Microsoft Surface: la versione RT non convince del tutto

Ecologia e Risparmio Energetico, Gadget e Hi-Tech, Mobile     Autore: Thomas Zaffino 5 Commenti »

Sono in molti a ritenere che la mossa di Microsoft di puntare su di un framework innovativo e più leggero, per poter competere sul campo dei tablet, sia il risultato di una strategia commerciale sostanzialmente errata. Numerosi sono gli esperti che ritengono improbabile il fatto che Microsoft possa competere con Android ed iOS, per il semplice motivo che Windows 8 rimane un sistema oneroso, che richiede più risorse hardware ed energetiche rispetto ai suoi concorrenti. Il risultato sono dispositivi inutilmente costosi e che hanno bisogno di batterie più grandi per fare le stesse cose che si possono fare con gli attuali tablet in circolazione. Ma è veramente così?

Un recente articolo di SemiAccurate pone l’accento sulle perplessità che si celano dietro i nuovi tablet Surface di Microsoft dotati di Windows RT. Se da una parte, le versioni Pro devono ancora risolvere in maniera convincente il problema prestazioni/autonomia, dato che i processori Intel sembrano o troppo lenti o troppo esigenti in termini di richiesta energetica, il maggiore problema della versione RT sembra essere nella reale usabilità del sistema.

Microsoft Surface

Microsoft deve risolvere ancora tanti problemi legati a prestazioni ed autonomia di Surface.
Ma la strada tracciata è molto netta: Redmond vuole ottenere un Pc e non un semplice tablet.

 

Nell’articolo, Charlie Demerjian,  mai leggero nelle sue valutazioni, sostiene che Microsoft non capisca niente in fatto di tablet. Lo dimostra l’hardware utilizzato per la realizzazione del tablet. Per Demerjian, infatti, Windows 8 è paragonabile ad un maiale ingordo, ovvero il risultato di una politica che non ha voluto tagliare i ponti con il passato, per questioni di compatibilità, e che si traduce in maggiori costi per l’utente.

Il nuovo sistema e le applicazioni installate occuperebbero molto spazio e richiederebbero molta DRAM per la propria esecuzione, finendo inevitabilmente per influire sia sulle prestazioni, sia sull’autonomia del dispositivo, tanto che, per risolvere il problema, Microsoft ha dovuto dotare i propri tablet di batterie, dissipatori e memorie flash più grandi, tutte cose che si riversano inesorabilmente sul prezzo.

 

Microsoft Surface

Tra sistema operativo e installazione della Suite Office, dei 32 GB a disposizione,
ne rimangono poco più di 15 liberi, segno che il software occupa molto spazio.

 

Nelle immagini pubblicate da SemiAccurate, si può vedere che sul tablet Surface RT, con a bordo il solo sistema e la suite Office, dei 32GB di memoria a disposizione rimangono appena 15 GB di spazio libero, ovvero il 46,9%. Sull’iPad 2 con iOS 6, dopo l’installazione delle app Pages e Keynote, dei 32GB disponibili rimangono liberi 28.1 GB, ovvero l’87,8%. Sull’Asus Transformer Prime con Android 3.2, dopo l’installazione di OfficeSuitePro 6 rimangono liberi 27,67 GB dei 32GB disponibili, ovvero l’86,5%.

Ma è tutto vero quanto sostiene Demerjian? Microsoft deve ancora risolvere parecchi problemi. La scelta vincente, però, sta nel famoso paradigma di partenza che più volte abbiamo citato su questo blog: «Per Microsoft i tablet sono normali Pc». È tutta qui la vera partita. Per adesso, i numeri sembrano dar torto a Microsoft e ragione ad iOS ed Android. Presto le cose potrebbero cambiare.

 

Apple iPad 2

Dopo l’installazione di Pages e Keynote, su iOS 6, dei 32 GB di spazio disponibile, rimangono
ben 28.1 GB liberi per l’archiviazione, segno della maggiore efficienza di gestione del sistema.

