Apple MacBook: il futuro delle batterie è nell’idrogeno

Ecologia e Risparmio Energetico, Gadget e Hi-Tech, Mobile     Autore: Thomas Zaffino 2 Commenti »

Apple sta sviluppando un progetto per alimentare i MacBook con celle a combustibile, con l’intento di aumentarne l’autonomia e diminuirne ulteriormente le dimensioni, rendendoli sottilissimi. L’azienda di Cupertino ha infatti depositato due brevetti, uno dal titolo «Batterie fuel-cell per alimentare dispositivi portatili» e l’altro dal titolo «Soluzione fuel-cell abbinata ad un dispositivo portatile», così come rivelato per primo da AppleInsider.

L’interesse di Apple per la tecnologia delle celle a combustibile non è nuova, come aveva già rivelato AppleInsider, nel mese di ottobre, evidenziando un altro paio di richieste di brevetto che riguardavano celle a combustibile a idrogeno più leggere ed efficienti. La società ha proposto uno sviluppo di questa descrizione con la costruzione di più celle a combustibile, collegate in una configurazione in parallelo, da un bus, ricorrendo anche ad un moltiplicatore di tensione per aumentare la tensione della pila.

 

Apple MacBook

Il MacBook di Apple è il primo potenziale destinatario della nuova tecnologia di alimentazione
realizzata con batterie a celle a combustibile alimentate dall’idrogeno.

 

Entrambi i casi prevedono la possibilità di impiegare una soluzione di celle a combustibile capaci di fornire energia ad un MacBook e di esserne ricaricate. Il combustibile dovrebbe essere l’idrogeno che, secondo Apple, consente la realizzazione di batterie adatte ai formati richiesti per i portatili, garantendo inoltre l’accessibilità dei prezzi. Dal punto di vista dell’autonomia, la casa di Cupertino pensa che le soluzioni a celle a combustibile consentiranno ai portatili di lavorare «per giorni o anche settimane senza bisogno di essere ricaricati».

Nel testo depositato si può leggere: «La continua dipendenza del nostro Paese dai combustibili fossili ha costretto il governo ad intrattenere complicate relazioni politiche e militari con i governi instabili del Medio Oriente, esponendo inoltre le nostre coste e i nostri cittadini ai rischi associati alle perforazione offshore». Proseguendo, si legge: «Questi problemi hanno portato ad una crescente consapevolezza e desiderio da parte dei consumatori di promuovere e utilizzare fonti di energia rinnovabili».

 

Brevetto Apple

Lo schema elettrico “a blocchi” del sistema di alimentazione a celle di combustibile depositato
da Apple, che permetterà maggiore autonomia e minori dimensioni e peso dei portatili.

 

Nei documenti presentati, Apple fa riferimento ad una soluzione costruita con uno stack di celle a combustibile, capaci di convertire l’idrogeno in elettricità. Oltre al combustibile, server un controller che funge da supervisore del sistema. Prevista inoltre un’interfaccia di connessione al portatile, con un circuito di alimentazione per il dispositivo ed uno per la comunicazione bidirezionale, che permette alla batteria di scambiare informazioni con il controller.

Apple non è il solo produttore ad avere tentato la strada delle batterie a celle di combustibile, da molti ritenute come la vera soluzione ai problemi di alimentazione dei dispositivi portatili. Panasonic e Toshiba hanno infatti stanziato molti fondi nella ricerca, annunciando che nel 2012 dovrebbero essere disponibili le prime batterie a celle di combustibile alimentate col metanolo.

 

Brevetto Apple

Un particolare della soluzione in cui si può distinguere lo stack di batterie, il controller
e l’interfaccia della soluzione, connessa a quello che possiamo considerare un portatile.

 

Quella intrapresa da Apple, ma anche da altri produttori, sembra quindi la strada che segnerà le soluzioni di alimentazione per i dispositivi portatili dei prossimi anni, che richiedono di essere sempre più piccoli e leggeri e, paradossalmente, di poter disporre di maggiore autonomia.

