino 12 Commenti »

E va bene che in tempi di recessione si è autorizzati a dire di tutto e di più, ma a leggere certi quotidiani statunitensi sembra che il mini tablet di Apple sia atterrato sulla Terra direttamente dal pianeta Marte. In poche parole, l’iPad Mini è «incredibile». Beh, per l’appunto, vogliamo credere sulla parola i giornalisti americani, consapevoli che quanto da loro affermato è incredibile, ovvero «non credibile» o al massimo «poco credibile».

Ma analizziamo nel dettaglio le prime impressioni di alcune delle principali testate USA. The Guardian, ad esempio, ci fa sapere che «Riassumendo i vantaggi e gli svantaggi paragonati a quelli del Google Nexus 7, che ha ottenuto 4 stelle, non c’è dubbio che questo è davvero un dispositivo da 5 stelle. Il 20% di prezzo in più è compensato largamente dalla differenza nella qualità costruttiva e nella selezione del software.»

The Verge, invece, scrive: «Minuzie a parte, l’iPad Mini è una spanna sopra la concorrenza in termini di design, del calibro dei suoi componenti e della solidità di costruzione. Ma possiede anche un’altra qualità, una che è quasi altrettanto importante: il dispositivo ha personalità».

Infine, leggiamo il parere di Engadget: «In generale il tablet è molto comodo da impugnare, la sua sottigliezza e la leggerezza sono caratteristiche che devono essere percepite in prima persona. I colori sono molto gradevoli alla vista e gli angoli di visione, come sempre nei monitor Apple, non deludono. Nel nostro test standard di consumo della batteria, con un video in loop con il WiFi attivato e luminosità del display fissa, iPad Mini ha ottenuto un sorprendente tempo di 12 ore e 43 minuti. Questo è, per molti versi, il miglior tablet finora realizzato da Apple, un dispositivo incredibilmente sottile, molto leggero, ovviamente, ben costruito, che offre una durata della batteria fenomenale».

 

iPad Mini

A leggere certi quotidiani statunitensi sembra che il mini tablet di Apple sia
atterrato sulla Terra direttamente dal pianeta Marte. Dati alla mano, però,
possiamo vedere che si tratta di un dispositivo molto più terrestre di quanto
si possa pensare, a parte il prezzo. Quello sì che proviene veramente da Marte.

 

Siccome vengo spesso accusato di «non fornire dati oggettivi» a sostegno delle mie opinioni, ribadendo che questo è un blog e che ciò che vi scrivo è semplicemente un parere personale, che non ha la pretesa di diventare «articolo», questa volta voglio andare controcorrente rispetto ai illustri giornalisti statunitense (per la precisione, mi occupo di progettazione e di sviluppo di codice C++ e non di giornalismo),  i quali hanno elargito le loro sentenza senza andare troppo sul sottile in quanto a «dati oggettivi», ma si sa che quando si parla a bene di Apple non si è obbligati a darne la giustificazione, sempre richiesta invece se si osa fare il contrario.

Partiamo dalla recensione 5 stelle di The Guardian, non prima però di condividere questo semplice pensiero. Il parere dei giornalisti USA su un dispositivo statunitense conta quanto quello dei giornalisti italiani quando parlano di FIAT, ricordandoci bene che Apple e FIAT sono tra i principali investitori nel mercato pubblicitario delle rispettive nazioni.

Vediamo cosa ne pensa Le figaro, nel suo verdetto: «Pressé ne laisser aucun espace à la concurrence, Apple s’est contenté de rétrécir l’iPad pour en faire une version plus facile à transporter. Son format le rend plus pratique à emporter mais il reste trop grand pour être tenu facilement d’une seule main ou loger dans une poche. Enfin, son prix, qui commence à 339 €, reste élevé surtout si on le compare à celui de l’iPad 2 qui ne coûte que 70 € de plus.»

 

Google Nexus 7

Il Nexus 7 di Google offre caratteristiche superiori a quelle dell’iPad Mini, sin dalla maggiore
risoluzione dello schermo e dal processore più performante , senza contare che costa fino
all’80% in meno, caratteristica che, di questi tempi, non può certo essere trascurata.

