Il multi-tasking fa bene… anzi non più!

Gadget e Hi-Tech     Autore: Thomas Zaffino Aggiungi un commento

Un team di scienziati dell’Università della California di San Francisco ha pubblicato i risultati di uno studio secondo il quale sottoporsi in maniera costante a vari input digitali può rivelarsi dannoso per l’organismo almeno quanto assimilare zuccheri e grassi in eccesso, paragone che suggerisce ai maniaci di sottoporsi a una dieta tecnologica.

L’uso frequente di email, sms, chat, tweet, aggiornamenti di stato sono responsabili di uno stile di vita, costantemente in multi-tasking, che può condurre il cervello a distrarsi in continuazione. Le frequenti interruzioni, principalmente causate dagli smartphone e dall’uso dei social network, possono danneggiare la memoria a lungo termine e le prestazioni cerebrali, soprattutto negli adulti.

L'uso frequente di e-mail, sms, chat, tweet, aggiornamenti di stato sono i responsabili di uno stile di vita, costantemente in multitasking, che può condurre il cervello a distrarsi in continuazione

 

Lo studio confermerebbe le tesi di uno precedente, realizzato nel 2009 dall’Università di Stanford. Sottoposte ad un test, le persone abitudinarie dello «stile di vita in multitask» hanno realizzato punteggi peggiori nei test in cui occorreva saltare da un esercizio all’altro. Secondo gli studiosi, tali persone erano molto facilmente distratte da informazioni irrilevanti fornite durante il test.

Il dato suggerisce che il compiere contemporaneamente molte operazioni, in maniera frequente, danneggia la capacità di attenzione del cervello rendendo più difficile resistere alle distrazioni cui siamo quotidianamente sottoposti.

Gli scienziati ammettono che le ricerche non sono ancora abbastanza approfondite per stabilire rimedi specifici, ma ritengono che i dati analizzati siano sufficienti per decretare che lo sfruttamento di molta tecnologia non è sempre un bene. Se c’è da impegnarsi su un compito importante,  meglio rimboccarsi le maniche e mettersi al riparo da tentazioni.

 

multi-tasking

Compiere contemporaneamente molte operazioni, in maniera frequente, danneggia la capacità di attenzione del cervello, rendendo più difficile resistere alle distrazioni cui siamo quotidianamente sottoposti

 

Eppure il multitasking, in origine, doveva risolvere tutti i nostri problemi. Agli inizi degli anni ’90, man mano che la potenza dei processori aumentava, i sistemi operativi venivano evoluti per permettere l’esecuzione contemporanea di più processi. Il primo tentativo fu quello di IBM, con l’OS2, un sistema all’avanguardia che fallì miseramente a causa dell’enorme richiesta di memoria e di carico di CPU per i PC di quel momento. Fosse nato un paio d’anni più tardi, le cose sarebbero senz’altro andate in maniera diversa.

Successe invece che conoscemmo il multi-tasking (almeno su larga scala) con Windows 3.1. Non sembrava vero, allora, di poter continuare a scrivere mentre il documento (o un altro documento) veniva  stampato. Sostanzialmente, era questo il multitasking di quegli anni. Oggi le cose sono molto diverse. Che dire, forse stiamo un po’ esagerando!

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Un commento

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