EcoBot, il robot che trasforma i rifiuti in energia!

Ecologia e Risparmio Energetico     Autore: Thomas Zaffino Aggiungi un commento

EcoBot III, ovvero la terza generazione del progetto sviluppato all’Università di Bristol, si alimenta con materiale organico, cioè il cosiddetto umido dei rifiuti che produciamo e che finisce in discarica, perché non riciclabile, trasformandolo in energia elettrica. L’obiettivo del progetto Ecobot è di arrivare nelle nostre case per sostituire il cassonetto della spazzatura.

Certo, questo è uno degli obiettivi ma non è certamente l’unico. Un altro che emerge immediatamente è la possibilità, per i robot di casa, di alimentarsi senza il problema di dover ricaricarne le batterie. Questi robot, in un certo senso, liberandoci dai rifiuti provvederanno ad attingere da questi l’energia necessaria per la loro autonomia.

Questo è quanto promette EcoBot III, la terza generazione di robot alimentati a celle a combustibile microbiche, che l’Università di Bristol sta sviluppando già dal 2002. La prima generazione, EcoBot, era un prototipo sperimentale che, invece di alimentarsi con delle normali batterie e dover sottostare ai consueti (nonché indispensabili) cicli di ricarica, faceva uso dello zucchero per generare autonomamente l’energia elettrica necessaria al suo funzionamento.

 

Ecobot III

Il prototipo Ecobot III, terza generazione del progetto avviato nel 2002
dall’Università di Bristol, all’opera durante il processo di digestione dei rifiuti.

 

La seconda generazione, riusciva a trarre energia da biomassa non raffinata, nutrendosi ad esempio con insetti morti, con frutta marcia e con gusci di crostacei. La terza generazione, più sofisticata rispetto ai prototipi predecessori, è meno schizzinosa nella scelta del cibo: «Ecobot III si nutre di carburanti biologici ed è quindi in grado di reperire ovunque il carburante necessario», spiega John Greenman, microbiologo del Bristol Robotics Laboratory, precisando che «Sul nostro pianeta, c’è materiale organico dappertutto: foglie e terreno delle foreste, rifiuti umani come urina e feci, rifiuti organici prodotti dall’uomo ecc.».

Ioannis Ieropoulos, l’esperto di robotica del laboratorio di ricerca, spiega che Ecobot III «è un robot capace di raccogliere il cibo e l’acqua dall’ambiente. Esegue compiti per cui è progettato e, al termine della giornata, digerisce i propri rifiuti.» Tale processo di digestione del materiale organico, da cui il robot trae l’energia elettrica per auto-alimentarsi, comporta comunque la produzione di scarti, che il robot depone in una “cassetta”.

È facile ipotizzare un futuro non lontanissimo in cui robot come questo penetrino nelle abitazioni, prendendo il posto del cassonetto della spazzatura, permettendo il riciclo di rifiuti organici ed escrementi umani, oltre alla produzione di energia elettrica.

 

Immagine anteprima YouTube
Il video mostra come avviene il processo di trasformazione dei rifiuti
in energia usabile per ricaricare le proprie batteria elettriche di alimentazione.

 

Questo tipo di automi, inoltre, «funzionano finché hanno cibo. Non vi è nulla di meccanico, in loro, che possa non funzionare. In sostanza, possono avere una vita di 20 o anche 30 anni. Finché crescono i microbi, loro continuano a funzionare» aggiunge Greenman.

Tornando all’attuale prototipo, però, c’è da evidenziare che, a parte il restare fermo in attesa che i microbi eseguano il processo digestivo, ricaricando le batterie che gli consentono di operare, EcoBot III non è in grado di fare nulla di più. La riduzione delle dimensioni e un potenziamento delle celle dovrebbe permettere, in futuro, di superare gli attuali limiti.

Ad ogni modo, il lavoro del team di ricerca è riuscito ad entusiasmare la Bill & Melinda Gates Foundation, dalla quale il progetto ha ricevuto finanziamenti con lo scopo di migliorare la tecnologia delle celle a combustibile microbiche e di trasformare l’urina umana in elettricità.

Si tratta infatti di capacità che possono essere molto utili per le missioni spaziali, ad esempio, dove il problema dei rifiuti prodotti dall’uomo è tutt’altro che trascurabile.

 

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