 

Proviamo a tradurre: «Preoccupata di non lasciare spazio alla concorrenza, Apple si è accontentata di restringere l’iPad per farne una versione più semplice da trasportare. Il formato rende l’iPad Mini più pratico da portare in giro ma che resta troppo grande per essere tenuto comodamente con una sola mano o da sistemare in una tasca. Infine, il prezzo che parte da 339 euro (in Francia) resta elevato, soprattutto se lo si confronta con quello dell’iPad 2 che costa solo 70 euro in più.»

Tornando alla recensione di The Guardian, vogliamo confrontare il parere della testata statunitense con qualche dato, visto che loro possono ometterli mentre noi non possiamo. Intanto partiamo dal fatto che il prezzo di 329 dollari si riferisce alla versione base (solo WiFi e con 16 GB). Questa è da confrontare con la versione del Nexus 7 WiFi da 16GB, che costa 199 dollari. Facciamo un semplice calcolo: 329/199×100~=165%, ovvero l’iPad Mini, nella versione di base costa circa il 65% in più del Nexus 7, e non il 20% come la testata USA vorrebbe farci credere.

Ma analizziamo come variano le percentuali in base alle versioni. L’iPad Mini da 32 GB con il solo Wi-Fi costa 429 dollari. Il Nexus 7 da 32GB costa 249 dollari, una differenza di 50 dollari che suona già come un furto per un’aggiunta di soli 16GB che, a livello industriale, costa meno di 5 dollari. Ma cosa dobbiamo pensare della richiesta di 100 dollari che Apple chiede ai suoi utenti per la stessa aggiunta!? Tornando ai calcoli, 429/249*100 ~= 172%, ovvero circa il 72% in più, molto più lontano da quel 20% che giustifica le 5 stelle.

 

Samsung Galaxy Note 10.1

L’iPad Mini da 32GB con modulo 3G/LTE ha un prezzo persino superiore al nuovissimo
Samsung Galaxy Note da 10 pollici, dispositivo che si pone al vertice dei tablet
in quanto a  qualità costruttiva, innovazione, caratteristiche tecniche e prestazioni.

 

Spostiamoci ora sul confronto della versione dotata di modulo 3G, anche se in realtà l’iPad Mini monterà un modulo per connessioni LTE mentre il Nexus ha un modulo HSPA+. Il prezzo della versione da 32GB dell’iPad Mini con WiFi + 3G/4G arriva a costare ben 559 dollari (559 euro in Italia), che è quasi quanto richiesto per acquistare un Samsung Galaxy Note 10.1 con modulo 3G. Il Nexus 7 da 32GB con WiFi+3G costa invece 299 dollari. Uhm, qualcosa non torna: 559/299*100 ~= 187%, ovvero circa l’87% percento in più. Davvero incredibile!

Tranquilli, perché The Verge ci fa sapere che: «Minuzie a parte, l’iPad Mini è una spanna sopra la concorrenza in termini di design, del calibro dei suoi componenti e della solidità di costruzione. Ma possiede anche un’altra qualità, una che è quasi altrettanto importante: il dispositivo ha personalità». Certo bisogna chiudere quasi ambo gli occhi per tralasciare le minuzie…

Il design è una spanna sopra (non discutiamo i gusti), il calibro dei componenti e la solidità di costruzione. Roba da sbellicarci dalle risate. Intanto la solidità di costruzione è merito di Samsung, che fornisce quasi tutti i componenti utilizzati. Il resto ce lo mettono le centinaia di migliaia di operai cinesi sfruttati dalla Foxconn, che si trova in Cina e non già in California.

 

Amazon Kindle Fire HD

Appena Apple ha comunicato i prezzi del suo nuovo mini tablet, Amazon ha colto la palla
al balzo, pubblicando in homepage un confronto col suo Kindle Fire HD, le cui vendite
sono immediatamente schizzate in alto, rilanciando alla grande il dispositivo Android.

