Google+: le impressioni della blogosfera sul social Network di Mountain View

Web e Business     Autore: Thomas Zaffino 2 Commenti »

Google sembra non voler rinunciare ad attaccare Facebook. Dopo il semifallimentare esperimento Buzz, ci riprova con Google+, progetto con cui il gigante di Mountain View vorrebbe rimescolare le carte sul fronte social networking.

Dalla sua, Google può contare su precedenti famosi, come quello di MySpace, ad esempio, della cui svendita abbiamo già parlato. Nelle ultime ore è trapelata un’indiscrezione che ne fisserebbe il prezzo di cessione a soli 38milioni di dollari. Pensare che era stato acquistato al prezzo di 580 e che ne erano stati spesi ben 270 nei ultimi cinque anni. Se vale per MySpace, sul Web la lezione può valere per chiunque…

 

Immagine anteprima YouTube

 

Per il momento, si accede a Google+ solo su invito. Quelli disponibili, però, sono da tempo finiti :-) Ad ogni modo, in Rete si trovano già autorevoli pareri d’uso. Vediamo quali sono le impressioni della Blogosfera.

MG Siegler di TechCrunch elogia l’utilità di Circles, il servizio di raggruppamento degli utenti, il cui funzionamento è molto originale e richiede pochi istanti per creare una piccola sottorete, grazie all’interfaccia ben congeniata. quanto Per Siegler, Google+ è il miglior prodotto partorito sin’ora da Google in tema social.

Google Circles+

La funzione Circles permette di creare facilmente delle sottoreti di contatti, da utilizzare per distinguere e gestire le modalità di condivisione delle informazioni

Numerosi gli aspetti affrontati da Ben Parr di Mashable, partendo dal design, che risulta pulito ed essenziale. Google+ ha poche funzioni, è facile da usare ed è intuitivo grazie ad icone molto chiare. Il social network di Google è incentrato sullo Stream, che non aggiunge niente ai feed di Facebook. Anche Parr fa l’elogio di Circles, che permette di creare dei gruppi semplicemente trascinando i contatti. Grazie a Google+ Profiles, possiamo importare direttamente i dati già presenti nel nostro profilo Google, con un tab per verificare i propri contenuti su Buzz o su Google+.

Parr parla di Google+ Sparks, il sistema di promozione degli articoli che raccoglie quelli raccomandati presenti in Rete. Google+ Photos è simile alla funzione di condivisione delle foto di Facebook, ma con in più un editor grafico. Infine Google+ Huddle, per la gestione dei messaggi di gruppo, che funziona con i Circles creati.


Google+ Stream

Raccogliamo ancora le impressioni di Enrique Dans, guru dell’IT, che segnala qualche cosa che non va benissimo. Ad esempio, per quanto riguarda le informazioni personali, queste si integrano con Google Profiles. Il servizio suggerisce possibili amicizie basandosi principalmente sui contatti GMail, ancor prima che questi si iscrivano a Google+. Ciò potrebbe rivelarsi un aspetto poco gradito, che già si verificò con Buzz: l’inclusione automatica di tutti i contatti dà l’idea di un controllo sulle attività degli utenti che solitamente non è gradita.

Un aspetto positivo, invece, riguarda il pieno controllo sulle informazioni condivise. Quando si pubblicano foto, luoghi o aggiornamenti, Google+ chiede con chi vogliamo condividere tali informazioni in maniera chiara. Ottimo anche il sistema di notifiche.

L’integrazione di altri servizi quali Twitter e lo stesso Facebook non è ancora prevista, ma potrebbe risultare una mossa vincente per il nuovo Social Network. Nonostante la validità del progetto, riconosciuta da quasi tutti colori che hanno avuto la fortuna di poter testare Google+, visto che attualmente anche per chi dispone di un invito la registrazione è chiusa, l’idea è che non sarà facile per Google fidelizzare utenti. Non sono certo le funzioni che possono creare una community di utenti. Per il momento, è pensiero comune che Mark Zuckerberg possa continuare a dormire su sette cuscini.

