Photosharing: le migliori app alternative a Instagram

Fotografia, Mobile, Tecnologie Web, Web e Business     Autore: Thomas Zaffino 1 Commento »

La notizia dell’acquisizione di Instagram da parte di Facebook ha fatto il giro del mondo, creando non poche preoccupazioni negli utenti del social network di condivisione di foto, molti dei quali pensano già alla rimozione dei contenuti e alla cancellazione degli account, temendo per la poca attenzione dimostrata dal social network di Zuckerberg per la privacy dei propri utenti.

Sono molti a ritenere che Instagram possa servire a Facebook per metter piede in Cina, dove il servizio di condivisione di foto non è censurato, sia per il numero di utenti non elevato, sia perché non è stato contrassegnato come piattaforma per discussioni politiche o controverse.

 

Instagram

Instagram è stato acquisito da Facebook che promette di migliorarne le funzionalità,
mentre i programmatori provvederanno ad integrarlo nel social network.

 

In uno primo momento, Facebook pensa di arricchire Instagram, senza abbandonare il supporto e la collaborazione con gli altri partner, nonché la possibilità di avere follower e contatti diversi dagli amici di Facebook. Istagram, è stato fondato appena due anni fa attraendo velocemente il proprio pubblico, oltre 30 milioni di utenti.
Appena approntata un’app per Android, solo nel primo giorno si sono aggiunti un milione di utenti.

Gli utenti si chiedono ora se l’unione con il social network di Zuckerberg possa veramente arricchire il servizio. Il timore è che Instagram possa essere compromesso, come è avvenuto con Flickr, il quale una volta acquistato da Yahoo, è letteralmente sprofondato. Altre acquisizioni di Facebook, in passato, hanno determinato la morte dei servizi stessi. A preoccupare gli utenti di Instagram è anche la gestione della privacy da parte di Facebook, tanto che alcuni stanno pensando di rimuovere i propri contenuti e cancellarsi dal servizio.

 

Instagram

Instagram ha avuto un enorme successo soprattutto grazie alla app iOS.

 

Dato che il vero successo del servizio è stato dettato soprattutto dall’app mobile per Apple e ora per Android, con cui milioni di utenti hanno potuto interagire direttamente dal proprio smartphone, proponiamo cinque app alternative a Instagram, connesse ad altrettanti servizi che permettono di condividere le proprie foto con amici e parenti, in maniera del tutto analoga a quanto permesso dal servizio ora acquisito da Facebook.

1. Hipster
In maniera simile a Instagram, Hipster offre un numero elevato di grandi combinazioni di filtri e di cornici preimpostate che rendono facile la personalizzazione dei propri scatti. A differenza di Instagram, Hipster permette anche di aggiungere testo sopra l’immagine, rendendo le foto più simili a cartoline e offrendo la possibilità di condividerle via e-mail, attraverso i maggiori social network o attraverso la community Hipster.

Hipster

Disponibili app gratuite per Android e iOS.

 

2. Lightbox Photos
Lightbox
permette l’applicazione di numerosi filtri ed effetti, oltre alla possibilità di rendere ciascuna foto privata, visibile soltanto agli amici o a chiunque. Oltre a seguire le attività di altri utenti Lightbox, è possibile collegare i propri account Twitter e Facebook per condividere le foto con i propri amici, anche se non dispongono di account Lightbox. È anche possibile condividere le foto attraverso la galleria fotografica del servizio.

Lightbox

Disponibile app gratuite solo per Android.

 

3. Pixlr-O-Matic
Instagram mette a disposizione 18 filtri, alcuni strumenti di messa a fuoco e cornici che forniscono alle foto look retrò. Con Pixlr-O-Matic abbiamo a disposizione ben 68 filtri, 73 effetti di luce e 193 cornici. Una volta che la foto è stata personalizzata, possiamo condividerla sui vari social network  o caricarla sul servizio imm.io di Pixlr, che offre uno short link all’immagine.

Pixlr-O-Matic

Disponibili app gratuite per Android e iOS.

 

4. Vignette
Vignette offre numerosi effetti, cornici e anche opzioni di editing che possono essere combinati e salvati come scorciatoie nella schermata Home, in modo da averli immediatamente disponibili per gli scatti successivi, selezionando il collegamento. Vignette non offre però un proprio spazio di condivisione, per la quale dobbiamo ricorrere ai social network o a servizi alternativi.