Aggiornamenti ad Android 4 tra calendari e qualche no di troppo

Gadget e Hi-Tech, Mobile     Autore: Thomas Zaffino 1 Commento »

 

I produttori di device Android si stanno dando da fare per adeguare i dispositivi già venduti alla versione Ice Cream Sandwich 4 dell’OS si Google. Mentre si moltiplicano i calendari degli aggiornamenti, con le date relative a ciascun modello, arriva anche qualche notizia in controtendenza, come quella di Samsung, che ha deciso di non programmare l’aggiornamento per il Galaxy Tab 7, scelta che ha fatto molto discutere, trattandosi di un tablet dal costo di oltre 600 euro, né per il Galaxy S.

Partiamo da LG, che ha pubblicato una roadmap internazionale per gli aggiornamenti dei suoi dispositivi Android ad Ice Cream Sandwich, offrendo nuovi dettagli. L’azienda aveva confermato l’aggiornamento dei modelli Optimus Dual, Optimus Black ed Optimus 3D. In questi giorni LG ha programmato invece le tempistiche: «L’aggiornamento globale avrà inizio nel secondo e terzo trimestre 2012», ha scritto l’azienda sulla propria pagina Facebook.  Nel post, si può leggere: «Durante il secondo trimestre 2012 saranno aggiornati i modelli seguenti: LG Optimus LTE, Prada phone by LG 3.0, LG Optimus 2X, LG Optimus Sol, LG myTouch Q ed LG Eclipse».

 

Pagina Facebook di LG

LG ha calendarizzato, a livello internazionale, l’aggiornamento alla nuova versione di Android
per i dispositivi preesistenti. L’annuncio è stato dato sulla pagina Facebook del produttore.

 

Per quanto riguarda la sud coreana Samsung, come anticipato, arrivano cattive notizie per i propri utenti. I dirigenti hanno infatti annunciato la lista dei device che riceveranno gli aggiornamenti alla nuova versione di Android, nella quale non compaiono né il Galaxy Tab 7.0 né il Galaxy S. Non sono stati in pochi a chiedersi il perché di una decisione che sfiora l’assurdo, trattandosi di modelli di punta dell’azienda sud coreana, terminali il cui prezzo d’acquisto era molto elevato quando vennero immessi nel mercato.

In un comunicato stampa, da poco diffuso da Samsung, si legge che la scelta è stata motivata dai i limiti hardware dei due dispositivi, non superabili per mancanza di memoria RAM e di potenza di elaborazione. In realtà, sarebbe bastato alleggerire l’interfaccia Touchwiz per ricavare lo spazio RAM necessario. L’azienda ritiene invece che l’aggiornamento alla versione 4 sia funzionale all’interfaccia Touchwiz.

I possessori di Galaxy Tab 7 e di Galaxy S possono comunque ricorrere alle ROM personalizzate, come la famosa Cyanogen Mod, per superare l’ostacolo dell’aggiornamento e portare a casa l’ultima versione dell’OS Google.

 

Samsung Galaxy Tab 7

Desta non poche perplessità la scelta di Samsung di non prevedere l’aggiornamento
alla nuova versione di Android per il Galaxy Tab 7 e per il Galaxy S.

 

Sony ha confermato l’aggiornamento per tutta la gamma Xperia uscita nel 2011, anche se non sono ancora note le tempistiche. Motorola procederà all’upgrade del tablet Xoom e del Droid Razr. L’aggiornamento è previsto anche per lo Xoom 2.

HTC ha promesso aggiornamenti per i dispositivi Sensation, Sensation XL, Sensation XE ed HTC EVO 3D. Asus, infine, aggiornerà i modelli Transformer Prime e Padfone, oltre al primo Transformer.

Analizzando rapidamente le scelte delle aziende, è facile notare, almeno in qualche caso, una contraddizione d’intenti per quanto riguarda l’universo Android. Legare il software all’hardware è stata una politica tipica di Apple che, in passato, costringeva gli utenti ad aggiornare hardware e software insieme, senza curarsi della cosiddetta «legacy», ovvero lo «stato esistente».

Microsoft ha sempre attuato la politica contraria, facendo cioè in modo che il software esistente continuasse a girare sulle nuove macchine e sulle nuove versioni del sistema operativo, cercando quanto più possibile di far girare i nuovi sistemi su macchine obsolete, cosa che invece era ed è tuttora prerogativa di Linux, da cui Android proviene.

 

Cyanogen Mod

Per fortuna, grazie alle ROM personalizzate, come la famosa Cyanogen Mod, i possessori dei
dispositivi Samsung esclusi dall’aggiornamento, potranno lo stesso passare ad Android 4.

