Ecco perché l’iPhone 5 non ripeterà il successo dei suoi predecessori

Gadget e Hi-Tech, Mobile     Autore: Thomas Zaffino 113 Commenti »

Per Apple e per gli analisti, l’iPhone 5 doveva essere lo smartphone dei record, la quinta essenza della mirabilia. Purtroppo però, le cose non stanno proprio così e i motivi sono molteplici. Al di là delle critiche oggettive che sono state mosse alla casa di Cupertino, tutte più o meno legittime, il vero nodo della questione è che l’iPhone 5, ma soprattutto iOS 6, non piace proprio agli utenti Apple.

In occasione del lancio, avevamo scritto su questo blog su come Apple avesse di fatto tradito i propri utenti presentando il più ruffiano e conformista degli smartphone, un dispositivo che a parte qualche lieve miglioramento dei materiali, di qualche caratteristica e delle prestazioni, non apporta nessuna novità apparente, a parte una quinta fila di icone statiche.

In quel contributo, parlando dell’inizio del declino dell’iPhone, ad Apple lasciavamo aperto lo spiraglio della parte software. Stabilito senza bisogno di appello che l’iPhone 5 non è il dispositivo attualmente più innovativo, nemmeno sul lato del design, dicevamo che la sfida si sarebbe inevitabilmente spostata sul lato software, partendo dall’OS.

 

Apple iPhone 5

A un dispositivo quasi totalmente privo di innovazione, Apple ha aggiunto una nuova versione
del suo OS mobile che non convince e non piace.

 

Ironia della sorte, proprio dal nuovo sistema operativo arriva la mazzata più rilevante. Gli utenti, che hanno perdonato ad Apple il piccolo tradimento sull’hardware, si stanno dimostrando meno clementi circa iOS 6. Per la prima volta, infatti, cala la soddisfazione dei clienti Apple, come dimostra una ricerca condotta da On Device su 16 mila possessori di iPhone negli Stati Uniti.

Il dato è sorprendente poiché, in passato, la soddisfazione era sempre aumentata man mano che venivano presentate le nuove versioni dell’OS mobile. Il primo problema di iOS 6, come abbiamo visto nelle settimane precedenti, è sicuramente da attribuire alla sciagurata scelta di Apple di bandire Google Maps pur non essendo in grado di proporre, sul nuovo OS, un servizio alternativo che fosse almeno convincente.

Una mossa che ha gettato il panico tra i possessori di iPhone 5, tanto che molti utilizzatori di dispositivi con a bordo iOS 5 hanno rinunciato ad aggiornare il sistema, almeno per il momento. Per quanto riguarda i potenziali nuovi clienti Apple, ovvero tutti quelli provenienti da piattaforme diverse e che vorrebbero passare ad iOS, la scelta della casa di Cupertino potrebbe spingerli a rimanere o ad andare su Android.

 

Mappe iOS 6

La scelta della casa di Cupertino di rimuovere Google Maps si è rivelata come una spada
di Damocle. Molti utenti non sono intenzionati ad aggiornare i propri dispositivi ad iOS 6.
Numerosi possessori di iPhone 5 sono delusi e molto irritati per questa decisione sciagurata.

 

C’è da sottolineare che l’azienda e i fan di Apple avevano puntato molto sulle mappe alternative, facendone la caratteristica principale della nuova versione di iOS. Quando Nokia ha presentato i suoi nuovi dispositivi Windows Phone 8, non sono stati pochi i commenti di analisti pro Apple che parlavano di una soluzione «inferiore» a quella che si prospettava su iOS6.

Se Nokia ha fatto una brutta figura sulla presentazione delle caratteristiche della fotocamera PureView, presentando un video girato da telecamere professionali, c’è da dire che durante la presentazione di iOS 6, Apple ha barato con i propri utenti mostrando caratteristiche che, difatti, non sono state implementate sul nuovo sistema, tanto che Nokia si è presa una bella soddisfazione prendendo in giro la casa di Cupertino.

A non soddisfare gli utenti Apple c’è anche la nuova grafica dell’App Store. L’interfaccia è stata cambiata nella visualizzazione dei risultati di ricerca e nella presentazione delle app, che non piace agli utenti. A tutto ciò aggiungiamo un certo fastidio, tra gli utenti Apple, per quell’abbondante uso di skeuomorfismi nella grafica delle app, di cui abbiamo già avuto modo di parlare durante la presentazione del tablet Surface di Microsoft.

 

Grafica iOS

Apple sta commettendo una serie di errori impressionanti sul lato della grafica, settore in cui
era specializzata. Le nuove interfacce non piacciono agli utenti, molti dei quali iniziano
a stancarsi degli eccessi di skeuomorfismi adoperati da Apple e dai suoi sviluppatori.

 

L’immagine di Apple era già stata messa fortemente alla prova dagli episodi che hanno visto come protagonisti gli operai della Foxconn i quali hanno duramente contestato la politica distributiva di Apple che, per generare interesse sull’iPhone, limita le scorte iniziali per poi costringere la catena produttiva ad uno sforzo enorme per accontentare la domanda, rendendo ancora maggiormente impossibili le già precarie condizioni in cui la forza lavoro cinese si trova normalmente.

Infine, per Apple c’è la prova del nove, quella degli analisti e degli investitori che, come sappiamo, non sono mai sazi e contenti. Succede quindi che, quello che poteva profilarsi come un record, nel primo week-end di vendita, è stato ritenuto dai mercati come un «risultato deludente», nonostante il milione di unità in più rispetto al modello precedente dell’iPhone.