 

La politica dei prezzi di Apple è talmente sfrontata che Amazon ha pensato bene di cogliere le palla al balzo per mettere, sulla propria home, un confronto da fare impallidire chiunque. Ma quale calibro dei componenti? In termini di caratteristiche, sia il Kindle Fire HD sia il Nexus 7 sbiancano il mini terminale di Apple che può replicare solo con il parco delle App, a patto che non si richiedano prestazioni elevate. In tal caso si rischia di scoprire di avere acquistato un mulo travestito da puro sangue. E va bene che il carnevale è sempre di moda, ma febbraio è ancora parecchio lontano.

Vediamo cosa scrive il giornale francese: «Au lancement de l’iPhone 5, Apple nous a expliqué qu’il n’était pas question de faire un téléphone plus large sous peine de ne plus pouvoir tenir l’appareil dans une main. L’iPad mini, lui, est clairement trop large pour être tenu entre le pouce et le majeur. Il ne peut même pas se glisser dans la veste d’un manteau. L’écran adopte la résolution de l’iPad 2, mais en plus petit. Du coup, les icônes, les images et les textes sont aussi plus petits, donc plus difficiles à lire, d’autant que l’écran n’est pas Retina. Enfin, le processeur montre parfois des signes de faiblesse avec des applis comme iPhoto ou Keynote.»

Proviamo nuovamente a tradurre: «Durante il lancio dell’iPhone 5, Apple ha spiegato al mondo intero che non si trattava di fare un telefono più grande rendendolo così inutilizzabile con una sola mano. L’iPad Mini, invece, è chiaramente troppo grande per stare tra il palmo e il pollice. Non può nemmeno essere infilato nella tasca interna di una giacca. Lo schermo adotta la risoluzione dell’iPad 2 ma con minori dimensioni. D’un tratto, le icone, le immagini e il testo diventano più piccoli e pertanto più difficili da visualizzare e da leggere, soprattutto poiché lo schermo non ha nemmeno la qualità Retina. Il processore, infine, mostra segni di debolezza con applicazioni come iPhoto o Keynote».

 

Comparativa

Spazio ai numeri. Nella comparativa occorre tenere conto che lo spazio di archiviazione
del Nexus 7 è stato aggiornato a 16 e 32 GB, a parità di prezzo. Ecco i dati oggettivi con cui
valutare, software a parte, le caratteristiche dei tre dispositivi concorrenti.
Certo, la tecnologia non è sempre sintomo di superiorità, ma se trascuriamo l’innovazione
tecnologica, di cosa dobbiamo scrivere su un blog tecnologico, del bel tempo?

 

Con applicazioni come iPhoto e Keynote, quindi, non con giochi 3D. Per carità ciascuno è libero di pensare quello che gli pare. Io continuo a pensare che il nuovo iPad Mini non sia un buon affare, lo dimostra il fatto che il Nexus 7 sta riscuotendo un enorme successo, così come sono balzate le vendite del Kindle Fire HD non appena Apple ha comunicato i prezzi del suo dispositivo da 7 pollici.

Infine, non credo che vendere un prodotto che possiamo considerare obsoleto sin dalla nascita, dato che ha uno schermo, un processore e una quantità di RAM tipici di dispositivi vecchi di ben due generazioni, sia un’operazione molto onesta da parte di Apple, soprattutto in considerazione del fatto che chiede mediamente il 75% in più rispetto a dispositivi che sono tecnologicamente più avanzati e altrettanto validi, a meno che non vogliamo continuare a prenderci in giro.

 

iPad Mini, ovvero come Apple sia nuovamente riuscita a tradire i propri utenti

Auto, Gadget e Hi-Tech, Mobile     Autore: Thomas Zaffino 10 Commenti »

 

In questo momento, la politica dell’azienda di Cupertino sembra essere paragonabile a quella di Sergio Marchionne. L’obiettivo è prendere tempo, aspettare che la tempesta si quieti. Se poi dovesse lasciare più o meno danni, sia il CEO di Apple, Tim Took, sia l’AD di FIAT potranno insieme recitare il famoso ritornello che ha reso celebre in tutto il mondo José Mourinho, l’allenatore nel pallone: «Non è problema mio!».

L’importante è mirare alla salvaguardia del valore del titolo, ossia la solita lagna degli interessi degli azionisti. Allora meglio non muoversi troppo, andare sul sicuro, non disturbare troppo e fare il catenaccio per evitare brutte sorprese in caso di tentativi di contropiedi da parte degli avversari.

