Con un po’ di sale, l’hard disk si fa più capiente!

Gadget e Hi-Tech, Web e Business     Autore: Thomas Zaffino Aggiungi un commento

Il dottor Joel Yang del Researchers at the Institute of Materials Research and Engineering (IMRE) di Singapore, in collaborazione con alcuni team di atenei locali, ha sviluppato una nuova tecnologia che permetterà di incrementare notevolmente la capacità di memorizzazione degli attuali hard disk.

I ricercatori hanno infatti sviluppato un nuovo processo produttivo per piatti magnetici (i dischi) che, attraverso l’uso di cloruro di sodio, ovvero il sale da cucina, permette un incremento elevato della densità di memorizzazione dei dati, fino a raggiungere la soglia di 3,3 terabyte per pollice quadrato (circa 512 MB per centimetro quadrato). Con queste premesse, di possono immediatamente aumentare la capacità degli attuali hard disk portandola ad almeno 18 terabyte.

Consultando il documento pubblicato dall’Istituto, il metodo innovativo consiste nell’utilizzare cloruro di sodio durante il processo di litografico a fascio di elettroni con cui vengono “stampati” i piatti magnetici.

 

Hard disk attuali

Gli hard disk attuali hanno una distribuzione casuale dei  grani magnetici, ognuno
dei quali ha una dimensione che va da 7 a 8 nm. Per memorizzare un singolo bit,
tra l’altro, occorrono diversi grani.

 

Il processo è stato creato dal dott. Yang quando era ancora uno studente del MIT. Solo di recente però, e con l’aiuto di altri team di ricercatori, è stato possibile ottimizzarlo. Il ricercatore ha utilizzato un approccio basato sulla tecnologia bit-patterned recording (BPR), che fa uso di piatti con cluster magnetici (o isole) facendo in modo che i dati scritti si alternino per via dell’effetto superparamagnetico.

Usando cloruro di sodio, nel processo litografico a fascio di elettroni con cui vengono stampati i piatti, si ottiene una maggiore distribuzione dei grani, creando sulla superficie del disco una struttura nanometrica ben definita, mentre gli hard disk attuali hanno una distribuzione casuale dei  grani magnetici, ognuno dei quali ha una dimensione che va da 7 a 8 nm.

Attualmente, per archiviare un singolo bit, occorrono diversi grani, mentre il team coordinato da Yang è riuscito a realizzare un disco sulla cui superficie insistono piccole isole, delle dimensioni di 10 nm, ciascuna capace di memorizzare un bit.

 

Nuovo processo produttivo di Yang

Grazie al nuovo processo del Dot. Joel Yang, si può aumentare la densità di memorizzazione
dei piatti magnetici degli hard disk senza però subire l’effetto superparamagnetico.

 

Altro aspetto interessante della ricerca è il fatto che il processo produttivo sviluppato da Yang utilizza lo stesso tipo di strumentazione e le medesime tecnologie utilizzate per la realizzazione degli attuali supporti magnetici, eliminando tra l’altro alcuni passi.

Di conseguenza, riesce persino ad abbassare i costi produttivi, risultando in tal modo più interessante rispetto ad altre tecnologie recentemente scoperte, che permettono densità ancora maggiori ma necessitano di investimenti massicci per il processo produttivo.

Infine, il team è già all’opera per aumentare la densità, con l’obiettivo di raggiungere la soglia dei 10 Terabyte per pollice quadrato, cosa che permetterebbe agli hard disk di raggiungere capacità superiori ai 50 terabyte.

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Un commento

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