Verrebbe da chiedersi se gli analisti siano improvvisamente impazziti, ma sappiamo che ciò è poco probabile. Con un’analisi più attenta della situazione, possiamo ricordare che i risultati delle vendite dell’ultimo trimestre, relative all’iPhone 4S, sono stati piuttosto deludenti, tanto che il Samsung Galaxy S III risulta tutt’ora il dispositivo più venduto negli USA.

 

vendite iPhone 5

5 milioni di unità vendute nel primo week-end non sono bastate ad Apple per convincere
analisti e investitori sul fatto che l’iPhone 5 sarà un successo…

 

Si puntava molto sull’iPhone 5 per invertire la tendenza. Invece, capita che l’hardware è così così. Il sistema operativo non convince e non piace. Apple ha commesso una serie di errori strategici e a poco servono le scuse scritte dal CEO Tim Cook. Il successo dell’iPhone 5, nel lungo periodo, potrà essere verificato solo dopo il periodo natalizio, quando il clamore pubblicitario sarà passato e il dispositivo Apple dovrà vedersela con una miriade di device capaci di competere quanto meno ad armi pari.

La forza di Apple era nel fatto che gli utenti potessero stare tranquilli in una gabbia dorata, come Richard Stallman ama definire la società di Cupertino , gabbia che Apple ha sempre fatto pagare a caro prezzo a suoi clienti, con l’aggravante di imporre continuamente limitazioni e restrizioni. Ma se il giocattolo si inceppa, c’è da giurare che anche gli utenti Apple prima o poi si ribellano.

 

RIM BlackBerry 10

RIM detiene ancora un’importante quota di mercato capace di generare profitti di tutto rispetto,
in particolare nel settore delle aziende. Con BlackBerry 10, l’azienda potrebbe tornare alla grande.

 

Fino a qualche mese fa, si parlava di due ecosistemi principali, Apple e Android, le cui posizioni dominanti non erano in discussione. L’OS di Google deve però risolvere parecchi problemi relativi alle licenze e ai brevetti. L’ecosistema Apple ha iniziato ad incrinarsi. La lesione è piccola, ma non sappiamo se la società saprà fermarne l’espansione.

Qualche giorno fa, RIM ha presentato il suo OS BlackBerry 10 e, sorpresa delle sorprese, gli analisti hanno scoperto che la casa canadese ha un suo mercato che genera introiti. Windows Phone 8 ha un enorme potenziale di crescita, anche se non rapido. Siamo sempre convinti che si tratta di un singolo tra Apple e Google o forse, come la logica suggerisce, dobbiamo invece iniziare a pensare ad un mini torneo a quattro?

Navigazione anonima: Do Not Track, dopo il danno la beffa!

Tecnologie Web, Web e Business     Autore: Thomas Zaffino 2 Commenti »

Do Not Track (DNT) è un progetto che mira ad un risultato molto ambito per gli utilizzatori del Web: permettere di navigare senza essere tracciati. Quella del tracciamento dei dati è un problema che nasce con la Rete. Tutti gli operatori coinvolti, partendo dal fornitore della connessione e finendo al servizio di e-mail più o meno gratuito, hanno sempre cercato di utilizzare il più possibile dei dati provenienti dai propri clienti.

Lo scopo, neanche tanto celato, è quello di «profilare» gli utenti, ovvero di costruire dei profili nei quali raggruppare il maggior numero possibile di persone, costruendo in tal modo una «massa» specifica molto appetibile dal punto di vista della pubblicità. Se riesco a raggruppare, ad esempio, 20 mila persone in un determinato profilo che interessa un certo produttore, ecco che riuscirò a vendergli la possibilità di contattare in qualche modo queste persone.

Mettiamoci l’anima in pace. Tutti profilano! Partendo da gestori delle reti fisse e mobili, passando per i siti e per numerose applicazioni, ogni nostra singola azione è sapientemente registrata ed utilizza per scopi commerciali e chissà quali altri. I siti, ad esempio, hanno evoluto la propria capacità di tracciare gli utenti con i cosiddetti supercookie, ovvero oggetti Flash capaci di tracciare l’utente anche dopo che si è disconnesso dal Pc, arte in cui Facebook eccelle, forte dei suoi numerosi social widget (pulsanti like, condividi, accedi ecc.) disseminati su centinaia di migliaia di siti, è capace di seguire i suoi utenti anche dopo un mese dalla disconnessione.

 

DNT su Firefox
Firefox, sin dalla versione 5.0,  ha deciso di prevedere la possibilità,
per gli utenti, di abilitare la modalità di navigazione anonima DNT.

 

Non dobbiamo preoccuparci, però. Il tracciamento non è prerogativa di Mark Zuckerberg. Lo fanno anche Google, Yahoo!, Microsoft, Apple ecc. ecc. Esistono metodi di difesa, come alcuni plugin per i browser, come BetterPrivacy o Advanced Cookie Manager per Firefox (gli altri browser hanno caratteristiche simili), grazie ai quali è possibili ripulire il nostro Pc da questi mostri traccianti, impedendo ai gestori di raggiungere lo scopo prefisso.

