Cloud: io al mio hard disk (per il momento) non rinuncio!

Mobile, Tecnologie Web, Web e Business     Autore: Rocco Sicoli Aggiungi un commento

Ecco un momento della presentazione di iCloud di Apple

Steve Jobs illustra i pregi del sistema di condivisione iCloud di Apple


Nel primo weekend di sole e relax ho recuperato un po’ di letture arretrate e dovunque volgessi lo sguardo, tra riviste di tecnologia, quotidiani economici e settimanali “generalisti”, la parola più in voga da qualche tempo è: cloud. Non inteso come cloud computing, cioè condividere e sfruttare la potenza di elaborazione dei PC collegati ad Internet con applicazione distribuite, ma come “condivisione” dei propri contenuti online. In pratica, dalla presentazione di iCloud di Apple, si è generato uno spregiudicato entusiasmo (come al solito, quando esce un “iQualcosa” dalla bocca di zio Steve), verso questa tecnologia miracolosa, che consente di avere i propri contenuti sempre disponibili da qualsiasi dispositivo connesso ad Internet, ed ovviamente da qualsiasi parte del globo terraqueo. Molti editorialisti, anche su riviste di oltre oceano, preannunciano già una prematura e veloce dipartita del disco rigido dai nostri PC, perché i contenuti saranno conservati online e, quindi, i nostri hard disk potranno essere “ridimensionati” e diventare delle memorie flash di taglio molto più contenuto rispetto ai terabyte cui siamo abituati. Tutto bello, tutto interessante, tutto molto “futuristico” per chi non vive il mondo dell’IT con cognizione di causa. Già… Sono anni che esistono DropBox e decine di altri servizi, per conservare online i propri contenuti, così da averli sempre a portata di clic, per non parlare di Google Docs. Quindi l’innovazione di iCloud e degli altri sistemi, che stanno sbocciando come fiori in un campo primaverile, non esiste se non magari nello sviluppo di un’interfaccia più semplice e pratica da usare per tutti, ed in particolare per chi usa dispositivi mobile.

Logo di Dropbox


Ma, come avrebbe detto il buon Lubrano, la domanda nasce spontanea… La sicurezza di tutto ciò? Eh già, ci vogliamo pensare a come “blindare” questi dati? I nostri file aziendali, le nostre foto, i filmati personali e le riviste acquistate online, li metteremo davvero a cuor leggero in condivisione con il mondo, pur di averli sempre a disposizione? Nelle ultime due settimane prima Sony, poi Sega, poi persino Bitcoins hanno subito attacchi che hanno portato gli hacker a conquistare identità virtuali e dati sensibili, di migliaia di utenti di tutto il mondo. E persino, nel caso di Bitcoins, alla scomparsa di 250mila dollari da un conto online, senza alcuna speranza di recuperare il bottino, per lo sfortunato utente innamorato della moneta virtuale, più sicura e inattaccabile a detta di molti. Insomma, grandi aziende non riescono a proteggere poche decine di megabyte di dati, perché i nostri dati personali su un server equivalgono a qualche kilobyte o poco più; come possiamo pensare di mandare online tonnellate di terabyte e credere che i nostri file siano davvero al sicuro?

Esiste veramente questo Fort Knox online che nessuno conosce? Addirittura il Pentagono e i maggiori ministeri della difesa mondiali, ogni giorno subiscono attacchi hacker, con conseguente perdita di materiale “top secret”. E voglio sperare che i loro server, seppur più in vista, siano centinaia di volte più sicuri di quelli che ospitano i dati di DropBox, degli utenti del Playstation Network e simili. Insomma, alla fine della fiera, io mi tengo stretto il mio hard disk (magari con backup offline, così da non rischiare intrusioni di qualsiasi genere), condividendo di volta in volta online ciò che mi serve per il lavoro quotidiano, e provvedendo a missione compiuta di cancellare il resto. Credo che i miei dati personali online, siano già troppi tra Facebook, Twitter, l’account iTunes, Zinio e potrei continuare ancora molto; sono così tanti, da preferire che il mio lavoro, la mia vita personale e le mie passioni, restino quanto più al sicuro possibile da occhi indiscreti su un hard disk fisico sulla mia scrivania, almeno per il momento, con buona pace di zio Steve e di chi già grida al miracolo.

Voglio fare un ultimo banale esempio: avete mai pensato a quante persone possono vedere le vostre foto quando le mandate in stampa su uno dei tanti siti online? E se qualcuno le copiasse e le facesse girare sui social network? Bisogna sempre tenere alta la guardia e stare attenti a ciò che si manda “online”, onde evitare brutte sorprese in futuro. Il confine della nostra privacy è fin troppo labile oggi giorno, e non ammette leggerezze, almeno fin quando non ci saranno leggi 2.0 in grado di tutelare meglio gli utenti e sistemi “discreti” per proteggere i nostri dati online.

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5 Commenti

  1. SelimD

    Consiglio vivamente servizio cloudHQ che Dropbox si integra con Google Docs!
    http://cloudHQ.net/dropbox/

  2. Davide Costantini

    Personalmente non temo molto i problemi di sicurezza del cloud. D’altra parte non lascerei mai dati personali unicamente nei server di Dropbox o Google per timore di perderli. L’Hard Disk non morirà certo facilmente, specie se le reti non evolvono.

    D’altra parte i servizi cloud ripropongono qualcosa di noto in modo nuovo e a prezzi affrontabili. I servizi EC2 di Amazon sono intriganti per chi voglia mettere su una attività online ma è necessario un maggiore sviluppo degli sla (service level agreement).

    Per quanto riguarda iCloud, a mio avviso è potenzialmente un ottimo servizio. Ma di sicuro non rinuncerò al Crucial M4 del mio falso Mac :D

  3. johnny

    Credo che la chiave di successo dei servizi in the Cloud sia nell’efficienza della sincronizzazione tra destktop e remoto. Man mano che questa operazione migliorerà, il Cloud sostituirà de facto l’attuale modo di lavorare col Pc. Credo che col tempo non potremo fare a meno del cloud computing e guarderemo alla nostra epoca col sorriso…

  4. Federico

    Scusatemi ma lo “sviluppo di un’interfaccia più semplice e pratica da usare per tutti, ed in particolare per chi usa dispositivi mobile” non rientra in “innovazione”?

    più praticità, interfaccia più semplice, accessibile a tutti, in particolare da chi usa dispositivi mobile (cellulari e tablet, non poca gente quindi) non è innovazione?

    mi piacerebbe sapere allora cosa intende l’autore per innovazione, visto che più praticità, più funzionalità e migliore interfaccia, non rientrano in questa definizione.

  5. Rocco Sicoli

    Ciao Federico,
    è innovazione… come dico nell’articolo “Quindi l’innovazione di iCloud e degli altri sistemi, che stanno sbocciando come fiori in un campo primaverile, non esiste se non magari nello sviluppo di un’interfaccia più semplice e pratica da usare per tutti, ed in particolare per chi usa dispositivi mobile.” Ma è iCloud in se a non essere un servizio innovativo, bensì solo capace di portare miglioramenti (dicasi pure innovazioni) solo in alcuni settori, tutto qui.

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