Physible: il futuro del file-sharing è nella stampa in 3D

Gadget e Hi-Tech     Autore: Thomas Zaffino 14 Commenti »

La notizia dell’apertura della nuova pagina Physibles da parte del sito The Pirate Bay, che dall’Italia non è più raggiungibile se non attraverso un servizio proxy, ha già fatto il giro del mondo, incuriosendo non poco anche gli esperti, i quali si sono chiesto cosa mai ci facciano modellini stampabili in 3D su un sito dedito alla pirateria digitale.

Sì, perché con il termine physible, The Pirate Bay denomina modelli di oggetti tridimensionali che possono essere scaricati dal sito e “realizzati” attraverso un’apposita stampante 3D. Parlare di stampa, in questo caso, sarebbe riduttivo poiché il risultato finale del processo è proprio la creazione di un oggetto tridimensionale.

 

Modello di stampa in 3D

Uno dei progetti 3D disponibili sulla pagina Physibles del sito The Pirate Bay.

 

Per The Pirate Bay, quindi, la novità non è la copia pirata dell’ultimo film in Blu-ray, ma semplici modelli che consentono, agli utenti muniti di un’apposita stampante, di riprodurre prodotti reali in 3D. Nel sito, si può leggere: «Crediamo che il prossimo passo nella “copia” sia passare dalla forma digitale alla forma fisica. Siamo convinti che dispositivi come stampanti e scanner tridimensionali rappresentino soltanto l’inizio e che, nel prossimo futuro, la gente potrà stamparsi i pezzi di ricambio delle proprie automobili.».

La baia dei pirati ritiene quindi che il futuro del file-sharing sia nella condivisione di progetti 3D e che ciò arrecherà un grande beneficio per la società. Non ci sarà più bisogno di spedizioni di prodotti in giro per il globo, nessuna restituzione di prodotti, nessun lavoro minorile.

Cercando di spingersi nella filantropia, i responsabili del sito affermano che in pochi anni «saremo in grado di stampare cibo per gli affamati e di condividere non solo una ricetta, ma il pasto completo

 

Processo di stampa in 3D

Nell’immagine possiamo vedere una stampante 3D in azione.

 

Attualmente il sito ospita sette progetti 3D, tra cui una nave pirata, un fischietto, un robot e il modello 3D di una Chevrolet Chevelle Hot-Rod del 1970. Le stampanti 3D non sono ancora molto diffuse, ma il loro prezzo è destinato a ridursi in poco tempo. Al recente CES di Las Vegas, infatti, ne sono stati presentati diversi modelli , tra cui il modello MakerBot Replicator, in vendita al prezzo di 1.749 dollari.

In questo momento, le stampanti 3D per la casa e i piccoli uffici sono messe a disposizione soprattutto da aziende come MakerBot ed HP, mentre società come Shapeways offrono servizi web-based per la stampa 3D.

 

Immagine anteprima YouTube

MakerBot Replicator, in vendita al prezzo di 1.749 dollari, è uno dei tanti
modelli di stampanti 3D, ad uso domestico, presentate al CES 2012.

 

Secondo Charles King, principale analista di Pund-IT, le previsioni futuristiche di The Pirate bay sarebbero un po’ troppo ottimistiche: «Credo che The Pirate Bay abbia scambiato il latte in polvere per un pacchetto di funghi magici», ha dichiarato King in un’intervista a TechNewsWorld. «Credo che il costo degli investimenti in attrezzature e materiali richiederebbe un’operazione su scala industriale.».

Attualmente, esistono diversi processi di stampa in 3D, la maggior parte dei quali avviene con metodo additivo, cioè attraverso stratificazioni successive. Si usa un sistema di stampa a getto d’inchiostro in cui la stampante crea il modello uno strato per volta, sovrapponendo strati di gesso o in polvere di resina. Il processo viene ripetuto fino a che tutti gli strati siano stati completati. Questo approccio consente di stampare prototipi a colori.

 

Immagine anteprima YouTube

L’anno scorso, HP ha rilasciato in Europa la stampante Designjet 3D a colori.