 

Oggi le cose sembrano quasi capovolte. Apple cerca sempre di più di eseguire aggiornamenti software dei propri dispositivi. Microsoft cerca, con Windows 8, di creare sistemi che necessitano delle stesse caratteristiche (e forse meno) di quelle richieste per la versione precedente di Windows.

In questo scenario, dichiarare che due dispositivi Android di punta, con poco più di un anno di vita e dal costo di diverse centinaia di euro, non possano essere aggiornati alla nuova versione dell’OS Google è una mossa incomprensibile, irrispettosa dei clienti e commercialmente ridicola.

Gi acquirenti dei nuovi modelli di tablet e smartphone, infatti, sono autorizzati ad aspettarsi gli stessi comportamenti, da parte dell’azienda sud coreana, per la prossima versione di Android, giungendo facilmente alla conclusione che se devono spendere quasi gli stessi soldi per avere le medesime limitazioni, tanto vale acquistare l’originale.

 

Smartphone e batterie anemiche: problemi non solo per i possessori di iPhone!

Ecologia e Risparmio Energetico, Gadget e Hi-Tech, Mobile     Autore: Thomas Zaffino 1 Commento »

Quando Apple ha presentato l’iPhone 4S, nuovo terminale che prometteva mirabilie agli utenti , nessuno avrebbe mai pensato che, acquistandone uno, avrebbe dovuto fare i conti con un’autonomia decisamente scarsa della batteria.

Questo vale ancora di più per i possessori di dispositivi precedenti, aggiornati alla nuova versione di iOS 5. La casa di Cupertino rilasciò un aggiornamento per risolvere un bug incolpato di essere la causa della scarsa durata della batteria. Questo, non solo non risolse il problema ma aggiunse addirittura altri bug.

Ma l’inconveniente non è solo dell’iPhone. Molti utenti, infatti, lamentano lo stesso tipo di problemi con il Samsung Galaxy Nexus, ovvero il più recente Googlefonino. Si tratta certamente di dispositivi di primordine, con cui si possono fare cose strepitose se solo paragonate a ciò che si poteva fare con un cellulare pochi anni fa, a parte scattare qualche foto…

Nel caso del Galaxy Nexus, il dispositivo è provvisto di fabbrica di una batteria da 1850 mAh. Il problema è che una tale batteria non è sufficiente per soddisfare la fame di energia richiesta da un telefono 4G dotato di un superluminoso schermo AMOLED HD, quanto meno per poter permettergli di durare un’intera giornata.

 

Samsung Galaxy Nexus

Il Samsung Galaxy Nexus ha una batteria con cui è difficile pensare di affrontare
un’intera giornata lavorativa, anche prendendo tutti i dovuti accorgimenti.

 

Le batteria in dotazione agli smartphone sono tutte un po’ scarse. Anche Apple fornisce gli iPhone di batteria da 1400 mAh, costretta a risiedere in uno spazio risicato e nemmeno sostituibile dall’utente. Possiamo seriamente credere che una tale batteria sia sufficiente ad alimentare un iPhone 4S per una giornata  intera?

Motorola, poi, a cosa pensava quando ha progettato il suo ultra-sottile Droid Razr 4G Android, con un vano a tenuta stagna? È come costruire una Ferrari con un serbatoio da 40 litri. Non si può seriamente pensare di andarci molto lontano…

Chi necessita di usare il proprio smartphone per un’intera giornata, magari perché fuori per lavoro, non può certo contare sulla sola autonomia della batteria che accompagna il proprio telefonino. In questi casi sarà necessario fornirsi di un’altra batteria, con il classico problema della doppia ricarica e dello scambio, oppure dovrà dotarsi di una batterie estesa.

La lacuna creata dai produttori di smartphone ha finito per alimentare un settore molto attivo di accessori, con produttori di terze parti che realizzano batterie in grado di risolvere questo problema. Seidio Innocell, ad esempio, è una delle aziende più note che producono batterie a ioni di litio per la maggior parte delle grandi marche.

 

Motorola Droid Razr
Chissà a cosa pensasse Motorola quando ha progettato il suo Droid Razr.
E’ come se la Ferrari progettasse un modello con serbatoio da 40 litri…

 

Ad esempio, per i telefoni 4G più recenti, realizza batterie con capacità dell’ordine dei 2800-3500 mAh, capaci di assicurare l’alimentazione ad un telefono 4G almeno per un’intera giornata lavorativa di 8 ore, facendo un uso moderato dell’apparecchio.