Peccato però, come sappiamo bene noi italiani, questa politica non paghi sul lungo termine. Prima o poi arriva un allenatore, o una squadra, che cambia le regole del gioco, rendendo perfettamente inefficaci gli inutili tatticismi messi in atto per salvare il salvabile. Il risultato è una sonora sconfitta.

 

Sergio Marchionne

Per Sergio Marchionne, l’innovazione consiste nel non sviluppare nuovi modelli,
contenere la produzione, chiedere all’UE di mettere una limitazione sul numero
di auto prodotte, una specie di «quote latte» in modo da non disturbare troppo
chi non ha voglia di rischiare e che sa solo mettere in atto il solito «catenaccio».
Aggiungiamo noi: «Questa è l’Italia che non ci piace».

 

Eppure gli illustri economisti di questo pianeta, quelli che hanno sempre le ricette giuste per tutte le stagioni, nell’ultimo ventennio ci hanno martellato il cervello facendovici depositare il concetto che «In tempi di crisi, occorre innovare». In tempi di crisi, occorre innovare… Ripetete con me: «In tempi di crisi, occorre innovare».

Bene, andiamo nel dettaglio allora. Riguardo al nostro manager dal pullover sgualcito, che doveva essere molto di moda quando il giovane Marchionne indossava i panni dell’operaio in Canada, cosa che deve evidentemente avere rimosso dalla propria memoria, analizziamo le sue ultime uscite.

Il numero uno della Fiat ha dichiarato più volte che l’azienda torinese sarebbe certamente fallita se avesse lanciato quattro nuovi modelli in questo periodo e che la sola nuova Panda porta già perdite compensate solo dal boom di vendite negli USA e America della Chrysler.

A chi si riferisce l’AD della FIAT quando parla di «quattro nuovi modelli»? Semplice, alla Renault che, nel medesimo intervallo di tempo preso in considerazione da super Sergio, ha lanciato ben quattro nuovi modelli, di cui due con motori elettrici e la Clio IV. L’azienda automobilistica francese è quella che più delle altre sta pagando il prezzo della crisi del settore auto, ma seguendo il concetto che abbiamo prima esposto, in tempo di crisi, si è rimboccata le mani per creare appunto innovazione.

 

Nuova Renault Clio

La Renault è probabilmente la casa automobilistica europea che sta attraversando
i problemi economici maggiori. Per far fronte alla crisi, però, l’azienda francese
ha investito in innovazione, proponendo ben quattro nuovi modelli, dei quali
due con motorizzazione elettrica. Ci auguriamo che la casa francese venga presto
ripagata  dei propri sforzi, soprattutto per il bene dei suoi lavoratori.

 

Ce la farà Renault a superare le sue difficoltà? Non sono certo io ha poterlo stabilire. Ciò che posso dire senza ombra di dubbi è che se dovessi scegliere tra Panda, Punto e nuova Clio, non esiterei a scegliere l’auto francese, in maniera aprioristica. Sì, perché sono sicuro di trovarvi una maggiore proposta tecnologica, partendo dai nuovi motori, un design rinnovato e adeguato al proprio tempo. Perché si tratta di un’auto che risponde, nel miglior modo possibile, alle esigenze di questo momento e non a quelle di tre anni fa o peggio ancora di cinque.

Tornando invece alla mitica Mela, recentemente definita dagli antropologi come una religione, abbiamo abbondantemente criticato l’iPhone 5 al momento del suo lancio, nonostante le decine di repliche piovute dagli utenti Mac. Hanno un serio problema, non lo diciamo noi, lo dicono gli antropologi.

I motivi delle critiche risiedevano nel fatto che il nuovo smartphone di Apple non arrecava nessuna particolare innovazione rispetto a terminali che erano stati introdotti qualche tempo prima, si nell’universo Android sia in quello Windows Phone.

 

iPhone 5

L’iPhone 5 è l’esempio tipico di come si possa tradire la propria utenza. Nonostante
le vendite stiano procedendo secondo le attese, gli analisti non sono contenti
dei profitti e il titolo stenta a decollare, mantenendosi basso.

