E tu, ti fidi davvero di Facebook e Google+?

Tecnologie Web, Web e Business     Autore: Rocco Sicoli Aggiungi un commento

Il nono rapporto del Censis sulla Rete è stato illustrato mercoledì 13 luglio al Senato.


Il nono e più recente rapporto del Censis, dal titolo “I media personali nell’era digitale”, mette in risalto la crescita dell’utilizzo di Internet (+6,1% negli ultimi due anni) da parte della popolazione italiana. Ma il dato che per alcuni può essere sorprendente, è soprattutto l’esplosione dell’utilizzo dei social network. Basti pensare che in media ognuno di noi sta su Facebook per almeno un’ora al giorno. Poco vero? Sfido chiunque a riflettere su quanto stiamo realmente su Facebook noi che Internet lo usiamo quotidianamente, che facciamo media con quelli che aprono il PC solo la sera per controllare la posta. L’analisi del Censis tocca anche molti altri punti che mostrano come l’italiano medio utente del Web vada online per ricercare informazioni e mappe, scaricare musica e video. Inoltre, si riconosce alla rete una funzione sociale di spazio pubblico in cui ci si può esprimere liberamente e in cui è possibile trovare informazioni affidabili, quasi quanto quelle presenti sui giornali.

Cosa c’entra tutto questo con la fiducia nei social network? Semplice, questo boom è stato di fatto interpretato, come testimoniano tanti titoli di articoli apparsi su blog e giornali, come una maggiore fiducia degli italiani verso la Rete e la gestione di reti sociali online, quando invece tutto ciò dovrebbe semplicemente ridursi ad una maggiore familiarità verso un mezzo di comunicazione nuovo che si diffonde in una società che ha ormai “necessità” di comunicare.
Mi vien difficile, sinceramente, parlare di fiducia verso un mezzo “commerciale” che ci studia e ci scruta giorno per giorno, e soprattutto, che un ragazzino con un po’ di fantasia riesce a mettere in crisi portandosi a casa dati su circa 80.000 account. Perché alla fine i social network questo sono, abbiamo il diritto di dialogare con i nostri amici lontani, di conoscere nuove persone, di avere informazioni dirette da persone affidabili e tutto questo lo paghiamo non con l’euro e venti dato al nostro edicolante ogni mattina, ma con informazioni su ciò che facciamo, su some sono costruite le nostre cerchie sociali, su quanto stiamo online e su idee politiche o commerciali che perseguiamo. Insomma, facciamo tutti da cavie per creare “trend di mercato” e fare in modo anche di ricevere delle migliorie a prodotti che ci rendano la vita migliore già da domani, perché alla fine non è tutto bianco o nero sul Web, così come nella realtà.

Mark Zuckerberg

L'AD di Facebook si fida davvero della sua creatura per condividere idee e contenuti?

Lungi da me spingere a non utilizzare i Social Network, visto che ci sguazzo dal primo giorno e mi sono anche affannato a chiedere ad “amici potenti” un invito per G+, ma se parliamo di fiducia è bene ricordare quello che realmente paghiamo per stare online. Perché troppo spesso si parla di privacy violata, davanti a scelte scriteriate di persone palesemente poco educate ad utilizzare il mezzo che hanno a disposizione.

Qualche giorno fa discutendo su Google Plus con alcuni amici, della privacy garantita sul nuovo social network di Mountain View, alla fine si è giunti alla conclusione che più si conosce il sistema che si utilizza, più si evitano brutte figure e violazioni proprie o improprie della nostra vita, perché anche stare online alla fine è parte delle nostre giornate, per molti parte dominante e le leggerezze non sono ammesse. Quindi, gli ottimi dati del rapporto Censis, che finalmente vedono gli italiani attenti alla Rete, dovrebbero più che far gridare “alla fiducia verso i social network”, provocare negli utenti che sono ormai oltre 53 milioni, un’innata voglia di essere educati al mezzo, così da conoscerne pregi, difetti ed insidie e da evitare un mare di discussioni sulla privacy, che potrebbero essere risolte con un semplice: “Stai attento a ciò che posti”.

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