Adottando vari trucchi per aumentare l’autonomia, ad esempio passando in modalità 3G, da noi operazione obbligatoria, dato che le reti 4G sono ancora un sogno, disabilitando le funzioni GPS, la sincronizzazione della posta elettronica, insomma prendendo vari accorgimenti, si può arrivare anche ad aumentare l’autonomia a 16/20 ore.

Non si capisce, a parte il desiderio di realizzare eleganti modelli sottili, perché dispositivi che costano centinaia di euro debbano essere dotati di batterie anemiche, una scelta che sta rasentando il ridicolo.

Considerando il mondo delle auto, ad esempio, non tutti i produttori cercano di trasformare le proprie auto in Ferrari. Perché allora per gli smartphone deve esserci l’inseguimento di un mito che porta inesorabilmente a scontentare i propri utenti, costretti a ricaricare il proprio smartphone più volte in un giorno? Non sarebbe il caso di fornire tali dispositivi direttamente con batteria di maggiore capienza?

Quando Apple ha presentato l’iPhone 4S (www.pctuner.net/news/16264/La-Keynote-di-Apple-delude-le-attese-invece-dell%E2%80%99iPhone-5-arriva-il-4S-/), nuovo terminale che prometteva di “mirabiliare” gli utenti, nessuno avrebbe mai pensato che, acquistandone uno, avrebbe dovuto fare i conti con un’autonomia decisamente scarsa (http://www.pctuner.net/news/16353/La-batteria-dell%E2%80%99iPhone-4S-dura-poco-secondo-Apple-il-problema-e-un-bug-di-iOS-5-/) della batteria.
Questo vale ancora di più per i possessori di dispositivi precedenti, aggiornati alla nuova versione di iOS 5. La casa di Cupertino rilascio un aggiornamento per risolvere un bug (http://www.pctuner.net/news/16382/Apple-rilascia-iOS-5.0.1-per-risolvere-i-bug-su-iPhone/) incolpato di essere la causa della scarsa durata della batteria. Questo, non solo non risolse il problema (http://www.pctuner.net/news/16387/Batterygate-iOS-5.0.1-non-migliora-l%E2%80%99autonomia-dell%E2%80%99iPhone-4S-e-aggiunge-un-bug/) ma aggiunse addirittura altri bug. 

Ma il problema non è solo dell’iPhone. Molti utenti, infatti, lamentano lo stesso tipo di problemi con il Samsung Galaxy Nexus, ovvero il Googlefonino. Si tratta certamente di dispositivi di primordine, con cui si possono fare cose strepitose se solo paragonate a ciò che si poteva fare con un telefonino pochi anni fa, a parte scattare qualche foto…
Nel caso del Galaxy Nexus, il dispositivo è provvisto di fabbrica di una batteria di 1850 mAh. Il problema è una tale batteria non è sufficiente per mantenere soddisfare la fame di energia richiesta da un telefono 4G dotato di schermo un superluminoso AMOLED HD, quanto meno per poter durare un’intera giornata.

[img]http://www.pctunerup.com/up/results/_201112/20111220121232_440x330-samsung-galaxy-nexus-battery-cover2.jpg[/img]

Le batteria in dotazione agli smartphone sono tutte un po’ scarse. Anche Apple, con i vani di dimensioni ridicole, fornisce gli iPhone di batteria sigillata da 1400 mAh. Possiamo seriamente credere che una tale batteria sia sufficiente ad alimentare un iPhone 4S per una giornata  intera?
Motorola, poi, a cosa pensava quando ha progettato il suo ultra-sottile Razr Droid 4G Android, con un vano a tenuta stagna? È come costruire una Ferrari con un serbatoio da 40 litri. Non si può seriamente pensare di andarci molto lontano…

Chi necessita di usare il proprio smartphone per un’intera giornata, magari perché fuori per lavoro, non può certo contare sulla sola autonomia della batteria che accompagna il proprio telefonino. In questi casi sarà necessario fornirsi di un’altra batteria, con il classico problema della doppia ricarica e del scambio, oppure dovrà dotarsi di una batterie estesa.