 

Apple prende le distanze da Samsung, ma la vera guerra è contro Google

CPU, Gadget e Hi-Tech, Mobile     Autore: Thomas Zaffino 1 Commento »

Continua la guerra psicologica, iniziata qualche tempo a suon di denunce, tra Apple e Samsung. Si vede che il mercato mobile è troppo importante per concedere terreno a qualsiasi potenziale rivale. Apple lo sa bene e non sembra intenzionata a riprendere accordi pacifici con il produttore sudcoreano.

Si parla infatti di rottura tra Apple e Samsung, per quanto concerne la produzione dei chip di tablet e smartphone iOS. A questo proposito, l’A6, il prossimo system on chip della Mela, potrebbe essere realizzato da TSMC, capace di un processo produttivo con tecnologia a 28 nanometri.

Apple A6

Il system on chip della prossima generazione di device iOS di Apple non verrà più prodotto da Samsung ma, con molta probabilità, da TSMC

Apple aveva denunciato Samsung per plagio dei suoi device iPad e iPhone. Dal quel momento è stata un’escalation di reciproche accuse. Già nel mese di Marzo si parlava di un possibile rapporto tra TSMC ed Apple, da alcune indiscrezioni che riguardavano la produzione del chip A5 che, nonostante le accuse di Apple, è realizzato ancora da Samsung.

Con la prossima generazione, tutto è in discussione: da Samsung a TSMC, dai 45 ai 28nm. Questo anche per evitare che Samsung ed altri concorrenti conoscano in anticipo i progetti di Apple su tablet e smartphone.

In vista dell’uscita in commercio, programmata per Settembre, ad Agosto inizierà la produzione dell’iPhone 5. Si parla anche di un modello più economico, che permetterebbe ad Apple di competere con i rivali Android. Secondo alcuni analisti, a Settembre potrebbero uscire due nuovi smartphone, l’iPhone 5, modello di punta, e un probabile iPhone 4S, innovato nell’hardware rispetto all’iPhone 4 è venduto senza contratto a un prezzo che si stima essere di circa 350 dollari.

Samsung Galaxy SII

Samsung potrebbe lanciare, per fine estate, un nuovo modello Galaxy SII Plus, con processore overclockato a 1.4 Ghz, che le permetterebbe di competere con l'iPhone 5

L’indiscrezione non convince tutti gli analisti. C’è chi pensa che Apple non abbia nessuna intenzione di accrescere la famiglia iPhone, almeno per il momento. Per altri, Apple potrebbe mantenere il modello 3GS come prodotto di fascia bassa, senza introdurre nuove soluzioni.

Ad ogni modo tutti potrebbero sbagliare previsioni. Non è detto che Apple abbia realmente intenzione di competere con Android, dato che nel suo segmento la casa di Cupertino sembra inattaccabile.

Dal canto suo, Samsung non resterà certo a guardare. Il produttore sudcoreano starebbe per lanciare sul mercato il Galaxy S II Plus, un modello aggiornato con dual core Samsung Exynos SoC overcloccato a 1.4 GHz.

Il nuovo modello potrebbe uscire dopo l’estate per sfidare l’atteso iPhone 5.  Si parla anche di 1 GB di RAM e Android 2.3.4 Gingerbread sempre con l’interfaccia TouchWiz. L’indiscrezione è confermata dai fornitori Samsung, che hanno rivelato anche alcuni dettagli in merito al Google Nexus 4G, il nuovo smartphone Google.

Google Nexus Prime

I fornitori Samsung hanno rivelato alcuni dettagli in merito al Google Nexus 4G, il nuovo smartphone Google che farà il suo ingresso sul mercato in autunno con il nome Google Nexus Prime. Non è escluso, inoltre, l'aggiornamento alla piattaforma Android 4.0 (Ice Cream Sandwich).

Il modello Nexus 4G monterà uno schermo Super AMOLED HD (720p) oltre alle soluzioni OMAP 4460 (system on chip dual-core da 1,2 o 1,5 GHz) di Texas Instruments, oppure una soluzione a 28 nanometri Krait. Farà il suo ingresso sul mercato in autunno con il nome Google Nexus Prime. Non è escluso, inoltre, l’aggiornamento alla piattaforma Android 4.0 (Ice Cream Sandwich).