 

Un altro approccio è quello della modellazione a deposizione fusa, in cui un ugello deposita uno sull’altro strati di polimero fuso. Le caratteristiche da prendere in considerazione sono la velocità di stampa, il costo del prototipo stampato, il costo della stampante 3D, il costo e la scelta dei materiali e la funzionalità della stampa a colori.

«Le stampanti 3D creano oggetti tridimensionali attraverso un processo di stratificazione», ha detto Carl Howe, vice presidente della ricerca presso Yankee Group. Tipicamente, ciascuno strato ha uno spessore di circa 100 micrometri, anche se alcuni macchinari sofisticati, come quelli della linea Objet Connex per uso industriale, sono in grado di stampare strati dello spessore di 16 micrometri.

Secondo Howe, la stampa 3D «può diventare il metodo principale della prossima generazione per costruire e personalizzare proprie cose, senza dover creare la propria attrezzatura o imparare a farlo». Tuttavia, «ci sono risvolti inquietanti, ad esempio se vi capita che i propri disegni coperti da copyright vengono caricati sui server di The Pirate Bay», sottolinea King di Pund-IT. «Che cosa accadrebbe se utenti di nazioni con atteggiamenti “lascia fare”, sul diritto d’autore e sulla proprietà intellettuale, diventano abbastanza abili da rubare progetti 3D.».

 

Auto elettriche: grazie ad IBM, presto potremo dire addio ai carburanti

Auto, Ecologia e Risparmio Energetico, Gadget e Hi-Tech     Autore: Thomas Zaffino 26 Commenti »

IBM, lo storico colosso statunitense dell’informatica, sta concentrandosi sulle energie rinnovabili con il Battery 500 Project, iniziato già nel 2009. Con il progressivo aumentare dei derivati del petrolio, la diffusione e l’uso delle auto elettriche diventa sempre più realtà.

Con il suo innovativo progetto, che riguarda lo sviluppo e la successiva produzione di batterie litio-aria, IBM cerca di fornire una valida soluzione al problema della mobilità sostenibile (anche a livello di portafoglio). Le batterie in oggetto permetterebbero infatti di aumentare sensibilmente l’autonomia delle auto elettriche.

 

Benzina: prezzo impazzito!

Con i prezzi dei carburanti completamente impazziti, c’è da augurarsi che le auto elettriche
diventino presto realtà, e non solo per il bene dell’ambiente!

 

L’autonomia è infatti il principale deterrente alla diffusione delle auto elettriche, attualmente capaci di percorrere circa 150 km con una ricarica. Una distanza che può essere considerata utile per gli spostamenti cittadini, ma che è troppo scarsa per ipotizzare altri utilizzi dei mezzi ecologici. Per poter competere con le auto a carburanti, occorrerebbe aumentare le dimensioni delle batterie, rendendole incompatibili con i volumi delle auto utilitarie, senza trascurare il sensibile aumento dei costi.

Il funzionamento delle attuali batterie è basato, come per tutte le pile elettriche, sulla migrazione di ioni di litio all’interno di un processo di ossidoriduzione, ovvero una reazione chimica nella quale si genera una corrente di elettroni.

 

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Il progetto elaborato da IBM prevede l’introduzione di aria nel processo di scarica della batteria. Quando questa è usata (auto in moto),  l’ossigeno presente reagisce con gli ioni di litio per formare perossido di litio (una molecola in cui due atomi di ossigeno sono legati tra loro e ciascuno con un atomo di litio). Durante il processo di ricarica, invece, l’ossigeno viene restituito all’atmosfera, mentre il litio rientra nel comparto (anodo) da cui provenivano i suoi ioni.

La formazione del perossido di litio garantisce alla batteria una maggiore autonomia. Gli ioni di litio sono infatti trattenuti per un tempo maggiore, rallentando il processo di scarica durante l’uso dell’auto. Ciò permette un immagazzinamento di corrente elettrica ed un conseguente accumulo di energia fino a 1000 volte superiore a quella delle attuali batterie, riuscendo così a garantire un’autonomia di oltre 800 km, in linea con le auto a carburante.