La lacuna creata dai produttori di smartphone ha finito per alimentare un settore molto attivo di accessori, con produttori di terze parti che realizzano batterie in grado di risolvere questo problema. Seidio Innocell (http://www.seidio.com/), ad esempio, è una delle aziende più note che producono batterie a ioni di litio per la maggior parte delle grandi marche.

[img]http://www.pctunerup.com/up//results/_201112/20111220121310_fgawer-540×435.png[/img]

Ad esempio, per i telefoni 4G più recenti, realizza batterie con capacità dell’ordine dei 2800-3500 mAh, capaci di assicurare l’alimentazione ad un telefono 4G almeno per un’intera giornata lavorativa di 8 ore, facendo un uso moderato dell’apparecchio.
Adottando vari trucchi per aumentare l’autonomia, ad esempio passando in modalità 3G, da noi dato obbligatorio, dato che le reti 4G sono ancora un sogno, disabilitando le funzioni GPS, la sincronizzazione della posta elettronica, insomma prendendo vari accorgimenti, si può arrivare anche aumentare l’autonomia a16 -:- 20 ore.

Non si capisce, a parte il desiderio di realizzare eleganti modelli sottili (http://www.pctuner.net/news/16444/Samsung-si-chiama-%E2%80%99Sleek%E2%80%99-il-nuovo-smartphone-top-di-gamma/), perché dispositivi che costano centinaia di euro debbano essere dotati di batterie anemiche, una scelta che sta rasentando il ridicolo.

Considerando il mondo delle auto, ad esempio, non tutti i produttori cercano di trasformare le proprie auto in Ferrari. Perché allora per gli smartphone deve esserci l’inseguimento di un mito che porta inesorabilmente a scontentare i propri utenti, costretti a ricaricare il proprio smartphone più volte in un giorno? Non sarebbe il caso di fornire tali dispositivi direttamente con batteria di maggiore capienza?

Google brevetta un veicolo con il pilota automatico

Gadget e Hi-Tech, Mobile     Autore: Thomas Zaffino Nessun Commento »

La casa di Mountain View sta lavorando, da diverso tempo, su un progetto d’auto con guida assistita. In sostanza, si tratta dello sviluppo di un prototipo, dotato di pilota automatico, che ricorre all’uso di una gamma elevata di tecnologie software e hardware per guidare il veicolo, con eventuali passeggeri, senza bisogno dell’intervento umano.

Le prime notizie riguardo al progetto sono uscite a ottobre 2010, per segnalare la fase avanzata del progetto. Sergey Brin, che si occupa della supervisione della vettura autonoma, ha dichiarato nel mese di ottobre scorso, che rimangono alcune sfide tecniche, così come problemi burocratici del tipo, ottenere il permesso, da parte dei diversi Stati, per la circolazione delle auto sulle normali reti stradali.

 

Google Landing Strip

Uno dei prototipi di auto con guida automatica realizzati da Google.

 

Google ha ottenuto un brevetto per una tecnologia «landing strip» (pista d’atterraggio) per la sua automobile a guida automatica, fornendo un metodo che permette al veicolo di avanzare automaticamente, in maniera autonoma, e di reperire un parcheggio libero.

Il brevetto riguarda per lopiù un sensore a terra, che può essere un codice QR, un sensore radio o di altra natura, per il trasferimento delle informazioni all’auto. La chiave, in ogni caso, risiede nell’informazione e nel modo in cui questa viene utilizzata dall’auto. A scoprire l’esistenza del brevetto, approvato dall’US Patent and Trademark Office il 13 dicembre, è stato il sito TechRadar.

 

Google Landing Strip

Il vano posteriore è quasi completamente occupato da un Pc e da tutta l’attrezzatura
tecnologica necessaria a far muovere “autonomamente” il veicolo.

 

Google aveva reso noto, nel mese di ottobre, che il team  di sviluppo del progetto era riuscito già a far percorrere al prototipo oltre 1.000 miglia (circa 2000 km) in assenza di conducente. L’azienda aveva altresì fatto sapere che erano necessari almeno altre 1.000 mila miglia di sperimentazione. Sebastian Thrun, alla guida del team di Google dedicato ai veicoli con guida automatica, scrive ora che le automobili hanno percorso già più di 200.000 miglia (circa 400mila km) senza incidenti.