 

Ci era parso invece che Apple avesse strizzato l’occhio alla concorrenza, cercando di adeguare il proprio dispositivo alle mode introdotte dai competitor e che l’azienda non poteva più negare ai propri utenti. Alcune limitazioni, come lo schermo piccolo, la mancanza di supporto alla tecnologia NFC o alla ricarica wireless, ci erano sembrate assurde, altro che «buon senso». E non bastano certamente un paio di auricolari adatti ai padiglioni di mister Spock per invertire il trend.

La cosa è tanto vera che, a poca distanza da quell’evento, Apple non riesce più a stupire gli investitori che, di per sé, è una notizia che ha dello stupefacente. Ebbene sì, questa volta il catenaccio comincia a cedere, non riesce più a contenere gli attacchi portati dagli avversari. Le vendite sono ancora buone, ma i profitti sono calati.

C’è poi tutta quella serie di dispositivi che in un solo colpo hanno allargato il catalogo dell’offerta, generando molta confusione tra gli utenti, che non riescono più a districarsi tra il mare di configurazione e prezzi. Poverini, gli utenti Apple erano abituati a scegliere al massimo tra tre cose, quando ciò era possibile. Ma adesso, il ventaglio si è allargato troppo!

 

iPad 4

Il nuovo iPad, che presenta sostanzialmente un aggiornamento a livello di processore,
ha mandato in bestia gli utenti che hanno recentemente comprato un tablet Apple
e che si sono inevitabilmente sentiti traditi dalla casa di Cupertino.

 

Poco importa se Steve Jobs non sarebbe stato d’accordo. L’importante è accontentare gli investitori, altrimenti il titolo scende. Niente innovazione, quindi, ma semplici rimescolamenti delle carte. Per cui si prende l’attuale iPad e, seguendo la regola del momento, si cerca di renderlo «più piccolo, ma più grande».

Questa volta il catenaccio si concretizza soprattutto nel cambio di processore, per adeguarlo ai tanti dispositivi che stanno per invadere il mercato dei tablet, come i nuovi Kindle HD di Amazon, o i Nook HD+ di Barnes&Noble, o il nuovo Nexus 10 di Google, che promettono tutti di dare battaglia al dispositivo più popolare di Apple, soprattutto grazie ad una politica dei prezzi più aggressiva.

Ma il catenaccio, questa volta, ha fatto arrabbiare numerosi utenti che hanno acquistato un «iPad 3» negli ultimi mesi, che si sono sentiti traditi. Se avessero aspettato un po’ di più, avrebbero avuto l’aggiornamento allo stesso prezzo. Questi utenti possono stare però tranquilli, a parte il processore rinnovato, così come è successo con l’iPhone 5, non c’è nessuna vera novità. Potranno cambiare il proprio dispositivo tra un paio di anni, aspettando che esca la versione 5.

 

Olivetti Prodest Pc1

Il Prodet PC1 di Olivetti è il classico esempio di come il marketing
possa facilmente far passare per «innovativo» un prodotto che,
in realtà, era obsoleto di almeno un paio di generazioni.

 

Ma il vero scandalo è rappresentato da quella cosa ridicola chiamata «iPad Mini», che ricorda quelle operazioni che fece l’Olivetti con il Prodest PC1. L’azienda doveva smaltire i numerosi componenti obsoleti che erano rimasti dagli M24 ed M20 invenduti quando, improvvisamente, si affacciarono i primi Personal PC assemblati, che riscossero molto successo sempre grazie al contenimento dei prezzi.

La sezione marketing di Olivetti si inventò quindi questo assemblato destinato agli utenti home. L’involucro sembrava nascondere un Pc veramente innovativo (lo schermo un po’ meno). Si trattava però di una realtà di plastica che nascondeva un M20 che, rispetto alla concorrenza era obsoleto di almeno un paio di generazioni. Le persone che non amavano rischiare e che, pertanto, si fidavano di Olivetti e della sua rete di rivenditori e di assistenza, corsero a comprare questi «campioni d’innovazione» per la gioia delle casse dell’azienda italiana.