 

Intel sta lentamente risolvendo i suoi problemi di efficienza energetica. Molti passi in avanti sono stati compiuti con Ivy Bridge, con processo produttivo a 22nm che ha sostituito i Sandy Bridge, che erano prodotti con processo a 32nm. Con Haswell, che mantiene il processo produttivo a 22nm, Intel dovrebbe riuscire ad abbattere ulteriormente il carico energetico dei suoi processori, a parità di prestazioni. Ciò dovrebbe permettere di garantire quelle 8-9 ore di autonomia cui gli utenti dei tablet sono abituati.

Nello stesso tempo, anche la tecnologia ARM evolve, lavorando sull’aumento dei core per garantire sempre maggiori prestazioni. Ciò significa che tra qualche anno, con i tablet si potranno fare più cose rispetto a quelle cui siamo abituati oggi. È logico pertanto pensare che Android ed iOS finiranno inevitabilmente per trasformarsi in sistemi più complessi ed esigenti, sia in termini prestazionali sia energetici.

 

Asus Transformer Prime

Su Android 3.2, dopo avere installato l’app OfficeSuitePro 6 rimangono liberi 27,67 GB
dei 32GB disponibili, segno che anche Android è un OS efficiente da questo punto di vista.

 

Si tratta dunque di due strade opposte, ciascuna delle quali farà giungere ad un punto di equilibrio. Se Microsoft lancerà un Surface Pro con processore Intel Haswell, c’è da giurare che si tratterà di un dispositivo che sarà molto interessante per gli utenti business, poiché ci troveremo di fronte ad un tablet con caratteristiche simili a quelli Android ed iOS, in termini di consumi energetici, ma con la possibilità di sfoggiare una capacità computazionale che gli attuali processori ARM possono solo sognare.

L’unica nota dolente, per Microsoft, è che una macchina del genere avrà un costo molto più vicino ad un ultrabook cha ad un tablet. Ma stiamo parlando di un PC, e non di un giocattolo con cui navigare e guardare qualche film, come ha recentemente sostenuto Steven Sinofsky.

 

Gas naturale: non sarebbe poi così ecologico!

Auto, Ecologia e Risparmio Energetico     Autore: Thomas Zaffino 3 Commenti »

Mentre negli Stati Uniti si prospetta una ripresa dell’economia, grazie all’immenso giacimento di gas naturale presente nel sottosuolo e la cui estrazione è stata resa conveniente dagli ultimi aumenti di prezzo dei carburanti, alcuni studi ne sconfessano la presunta maggiore sostenibilità, rispetto al carbone e derivati del petrolio, nell’impiego per la mobilità.

Dalle pagine di questo blog, sempre sensibile a qualsiasi argomento che riguardi la sostenibilità ecologica, più volte abbiamo parlato, per la mobilità, di soluzioni alternative alle attuali auto con motori endotermici a benzina e gasolio. Tra le tante ipotesi, c’è stata quella più rapidamente attualizzabile dell’adozione del GPL e del Metano come propellenti più ecologici per le auto in circolazione, cosa che permetterebbe un minore impatto sull’ambiente rispetto all’impiego di benzina e gasolio.

 

Toyota Prius

La Toyota Prius, full-hybrid, è l’auto più venduta al mondo. La diffusione di questa tipologia
di veicoli è al momento l’unica possibilità, oltre alle auto eletttriche, di abbattere le emissioni
di anidride carbonica in maniera rilevante.

 

I dati dicono però che la soluzione a minore impatto è costituita dall’uso di auto ibride o elettriche. Naturalmente, quando parliamo di auto ibride, ci riferiamo alle full-hybrid, come la Toyota Prius che, proprio in queste ultime settimane, è risultata l’auto più venduta al mondo.

Facendo un po’ di conti, la CO2 che si risparmia con l’impiego di un’auto a gas non è poi così molta. Alcuni studi condotti dall’Environmental Defense Fund, Princeton University, Duke University e dal Rochester Institute of Technology affermano, anche se con risultati diversi, che nel valutare l’impatto delle auto a gas naturale, occorre non sottovalutare emissioni ed effetti di dispersione del metano e del gas naturale che si ripercuotono sul clima.