La brutta notizia è che, se vogliamo preservare la nostra privacy, dobbiamo continuare ad adoperare questi strumenti. Ciò che non è noto alla maggior parte degli utenti, infatti, è che DNT richiede l’adesione volontaria dei gestori dei servizi web. In poche parole, non basta utilizzare un browser che implementi questa modalità di navigazione, cosa che ormai fanno tutti, a partire da Firefox, Chrome, Safari ecc., alcuni addirittura in maniera nativa, come Internet Explorer 10 su Windows 8. C’è bisogno infatti che chi sta dall’altra parte della rete faccia la sua parte, come Twitter, ad esempio, che ha scelto di disattivare alcuni componenti per il tracciamento della navigazione, scelta dettata anche dall’esigenza di proteggere l’incolumità di quegli utenti che possono postare commenti molto scomodi.

Nelle policy di Twiter, si può leggere infatti: «Se navighi con l’opzione DNT attivata,  Twitter cessa di raccogliere le informazioni che ci permettono di personalizzare il servizio in base alle tue recenti visite a siti che hanno integrato i nostri pulsanti o widget. In particolare, viene rimosso il cookie unico che collega il tuo browser con il nostro ecosistema. Twitter, inoltre, non fornisce più consigli su misura per te… ».

 

DNT su Chrome
Anche Chrome permette di attivare la modalità di navigazione anonima.

 

Il funzionamento di DNT è molto semplice. Il browser imposta il valore di uno user-agent (tipo DNT = 1). Con questo, l’utente esprime il desiderio che i suoi movimenti online non vengano tracciati. Purtroppo, come dicevano, ciò che l’utente ignora è che si tratta solo e soltanto di un desiderio. Perché si verifichi un risultato concreto, per l’utente, occorre la cooperazione e la buona fede di chi opera dall’altra parte.

Peccato però che la maggior parte di chi opera sul web abbia un’idea molto differente rispetto a quella utopistica di DNT, tanto che sono stati numerosi i soggetti pubblicitari che hanno manifestato aspramente contro la decisione di Microsoft di munire il suo IE 10 dell’opzione DNT attivata in maniera nativa.

Utilizzando pertanto un browser che supporti e abiliti il DNT, ciò che facciamo è semplicemente inoltrare, agli inserzionisti dei siti web, una cortese richiesta di non raccogliere e memorizzare le nostre informazioni senza il nostro consenso esplicito. Secondo Sarah Downey, avvocato che si occupa di privacy online per conto di Abine , non è ciò che sta succedendo. Due grandi associazioni, l’Interactive Advertising Bureau e il Digital Advertising Alliance, rappresentano il 90% degli inserzionisti. Downey dice che questi grandi gruppi hanno messo a punto la propria interpretazione su DNT. Quando i server controllati da queste grandi imprese incontrano un «DNT = 1», dice sempre Downey, «le due società cesseranno gli annunci mirati, ma continueranno ancora a raccogliere, immagazzinare e fare soldi sui dati».

 

DNT+ per Firefox

DNT+ è un’estensione di Firefox che permette di disattivare,
in maniera attiva, il tracciamento dei dati da parte dei siti visitati.

 

Un’interpretazione perversa che discosta senza ombra di dubbio da ciò che un normale utente si aspetterebbe. La realtà è che ci sono poche realtà come Twitter che rispettano la volontà dei propri utenti. Tra l’altro, la cosa è aggravata dal fatto che questa opzione è considerata dalla normativa sulla privacy come un «Opt Out». In pratica, è l’utente che deve dichiararsi non interessato ad essere tracciato, quando la logica vorrebbe l’esatto contrario, ovvero esprimere il consenso all’utilizzo dei propri dati.

A ciò aggiungiamo che le pratiche di tracciamento hanno subito un’accelerazione impressionante, permettendo sempre in misura maggiore di correlare l’attività online con quella offline (ovvero con la vita reale).

Alla recente conferenza TechCrunch Disrupt, Robert Scoble ha riferito in merito a nuove applicazioni che utilizzano dispositivi mobili per raccogliere dati: «Il CEO di Glympse, Bryan Trussel, mi ha detto che la sua squadra sta sviluppando un’applicazione di mappatura contestualizzata su Android per poi spostarla anche su iPhone». Android permette infatti agli sviluppatori di accedere al dialer in modo che le applicazioni possano controllare chi ci chiama e chi chiamiamo. L’OS di Google permette anche di monitorare le connessioni Wi-Fi e Bluetooth in modo che le applicazioni possano creare sistemi migliori per tenere traccia di dove siamo, chi abbiamo nelle vicinanze e se ci troviamo nei pressi di oggetti come la nostra auto.

 

BetterPrivacy per Firefox

BetterPrivacy, estensione sempre per FireFox, provvede alla cancellazione
dei cosiddetti supercookie, ovvero dei potentissimi oggetti traccianti realizzati con Flash.

 

Un numero sempre maggiore di compagnie si offre di acquistare questi dati raccolti, fenomeno che negli USA sta cominciando a verificarsi persino nella politica, lasciando presagire un futuro oscuro e alquanto distopico. Due aziende pubblicitarie offrono file di elettori per annunci mirati su gruppi di Facebook. Intermarkets e CampaignGrid consentono agli inserzionisti di indirizzare gli annunci sulla base di dati pubblicamente disponibili e che riguardano gli elettori.

Anche se attiviamo DNT, tali informazioni saranno comunque raccolte, conservate e utilizzate per creare un profilo più o meno accurato su di noi, profilo che può essere usato da agenzie di credito, grandi aziende e compagnie di assicurazione per prendere decisioni che ci concernono e che possono letteralmente influenzare la nostra vita.