Il nuovo Google Phone monterà molto probabilmente 1 GB di RAM, avrà una capacità di riproduzione e cattura video a 1080p, una videocamera frontale da 1 megapixel e una posteriore da 5 megapixel. A bordo potrebbe esserci la versione 4.0 di Android, che porterà sugli smartphone, come spiegato dalla stessa Google, la maggior parte delle funzioni oggi disponibili solo sulla versione Honeycomb per tablet.

Non si conosce ancora chi produrrà il nuovo smartphone di Google. Oltre alla guerra con Apple, si potrebbe aprire una competizione “interna” tra i produttori di device basati su Android.

Cloud: io al mio hard disk (per il momento) non rinuncio!

Mobile, Tecnologie Web, Web e Business     Autore: Rocco Sicoli 5 Commenti »

Ecco un momento della presentazione di iCloud di Apple

Steve Jobs illustra i pregi del sistema di condivisione iCloud di Apple


Nel primo weekend di sole e relax ho recuperato un po’ di letture arretrate e dovunque volgessi lo sguardo, tra riviste di tecnologia, quotidiani economici e settimanali “generalisti”, la parola più in voga da qualche tempo è: cloud. Non inteso come cloud computing, cioè condividere e sfruttare la potenza di elaborazione dei PC collegati ad Internet con applicazione distribuite, ma come “condivisione” dei propri contenuti online. In pratica, dalla presentazione di iCloud di Apple, si è generato uno spregiudicato entusiasmo (come al solito, quando esce un “iQualcosa” dalla bocca di zio Steve), verso questa tecnologia miracolosa, che consente di avere i propri contenuti sempre disponibili da qualsiasi dispositivo connesso ad Internet, ed ovviamente da qualsiasi parte del globo terraqueo. Molti editorialisti, anche su riviste di oltre oceano, preannunciano già una prematura e veloce dipartita del disco rigido dai nostri PC, perché i contenuti saranno conservati online e, quindi, i nostri hard disk potranno essere “ridimensionati” e diventare delle memorie flash di taglio molto più contenuto rispetto ai terabyte cui siamo abituati. Tutto bello, tutto interessante, tutto molto “futuristico” per chi non vive il mondo dell’IT con cognizione di causa. Già… Sono anni che esistono DropBox e decine di altri servizi, per conservare online i propri contenuti, così da averli sempre a portata di clic, per non parlare di Google Docs. Quindi l’innovazione di iCloud e degli altri sistemi, che stanno sbocciando come fiori in un campo primaverile, non esiste se non magari nello sviluppo di un’interfaccia più semplice e pratica da usare per tutti, ed in particolare per chi usa dispositivi mobile.

Logo di Dropbox


Ma, come avrebbe detto il buon Lubrano, la domanda nasce spontanea… La sicurezza di tutto ciò? Eh già, ci vogliamo pensare a come “blindare” questi dati? I nostri file aziendali, le nostre foto, i filmati personali e le riviste acquistate online, li metteremo davvero a cuor leggero in condivisione con il mondo, pur di averli sempre a disposizione? Nelle ultime due settimane prima Sony, poi Sega, poi persino Bitcoins hanno subito attacchi che hanno portato gli hacker a conquistare identità virtuali e dati sensibili, di migliaia di utenti di tutto il mondo. E persino, nel caso di Bitcoins, alla scomparsa di 250mila dollari da un conto online, senza alcuna speranza di recuperare il bottino, per lo sfortunato utente innamorato della moneta virtuale, più sicura e inattaccabile a detta di molti. Insomma, grandi aziende non riescono a proteggere poche decine di megabyte di dati, perché i nostri dati personali su un server equivalgono a qualche kilobyte o poco più; come possiamo pensare di mandare online tonnellate di terabyte e credere che i nostri file siano davvero al sicuro?

Esiste veramente questo Fort Knox online che nessuno conosce? Addirittura il Pentagono e i maggiori ministeri della difesa mondiali, ogni giorno subiscono attacchi hacker, con conseguente perdita di materiale “top secret”. E voglio sperare che i loro server, seppur più in vista, siano centinaia di volte più sicuri di quelli che ospitano i dati di DropBox, degli utenti del Playstation Network e simili. Insomma, alla fine della fiera, io mi tengo stretto il mio hard disk (magari con backup offline, così da non rischiare intrusioni di qualsiasi genere), condividendo di volta in volta online ciò che mi serve per il lavoro quotidiano, e provvedendo a missione compiuta di cancellare il resto. Credo che i miei dati personali online, siano già troppi tra Facebook, Twitter, l’account iTunes, Zinio e potrei continuare ancora molto; sono così tanti, da preferire che il mio lavoro, la mia vita personale e le mie passioni, restino quanto più al sicuro possibile da occhi indiscreti su un hard disk fisico sulla mia scrivania, almeno per il momento, con buona pace di zio Steve e di chi già grida al miracolo.