L’iPad Mini è quello che si può definire un piccolo scandalo. Monta uno schermo normale con risoluzione 1024x768px superata ormai anche dal Kindle di Amazon, tanto che il paragone con il Kindle HD o il Nexus 7 o il Nook HD diventa improponibile. «Che importa?», diranno i credenti di Apple, tanto «non serve avere maggiore risoluzione». Il processore è il buon vecchio A5X, che continua a far bene il suo lavoro… perché cambiarlo. Non si ha accesso alle applicazioni sviluppate per i Display Retina, ma che importa, ce ne sono oltre 400 mila sull’App Store… Contenti voi!

 

iPad Mini

L’operazione iPad Mini è a dir poco sconcertante. Si vede cha Apple è troppo sicura
dei propri mezzi. Nessun altri potrebbe permettersi di introdurre sul mercato un prodotto
del genere senza il rischio di essere puniti dagli utenti.

 

Prima o poi viene il momento in cui si viene ripagati per le proprie scelte, in maniera positiva o negativa. Personalmente, ritengo che all’interno di Apple qualcosa si sia inceppato in maniera irrimediabile e che il futuro di questa azienda, privata del suo guru e mentore, non sia tanto roseo come qualcuno vorrebbe farci credere. Chi vivrà vedrà.

 

Apple: se la guerra legale contro Samsung può segnarne il suicidio…

CPU, Gadget e Hi-Tech, Mobile     Autore: Thomas Zaffino Nessun Commento »

Quando Apple citò in giudizio Samsung, quasi due anni fa, furono in molti a ritenere questa mossa paragonabile ad un suicidio. Le prime analisi si concentrarono sul lato CPU, soprattutto perché si trattava di una componente fondamentale per Apple la cui produzione non poteva essere assegnata ad un’altra azienda.

I chip Ax di Apple, infatti, si basavano su componenti Samsung che differivano dagli originali solo per il marchio inciso sul lato esterno della CPU. Col passare del tempo, Apple decise di spostare in house la progettazione dei loro processori, per arrivare ad un nucleo completamente personalizzabile per i loro iWidget.

Il problema è che Samsung è parte integrante del processo produttivo di questi Soc, semplicemente perché non c’è nessun altro produttore che sia in grado di produrli. TSMC, infatti, non è in grado di fornire ciò di cui Apple ha bisogno, soprattutto a livello di volumi di produzione. Come sostiene Charlie Demerjian, il passaggio a TSMC non otterrà per Apple l’esito sperato.

Oltre alle CPU, ci sono poi i problemi delle memorie flash e dei pannelli touchscreen. La casa sud coreana è il principale produttore di memorie flash, sia per volume che per qualità. Nessun altro chip maker è in grado di avvicinarsi agli standard di Samsung.

 

Chip A6X di Apple

Non ci sono al momento altri chip maker in grado di garantire gli stessi volumi, qualità e prezzi
di Samsung nella produzione dei chip che stanno alla base degli attuali iDevice di Apple.

 

Chi potrà fornire ad Apple, con gli stessi standard di qualità, la quantità di flash richiesta da Apple, senza far sorgere problemi di prezzi. Praticamente nessuno! La stessa cosa si può ritenere degli schermi. Samsung è il produttore numero uno in termini di qualità, quantità e prezzi. Nessun altro è attualmente in grado di fornire Apple come fa Samsung.

Se Samsung decidesse di chiudere i rubinetti per qualsiasi di questi elementi, per Apple sarebbe probabilmente la fine. Anche potendo contare su di un fornitore capace di garantire la stessa qualità, non ci sarebbe modo di ottenere gli stessi volumi produttivi.

Il fatto che Apple si trovi in una situazione di crisi, poi, farebbe sprofondare l’azienda californiana in una situazione di ricatto sui prezzi. Non si tratta di uno scenario teorico, i produttori sanno difendere la propria causa, se ne hanno la possibilità, e potrebbe mettere Apple con le spalle al muro.

 

Pannello touchscreen dell'iPad

La decisione della casa sud coreana di non fornire più schermi ad Apple, a partire
dal prossimo anno, potrebbe gettare nel panico l’azienda di Cupertino.