Come se ciò non bastasse, la versione più recente del web server open source Apache ignora completamente l’opzione DNT se si utilizza Internet Explorer 10, come ha dichiarato Stephen Shankland di CNETRoy Fielding, autore dello standard DNT, ha scritto un patch per Apache che imposta il server Web per disabilitare DNT se il browser utilizzato è Internet Explorer 10. Il patch è stato denominato da  Fielding: “Apache non tollera l’abuso intenzionale di standard aperti”». A seguito dell’aggiornamento, i server Web Apache che utilizzano il software ignorano le impostazioni di DNT per gli utenti che usano IE10.

 

Advanced Cookie Manager per Firefox

Advanced Coookie Manager è anch’esso uno strumento per Firefox
che permette di gestire i vari cookie traccianti presenti sul Pc.

 

Installando Windows 8 e scegliendo l’opzione di installazione personalizzata, è possibile scegliere di abilitare l’opzione DNT all’interno di Internet Explorer, in modo che sia l’utente ad esprimere consapevolmente la propria scelta, come prevede lo standard, senza subire, in un certo senso, la scelta predeterminata di Microsoft, cosa che viene contesta nel mondo Open Source. Nella sostanza, anche esprimendo tale scelta, l’opzione sarà ignorata da circa la metà dei web server sparsi sul globo.

Concludendo, «Do Not Track» non è sinonimo di privacy, nonostante abbiamo manifestato apertamente il nostro dissenso. Si tratta anzi di uno scherzo crudele, poiché le aziende continueranno a raccogliere e archiviare informazioni su di noi ignorando il nostro intento. Forse sarebbe stato meglio lasciare le cose come stavano, certamente gli utenti sarebbero stati più consapevoli.

Nel frattempo, se abbiamo a cuore la privacy, meglio continuare ad utilizzare tutti quegli strumenti che eliminano attivamente la raccolta di informazioni di qualsiasi genere…

Ecco perché Windows Phone 8 ce la farà!

Gadget e Hi-Tech, Mobile     Autore: Thomas Zaffino 17 Commenti »

Dopo la presentazione dei suoi nuovi modelli, HTC ha cercato di rivendicare la paternità dello smartphone «firmato» Windows Phone 8 contendendo questo titolo alla rivale Nokia, azienda che più delle altre ha collaborato con Microsoft (almeno da quanto sappiamo) per lo sviluppo dell’OS mobile e dei dispostivi basati su di esso. Questo in virtù di uno speciale accordo con cui la società finlandese ha ottenuto cospicui finanziamenti in cambio dell’adozione esclusiva, per i nuovi terminali, del sistema operativo Microsoft.

In un interessante articolo, Larry Dignan sostiene che le due aziende, invece che disperder le loro energie in questo inutile battibecco, avrebbero fatto meglio a spendere il proprio tempo a comprendere come sopravvivere contro i dispositivi Android e quelli di Apple.

 

HTC 8 X

HTC ha recentemente presentato i suoi modelli Windows Phone 8. Si tratta
dell’8X (nell’immagine) e del 8S, quest’ultimo con qualche caratteristica in meno,
con i quali l’azienda rivendica la paternità degli smartphone «firmati» Microsoft.

 

Nell’articolo, Larry Dignan si serve dell’analista di Morgan Stanley, Jasmine Hu, per avvalorare la sua tesi: «Pensiamo che il campo di battaglia smartphone si sia spostato dalla tecnologia alle dimensioni di scala, al marketing e al branding, fattori che potrebbero influenzare il comportamento dei consumatori nella scelta del proprio telefono sulla base della propria esperienza. Data la mancanza di aggiornabilità e le limitate differenziazioni, rispetto ad Android e iOS, se Windows Phone 8 possa riacquistare consenso tra i consumatori è tutto da vedere… L’intensificarsi della concorrenza, coll’iPhone 5 e con dispositivi come il Samsung Galaxy S3 e Note II possono gettare un’ombra sulle prospettive di crescita dei nuovi smartphone HTC nei prossimi trimestri».

Sempre secondo Larry Dignan, il ragionamento è applicabile anche a Nokia. In realtà, è Samsung il probabile partner più importante per le ambizioni mobile di Microsoft. HTC non ha né dimensioni di scala, né marketing né branding. Nokia li ha persi nel tempo e difficilmente potrà riacquistarli.

 

Nokia Lumia 920

I Lumia 920 e 820 di Nokia, forte dello speciale con la casa di Redmond,
si candidano prepotentemente come i dispositivi che meglio rappresentano
l’idea che ha Microsoft degli smartphone.

 

L’articolo riporta anche il commento di Daniel Chang, analista di Macquarie: «A causa di uno stretto controllo di Microsoft sul sistema e sulle specifiche,  i produttori di smartphone WP8 possono soltanto cercare di differenziare i propri prodotti nelle specifiche hardware e sul design. Purtroppo, dopo un paio di anni di boom, tutti i produttori di smartphone sono ora in grado di adottare componenti di alta qualità per i loro dispositivi. HTC cerca di differenziarsi utilizzando design esterno, come ad esempio l’audio (Beats) o case esterni. Crediamo che la competizione Windows Phone 8 si baserà solo sul branding, il costo, il canale e il supporto del MSFT. Tutto sommato, pensiamo che Nokia abbia un vantaggio rispetto ad HTC, almeno negli Stati Uniti, ma non pensiamo che Windows Phone 8 possa essere un game-changer per HTC o Nokia

Ma le cose stanno realmente così? Veramente Windows Phone 8 non ha nessuna possibilità rispetto ad Android e iOS? C’è chi non la pensa in questo modo. Cominciamo ad analizzare l’universo complesso di Android. Come abbiamo avuto modo di scrivere su questo blog, l’OS di Google soffre dell’annoso problema dell’eccessiva frammentazione. Basti pensare al fatto che, nonostante la versione 4.1 Jelly Bean sia stata rilasciata già da parecchi mesi, molti dispositivi non hanno ancora ricevuto l’aggiornamento alla versione 4.0 Ice Cream Sandwich, tanto che la versione più diffusa dell’OS è ancora la 2.3 Gingerbread.