Dalle analisi dei vari studi, emerge che i benefici derivanti dal passare dalle auto a benzina o diesel a quelle auto a gas naturale cominciano ad essere significativi dopo un periodo di almeno 80 anni e che potrebbe arrivare anche a 280 anni. Per estrarre, lavorare e comprimere il gas, per impiegarlo nelle auto, si utilizzano fonti energetiche fossili, carbone soprattutto, che inquinano molto di più rispetto al processo basato sul petrolio.

 

Stazione di rifornimento a GAS
Le auto a gas naturale emettono scarsissime emissioni. Il processo di estrazione,
lavorazione e compressione, per rendere il combustibile impiegabile nelle
auto, tuttavia, ha un impatto tale da comprometterne i benefici.

 

A questo problema, basta poi aggiungere quello delle inevitabili perdite di metano e altri gas, che hanno un impatto sulle modificazioni climatiche, per rendersi conto che le emissioni complessive aumentano. Secondo il National Center for Atmospheric Research, anche se si passasse ad utilizzare esclusivamente il gas naturale in luogo del carbone, le differenti ripercussioni sul clima sarebbero minime.

Utilizzando il gas naturale, insomma, sarebbero necessari molti decenni prima che il riscaldamento globale venga rallentato. Perciò, per quanto riguarda il clima, l’unica risposta vera è affidata alle rinnovabili: sole, vento, acqua ecc.

La cosa incredibile è che lo studio arriva in un momento in cui, negli Stati Uniti, emerge sempre più la volontà di utilizzare le enormi riserve di gas naturale, conseguenza delle estrazioni petrolifere e imprigionate nel sottosuolo. Si parla di riserve capaci di garantire almeno 100 anni di approvvigionamento energetico per l’intera nazione. Gli attuali prezzi dei carburanti derivati dal petrolio, infatti, hanno reso economicamente interessante l’estrazione di questo gas.

Con il petrolio che diminuisce, con conseguente aumento dei prezzi dei carburanti, potranno gli Stati Uniti fare a meno di questa importante risorsa economica?

La casa? Meglio comprarla all’Ikea!

Ecologia e Risparmio Energetico     Autore: Thomas Zaffino 2 Commenti »

In Italia, ma un po’ dappertutto nel mondo, l’abitazione è sempre stata un problema. L’attuale crisi non ha fatto altro che accrescerne il dramma quotidiano, soprattutto per via dei prezzi, sia degli immobili, sia degli affitti, che rasentano ormai le stelle.

Nelle grandi città, un’abitazione di 3 vani, collocata in semi-periferia, raggiunge facilmente il prezzo di 500.000 euro. Ma costruire una casa in legno, in città o nella immediate vicinanze, era considerato inattuabile o motivo di battute scherzose, almeno fino a qualche tempo fa.

 

Aktiv

Lunga 16 metri e larga 14, Aktiv è sicuramente una soluzione compatta, ma il prezzo è molto
conveniente, considerando che l’abitazione è completamente arredata.

 

La tradizione edilizia italiana ha sempre privilegiato il mattone e il cemento quali materiali fondamentali per la casa. Il legno è sempre stato considerato come elemento da impiegare per alcuni parti, in particolare per i tetti, delle case di montagna. Da un decennio a questa parte, però, le abitazioni in legno stanno avendo un trend positivo, spinto dal costo ormai insostenibile dell’edilizia tradizionale, dalla domanda di abitazioni ecocompatibili e dalla necessità di contenere i consumi energetici.

Molte realtà industriali e commerciali propongono case in legno prefabbricate o progettabili su misura, nella maggiore parte dei casi vendute direttamente online. L’unico vero problema è che occorre disporre di un terreno fabbricabile, farsi costruire le fondazioni per poi comprare la casa prefabbricata, che potrà essere montata da un gruppo di operai con circa un mese di lavoro.

 

Aktiv

Aktiv è completamente arredata con mobili Ikea di ottima qualità. Non manca niente.

 

Le case in legno permettono di contenere i costi di costruzione del (40/70%) rispetto alle case in muratura tradizionale, abbassando inoltre i costi del materiale. La struttura portante delle case in legno offre un’ottima resistenza antisimica, superiore al 1° grado. Sono garantite infine la capacità di resistere al crollo, in caso di incendio devastante, molto più delle strutture in cemento armato e laterizio.