Voglio fare un ultimo banale esempio: avete mai pensato a quante persone possono vedere le vostre foto quando le mandate in stampa su uno dei tanti siti online? E se qualcuno le copiasse e le facesse girare sui social network? Bisogna sempre tenere alta la guardia e stare attenti a ciò che si manda “online”, onde evitare brutte sorprese in futuro. Il confine della nostra privacy è fin troppo labile oggi giorno, e non ammette leggerezze, almeno fin quando non ci saranno leggi 2.0 in grado di tutelare meglio gli utenti e sistemi “discreti” per proteggere i nostri dati online.

Tablet: chi sono gli utenti e perché li comprano?

Gadget e Hi-Tech, Mobile, Web e Business     Autore: Thomas Zaffino 1 Commento »

Torniamo a parlare di Tablet che, come abbiamo più volte sottolineato in questo blog, rappresentano la chiave di svolta nel mercato consumer, per quanto riguarda il futuro del settore informatico. Questi device stanno riscontrando un sempre maggiore successo, diffondendosi a velocità impressionante, tanto da allettare tutti gli operatori, che non vogliono rinunciare a questa torta.

OPA, la Online Publishers Association, ha stilato un identikit preciso di chi siano gli acquirenti dei tablet, negli USA, e quali ne siano le motivazioni. La ricerca, intitolata «A Portrait of Today’s Tablet User» e realizzata in collaborazione con Frank N. Magid Associates, si basa su un sondaggio rappresentativo del mercato statunitense condotto su 2.482 utenti Internet, con una età compresa fra gli 8 e i 64 anni, con lo scopo di valutare gli aspetti comportamentali degli acquirenti di tablet.

Grafico 01

Dall'analisi emerge che il 67% degli utenti usa un tablet Apple mentre il 43% possiede un tablet basato su Android. La somma delle percentuali, superiore a 100 indica che alcuni utenti possiedono o usano due o più tablet

Dall’analisi dei risultati, pubblicata con un comunicato stampa ufficiale,  emerge subito che il 60% degli utenti sono maschi. Di questi, il 48% hanno un’età compresa tra i 18 e i 34 anni.

Emerge anche che il 12% della popolazione statunitense (parliamo di circa 28 milioni di persone) possiede o usa un tablet. Dal punto di vista del reddito, il 43% degli utenti percepisce oltre 50 mila dollari l’anno.  L’11% della popolazione USA intende invece acquistarne uno entro l’anno, il che incrementerebbe la percentuale di utenti di tablet al 23% (circa 54 milioni di persone) entro la fine del 2011.

L’89%  degli utenti è soddisfatto o molto soddisfatto del proprio tablet. Per lo più, si tratta di utenti Apple, il 67%. Di questi, quasi un terzo possiede un un iPad 2. Gli utenti Android sono in complesso il 43%. Scaricando il rapporto è possibile verificare le percentuali in base ai singoli produttori. La somma delle percentuali supera 100, il che significa che alcuni utenti posseggono due o più tablet.

Dal punto di vista dell’utilizzo, le principali attività svolte dagli utenti di tablet sono la navigazione web, la consultazione di quotidiani, periodici e libri digitali, l’uso di servizi di previsioni meteorologiche, la consultazione degli aggiornamenti finanziari e delle notizie sportive.

Grafico 02

Sempre dall'analisi vediamo come gli utenti Internet preferiscano di gran lunga usare i tablet, rispetto al Pc, per la maggior parte dei possibili utilizzi, dalla vsione di video e film agli acquisti online

Il 56% degli utenti usa i tablet per visionare video o addirittura interi film. Nel rapporto si legge anche che il 79% degli utenti ha scaricato applicazioni a pagamento, almeno nell’ultimo anno. Questa tipologia di consumer preferisce pagare i contenuti trovati girando per diverse fonti, piuttosto che farlo unicamente su “l’app store”.

