Facebook: quando il capo lo usa per licenziarti!

Web e Business     Autore: Thomas Zaffino Aggiungi un commento

Che i nostri dati su Internet siano sempre più usati dai responsabili delle aziende per valutare un’assunzione non è nemmeno più una notizia, tanto che chi è in cerca di un lavoro dovrebbe stare attento a come usa la Rete, in particolare Facebook. Troppi dati pubblicati possono offrire una visione molto ampia sul nostro carattere, sui nostri gusti, sulle nostre preferenze e su come la pensiamo in generale…

Anche Google, nel tempo, si è trasformarto in uno strumento subdolo di ricerca e selezione del personale, che permette di inquadrare il profilo psicologico e professionale di una persona da assumere. Prima ancora di giungere ad un colloquio, l’azienda è già al corrente di molte cose su di noi. Possono venire fuori cose di ogni genere: battaglie che abbiamo fatto per manifestare i nostri diritti, dichiarazioni, prese di posizione ecc.

In base ad una ricerca commissionata da GIDP, associazione che rappresenta i direttori del personale in Italia, la prassi di ricorrere a ricerche selvagge sul Web è ormai diffusa e consolidata nelle aziende, nonostante le tante denunce di presunte illegalità, inoltrate da alcuni giuristi, facenti capo allo Statuto dei lavoratori.

L’attività di spionaggio digitale, da parte dei direttori del personale, è impossibile da impedire. Meglio quindi adeguarsi, anche se spesso ciò può tradursi in una specie di autocensura. Secondo molti direttori, la pratica sarebbe fruttuosa poiché numerosi candidati non sarebbero sinceri durante i normali colloqui.

Ciò che non ci aspettava, invece, è che la Rete diventasse anche uno strumento che, in mano ai capi del personale, fornisse loro la cosiddetta “giusta causa” per avviare il licenziamento. Sono veramente tanti i casi già successi ed assurti alle cronache dell’intero pianeta.

Ne sanno qualcosa tredici hostess della Virgin Atlantic Airlines, licenziate per aver insultato i passeggeri e criticato gli standard di sicurezza della compagnia aerea attraverso Facebook. Il provvedimento è stato attuato in seguito al dibattito che le assistenti di volo avevano tenuto sul social network e nel quale tacciavano di ignoranza e maleducazione i passeggeri. Non paghe, avevano anche denunciato che la flotta della compagnia era infestata dagli scarafaggi e che i motori a reazione erano stati sostituiti ben quattro volte in un solo anno.

 

Christine Rubio

Christine Rubio, l’insegnante di scuola elementare che ha perso il lavoro dopo alcuni commenti, sui suoi studenti, ritenuti agghiaccianti.

 

A Brooklyn, Christine Rubio, un’insegnante di scuola elementare, perde il lavoro dopo alcuni commenti, sui suoi studenti, ritenuti agghiaccianti. In seguito ad una tragedia, nella quale un alunno è annegato, l’insegnante ha pubblicato un post in cui scriveva che: «Dopo oggi, sto pensando che la spiaggia sia una gita indicata per la mia classe. Odio il loro coraggio».

I funzionari della North Carolina Charlotte-Mecklenburg School hanno invece licenziato un insegnante reo di aver pubblicato su Facebook dichiarazioni dispregiative sui propri studenti. Il profilo, alla voce professione, riportava la dicitura «insegnante nel ghetto di Charlotte», fatto che aveva invogliato anche altri insegnanti a postare commenti negativi sugli studenti. Questi ultimi sono stati licenziati o sospesi secondo la gravità delle loro affermazioni.

Sempre a Charlotte, nel Nord Carolina, la maledizione di Facebook colpisce una cameriera di 22 anni, Ashley Johnson, che lavorava al Brixx Pizza, locale della sesta strada. Una coppia si ferma ad un tavolo per tre ore e più, costringendo la ragazza ad uno straordinario per il quale riceve, alla fine, soltanto cinque dollari di mancia. Spinta dalla rabbia, dopo essere tornata a casa si collega a Facebook e scrive una frase del tipo «Grazie per aver cenato da Brixx, brutti tirchi del cavolo». I proprietari del ristorante leggono lo stato e licenziano la cameriera per violazione della politica aziendale, per aver denigrato i clienti.

 

Brixx Pizza

Ashley Johnson, cameriera di 22 anni che lavorava al Brixx Pizza, locale della sesta strada di Charlotte, in Nord Carolina, licenziata per avere insultato alcuni clienti su Facebook

 

Se odiare gli alunni costa il licenziamento, amarli troppo non dà frutti migliori. Lo ha imparato a proprie spese Chadwin Reynolds, docente della Bronx High School.  Dopo avere chiesto l’amicizia a circa una decina di studentesse, ha commentato alcune foto con messaggi del tipo: «Questa è sexy». Licenziato in tronco.

Ci sono poi i finti malati. Una donna che lavorava presso la National Suisse, in Svizzera, si assenta dal lavoro per una forte emicrania. Si collega a Facebook e inizia ad aggiornare la sua pagina. I capi si accorgono dell’attività e la licenziano immediatamente. Nathalie Blanchard, invece, prende un periodo di astensione dal lavoro per depressione. Nella propria pagina di Facebook pubblica però delle foto in cui era ritratta in spiaggia, sorridente e con un aperitivo in mano. Risultato: la società di assicurazione le toglie il sussidio.

Naturalmente i casi sono molto più numerosi… In Italia ha fatto scalpore la notizia dei cinque dipendenti del comune di Bertinoro (Forlì), denunciati per peculato e abuso d’ufficio perché usavano la Rete, e Facebook in particolare, durante l’orario d’ufficio. L’accusa è gravissima, dato che il peculato è un reato penale commesso da un pubblico ufficiale che sfrutti il denaro o, come in questo caso, “altra cosa mobile altrui” impossessandosene per scopi personali. Il peculato è punibile anche con la reclusione fino a dieci anni. L’abuso d’ufficio, reato più lieve, è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio che, astenendosi ingiustificatamente dai propri compiti, procurano un danno a terzi.

In sostanza, Facebook non fa rima con lavoro. Per cui meglio stare in guardia…

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