Occorre considerare poi che il legno migliora notevolmente l’isolamento termoacustico dell’edificio, nonché eliminando anche le correnti vacanti elettromagnetiche prodotte da cemento armato e laterizio. A parità di misure esterne del fabbricato, infine, la superficie interna calpestabile è maggiore per via delle minori dimensioni delle pareti esterne.

 

Aktiv

Nonostante le dimensioni contenute, dalle immagini la casa sembra essere confortevole.

 

È in questo contesto di buone prospettive economiche che si inserisce la proposta di Ikea, che sta per aggredire il mercato statunitense con le proprie case a catalogo, replicando la formula nata in Scandinavia, dalla collaborazione tra Ikea e il colosso svedese delle costruzioni Skanska, che riesce a proporre case e appartamenti a prezzi competitivi.

Negli USA, Ikea ha collaborato con uno studio di architettura dell’Oregon per proporre un pacchetto casa, denominato aktiv e arredato con mobili Ikea, dal costo di 86.500 dollari chiavi in mano.

 

Aktiv

Anche la camera da letto non sembra affatto piccola e può contare su diverse soluzioni Ikea
per quanto riguarda armadi a guardaroba.

 

All’interno dell’appartamento si trova tutto, dagli apparecchi di cottura, tra cui un piano di cottura a induzione e forno a convezione, un frigorifero incassato, una cucina dotata di una lavastoviglie ecc. La camera da letto comprende diversi armadi, mentre il bagno è dotato di due lavabi e di un armadietto. La casa dispone anche di pavimenti Ikea.

Lunga poco più di 16 metri e larga poco più di 4 metri, aktiv è sicuramente un’abitazione compatta anche se, guardando le immagini, sembra confortevole e spaziosa. A differenza dei mobili, però, la casa Ikea arriva già assemblata di tutte le parti, arredi compresi!

 

Aktiv

La casa prefabbricata vista in pianta. L’unico neo, come si può vedere, è che il bagno è privato.
Per raggiungerlo, quindi, gli ospiti devono attraversare la camera da letto!

Auto ibride: molta confusione e vantaggi spesso irrilevanti

Auto, Ecologia e Risparmio Energetico     Autore: Thomas Zaffino 2 Commenti »

L’aumento continuo del prezzo della benzina, che sfiora ormai i 2 euro al litro, ha colto impreparate le case automobilistiche, impegnate da decenni in battage pubblicitari sulle qualità eccelse delle auto elettriche o all’idrogeno e di come renderanno più verde il nostro pianeta azzurro. Gli aumenti dei carburanti hanno invece aguzzato l’ingegno degli operatori di marketing che, purché di vendere, se ne inventano sempre di nuove…

Così le pubblicità delle nuove auto sono zeppe della parola “hybrid“, che troviamo nelle forme più svariate. In questo momento, è il caso della pubblicità della Citroen C4 Micro Hybrid. Che cosa si nasconda sotto questo termine, però, è un capitolo tutto da scoprire.

 

Citroen C4
Le Micro Hybrid, come la nuova Citroen C4, sono dotate di un piccolo motore elettrico che, unito
ad un sistema di recupero dell’energia, interviene nella gestione del sistema Start&Stop spegnendo
il motore nelle fasi di rallentamento e con la conseguente riaccensione per la ripartenza.

 

Sul sito della Citroen, cliccando sulla voce relativa a questa tecnologia , si legge: «La tecnologia Micro-ibrida e-HDI abbina un motore HDi ad un sistema Stop&Start di ultima generazione e ad un dispositivo di recupero dell’energia in fase di decelerazione. Questa tecnologia consente di ridurre i consumi di carburante e le emissioni di CO2, pur mantenendo inalterato il piacere della guida.»

