Facebook, Twitter, Google e… la morte della privacy

Web e Business     Autore: Thomas Zaffino Aggiungi un commento

L’ultima puntata di Report, la nota trasmissione della Domenica sera su RAI 3, ha fatto emergere ai più quello che da molto tempo si profila come una minaccia concreta per la privacy di qualsiasi cittadino, come numerose volte ha sentenziato lo stesso Garante.
Il giorno dopo, in particolar modo negli ambienti specialistici, Report è stato accusato di aver trattato il problema con superficialità «indicando la luna con il dito e rivolgendo le attenzioni sul dito piuttosto che sulla luna…». È veramente così?

Diciamo innanzitutto che per quanto riguarda i social network, in special modo per Facebook, è chiaro che non ci sono regole chiare e precise sull’utilizzo che tali aziende fanno dei nostri dati. Ciò che appare chiaro, invece, è che Facebook ha le potenzialità per realizzare in Rete quello che nella vita reale si chiama «multilevel marketing». Per intenderci la tecnica delle vendite a piramide con cui una società, con la promessa di facili guadagni, riesce ad intessere una fitta rete di contatti per giungere nelle case della gente, attraverso le relazioni sociali, con uno schema tipo: Nazione->Regione->Provincia->Città->Quartiere->Strada. A ciascun livello della piramide viene messo un responsabile, il quale si relaziona con il livello superiore ed estende la sua attività ai rami inferiori della piramide. Nell’ultimo livello (quello più in basso) ci sono le persone (venditori) che andranno a proporre i prodotti nella propria zona di competenza (possibilmente piccola) in modo da raggiungere, prima di tutto, i propri parenti ed amici. Vi ricorda niente?

Pubblicità su Facebook

La colonna di destra del profilo di un utente Facebook è ormai interamente dedicata agli annunci pubblicitari

 

Facebook, così come gli altri social network, sono però in grado di accorciare la filiera. In sostanza, Facebook permette di arrivare dal produttore al consumatore, senza intermediari, diciamo a Km zero, ma soprattutto a costo zero. Che cosa vende? Semplice, pubblicità e informazioni.

La pubblicità arriva sulla bacheca di centinaia di milioni di utenti, con la possibilità concreta, da parte degli inserzionisti, di raggiungere un determinato target per nazione, sesso, orientamenti religiosi e politici, gusti, preferenze ecc. ecc. Più arricchiamo il nostro profilo di informazioni, maggiormente usiamo Facebook, più permettiamo agli inserzionisti di discriminare la pubblicità in modo che sulla nostra bacheca finiscano gli annunci che realmente possono interessarci. Sarà un vantaggio?

Tutto qui? No di certo! Se usiamo Facebook con lo smartphone, diamo anche informazioni su quelli che sono i nostri spostamenti abituali, permettendo persino al social network di localizzarci in tempo reale. Informazioni queste che, come le precedenti, hanno un costo e che Facebook vende al miglior offerente.

Pubblicità su Google

Anche GMail non scherza in fatto di pervasività degli annunci pubblicitari

 

Ma allora è Facebook il problema della privacy? Direi che Facebook è un problema. Altri problemi si chiamano Twitter, Google, Live ecc. Allora perché Report è stato accusato di superficialità? Il problema della privacy degli utenti Internet è annoso e risale già agli inizi della Rete. Riguarda prima di tutto i provider di accesso alla Rete, inizialmente distinti dai provider di connessione. Oggi possiamo dire che sono un tutt’uno.

Parliamo di Telecom Italia, di Vodafone, di Wind, di FastWeb, di Tre, di Tiscali ecc. Sono loro i primi soggetti ha conservare i nostri dati, a registrare la navigazione, con la possibilità di eseguire una potenziale profilatura. La legge stabilisce una scadenza per la conservazione dei dati (2 anni) . Dopo, i provider sono tenuti a distruggere le registrazioni. Ma in questi due anni, cosa succede con i dati della nostra posta elettronica, con le registrazioni delle pagine che navighiamo, con i clic che eseguiamo ecc.

La realtà è che siamo immersi ormai in un mondo pervasivo per la nostra privacy. Combinando tra l’altro i dati del provider telefonico con quelli della navigazione (spesso in mano allo stesso soggetto), forniamo un insieme di informazioni che nulla nascondono della nostra privacy: il prezzo per essere sempre connessi!

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2 Commenti

  1. Gogol

    e mettiamoci pure le telecamere della security
    e le telecamere pubbliche con riconoscimento dei dati biometrici.
    olte ai fornitissimi database dei vari ministeri.

  2. Matteo

    Beh io sono iscritto pure a Google Latitude praticamente in ogni istante tutto il mondo sà esattamente dove mi trovo bello eh ? però su latitude di annunci publiccitari non ne ho visti, non vedo l’ora che passando davanti ad un negozio di vestiti mi arrivi in tempo reale un sms con scritto “Gentile utente oggi abbiamo le tshirt al 50 % ” questo è il fututo, la privacy non è più accettabile in questa era in cui viviamo, ma che discorsi sono, se su facebook scrivo “ora gelato XD” adoro il fatto che il mio cellulare mi notifichi un “mi piace” da parte di un mio amico 2 minuti dopo. Se uno non vuole usare facebook va benissimo ok ma è tagliato fuori, io in un mondo senza facebook twitter email cellulare google non vorrei esistere, perchè, appunto, non esisterei propio, se *per il mondo* io esisto, è grazie a loro.

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