 

Samsung ATIV S

Tra i due litiganti (Nokia e HTC), è proprio il terzo incomodo Samsung
ad avere le maggiori potenzialità per diventare il partner ideale di Microsoft,
per dimensioni, marketing e branding che né Nokia né HTC posseggono.

 

Tutto ciò ha provocato l’ira di centinaia di migliaia di possessori di telefonini Android recenti, dispositivi che sono stati pagati diverse centinaia di euro e che ancora non hanno visto ricevere nessun aggiornamento, nonostante le promesse dei produttori, per non parlare dei diversi bug di cui erano afflitte le prime versioni, come testimonia l’articolo di Jason Perlow, anch’egli doppiamente vittima di questo problema, prima con un Razr Droid di Motorola, che ancora non ha ricevuto l’aggiornamento ad Android 4.0 ICS, e poi con Samsung Galaxy Nexus, ovvero il googlefonino, che attende ancora il promesso aggiornamento ad Android 4.1 Jelly Bean.

Se a questo aggiungiamo il fatto delle continue battaglie legali cui l’OS di Google è implicato, si può capire che il futuro di questo eco sistema è tutt’altro che roseo. Numerose sono le ombre all’orizzonte.

Per gli utenti avanzati, la possibilità di avere un spazio di manovra per le proprie sperimentazioni, Android è senz’altro un grande opportunità, ma se parliamo di grandi numeri, dobbiamo confrontarci con un oceano di utenti che comprano un dispositivo per eseguire chiamate, controllare la posta elettronica, navigare, chattare, passare un po’ di tempo su Facebook o Twitter e visionare qualche video. È difficile ipotizzare che questi utenti siano interessati a proseguire la propria esperienza su questa piattaforma, tanto che recenti sondaggi rilevavano che una grossa percentuale di utenti era propensa a comprare il nuovo iPhone.

 

Mappe iOS 6

Con l’iPhone 5 e iOS6, Apple ha fatto una serie di scelte molto discutibili
che hanno molto indispettito i suoi utenti, dalle mappe al connettore Lightening,
al mancato supporto di alcune tecnologie come NFC e la ricarica wireless.

 

Sul lato iPhone, invece, come abbiamo visto recentemente, le scelte della società di Cupertino devono andare bene ai propri utenti, anche quando sono molto discutibili. È il prezzo della cosiddetta creatività distruttiva, come fa notare David Morgenstern in un suo contributo. Poco importa allora se Apple decide di recidere le mappe di Google dal nuovo iPhone, presentando una soluzione troppo prematura per costituire una vera alternativa al servizio di Mountain View. Le mappe sono un business che Apple non vuole cedere alla sua rivale Google.

Non bastassero le mappe, come descritto nell’articolo, Apple ha scelto di non implementare la tecnologia NFC per i micro pagamenti e adottato il connettore Lightening che, in un solo colpo, rende obsoleti i vecchi iPhone e rende i nuovi incompatibili con tutti gli accessori attualmente esistenti, come le piattaforme di ricarica presenti nella maggior parte degli alberghi. Aggiungiamo anche che la casa di Cupertino si è rifiutata di adottare lo standard di ricarica wireless, con conseguenti svantaggi per i propri utenti.

Il complesso universo Apple è così, prendere o lasciare. Per cui, chi vuole può acquistare un iPhone 5 tra sei possibilità, due colori e tre pezzature. È il prezzo della certezza, quella di avere una soluzione unica per tutte le app e per l’OS stesso, ottimizzato per un dispositivo unico. L’iPhone si può solo «amare» o «odiare», dicotomia tipica del mondo digitale (1 0).  Non c’è dubbio però che le scelte di Apple, alla lunga, stancheranno una parte degli utenti.

 

Eccessiva frammentazione di Android

Da sempre l’eccesiva frammentazione delle versioni di Android costituisce
il maggiore problema dell’ecosistema Google. A questo si devono aggiungere
le numerosi cause legali che coinvolgono il sistema operativo di Mountain View.

 

Tornando invece al discorso Windows Phone 8, invece, esaminiamo quali sono i potenziali di crescita della piattaforma di Microsoft. A mio parere, WP8 prende un po’ il meglio di entrambi i suoi avversari. Di Android, ad esempio, acquista la possibilità, grazie a diversi OEM, di proporre un ampio «palco dispositivi» in grado di differenziare notevolmente l’offerta di terminali. Samsung, Nokia e HTC hanno già presentato i propri modelli. Si aspettano ancora le soluzioni di  Huawei, Acer e ZTE.

Ciò significa che avremo dei terminali WP8 con caratteristiche e design differenti, in grado di soddisfare le diverse esigenze degli utenti, anche in base al portafoglio, pure potendo contare su di un’interfaccia unica che lascia poco spazio alla personalizzazione, eccetto per qualche app, un po’ come avviene già sui Pc.