Il brevetto registrato da Google suggerisce uno scenario in cui l’auto si ferma ed effettua un passaggio dalla modalità con guida manuale a quella automatica e viceversa. Una figura allegata al brevetto suggerisce che Google abbia utilizzato codici QR giganti, che potrebbe essere dipinti sulla carreggiata, attraverso una scansione ottica, ma il testo del brevetto riporta che si può utilizzare anche un sensore radio, una connessione cellulare o altri tipi di trasmissione di dati. Per quanto concerne l’orientamento, le Google auto utilizzano la tecnologia GPS, cosa che però potrebbero creare problemi laddove il segnale non sia accessibile.

 

Google Landing Strip
Da questa figura, allegata alla richiesta di brevetto, si può ipotizzare che
Google sia ricorsa alla scansione ottica di codici QR per pilotare i veicoli
all’interno delle cosiddette “Landing Strip”.

 

Nel brevetto, Google suggerisce che la “pista di atterraggio” potrebbe ricevere richieste di download di nuove istruzioni, o inviare nuovi dati all’interno della stessa area. Anche se Google utilizza i laser e altri dispositivi di rilevamento degli oggetti, per determinarne la posizione, il brevetto suggerisce che l’auto potrebbe aggiornare il proprio database, o ricevere le istruzioni per spostarsi “100 piedi in avanti” (circa 30 metri), “svoltare a sinistra di 20 gradi, e procedere avanti 100 metri” ecc.

«Ad esempio, il veicolo autonomo può essere utilizzato come una guida turistica virtuale del Millennium Park di Chicago», afferma il brevetto. «Il veicolo può ricevere istruzioni per recarsi alla scultura Cloud Gate (Silver Bean) del Millennium Park. Giunto a destinazione, le istruzioni possono comandare al veicolo di stazionare per un periodo di tempo predeterminato, ad esempio 5 minuti. Il veicolo può quindi riprendere la corsa e recarsi alla Crown Fountain e stazionarvi ancora per 5 minuti ecc.. Infine, il veicolo può essere fatto ritornare alla posizione di partenza

 

Google Landing Strip

Un particolare del sistema intelligente di elaborazione a bordo delle Google auto.

 

Google spiega, sempre all’interno del brevetto, che le istruzioni possono essere di tipo fisso, come nell’esempio precedente, per percorsi unici e con tempistica predeterminata. Ma ci possono essere implementazioni con liste di istruzioni per le quali si prevede la scelta umana, permettendo ad un passeggero o ad una guida di selezionare la destinazione. Altre implementazioni prevedono anche che il veicolo possa condurre se stesso, in maniera autonoma, in una determinata posizione.

Si tratta di scenari comunque limitati nei quali non sono previsti alcuni casi, come la modalità mista di passaggio da una “landing strip” a guida automatica ad un’area che necessità del ritorno al controllo manuale, come può essere una stazione di servizio di un’autostrada.
E’ comunque  un progetto molto suggestivo ed interessante.

Ecco come Google+ sbaraglierà la concorrenza, Facebook compreso!

Gadget e Hi-Tech, Mobile, Tecnologie Web, Web e Business     Autore: Thomas Zaffino 2 Commenti »

Sono molti a ritenere che dietro lo sviluppo di Google+ ci sia ben più che il semplice inseguimento di un business lanciato da Facebook. Mike Elgan, ad esempio, è dell’avviso che Google abbia una strategia, a suo parere chiara, per far diventare Google+ un prodotto unico, capace di dominare il futuro del web, a danno persino di Facebook, assoluta superpotenza nel suo campo.

Per dimostrarlo, fa riferimento ad alcuni paragoni, dei quali abbiamo parlato in questo blog, che si sono verificati nel campo tecnologico. Come sostiene Mike Elgan, e siamo d’accordo con lui, i venture capitalist, ossia le persone che scommettono sull’innovazione, sanno che non vale la pena investire in strumenti informatici che da soli non abbiano ragione d’esistere.

Partiamo con i paragoni. Le fotocamere digitali, alla fine degli anni ’90, sono state tra i gadget di elettronica di consumo più vendute e diffuse. Una fotocamera tascabile «point-and-shoot» (punta e scatta) era un prodotto che oggi, con l’avvento di Amazon, potremmo definire “bestseller”.