Numerosi nuovi modelli, come la nuova Ford Focus, sono dotati di questo tipo di tecnologia, il cui nome è stato adottato per la prima volta nel 2007 dalla smart fortwo mhd. Il sistema, di per sé, non è grado di far muovere l’auto che lo monta. Serve semplicemente a recuperare, nelle fasi di rallentamento, una piccola quantità di energia, che viene immagazzinata nella batteria (diversa da quelle tradizionali) e usata nelle fasi di “restart” del motore.

 

smart fortwo mhd

La smart fortwo mhd è stata la prima auto al mondo in cui si è utilizzata la denominazione
«Micro Hybrid» per il sistema di gestione di arresto e ripartenza.

 

L’utilizzo o meno del termine «Micro Hybrid» dipende solo dalla fantasia del marketing. Il concetto non cambia, però, sistemi di questo tipo permettono di risparmiare le briciole. Ma «Hybrid» non è solo «Micro». Con il termine «Mild Hybrid» vengono contrassegnati i veicoli dotati di un piccolo motore elettrico, di solito collocato tra il motore e la frizione. Questo piccolo propulsore si fornisce potenza supplementare alla trazione dell’auto.

La potenza del propulsore elettrico è una frazione della potenza del motore. Ad esempio , quello dell’Honda Insight ha una potenza di 10 KW, rispetto ai 65 KW del suo motore. Ne esistono anche di più potenti. Neanche le Mild Hybrid sono in grado di muoversi ricorrendo al solo motore elettrico. Tale propulsore è infatti collegato in maniera rigida,  trovandosi a monte della la frizione o del convertitore di coppia.

 

Honda Insight

La Honda Insight è una «Mild Hybrid», ovvero è dotata di un motore elettrico di 10Kw e di un sistema
di recupero dell’energia, con batterie ad alto voltaggio, che provvede a spegnere il motore dell’auto
nelle fasi di rallentamento e a spingerla se la richiesta di potenza è di piccola entità.

 

Quando l’auto è in movimento, se l’entità di potenza richiesta è piccola, il propulsore elettrico è in grado di spegnere il motore e di procedere autonomamente prima di riaccendere il motore. Le Mild Hybrid sono dotate di una batteria ad alto voltaggio, capace di immagazzinare una maggiore quantità di energia rispetto a quelle da 12 Volt.

Esiste un’altra categoria di auto ibride,  quella delle «Full Hybrid». Questa categoria, alla appartiene ad esempio la Toyota Prius, è l’unica per la quale si può usare il termine “Hybrid” in maniera appropriata. Lo schema costruttivo di queste auto consente di farle muovere sia ricorrendo al motore termico sia usando quello elettrico. I motori hanno in genere una potenza simile, inoltre l’auto è dotata di batterie ad elevato voltaggio capaci di spingere il motore elettrico.

 

Toyota Prius

La Toyota Prius è invece una Full Hybrid, ovvero un’auto dotata veramente di due sistemi
di trazione. Il propulsore elettrico ha una potenza simile a quello termico. Unico vero neo, la scarsa
autonomia in modalità elettrica. In compenso, l’auto può circolare anche in presenza di blocchi.

 

Per le Full Hybrid si può parlare senz’altro di auto a doppia propulsione. L’unico vero limite risiede nella scarsa autonomia della trazione elettrica, a causa della capacità di accumulo energetico delle batterie, problema al quale si sta cercando di dare risposte concrete, almeno in un futuro prossimo, come quella proposta da IBM.

Le Full Hybrid, tra l’altro, sono le uniche che possono circolare in caso di limitazioni del traffico per problemi di inquinamento, questo proprio in virtù del fatto che il motore elettrico riesce a far muovere l’auto con questa alimentazione, cosa che non possono né le Mild Hybrid né tantomeno le Micro Hybrid.

Caro benzina: metano e GPL unica vera alternativa

Auto, Ecologia e Risparmio Energetico     Autore: Thomas Zaffino 11 Commenti »

L’attuale situazione economica evidenzia un crescente rincaro del prezzo dei carburanti tradizionali. Numerose amministrazioni locali, inoltre, pongono sempre maggiore attenzione alla riduzione di polveri sottili e alle emissioni di CO2, attraverso incentivi per l’acquisto e l’utilizzo di auto a basso impatto ambientale o limitazioni alla circolazione. A questo dobbiamo aggiungere la crescente attenzione dei clienti ai costi di gestione della propria auto, dei quali la voce carburante assume una sempre maggiore proporzione.