Di Apple, invece, Microsoft prende la rigidità di imporre limitazioni software e su caratteristiche hardware minime. Se da una parte ciò costituisce una limite rispetto ad Android, dall’altra garantisce che non vi sia alcuna frammentazione di dispositivi. Gli sviluppatori possono concentrarsi sullo sviluppo di app che vanno bene per qualsiasi terminale. Stop.

 

Office su WP8
Microsoft ha molte carte da giocare, sul fronte mobile, soprattutto
per quanto riguarda l’universo business. Non è da trascurare nemmeno
la possibilità di poter contare su un’ampia gamma di modelli con caratteristiche
e prezzi differenti, tutti però uniti dalla stessa piattaforma software.

 

Aggiungiamo infine che Microsoft è in grado di offrire, sulla propria piattaforma mobile, potenzialità business che Apple non è ancora in grado di offrire, e non parliamo solo delle suite Office. La capacità di Windows Phone 8 di integrarsi completamente con il framework RTM di Windows 8 è u plus da non trascurare in ambiente business.

Per tutte queste cose, differentemente dagli analisti e da qualche commentatore, riteniamo che l’ecosistema Windows Phone 8 ha tutte le carte in regola per far parte della partita, costituendo abbastanza presto il terzo polo del mercato complessivo mobile.

Microsoft Surface: comunque vada, sarà un successo!

Gadget e Hi-Tech, Mobile     Autore: Thomas Zaffino Nessun Commento »

Comunque vada sarà un successo, anche se le previsioni sono tutt’altro che rosee. Una recente analisi IDC rivede le proprie stime per l’ultimo trimestre 2012. Nel mese di Giugno, infatti, l’azienda aveva previsto che le vendite complessive di tablet, per l’intero anno, si sarebbero attestate a quota 107,4 milioni di unità. Ora, invece, la società di analisi ha riveduto il dato in 117,1 milioni di unità, con un aumento di ben 10 milioni di pezzi.

Quello dei tablet è un mercato trasversale alla crisi che fa gola a tutti i competitor. In questa partita cerca di entrare anche Microsoft, con la versione RT del suo Surface, cioè quella che funzionerà con chip ARM, e quindi senza compatibilità con la legacy dei software windows based.

Secondo i dati IDC, però, i maggiori beneficiari di questo surplus di domanda, prevista per l’ultimo trimestre 2012, saranno come al solito i tablet Apple e quelli Android. Oltre all’iPad, l’azienda di Cupertino potrebbe presentare una versione da 7 pollici, un iPad mini, che possa meglio contrastare le vendite di tablet Nexus 7 di Google e di Kindle Fire di Amazon.

 

Analisi IDC Giugno 2012

IDC ha rivisto le stime di Giugno per il 2012, sulla vendita complessiva di tablet,
da 107,4 a 117,1 milioni di unità, con un aumento di ben 10 milioni di pezzi.

 

A Microsoft, sempre secondo IDC, toccherà una fetta piccola della torta, con una percentuale ad una cifra, questo almeno per il 2012. Meglio andrà nel 2013. IDC ha rivisto in positivo le sue previsioni per il prossimo anno da 143 milioni a quasi 166 milioni di unità vendute. La casa di Redmond potrebbe vedere salire la sua percentuale con una tendenza che la porterebbe, nel 2016, a raggiungere una quota dell’11% del mercato complessivo di tablet. Commentando i dati IDC, Paul Kunert scrive che «Tim Cook può dormire sonni tranquilli».

Ad ogni modo, tornando al 2012, IDC ritiene che a contrastare il successo di Surface siano sostanzialmente il fattore prezzo e l’enorme confusione degli utenti che non hanno ben capito cosa andranno a comprare. Lo stesso discorso vale anche per i numerosi OEM partner di Microsoft. Complessivamente, le vendite di dispositivi Windows (7, 8 ed RT) rappresenteranno il 4% del mercato complessivo.

 

Microsoft Surface

Surface ha tutte le carte in regola per giustificare il maggiore prezzo rispetto all’iPad,
partendo dal semplice fatto che si tratta in realtà di un Pc e non di un semplice tablet.

 

Dopo l’annuncio del CEO Steve Ballmer di Microsoft riguardo i prezzi dei tablet Surface, che oscilleranno tra 300 e 800 dollari secondo le versioni e le caratteristiche, in molti hanno storto il naso dicendo che si tratta di prezzi superiori a quelli dell’iPad e che pertanto, per Microsoft sarà impossibile competere con il dispositivo Apple, anche perché Microsoft dovrebbe dimostrare una qualità costruttiva superiore ad Apple per giustificare un prezzo maggiore rispetto all’iPad.

C’è però un piccolo particolare, molto trascurato negli interventi sul Web e a cui i dirigenti della casa di Redmond tengono molto. A differenza di Apple e dell’universo Android, Microsoft ha sempre considerato i tablet come normali Pc, una visione che l’azienda creata da Bill Gates porta avanti già da oltre 10 anni, quando l’ex CEO di Microsoft presentò al mondo i primi dispositivi tablet, con largo anticipo su Apple. Non è un fattore di poco conto.

 

Bill Gates presenta il primo tablet PC

È stato Bill Gates in persona, nell’ormai lontano 2002, ha presentare al mondo intero
il primo vero dispositivo tablet Pc dotato di stilo, con largo anticipo rispetto all’iPad di Apple.

 

Intervistato da The Seattle Times, Ballmer ha chiarito che l’azienda non ha interesse a competere sul prezzo dei dispositivi. Ci sono già gli OEM che possono accontentare la domanda di tablet più economici. Ad  un mese di distanza dal lancio di Surface RT, però, nessuno ha avuto la possibilità di testare una versione del tablet destinata al mercato.