 

Per il momento, Samsung continua felicemente la produzione di chip, la vendita di memorie flash e la costruzione di schermi per Apple, consapevole di essere al momento insostituibile. Apple si gongola per la vittoria giudiziaria iniziale, ma l’azienda si trova in realtà in una situazione estremamente fragile nei riguardi di Samsung, ed Apple sta lentamente cercando di elaborare un piano B, anche se la sostituzione di Samsung  non è ancora all’orizzonte.

Peccato però che dal Korea Times è  intanto giunta la notizia che, a partire dal prossimo anno, Samsung non fornirà più schermi ad Apple. Apparentemente si tratta di una normale transizione, ma si tratta in realtà di un semplice stop che l’azienda coreana sta mettendo lentamente in atto,  in maniera graduale, anche per evitare problemi legali. Cosa farà Samsung degli schermi in più, se perde il cliente Apple? Semplice, li vende a Samsung.

Le memorie Flash saranno il prossimo passo. Nessuno può fornirle ad Apple nelle stesse quantità, qualità, e con il prezzo operato da Samsung. Guarda caso Samsung ha un acquirente anche per le memorie… si parla di Samsung!

 

Memoria Flash di Samsung

Samsung è leader anche nella produzione di memorie Flash, altra arma che la casa
sud coreana potrebbe presto utilizzare nella battaglia contro Apple.

 

Se dal punto di vista delle CPU, sembra che Apple possa essersi messa al riparo da attacchi, grazie all’accordo con TSMC, la mossa degli schermi sarà sicuramente utilizzata come arma ora, da parte di Samsung, e le memorie flash lo saranno presto. Perché? Semplice, perché Samsung può farlo!

A chi altri può rivolgersi Apple? A nessun altro! Alla fine, l’avere citato in giudizio Samsung si è rivelata una mossa incredibilmente stupida e autodistruttiva. Un attacco al fornitore di non di uno, ma di ben tre componenti critici.

A peggiorare le cose, per nessuno delle tre categorie di componenti esiste attualmente una seconda fonte di approvvigionamento che possa paragonarsi a Samsung per quantità, qualità e prezzo. Come ritiene Demerjian, la notizia del Korea Times segna con ogni probabilità il suicidio di Apple. Prova ne è il fatto che, dopo la notizia, le azioni di Samsung sono immediatamente schizzate in alto.

 

Windows Phone 8: niente più stranezze in casa Nokia!

Gadget e Hi-Tech, Mobile     Autore: Thomas Zaffino Nessun Commento »

Fra meno di due settimane, il 29 Ottobre a San Francisco, Microsoft svelerà al mondo il suo nuovo OS mobile, Windows Phone 8, che dovrebbe risuscitare le sorti della casa di Redmond nel panorama degli smartphone. Alla sorte di Microsoft è strettamente connessa quella di Nokia che, attraverso un accordo finanziario di circa due anni fa, si è legata al sistema operativo di Redmond in maniera esclusiva.

Nokia, questa volta si è fatta trovare pronta, anzi prontissima, con due splendidi terminali, i Lumia 920 e 820, entrambi caratterizzati da un ottimo design e da caratteristiche tecniche questa volta all’altezza dei terminali rivali. In un certo senso, sembra che la collaborazione stretta abbia giovato ad entrambe le aziende, permettendo a Microsoft di sviluppare un sistema mobile che fosse più aderente alle esigenze di un utente mobile, piuttosto che replicare una brutta copia ridotta di Windows, come erano i terminali Windows Mobile fino alla versione 7.0.

 

Nokia Lumia 920 e 820

I nuovi terminali Windows Phone 8 di Nokia sono funzionali, solidi ed eleganti
come non si era visto spesso nei terminali progettati dalla casa finlandese.

 

A Nokia, invece, ha permesso di realizzare un device funzionale, solido ed elegante come non mai. Eppure, non sembrano lontani i tempi in cui la casa finlandese sfornava terminali dal design discutibile, un po’ per accontentare una strana tendenza di gusti da parte degli utenti, un po’ perché ciò era il modo in cui i finlandesi concepivano l’innovazione estetica e funzionale dei propri terminali.