 

Fotocamera digitale Kodak
Nel 2001, anche Kodak decide di entrare nel mondo della fotografia digitale, anche se già con
un po’ di ritardo sulla concorrenza. Il settore delle «point-and-shoot» era ancora in crescita.
I videofonini, prima, e gli smartphone dopo, hanno però rimpiazzato questo settore, rendendo
la vita dura ad aziende storiche, come la stessa Kodak, che sono ora costrette a diversificare.

 

Oggi le cose non stanno più in questi termini e lo sanno bene grandi aziende come Kodak, che hanno rischiato persino il fallimento. I telefoni, diventati presto “videofonini”, e gli smartphone, adesso, hanno rilevato questa “caratteristica” dalle fotocamere tascabili.

Smartphone come l’iPhone 4S o l’HTC Evo 4G hanno fotocamere da 8 Mgpx, ottiche di qualità e capacità di registrazione video in HD. Gli utenti che ne acquistano uno sono già in possesso sia di una fotocamera che di una videocamera decenti. Questo spiega il perché le vendite delle fotocamere digitali «point-and-shoot» si sono appiattite e sono inevitabilmente destinate a diminuire nei prossimi anni.

 

Samsung Galaxy S II
Tra i tanti AWARDS 2011 vinti dal Samsung Galaxy S II
c’è anche quello di miglior smartphone fotografico Android,
grazie alla sua fotocamera da 8 Mgpx con una buona qualità di scatto.

 

Un altro esempio fatto da Elgan, sul quale possiamo concordare senza problemi, è quello relativo alle utility di compressione dei dati create dall’industria del software  negli anni ’90. Nel 1998, Microsoft ha integrato una funzione di compressione all’interno di Windows. Stessa cosa ha fatto Apple nel 2004 all’interno di OS X. I software di compressione, come WinZip o WinRar, sono stati emarginati. Nessuno si aspetta che una nuova azienda possa entrare nel campo delle utility di compressione!

Venendo ai giorni nostri, possiamo considerare l’esempio delle applicazioni di messaggistica istantanea come Windows Messenger, PowWow, ICQ, AOL Instant Messenger, Yahoo Messenger ecc. Si tratta di una categoria importante di applicazioni, per molti anni al centro dell’attenzione delle aziende per la marea di utenti che li usavano.

Oggi, la chat è regredita a semplice caratteristica di Facebook, GMail, Android, iPhone, Windows Phone.Gli Instant Messenger non possono più essere considerati una categoria di prodotti a sé. Quando un prodotto diventa una caratteristica di successo, difficilmente riesce a prosperare come singolo prodotto… almeno è quello che insegna l’evoluzione tecnologica.

 

Client ICQ
L’integrazione delle chat all’interno di servizi
come Facebook e GMail hanno difatti reso
inutili software come ICQ.

 

Tornando al discorso centrale dell’articolo, Elgan ritiene, così come tanti altri esperti ed operatori del settore tecnologico, che sia questa la strada con cui Google sta progettando di dominare il futuro di Internet. Numerose categorie di servizi online saranno marginalizzate appena Google le farà diventare semplici caratteristiche di Google+, come è appena avvenuto con la funzione di riconoscimento facciale.

Sin dall’inizio, Google+ aveva integrato alcune funzionalità che erano disponibili come singoli prodotti. La funzione Hangouts, ad esempio, mette a disposizione la maggior parte delle funzioni di Skype. Anche Picasa, il servizio di gestione delle foto che Google ha acquisito nel 2004, è stato integrato all’interno del social network di Mountain View, il quale ha incorporato, in una certa misura, l’applicazione GMail di Google, così come la chat. Con Sparks, poi, ha realizzato una parziale integrazione di Google News.

 

Google+ Hangouts
Già dal lancio, Google aveva integrato in Google+ la funzione Hangouts, ovvero l’applicazione
per la videoconferenza, capace di offrire la maggior parte delle caratterisiche che hanno reso
celebre Skype direttamente all’interno del social network di Moutain View.

 

A partire dal lancio, Google ha integrato in Google+ una dozzina dei suoi prodotti o servizi più importanti, trasformandoli di fatto in caratteristiche. Il processo inizia sempre con una minore integrazione che si evolve in una sempre più grande.

È questa, dunque, la strategia che si nasconde dietro lo sviluppo di Google+: arricchirlo sempre maggiormente di funzionalità, facendo in modo che queste non abbiano più senso come prodotti singoli, col risultato di emarginare lentamente la concorrenza. L’obiettivo finale è Facebook…

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