Non ci sono quindi notizie certe sulla qualità costruttiva, sulla bontà del touch pad, della tastiere e di tutti gli altri componenti che sono stati magistralmente presentati a Giugno. Nemmeno la versione RT del nuovo sistema operativo è stata veramente testata su uno di questi dispositivi. Ci troviamo per certi versi davanti ad un’incognita.

 

 

Proposta tablet di Asus

I dispositivi Asus non dimostrano nessuna qualità apparente che possa giustificarne i maggiori
prezzi, a parità di versione, rispetto ai modelli Surface previsti da Microsoft.

 

Guardando però ad altri produttori, i quali sembrano anche loro non interessati a competere sul prezzo, la prima cosa che viene in mente è che presentano modelli con prezzi premium che non hanno però nessuna caratteristica che possa giustificarli, come ad esempio la proposta di Asus che possiamo vedere nell’immagine di sopra.

La soluzione ibrida basata su RT ha un prezzo di 599 dollari ai quali si deve aggiungerne altri 199 per l’acquisto della tastiera/dock, con un prezzo che raggiunge quello del Surface Pro. Per portare a casa la soluzione Pro di Asus, vi vogliono invece 799 dollari più i 199 della tastiera. La proposta Pro di Acer, come si vede dall’immagine sottostante, parte da 999 dollari.

 

Proposta tablet di Acer

La proposta Pro di Acer parte da 999 dollari contro gli 800 del Surface. Anche in questo
caso, il maggiore prezzo rispetto al tablet Microsoft sembra non trovare alcuna giustificazione.

 

In sostanza, possiamo senz’altro ritenere che Microsoft ha molte probabilità di imporsi, nel segmento Windows 8, con i suoi dispositivi, i quali andranno certamente a scontrarsi con gli OEM, in particolare dal 2013, quando Microsoft lancerà la versione Pro dei Tablet.

In quanto all’iPad, Microsoft ha molto da dire in questa sfida, dati IDC a parte. Se i tablet Windows inizieranno a diffondersi, c’è molta probabilità che le aziende inizino ad adottarli come soluzione per i propri dipendenti. Puntare sui tablet Windows 8, infatti, è una decisione che arreca tre vantaggi, dei quali due immediati.

In primis, si acquista un tablet che è allo stesso tempo un portatile con prestazioni di tutto rispetto, se pensiamo ai modelli dotati di processore Intel Core i5 Ivy Bridge. In secondo luogo, si ha tra le mani un dispositivo capace di integrarsi completamente con un’eventuale PC aziendale, in modo che tutto ciò che si fa in ufficio (software proprietari compresi) possa essere replicato, modificato e integrato in mobilità.

Nokia Lumia 820 e 920

I nuovi dispositivi Windows Phone 8 saranno compatibili con le app
sviluppate per il framework RTM (Pc, notebook, tablet) di Windows 8.

 

Infine, acquistando uno smartphone Windows Phone 8, si completa l’ecosistema Microsoft, avendo la possibilità di condividere tutto ciò che gira sul framework RTM, ovvero dati e app di Windows 8 RT, capaci di girare su tutti i dispositivi Windows 8, sia che siano dotati della versione RT che della versione Pro. Vi sembra forse poco?

iPhone 5: se l’innovazione è tutta dietro una fila di icone…

Gadget e Hi-Tech, Mobile     Autore: Thomas Zaffino 36 Commenti »

Il Re è morto, viva il Re!

Prima o poi viene il momento in cui si deve lasciare il trono, per un motivo o per un altro. Per il melafonino, questo momento è arrivato ieri sera, proprio quando è stato rivelato al mondo. C’era tanta attesa per questo evento. In molti hanno creduto che il miracolo si ripetesse, che Apple riuscisse di nuovo a stupire, soprattutto in considerazione del fatto che lo scorso anno c’era stata un po’ di delusione, quando Tim Cook, che non è esattamente Steve Jobs a cui si poteva perdonare di tutto e di più, ha presentato quello che tecnicamente si chiama un «upgrade», ovvero un semplice miglioramento di caratteristiche dell’iPhone 4S rispetto all’iPhone 4.

Sorpresa! Con l’iPhone 4S sono arrivati aggiornamenti risibili, a parte un’interfaccia parlante che non si sa bene quanto sia veramente utile, forse solo quando si è alla guida di un’auto. Niente schermo più grande, un piccolo upgrade prestazionale, l’aggiornamento di iOS, qualche ritocchino qua e là… niente supporto per le reti LTE, niente supporto NFC. Niente che meritasse di iniziare per «5», così come i fan di Apple si aspettavano.

 

Apple iPhone 4S

Apple aveva già deluso i propri utenti, lo scorso anno, quando presentò l’iPhone 4S,
niente di più di un semplice aggiornamento rispetto al modello precedente.

 

Allora uno si dice: «Ma Apple non è Microsoft e non farà due volte lo stesso errore.» Sbagliato, perché come abbiamo già avuto modo di scrivere in occasione della presentazione di Surface, sembra che Microsoft ed Apple si siano invertite i ruoli, con la prima a dettare i tempi dell’innovazione, ruolo che per almeno un decennio è toccato alla mela.

Dicevamo che Apple ha scelto proprio il lancio dell’iPhone 5 per sancirne la fine. Eppure, cosa ci si poteva aspettare? Le caratteristiche erano più o meno state rivelate già mesi prima. Nel giorno della presentazione del nuovo Re, si scopre che lo sfidante che non aveva nessuna possibilità, ovvero il Lumia 920 di Nokia, è diventato il Re!