Abbiamo cercato di ricostruire una specie di catalogo delle stranezze, seguendo un po’ l’idea di partenza di Zack Whittaker, cercando di ripercorrere nel tempo le discutibili scelte estetiche e funzionali che hanno caratterizzato per tanti anni i terminali finlandese. Occorre dire che, a volte, queste scelte sono state alla base di grandi successi.

 

Nokia 7600

Nokia 7600
Annunciato nel 2003, il terminale era caratterizzato da un audace design a forma di goccia e da caratteristiche modeste per il suo tempo. Era dotato di schermo con risoluzione 128×160 px a 65 mila colori, ma permetteva connessioni su rete 2G GPRS.

Tenerlo in mano era quasi impossibile. Di forma quadrata, aveva circa le dimensioni e lo spessore di un pacchetto di sigarette. Il  pad per lo scorrimento del menu era collocato in maniera goffa, rendendo difficile spostarsi con una mano. Non meno goffi dovevano sembrare gli incolpevoli utenti durante le chiamate.

 

Nokia 6800

Nokia 6800
Dispositivo unico nel suo genere, per il suo tempo, fu rilasciato nel 2003, realizzava un’implementazione della tastiera QWERTY ad un livello nuovo, colmando il divario tra i telefoni a cavallo del millennio e i dispositivi BlackBerry e simili che abbiamo oggi.

Il telefono era relativamente sottile, per l’epoca, ed aveva le stesse dimensioni di un normale telefono nei primi anni 2000. La tastiera era incernierata e permetteva una rotazione di 180 gradi, mostrando la tastiera querty completa, molto utile per la composizione di messaggi e di e-mail. Oltre a questo, si trattava di un telefono insignificante in termini di funzionalità.

 

Nokia 8910i

Nokia 8910i
Uno dei primi telefoni business di Nokia, alloggiato in un guscio di titanio, era progettato per l’uso professionale e si contraddistingueva per essere uno dei terminali più costosi dell’epoca. Rilasciato nel 2003, era piccolo, spesso e  sorprendentemente leggero. Il case, chiaramente ispirato dal Nokia 8110 «banana», proteggeva la tastiera che compariva con un semplice scorrimento.

Il problema principale di questo telefono era però nella scocca metallica che, da una parte poteva risultare freddissima da accostare all’orecchio per le chiamate, d’inverno. Dall’altra, faceva sì che il telefono si riscaldasse parecchio in caso di telefonate prolungate.

 

Nokia 3650

Nokia 3650
Appartenente alla gamma business, il 3650 ospitava una batteria grande, ma era elegante e più sottile della maggior parte degli altri telefoni sul mercato, in quel momento. Il fondo arrotondato permetteva di stare comodamente nel palmo di una mano, ma il layout della tastiera è strano e simile alla rotelle di telefono degli anni ’50, richiedendo un certo adattamento per l’utilizzo.

Rilasciato nel 2003, era il telefono che tutti desideravano ma che pochi potevano permettersi. Il dispositivo girava con Symbian Series 60, che includeva l’editing di documenti, la navigazione Web per dispositivi mobili (WAP). Lo schermo era un TFT con risoluzione 176×206 px.

Nokia 5510

Nokia 5510
Caratterizzato da un design unico, il terminale aveva una vocazione multimediale, nonostante lo schermo monocromatico. Si tratta del primo dispositivo con tastiera QWERTY, molto comoda per comunicare con gli amici. Così come l’e-mail non era mai apparsa su un telefono, alla fine del 2001, quando il dispositivo è stato rilasciato, la tastiera era una novità.

Il dispositivo era provvisto di lettore MP3, che permetteva agli utenti di ascoltare la propria musica. La particolare forma, che preveda l’utilizzo orizzontale del terminale per le varie attività, faceva sì che l’utente dovesse usarlo in verticale per le chiamate, tenendo conto anche della posizione del microfono, in basso a destra del dispositivo. Le dimensioni erano tale da ricordare quelle di un telecomando.

 

Seguiteci nelle prossime puntate, nella riscoperta dei terminali più strani che Nokia abbia mai prodotto…

 

Tema & Icone by N.Design Studio – modificato da Terry Labunda
Entries RSS Comments RSS Collegati