Oltre ai canali preferenziali come iTunes, Amazon e Google, il 29% degli utenti di tablet acquista applicazioni dal proprio provider telefonico o Internet, mentre il 25% lo fa direttamente dal sito degli editori.

Certo si tratta di uno spaccato di società un po’ distante dalla situazione italiana, già solo per ragioni numeriche di possibilità. Tuttavia è indicativo del fatto che, al momento, la tipologia di utenti di tablet gode sicuramente di un reddito medio-alto. Ciò lascia intendere che, almeno per il momento, la penetrazione di questo tipo di dispositivi nel mercato europeo, ed italiano in particolare, sarà piuttosto lenta, a meno che i produttori non si diano da fare per realizzare modelli più economici.

AMD tradita da SYSMark: con BAPCo è divorzio!

CPU, Gadget e Hi-Tech     Autore: Thomas Zaffino Nessun Commento »

Advanced Micro Devices considera inattendibili i risultati delle misurazioni del SYSMark 2012 e non intende più sostenere il famoso strumento di benchmarking del consorzio BAPCo (Business Applications Performance Corporation). A fare compagnia ad AMD, anche i chipmaker VIA Technologies e NVIDIA. La notizia è stata data in un comunicato ufficiale pubblicato sul sito del produttore di chip statunitense.

Come avevamo anticipato in un precedente post, è iniziata un dura guerra, senza esclusione di colpi, tra produttori di chip. In ballo c’è un mercato appetibile ed in continua espansione: quello dei device mobili, ossia il futuro dei chip.

SysMark 2012

L'edizione 2012 di SYSMark, a parere del CMO di AMD, favorirebbe gli altri chipmaker del Consorzio BAPCo, con a capo la rivale INTEL

Da quanto si può leggere nel Blog di Nigel Dessau, CMO di AMD, SYSmark 2012 sarebbe poco trasparente e affidabile. Il nuovo benchmark non prenderebbe in considerazione la combinazione CPU+GPU, ossia le reali prestazioni dell’architettura APU (Accelerated Processing Unit) di AMD.

Sempre secondo Dessau, i test BAPCo favorirebbero gli altri costruttori del consorzio, INTEL in primis, composto da giganti quali Dell, HP, Hitachi, Lenovo, Microsoft, Samsung, Seagate, Sony e Toshiba.

Nel futuro di AMD vi è anche la possibilità di mettersi in proprio, insieme agli altri contestatori, allo scopo di creare un nuovo consorzio e magari un benchmark “Open”, dalle caratteristiche più elastiche, che recepisca le tendenze del futuro e i reali carichi di lavoro di un sistema.

Per quanto ci riguarda, le lamentele di AMD si inquadrano in un contesto più esteso e dai contorni poco definiti: ciò che comunemente viene definito come «conflitto d’interesse», anche se in maniera impropria. Nella sostanza, ci chiediamo se gli utenti possano fidarsi delle valutazioni che arrivano da enti che, in definitiva, sono chiamati a valutare se stessi? Siamo continuamente sommersi da test e confronti organizzati al solo scopo di fare emergere le caratteristiche positive di questo o di quell’altro prodotto.

AMD APU

SYSMark 2012 non prenderebbe in considerazione, sempre secondo il parere di AMD, le reali prestazioni ottenute dalla fusione tra CPU e GPU nella nuova piattaforma APU del chipmaker statunitense

Ci chiediamo anche se esistano (o se si possano produrre) test che mettano in evidenza i lati negativi, magari con lo scopo di permettere ai produttori di migliorare i lori prodotti, concentrandosi nella soluzione delle problematiche evidenziate dai risultati poco lusinghieri. Da questo punto di vista, ci si chiede come mai nessuna tra le tante Facoltà di Ingegneria Informatica delle migliori Università del Mondo non abbia pensato di concentrarsi sulla realizzazione di un prodotto del genere…

AMD, così come NVIDIA e VIA, non sono certo immuni dalla tentazione di realizzare test che possano elogiare gli aspetti positivi dei propri prodotti. Tuttavia, l’idea di mettere a punto un benchmark “Open” è cosa che merita attenzione. Speriamo bene…

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