 

IBM Battery 500 Project

Lo schema del meccanismo di funzionamento della soluzione presentata da IBM,
che introduce aria nel processo di scarica della batteria.

 

La cattiva notizia, però, è che tutto questo non sarà disponibile, a livello di mercato, prima del 2020. La tecnologia, infatti, denota un’instabilità chimica del perossido di litio, tendente ad autodistruggersi, data la debolezza del legame tra i due atomi di ossigeno. Sembra però che un prototipo potrebbe essere pronto entro il 2013.

Windows 8 su ARM: guardare sì, toccare no!

CPU, Gadget e Hi-Tech, Mobile     Autore: Thomas Zaffino Nessun Commento »

Quando Microsoft lanciò Windows 8, l’azienda parlava di un prodotto che doveva rivoluzionare il mondo degli OS. L’obiettivo era di far girare il sistema su qualsiasi dispositivo: smartphone, tablet, netbook, notebook e PC, ciò indipendentemente dal fatto che tale device montasse un processore con architettura x86 o ARM.

Al CES 2011, in un momento particolarmente brioso per l’universo dei tablet, che stavano pian piano sostituendosi, tra gli utenti, ai notebook e persino ai Pc, Microsoft strizzò gli occhi sulle tavolette ARM, capendo bene che se voleva entrare su questo tipo di dispositivo, occorreva produrre un OS capace di girare su tale architettura, dato che Intel non era minimamente pronta a sbarcare su questo tipo di device (e forse non lo è tuttora…). Si parlò allora di fine del matrimonio Wintel.

 

Windows 8 su tablet ARM

C’era grande attesa, al CES 2012, dove ci si aspettava di vedere numerosi tablet basati su ARM
e con a bordo Windows 8. Ne abbiamo visto pochi, ma soprattutto si è visto ancora meno.

 

Microsoft si scapicollò per portare all’edizione 2011 del Consumer Electronic Show di Las Vegas, un tablet che girasse sulla piattaforma Windows 8. Sarebbe stata anche l’occasione dell’anteprima mondiale del nuovo OS della casa di Redmond. In effetti, l’azienda di Redmond fece vedere in anteprima l’esecuzione di Windows 8 su un tablet ARM, ma fu veramente poca cosa.

Per vedere la prima vera tavoletta basata su Windows 8, occorre aspettare fino al Build Keynote di Microsoft, a settembre 2011, ossia nove mesi dopo. Si trattava di un tablet Samsung. Sorpresa delle sorprese, però, il tablet era basato su processore quad-core Sandy Bridge di Intel. Di per sé, la cosa non era negativa. Dato però che ci si aspettava di vedere Windows 8 su piattaforma ARM, non sono stati pochi i delusi…

Uno aspetta. Ci vuole pazienza, in queste cose… Quale occasione migliore del CES 2012, ovvero «Windows 8 su ARM, la vendetta». È passato un anno, diamine, qualche cosa l’avranno pur fatta! Invece, arriva la Microsoft che non ti aspetti, quella che porta al salone dell’elettronica una spicciolata di tablet basati su processori ARM. Così, abbiamo potuto vederne qualcuno, ma solo vederne e non toccarne. A quanto pare, non sono pronti e Microsoft non vuole deludere le aspettative proponendo device che dimostrino un’esperienza che butterebbe un’ombra sul futuro dei tablet ARM basati su Windows 8.

 

Un tablet ARM con Windows 8 con chip Nvidia

Piccole prove di funzionamento di Metro sul tablet NVIDIA dotato di chip Tegra 3 quad-core.

 

Nello stand NVIDIA, c’erano tre tablet Windows 8, tutti dietro vetro, però. Texas Instruments ha mostrato una tavoletta, ma ad un giornalista che aveva chiesto di provare il tablet è stato detto che ciò  non era permesso. Qualcomm, il terzo fornitore di chip basati su ARM che lavora con Windows 8, non ha mostrato i suoi a tutti i visitatori.

Rappresentanti delle tre società hanno dichiarato che Microsoft ha posto dei veti sulla dimostrazione di Windows su processori ARM. Come già detto, la casa di Redmond vuole evitare il rischio di mostrare alla gente una brutta esperienza con il suo sistema, prima che questo sia pronto per il rilascio, cosa che potrebbe danneggiarne la reputazione.

