Facebook & Co: siamo tutti continuamente spiati…

Web e Business     Autore: Thomas Zaffino Aggiungi un commento

Un’inchiesta pubblicata sul Wall Street Journal mette a fuoco le problematiche sul rischio privacy connesse all’utilizzo dei social network più diffusi: Facebook, TwitterGoogle, con Buzz. Il rischio arriva prevalentemente dai social widget, ossia i pulsanti Like (Mi piace) e gli altri per la condivisione dei contenuti.

In sostanza, dall’inchiesta è emerso che se facciamo uso di questi pulsanti, i social network sono capaci di profilare la nostra navigazione, collegandola ai dati del nostro account. Nella pratica, significa che la navigazione è collegata ad un nome… La cosa inaspettata, però, è che la profilatura continua anche quando chiudiamo il browser: basta usare i pulsanti almeno una volta al mese. L’unico modo di far perdere le nostre tracce è di fare il logout dall’account.

Schema profilatura della navigazione

Lo schema pubblicato nell'inchiesta del WSJ spiega il meccanismo di profilatura della navigazione realizzato dai widget dei social network

La questione deve preoccuparci. Sempre nell’inchiesta del WSJ, si legge che su oltre il 30% dei 1000 siti più popolari, secondo la classifica pubblicitaria stilata da Google, è presente il pulsante Mi piace di Facebook.  Quella dei widget di Twitter si attesta al 20% di tali siti. Buzz di Google, infine, sul 25%. I widget consentono, a chi pubblica contenuti, di aumentare le visite delle proprie pagine con il metodo del passaparola.

Il WSJ ha affidato gli aspetti tecnici dell’inchiesta a Kennish Brian, ex ingegnere di Google e proprietario della Disconnect Inc, software house di prodotti specializzati nel blocco delle applicazioni che raccolgono dati mediante i widget. Secondo quanto dichiarato dallo stesso Brian, navigando i 1000 siti più popolari ed esaminando oltre 200.000 pagine, Facebook ha prelevato i dati di navigazione da 331 siti, Google da 250 siti, Twitter da circa 200 siti.

I social network hanno tutti dichiarato di utilizzare i dati raccolti solo per scopi pubblicitari. Twitter ha dichiarato che i dati vengono distrutti dopo due settimane. Facebook lo farebbe trascorsi 90 giorni. Google sostiene che Buzz non raccolga affatto questo tipo di dati.

Rischio privacy

I widget permettono di raccogliere informazioni sulle pagine che visitiamo, sulle nostre preferenze politiche e religiose, su informazioni personali...


Quelli di Facebook spiegano che i widget devono per forza individuare l’utente che vuole condividere i contenuti con i suoi amici. Alcuni widget del social network raccoglievano, fino a poco tempo fa, persino dati di navigazione relativi ad utenti non registrati su Facebook. L’azienda ha però dichiarato di non raccogliere più questo tipo di informazioni.

Molti sostenitori statunitensi della privacy, un po’ come era avvenuto in Italia con il Report dedicato ai social Network, in seguito alla pubblicazione dell’inchiesta sul WSJ, hanno espresso forti preoccupazioni sostenendo che tali procedure ledono i diritti degli utenti. Peter Eckersley, tecnico della Electronic Frontier Foundation (gruppo di difesa della privacy) ha dichiarato, dopo aver letto l’inchiesta, che «Le nostre abitudini di navigazione possono svelare ciò che stiamo pensando, le nostre opinioni politiche e religiose, il problemi di salute e quelli personali. I social network fungono da spia invisibile».

Mentre negli USA divampa la polemica sulla privacy, Mark Zuckerberg getta benzina sul fuoco con una dichiarazione sulla volontà di creare un ambiente sociale ed educativo sicuro per i ragazzi di età inferiore ai 13 anni.

 

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2 Commenti

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  2. Gigi

    A raga “REPORT” lo ha spiegato con un mese di anticipo, invito chi non lo ha visto di andare vedersi il servizio su facebook di maggio … sostanzialmente spiegano (in italiano) i rischi connesi all’uso dei social network

    http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-47f24a67-0008-4a89-a6b3-ddab3eff9d5e.html

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