Vignette

Disponibile app solo per Android Demo o Pro (2,89 euro).

 

5. Streamzoo
Streamzoo è probabilmente ciò che più si avvicina ad Instagram. L’applicazione dispone di ottimi filtri, cornici, effetti, opzioni per facilitare la condivisione e hashtag per aiutare ad organizzare le foto nella propria community. Inoltre, Streamzoo permette anche di caricare e condividere video.

Streamzoo

Disponibili app gratuite per Android e iOS.

 

HADOPI, ovvero come fare calare le entrate delle major

Gadget e Hi-Tech     Autore: Thomas Zaffino Nessun Commento »

I numeri presentati dall’Autorità francese per la lotta alle violazioni di copyright sembrano dimostrare l’efficacia del programma Hadopi. Il rapporto fa il punto della situazione a distanza di un anno e mezzo della legge fortemente voluta dal Presidente Nicolas Sarkozy.

Secondo quanto riporta lo studio, tra ottobre 2010 e dicembre 2011, sono stati aperti complessivamente 755.015 fascicoli che, nel 95% dei casi si riferiscono ai primi avvisi e vedono il procedimento fermarsi. Per i restanti, nel 92% dei casi, il procedimento si ferma al secondo colpo. Solo il 2% dei casi che arrivano a ricevere la terza lettera finiscono per veder concretizzate le accuse di pirateria.

L’autorità francese riferisce di essere stata contattata dal 71% degli utenti raggiunti dal terzo provvedimento, i quali esprimono la volontà di allinearsi alle disposizioni di legge. Quelli della seconda fase sono invece 25% e il 6% quelli contattati dalla prima lettera.

 

HADOPI

Nel 95% dei casi il procedimento Hadopi si ferma dopo il primo avviso.
Il 92% dei casi rimanenti si ferma al secondo colpo. Solo nel 2% dei rimanenti casi
le accuse di pirateria vengono concretizzate.

 

Tali numeri sembrano dimostrare l’efficacia del sistema come strumento dissuasivo, ma non possono certamente essere considerati per la valutazione nell’efficacia della battaglia contro la pirateria informatica. Tuttavia il rapporto parla di un calo del 17%, nel 2011, delle visite ai siti che propongono link verso applicazioni P2P e di una diminuzione del 43% dell’offerta illegale, in Francia, di opere protette da copyright. Si registra un conseguente aumento nella sottoscrizione di offerte legali di streaming, pari a quasi il 30%.

Le Figaro fa però notare che aggregando i numeri dei principali siti interessati dalle forme di fruizione illegale di contenuti, si nota una crescita di pubblico che si attesta intorno al 12%. Che secondo altri rapporti arriva anche al 29%.

Se da una parte l’utilizzo di strumenti P2P, in Francia, sembra essere calato, alcune statistiche non sono citate da HADOPI, ciò sembra essere avvenuto per una scelta degli utenti a favore dello streaming e del download diretto, spesso qualche mese prima dell’invio delle prime lettere dell’Autorità francese.

 

Dati HADOPI

Il rapporto Hapodi sembra dimostrare una migrazione dall’uso di strumenti P2P
verso lo streaming legalizzato, per via dell’adozione della legge anti-pirateria.
Altri studi tendono a dimostrare che la migrazione sia avvenuta per scelta degli utenti.

 

Se ciò non bastasse, come già evidenziato da uno studio commissionato dal parlamento svizzero e che ha portato alla quasi legalizzazione del P2P nel piccolo stato neutrale, se da una parte l’aumento di download illegale sembra non influire negativamente sui ricavi delle major, che anzi sembrano crescere di pari passo, la diminuzione del download illegale sembra danneggiare anche il mercato legale.

TorrentFreak ha sollevato una contraddizione interessante. Mentre l’industria dell’intrattenimento ha da tempo affermato che la pirateria digitale è la causa primaria della mancanza di ricavi, nonostante la diminuzione della pirateria, l’industria musicale francese ha registrato un calo del 3,9% dei ricavi rispetto all’anno precedente, mentre i ricavi del settore film sono scesi del 2,7% .

Le cifre dicono che le major dovrebbero concentrarsi su altri problemi per risolvere i loro mancati introiti.

Tema & Icone by N.Design Studio – modificato da Terry Labunda
Entries RSS Comments RSS Collegati