«Penso che siamo stati un po’ limitati, perché Microsoft vuole fare in modo che la gente veda questi prodotti quando potranno offrire una buona esperienza. Devono farlo bene.», ha dichiarato Mike Rayfield, General Manager della Business Unit Mobile di NVIDIA, durante un colloquio.

Le tavolette NVIDIA mostrate erano basate sul suo processore Tegra 3 quad-core. Su uno di queste, si poteva vedere l’interfaccia Metro, un altra visionava un video HD su HDMI, e la terza mostrava le funzioni di multitasking di Windows 8.

 

Un tablet ARM con Windows 8 e chip Texas Instruments

Il modello presentato da Texas Instruments visualizza soltanto l’interfaccia Metro.

 

Texas Instruments  ha mostrato un tablet Windows 8 basato sul proprio processore OMAP 4470 dual-core del. Bill Crean, product manager di TI, aveva un dito tremolante sullo schermo per mostrare l’interfaccia Metro in esecuzione. «Questo è il massimo che posso fare – mostrarvi che è vivo.», ha detto, quasi a chiedere scusa.

Eppure, sembra che TI sia soddisfatta dei progressi di Windows 8. Crean ha dichiarato che il porting su piattaforma Windows di chip ARM è una grande opportunità per l’azienda, che spera di vedere utilizzati i suoi processori su tablet ma anche su Macbook Air e laptop ultrasottili. Windows su ARM è anche un grande passo in avanti per Microsoft, in quanto potrebbe creare una rottura al predominio dell’iPad di Apple sul mercato dei tablet.

Il sistema operativo di Microsoft non dovrebbe essere rilasciato prima della fine di quest’anno, ma erano in molti coloro che speravano di vedere Windows in esecuzione su tablet ARM durante il CES 2012, anche perché siamo ad un passo dal rilascio della versione beta.

 

Un tablet ARM con Windows 8 e chip di Qualcomm

Anche il tablet presentato da Qualcomm al CES 2012 mostra la schermata statica
dell’interfaccia Metro di Windows 8.

 

Chris Flores, direttore delle comunicazioni di Microsoft per Windows, ha detto che lo sviluppo della versione ARM è sulla buona strada e che Microsoft si aspetta di rilasciarla contemporaneamente a quella per piattaforme x86. Se la beta di Windows è prevista per fine febbraio, sarà difficile che la versione per ARM sia pronta.

Bill Crean ha detto che Windows 8 è ancora in pre-beta, quindi non c’è da stupirsi se Microsoft non vuole che gli utenti sperimentino il sistema. Il CEO di ARM, Warren East, ha dichiarato che sia lecito ritenere che ci vorrà più tempo per perfezionare la versione ARM di Windows 8 rispetto alla versione x86. «Windows è cresciuto su piattaforma x86 nell’ultimo quarto di secolo.», ha detto in un’intervista.

Steve Ballmer ha mostrato Windows 8 in esecuzione su tablet ARM durante il Keynote del 9 gennaio. Prima di dire che si trattava di un dispositivo ARM, però, Microsoft ha aspettato che tutto filasse liscio. «Il prototipo di tavoletta appena vista è in esecuzione su un chip NVIDIA Tegra 3», ha detto Tami Reller, direttore marketing di Windows, prima di passare ad un sistema basato su piattaforma x86.

 

Intel: c’è molta confusione sul pianeta Ultrabook!

Gadget e Hi-Tech     Autore: Thomas Zaffino 2 Commenti »

Come constatato durante l’edizione 2012 del CES di Las Vegas, le specifiche del progetto Ultrabook di Intel rischiano di generare confusione nei consumatori, i quali non sempre riescono a ben comprendere che cosa distingue i portatili di tale famiglia con i normali laptop.

Alla fine della fiera, ci si chiede che cosa sia un Ultrabook? Durante il Consumer Electronics Show di Las Vegas se ne sono visti a decine. Sappiamo che dovrebbero essere «sottili» e «leggeri». Sottili, leggeri e con dischi a stato solido per offrire maggiori prestazioni. Sottili, leggeri, con SSD e una grande autonomia. Queste sono le caratteristiche che dovrebbero contraddistinguere un Ultrabook, giusto? La risposta esatta è invece: «Dipende a chi lo si chiede!»