Diversi studi hanno dimostrato come la crescita dei prezzi dei carburanti, negli ultimi anni, non sia avvenuta in maniera proporzionale. I carburanti alternativi, rispetto a quelli tradizionali, hanno fatto registrare aumenti molto contenuti, mentre i prezzi della benzina e del diesel sono cresciuti di oltre il 50%, come si può vedere nel grafico sottostante, estratto dal rapporto Censis 2011 commissionato dall’ACI.

 

Grafico prezzi

Negli ultimi 3 anni, l’incremento dei prezzi di benzina e diesel ha subito un’impennata,
quello del GPL è cresciuto meno, quello del metano è sostanzialmente fermo.

 

I dati del rapporto dimostrano inoltre come la gente abbia radicalmente modificato le proprie abitudini, nell’uso dell’auto. In particolare, dal 2009 al 2011, c’è stato un incremento di circa il 10% di automobilisti che hanno ridotto l’uso dell’auto a causa dei rincari, attestando al 30% degli automobilisti la quota di quelli che hanno modificato le proprie abitudini.

Nel 2011, il 20,6% dei patentati ha ridotto l’uso dell’auto. Chi lo ha incrementato (8,3 %), lo ha fatto per necessità (68,6%), per inadeguatezza dei mezzi pubblici (11,9%), lontananza dai luoghi frequentati abitualmente (10,2%).

Calati il numero medio di giorni d’uso (4,6 rispetto ai 5,1 del 2010), il numero medio di spostamenti quotidiani, sia nei giorni feriali (3,2 rispetto a 4,1 del 2010) che nei festivi (1,8 rispetto a 2,1); calati anche gli spostamenti in auto inferiori ad 1 Km, sia nei feriali (0,3 rispetto a 0,6 del 2010); che nei festivi (0,1 rispetto a 0,4).

L’auto rimane il mezzo preferito dagli italiani, ma dal 2007, il suo utilizzo è passato dal 90% all’83,9%. A limitarne maggiormente l’uso sono i giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni, scegliendo di muoversi in maniera intermodale: il 35,7% con i mezzi pubblici urbani, il 16,1% con quelli extraurbani mentre il 35,7% sceglie le due ruote, che si confermano uno dei mezzi favoriti per gli spostamenti ricorrenti. Il loro utilizzo è cresciuto del 5% dal 2007 ad oggi. I patentati se ne servono mediamente 3,6 giorni a settimana.

 

Abitudini automobilisti

Nel 2009, la percentuale di persone che hanno dichiarato di usare meno l’auto per via dei rincari,
era di poco superiore al 21%. Nel 2011, questa percentuale raggiunge quasi il 30%.

 

Cresce la percentuale di chi sceglie la bicicletta (18,3%) o le passeggiate (42,4% rispetto al 35,5% del 2010). Sono soprattutto gli over45 a prediligere bici (19,6%) e camminate (47,9%). In calo l’utilizzo dell’auto come passeggero (30,5% rispetto al 33,5% del 2010), dato che rivela l’interesse dei patentati,  soprattutto quelli più giovani, verso forme di condivisione dell’auto.

I dati dimostrano inoltre che l’incidenza della voce carburante sulla spesa complessiva di mantenimento dell’auto ha quasi raggiunto il 50%. La benzina è diventata un lusso. La spesa in carburante è passata dai 1.358,48 euro di gen/ott 2010 a 1.540,97 dello stesso periodo 2011, ovvero il 13,4% in più. Se 3 anni fa, per risparmiare sul carburante, 21 automobilisti su 100 sceglievano di ridurre l’uso dell’auto, quest’anno sono diventati quasi 30.