Sì, perché ancora una volta le caratteristiche presentate da Apple come «la cosa più innovativa che sia mai stata introdotta in uno smartphone» (certamente non si può criticare Cupertino per la capacità di vendersi), sono surclassate dal dispositivo Nokia basato su Windows Phone 8, spostando la vera sfida sul lato dell’interfaccia e dell’OS. Apple, infatti, potrà contare solo sulla mancanza di familiarità degli utenti con Windows Phone, dato che a livello di caratteristiche non può certamente rivaleggiare col terminale finlandese.

 

Microsoft Surface
Con la presentazione del tablet Surface, Microsoft ha assunto il ruolo di «innovatore»
che Apple ha avuto per un decennio e che sembra ormai aver perso.

 

Sul piano del display, l’iPhone 5 non arreca novità importanti, nonostante il display Retina, non fosse altro per il fatto che lo schermo del Lumia ha maggiori risoluzione (1280×768 contro 1136x640px), definizione (332 contro 326 ppi) e anche maggiore luminanza (600 contro 500 nits). Il tanto acclamato processore A6 è, a detta di Apple, due volte più veloce rispetto all’A5 presente nell’iPhone 4S. Poco importa. Il Lumia 900 aveva prestazioni del tutto allineate a quelle del precedente iPhone. Il Lumia 920 può contare sulla nuova generazione dual-core del Qualcomm SnapDragon S4, con clock a 1,5 Ghz, teoricamente due volte più veloce rispetto al precedente Lumia.

Se consideriamo la fotocamera, anche in questo caso quella da 8 Megapixel dell’iPhone, nonostante i passi avanti rispetto al modello precedente, non riesce a competere con la fotocamera da 8,7 Megapixel dotata di tecnologia PureView del Lumia 920. Potremmo continuare su ciascuna caratteristica e dimostrare, senza particolari problemi, che l’iPhone 5 non arreca niente di veramente innovativo rispetto al Lumia 920.

Paradossalmente, proprio in virtù del particolare design adottato da Nokia e del nuovo sistema operativo Microsoft, è proprio il Lumia 920 a rappresentare l’innovazione, mentre quella fotografia triste del solito mattoncino dai bordi rigorosamente arrotondati col diametro brevettato, quella solita immagine logora delle icone statiche alla quale il nuovo iPhone 5 aggiunge soltanto una quinta fila, rappresenta ormai il vecchio che passa, il trono che inizia il suo declino inarrestabile.

 

Apple iPhone 5

Quest’immagine triste e logora comunica una sola cosa: «è tutto qui l’iPhone 5?»,
l’innovazione consiste solo nell’avere aggiunto una quinta fila di icone statiche?

 

Certo il Re lotterà con tutte le armi a disposizione per non abdicare, forte dell’enorme base di utenti che posseggono un iPhone e che si trovano bene, utenti che non vogliono avere problemi e opteranno sicuramente per rinnovare la propria storia di amore con Apple, comprando un nuovo iPhone per la gioia di Tim.

Ciò su cui dobbiamo concentrarci però è la parte di popolazione che crea i trend, quelle persone che vogliono stare sempre un passo in avanti rispetto alle altre, che sono capaci di farsi imitare nelle scelte e di dettare le mode. Tutte persone che, per non tradire il proprio ego, non possono rinnovare la loro relazione con l’amante Apple, rea di averle tradite un’altra volta con il più conformista e ruffiano dei terminali, l’iPhone 5, che farebbe venire il voltastomaco persino a Samsung, la quale già da tempo ha deciso di non copiare più la casa di Cupertino, non per paura delle conseguenze legali ma per il semplice motivo che non c’è più niente da copiare.

Questo è talmente vero che con il Galaxy S III, che sta riscuotendo un enorme successo, la casa sud coreana ha preso le distanze dall’iPhone, con un design decisamente diverso e, per certi versi, rischioso.

 

Nokia Lumia 920
Nokia ha assunto notevoli rischi con le proprie scelte. Con il Lumia 920 ha presentato
un terminale che molti ritengono essere veramente innovativo. Coloro che sanno
prendere rischi e che si dimostrano capaci in ciò che fanno meritano il successo.

 

Spesso, però, il rischio premia. Samsung l’ha scoperto con il Galaxy S III. Nokia sta per scoprirlo, poiché ha realizzato, insieme a Microsoft, un dispositivo veramente bello, funzionale ed innovativo. È facile prevedere che il Lumia 920 (e gli altri modelli) riscuoteranno molto successo, quel successo che meritano gli innovatori che rischiano molto, proprio come l’azienda finlandese ha fatto negli ultimi due anni.

Successo che Apple non merita, poiché da specialista in innovazione, l’azienda si è trasformata in casa del conformismo più bieco, ovvero quello che mira solo a monetizzare. In termini calcistici, potremmo dire che Apple ha fatto il catenaccio. Ha fatto quelle correzioni necessarie dettate più dal mercato (e dalla concorrenza) che dalle proprie scelte. Ha presentato un’immagine logora e stanca. L’iPhone non è più sinonimo di innovazione e deve cedere il posto ad altri concorrenti, Lumia 920 di Nokia in prima fila.

Il Re è morto, viva il Re!

Tema & Icone by N.Design Studio – modificato da Terry Labunda
Entries RSS Comments RSS Collegati