 

Samsung Series 5 e Series 9

Secondo Samsung, il Series 5 (a sinistra) è un Ultrabook. Il Series 9, più leggero,
più sottile, più costoso, migliore… non lo è!

 

Consideriamo ad esempio il Series 9, presentato da Samsung al CES. Per la casa sud coreana, non è un Ultrabook! Il Series 5, più economico e più spesso, invece, è un Ultrabook! Confrontandoli è impossibile individuare quale fra di loro sia un Ultrabook e quale no. Inoltre, il Series 9 è più sottile e leggero. Siccome è un notebook migliore, costa di più. Ciò è bastato a Samsung per toglierlo dalla categoria Ultrabook.

Quando Intel delineò le caratteristiche del progetto Ultrabook, stabilì in 1.000 dollari l’obiettivo da raggiungere per gli OEM al fine di poter caratterizzare i propri laptop come Ultrabook. Lo scopo era quello di lottare contro l’avanzare dei tablet, dall’altra i MacBook Air di Apple. Proprio il prezzo è diventato il parametro decisivo per stabilire se far rientrare un dispositivo in tale categoria, soprattutto ora che i laptop stanno tornando di moda, con Windows 8 alle porte, e con gli utenti disposti a spendere qualcosa in più per ottenere prodotti che si distinguano nettamente dai tablet.

 

Lenovo IdeaPad U300s

Per Lenovo, l’Idea Pad U300s, presentato durante l’edizione 2012 del CES, è un Ultrabook,
nonostante il costo superà abbondantemente la soglia dei 1000 dollari stabilita da Intel.

 

Ma il prezzo non può essere un criterio rigido. Ci sono alcuni notebook che costano più di 1.000 dollari e sono commercializzati dall’OEM come Ultrabook. L’IdeaPad U300s di Lenovo costa circa 1.600 dollari nella configurazione top e, secondo l’azienda, è ancora un Ultrabook. Nella configurazione minima, il prezzo è di circa 1.200 dollari, comunque fuori dai parametri stabiliti da Intel. Per Lenovo, invece, si tratta sempre di un Ultrabook.

L’ IdeaPad U260 è quasi più sottile e leggero dell’U300s, ed è anche un bel po’ più economico. Per Lenovo, però, non è un Ultrabook anche se le configurazioni sono simili, generando così ancora maggiore confusione.

 

Lenovo IdeaPad U260

L’IdeaPad U260, più economico del modello U300s, anche se dotato di configurazione
molto simile, per Lenovo non è un Ultrabook.

 

Altro criterio stabilito da Intel per gli Ultrabook è la dotazione di un disco allo stato solido (SSD) per aumentare le prestazioni, in particolare quelle di avvio, e la durata della batteria. Da quanto visto al CES 2012, alcuni degli Ultrabook presentati usano hard disk convenzionali per mantenere basso il prezzo. Altri utilizzano dischi rigidi con “flash cache” (ibridi) per la stessa ragione.

Dotando di HDD gli Ultrabook, si infrangono due dei criteri principali stabiliti da Intel: la durata della batteria e le prestazioni del sistema. C’è da chiedersi cosa farà Intel se gli OEM iniziano a denominare con “Ultrabook” Pc portatili spessi e pesanti?

 

Samsung Series 9

Il Series 9 di Samsung è stato da molti considerato come il miglior Ultrabook dell’edizione
2012 del CES di Las Vegas. Peccato che per la sud coreana si tratti solo di un notebook.

 

Apparentemente nessuno dei criteri, a parte la sottigliezza e leggerezza, sembrano veramente necessari per determinare che cosa sia un Ultrabook. Risulta molto evidente che Intel stia lasciando agli OEM la facoltà di scegliere se commercializzare o meno prodotti come Ultrabook.

