eG8, ossia il forum dei diritti delle imprese!

Web e Business     Autore: Thomas Zaffino Aggiungi un commento

L’E-G8, tanto voluto da Nicolas Sarkozy, sarà ricordato per essere stato evento sostanzialmente di parte. Come lamentato da molte associazioni ed organizzazione, quali il  Civil Society Internet Governance Caucus (IGC), che hanno persino scritto a Sarkozy per lamentare la parzialità degli speaker convocati oltre a ribadire l’importanza di garantire la «net neutrality» e le libertà online.

Indipendentemente dal successo ai fini dell’introduzione di soluzioni sulle questioni in sospeso riguardanti la rete, i temi affrontati durante l’E-G8 saranno portati con tutta probabilità sul tavolo del G8, che vedrà seduti, la prossima settimana a Parigi, i leader mondiali.  Serviranno ad introdurre la necessità di parlare di regolamentazione globale della rete a livello di vertici istituzionali. A questo tavolo, difficilmente giungeranno le voci delle associazioni e delle organizzazioni. Inutile dire che, anche in questo caso i “grandi della terra” non hanno trovato un accordo sul documento finale, disponibile sul sito dell’evento.

Nel discorso di apertura del 24 Maggio, Sarkozy ha definito Internet come la «terza onda», dopo la scoperta dell’America e la Rivoluzione Industriale:  «la nuova frontiera, un territorio da conquistare». Peccato però che Sarkozy  sia il padre di HADOPI (Legge sulla tutela degli interessi dei detentori di copyright fra le più dure in Europa) e di politiche che vanno nella direzione della conquista e dell’occupazione della Rete attraverso un controllo governativo.

e-G8 Forum

Dal sito dell'e-G8 Forum è possibile scaricare il documento finale, oltre a rivedere gli interventi più importanti

Monsieur le President ha anche detto che «i Governi sono i legittimi guardiani della società» e che «la totale trasparenza deve essere bilanciata dalla libertà individuale»; inoltre, occorre assicurarsi che «l’universo della Rete non diventi un universo parallelo fuori dalle leggi e dalla morale». Le parole di Sarkozy, a parere di molti osservatori, avrebbero spinto il dibattito sull’opportunità, per le grandi aziende protagoniste della Rete, di collaborare con i governi nazionali.  Un’altra possibile interpretazione è quella della ricerca di regole comuni valide a livello globale, superando i confini delle Nazioni, per fornire un minimo di ordine a Internet.

I rappresentanti dell’industria si sono dimostrati ostili a questo approccio interventistico: Eric Schmidt, ex-CEO Google, invitato all’evento per esporre un diverso punto di vista sulla questione, nella veste di alto rappresentante del gruppo che più di ogni altro è stato capace di plasmare negli ultimi anni la maniera di pensare la Rete, nel suo intervento ha sostenuto che «i governi non dovrebbero neanche provare a regolare il settore tecnologico che cambia troppo rapidamente».

Sarkozy sembra aver arginato tutte le possibili voci che hanno cercato di riconoscere Internet come uno spazio universale di libertà e uno strumento fondamentale di democrazia, voci che avrebbero potenzialmente dato risalto alla richieste e promozione di misure anti-controllo e anti-censura. Il portavoce dell’associazione di difesa dei diritti online francese, La quadrature du Net, ha lamentato la stretta vigilanza imposta all’agenda dell’incontro.

Mark Zuckerberg

Mark Zuckerberg all'e-G8. Recentemente accusato di pratiche che vanno contro la privacy degli utenti, ci si chiede quali tipi di diritti egli possa rappresentare...

L’organizzazione dell’E-G8 Forum, a detta di Juan Carlos De Martin, professore al Politecnico di Torino, è stata curata pensando esclusivamente al mondo delle imprese. Università, centri ricerca e community online sono state poste in minoranza, pur vantando un peso specifico ben più forte per le sorti della Rete. Sono tanti i dubbi per gli osservatori della rete: dalla net neutrality al controllo dei dati degli utenti, sono molte le questioni rilevanti che non possono essere risolte solo con l’intervento dei rappresentanti delle aziende.

La seconda giornata ha avuto come tema centrale l’argomento della pirateria e del diritto d’autore online, molto caro al Presidente francese. Non è stata però l’occasione ideale per dissipare i dubbi anticipati nei giorni precedenti. Rupert Murdoch è infatti rimasto distante dai temi a lui più cari, come la proprietà delle notizie e del relativo diritto d’autore, facendo un discorso sull’importanza dell’educazione scolastica per far emergere le potenzialità dei ragazzi.

John Perry Barlow di EFF, una delle poche voci presenti non in rappresentanza delle aziende Web, aggiunto all’ultimo alla lista di partecipanti, intervenendo dopo i vertici di 20th Century Fox, Universal Music France, Bertelsmann e il Ministro francese della cultura intervenuto in difesa di Hadopi, ha messo in luce le voci che si sono espresse contro le libertà della rete e a favore di un controllo a tutela soprattutto dei diritti di proprietà intellettuale, in nome e per conto della sopravvivenza dell’industria dei contenuti.

A dimostrazione del fatto che l’agenda degli interventi fosse poco improntata al confronto, l’intervento di Barlow ha letteralmente acceso il dibattito, schierandosi  contro le tesi degli altri speaker, minando le fondamenta della proprietà intellettuale e attaccando le paure di controllo e censura della Rete. Numerose altre voci invitate a parlare si sono dimostrate discordanti sulle tesi fondamentali di Sarkozy: oltre ad Eric Schmidt, anche David Cameron, in nome del Regno Unito, ha respinto l’opportunità dell’idea di “civilizzare Internet”. Senza parlare  dei tanti, come Cory Doctorow, giornalista blogger e coeditore di Boing Boing, che ha rifiutato l’invito a partecipare ritenendo che la sua presenza servisse solo a legittimare un’iniziativa altrimenti fallata.

Solo tre su oltre cento relatori erano italiani: Franco Bernabé, presidente di Telecom Italia, Carlo de Benedetti, chairman del Gruppo Editoriale l’Espresso e Luca Ascani, AD di Populis. Il governo ha partecipato  con Gianluigi Benedetti, Consigliere diplomatico del Ministro Brunetta, e il parlamentare Vincenzo Vita (PD).

Bernabé, nel suo intervento ha ribadito il problema delle TLC: gli operatori sono soggetti a troppe regole e vincoli. Ha dichiarato: «Penso che non si possa mantenere questa situazione di asimmetria, dove gli operatori tradizionali delle TLC hanno regole e vincoli e invece ci sono operatori che entrano sul terreno senza alcun tipo di regolamentazione». Non c’è che dire, un problema della Rete…

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4 Commenti

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