Per difendersi dal caro benzina, gli occupati (dipendenti e indipendenti) si affidano ai trasporti pubblici e alle 2 ruote; i precari prediligono il car pooling e trasporto pubblico; gli studenti scelgono il trasporto pubblico e le 2 ruote. Diversa, invece, la situazione per le “categorie deboli”: i disoccupati scelgono trasporto pubblico e bicicletta; pensionati e casalinghe optano per una passeggiata a piedi e trasporto collettivo.

 

Tabella Prezzi

In tabella si può vedere come, in tre anni, il prezzo di benzina e diesel
sia aumentato di quasi il 60% contro il 25% del GPL e il 2% del metano.

 

Le alternative: metano e GPL

Il metano, attualmente il combustibile disponibile più pulito, permette di circolare nelle «zone a traffico limitato» (ZTL) delle varie città, di parcheggiare il veicolo anche in autorimessa e sui traghetti. Dal punto di vista economico, si conferma una valida alternativa ai combustibili tradizionali. Il costo è infatti inferiore alla metà, permettendo di percorrere più del doppio dei chilometri con la medesima spesa.

Lo standard EPA (l’Agenzia statunitense che si occupa di protezione ambientale) attesta che il metano è più sicuro di benzina e GPL, secondo solo al diesel. I veicoli OEM, ovvero le auto assemblate in fabbrica, già provviste delle modifiche all’autotelaio realizzate con tecnologia dedicata, sono soggetti alle prove di crash e di emissioni al pari dei veicoli convenzionali e vantano i massimi standard di comfort e sicurezza.

Il metano, inoltre, non è un gas tossico in quanto la molecola non tende a formare composti con altre sostanze nell’atmosfera. Infine, ha un ridotto rischio di incendio, presentando anche un’elevata resistenza alla detonazione, che permette di utilizzare elevati rapporti di compressione senza bisogno di additivi chimici come per la benzina. Ciò permette di aumentare il rendimento energetico e di abbassare i consumi.

 

Pareri sugli aumenti

Rispetto al 2009, gli italiani percepiscono maggiormente come “ingiusti” i rincari dei carburanti
e quelli delle polizze assicurative.

 

II GPL, invece, è più economico rispetto alla benzina, con un costo chilometrico pari un po’ più della metà. Il GPL non contiene benzene o piombo, sostanze nocive e presenti nei carburanti tradizionali. Inoltre non produce particolato PM10, residuo della combustione e principale causa di inquinamento nelle città. Grazie alle sue caratteristiche eco-compatibili, analogamente all’alimentazione a metano, i veicoli GPL possono circolare anche quando sono attuati provvedimenti di limitazioni al traffico a causa degli elevati livelli di inquinamento atmosferico.

GPL e metano permettono di circolare persino nelle zone dove è inibito l’accesso al traffico alle vetture benzina e diesel e più in generale durante le giornate di blocco del traffico, come nell’area C di Milano, senza che sia previsto il pagamento di oneri, e come nell’area Verde di Roma. In alcune province sono previste persino riduzioni sull’Imposta Provinciale di Trascrizione (IPT) e sul pagamento del bollo.

 

Rete di distribuzione metano e GPL

L’attuale rete italiana di distribuzione di GPL e Metano, con la prima (2822 impianti)
in netto vantaggio sulla seconda (857 impianti).

 

Incentivi, una ragione in più

Alcune indiscrezioni vogliono il Governo Monti impegnato nella possibilità di prevedere incentivi per l’acquisto di auto a basso impatto ambientale per il 2012. Attualmente, infatti, sono a disposizione i fondi residui degli incentivi 2011, fino ad esaurimento. Chi voglia godere dei benefici, deve quindi darsi una mossa…

La nuova campagna di incentivi riguarderebbe i modelli alimentati a metano e GPL, oltre che le vetture elettriche e ibride. A marzo potrebbe arrivare una prima bozza del provvedimento. Gli aiuti statali concernerebbero anche per la modifica dei veicoli già circolanti, con lo scopo di agevolare la diffusione di mezzi ecosostenibili e, in tal modo, abbattere le polveri sottili nelle città e rilanciare il mercato dell’auto nel nostro Paese. I recenti rialzi delle azioni FIAT e la diffusione dei modelli bi-fuel della casa torinese sembrerebbero confermare questa ipotesi.

 

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