È però facile prevedere che ciò confonderà non poco gli utenti, in quanto la denominazione sembra non significare nulla, in realtà. Peggio ancora, se gli OEM iniziano ad utilizzare tale designazione per i loro Pc portatili a buon mercato, lasciandone fuori i prodotti migliori, c’è il forte rischio che si generi un’immagine negativa sul mercato per quanto riguarda il marchio Intel.

CES 2012: Google Android entra in casa, nelle Tv ma anche nel frigo!

Gadget e Hi-Tech, Mobile, Monitor e Tecnologie Video     Autore: Thomas Zaffino 1 Commento »

L’edizione 2012 del CES, il salone dell’informatica di Las Vegas, sarà ricordata in particolare come quella delle smart Tv. Google, infatti, ha utilizzato l’evento per rilanciare la sua Google Tv. All’appuntamento non sono mancati i partner di Mountain View, i quali hanno presentato i loro nuovi modelli di televisori ad alta definizione compatibili con la Tv di Big G. C’erano un po’ tutti, con LG in prima fila: Samsung, Lenovo, Sony, Vizio ecc.

 

Eric Schmidt

Eric Schmidt, CEO di Google, durante la conferenza CNET del CES 2012 di Las Vegas.

 

Ma al CES, Eric Schimdt, CEO di Google, non si è limitato a parlare di televisione. Nel suo intervento al CES, ha delineato la visione di Mountain View per il prossimo futuro: portare Android nelle nostre case, in particolare in tutti i dispositivi elettronici, persino nel frigo!

Al centro di tutto, naturalmente, ci sono gli smartphone, che diventeranno “portale” per gli altri dispositivi ed elettrodomestici in casa, in maniera tale da farli lavorare tutti insieme senza problemi e consentire l’accesso a qualsiasi tipo di informazioni, in qualsiasi punto della casa. Questo sta già accadendo, grazie al Wi-Fi, attualmente in uso per controllare le luci nelle abitazioni.

 

Schermo OLED di LG

LG ha presentato uno schermo OLED da 55″ ad altissima definizione. L’apparecchio è già
predisposto per supportare la Google Tv.

 

La strategia di Google è di spostare il focus dai dispositivi mobili a una visione più utilitaristica, per permettere ai dispositivi di condividere informazioni in maniera un po’ simile al peer-to-peer: «Vogliamo essere in grado di camminare per casa e verificare che tutti gli elettrodomestici funzionino regolarmente», ha detto Schmidt. «Un SMS viene letto sul televisore, perché questa è la nostra preferenza» e tutto è sincronizzato.

La prima incursione di Android negli elettrodomestici, come abbiamo detto, è rappresentata dalla Google Tv, attualmente supportata da LG, presto da Samsung, Sony e altri.  Questi televisori rappresentano una fusione tra un Pc con applicazioni Android e il televisore. «Google Tv è l’unica offerta che io conosca ad integrare completamente l’esperienza televisiva e l’esperienza di navigazione», ha detto Schmidt.

 

Il Frigo-Tv

Un’esempio di Frigo dotato di televisore. I frigo dotati di Android potranno
scambiare informazioni con il nostro smartphone.

 

Alla domanda se la frammentazione del mercato Android, con marche diverse e tanti modelli di dispositivi, fosse una minaccia all’ecosistema, Schmidt ha detto di preferire la «differenziazione» piuttosto che la «frammentazione», sostenendo che il consumatore vuole poter scegliere. «Per frammentazione si intende un’applicazione che gira su un solo dispositivo e non su altri. Questo non sta accadendo ad Android», ha detto Schmidt.

Blake Krikorian, co-fondatore  di Sling Media e membro del consiglio di amministrazione di Amazon, intervenendo nella discussione, ha dichiarato che «La differenziazione continuerà ad essere la sfida e la forza per la  piattaforma. Android sarà sempre più competitivo.» Nel frattempo, Krikorian ha detto che Android funziona bene per l’automazione domestica (domotica), mentre per iOS non è così. «Non ho voglia di dannarmi per farlo funzionare

 

Frigo Android

Questo frigo non è ancora dotato di OS Android, ovvero della sostanza.
Per quanto riguarda la forma, invece, ci siamo pienamente!

 

 

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