Grandi saldi: offresi MySpace ad un prezzo super scontato!

Web e Business     Autore: Thomas Zaffino Nessun Commento »

Ebbene sì, era super scontato che MySpace dovesse cedere il passo. Nell’informatica, e in particolare in Internet, succede che le dinamiche siano molto, ma molto veloci. Si fa presto ad avere tanto successo in poco tempo, ma con altrettanta velocità si può sprofondare nell’abisso, come è successo al famoso network per artisti.

Come qualcuno ha scritto, le cifre descrivono meglio di qualunque altro mezzo la crisi di MySpace. Acquistato nel 2005 da News Corp., per 580 milioni di dollari (cifra da capogiro), dopo appena sei anni viene rimesso sulla piazza,  al migliore offerente, al prezzo base di  100 milioni di dollari. Un disastro finanziario cui bisogna aggiungere gli oltre 270 milioni di perdite accumulate negli anni.

 

MySpace

Nonostante il re styling del sito e la maggiore adozione di elementi sociali, in chiave Facebook, la crisi di MySpace è inesauribile

 

Pare che vi siano una dozzina di aziende potenzialmente interessate all’acquisto. Tra queste, molto probabilmente è presente il nemico giurato Facebook, vero responsabile della crisi inesauribile nella quale è piombato il network per musicisti e cantanti. Tra gli  interessati ci sarebbero anche le società di private equity Thomas H. Lee Partners, Redscout Ventures e Criterion Capital Partners, proprietaria del social network Bebo.

L’agonia è iniziata lentamente per poi progressivamente accelerare man mano che il successo di Facebook cresceva fino a raggiungere livelli vertiginosi, erodendo sempre più utenti al MySpace. Dal momento dell’acquisizione da parte del gruppo di Murdoch, la fuga di utenti non è mai cessata, tanto che i contatti unici negli Stati Uniti sono scesi a soli 36milioni e, a livello globale, MySpace incassa oggi anche il sorpasso di Twitter.

Difficile comprendere cosa non sia andato nelle scelte e nelle strategie dei suoi proprietari, i quali hanno tentato di tutto per fermare l’emorragia di utenti, prima con un’operazione di restyling del logo e della pagina, successivamente introducendo nel proprio network elementi tipici di Facebook, compresi i giochi.

 

MySpace Home utente

Nonostante vari sforzi e tentativi, la pagina utente di MySpace resta semplicemente una buona vetrina per cantanti e musicisti

 

A mio parere, inizialmente MySpace presentava un livello innovativo rispetto ad altre potenziali reti (ad esempio come quella di Hotmail di Microsoft divenuta poi Live). Il network forniva un minimo di possibilità di personalizzazione della pagina, l’introduzione e la gestione di elementi multimediali convincenti, la possibilità per ciascun utente di creare una propria rete di contatti ecc. Tutti gli artisti sono stati rapiti da questo fenomeno, attirando di conseguenza altri utenti, soprattutto fan. Poi, pian piano, il network ha iniziato ad essere snobbato, anche perché era diventato un po’ come la fiera delle vanità… sentirsi ripetere dallo specchio magico di essere il più bello al mondo sfianca persino il possessore.

L’arrivo e il successo di Facebook hanno fatto il resto, offrendo ai propri utenti una gestione più democratica delle relazioni e più dinamica dei contenuti. Il resto lo conosciamo. Eppure non è la prima volta che si verifica un fenomeno del genere. Agli inizi della Rete, abbiamo visto come giganti quali Altavista e Yahoo! abbiano dovuto arrendersi alla genialità di Google: business distrutto per il primo e cambio repentino di rotta per il secondo, diventato ormai una directory di contenuti e di servizi. Così vanno le cose in Internet!

Connessioni a banda larga: l’Italia gioca in Serie C

Web e Business     Autore: Thomas Zaffino 5 Commenti »

Akamai ha pubblicato i dati sullo stato delle connessioni Internet a livello mondiale per il quarto trimestre 2010.  Il rapporto, sulla base dei rilevamenti eseguiti su una rete di oltre 84mila server in 72 nazioni, conferma le tendenze dei rapporti precedenti, ovvero che le città asiatiche superano quelle del Vecchio Continente e del Nord America per la velocità di connessione, occupando quasi il 75%  delle prime 100 posizioni della classifica mondiale.

Taegu, in Corea del Sud, si aggiudica la palma d’oro con una velocità media di 18,4 Mbps.  Costanza, in Romania, si piazza in 56esima posizione, con una velocità media di 8,2 Mbps, stravincendo la gara Europea.
Dando uno sguardo alla classifica, tra le città europee che compaiono tra le prime 100 (solo 12),  non è presente nemmeno una italiana. Possiamo consolarci con il fatto che non sono presenti neanche città tedesche.

Rapporto Akamai

I dati relativi alle velocità medie delle connessioni a banda larga italiane sono impietosi, da Serie C, anche per una città come Milano

 

Per quanto riguarda il Belpaese, il dato relativo al tasso di penetrazione della Rete, determinato in base numero di indirizzi Ip unici è cresciuto dell’8% rispetto al precedente trimestre. Il tasso di connessioni ultra broadband (oltre i 5Mbps) è del 10% delle utenze connesse, mentre l’83% delle linee attive supera i 2 Mbps. Soltanto l’1,1% delle connessioni ha velocità inferiore ai 256 Kbps.

La velocità media di connessione dell’Italia è di 3,4 Mbps, con un aumento di 100 kbps rispetto al terzo trimestre del 2010. Siamo veramente lontani della media di cui si può fregiare la Romania (sì, avete letto bene…), in quarta posizione nella classifica mondiale con 7,0 Mbps. Siamo superati persino da Paesi Bassi, Lettonia, Repubblica Ceca, Svizzera e Belgio. Diciamo che da questo punto di vista, siamo iscritti nel Girone europeo della Serie C.

 

Posizione Nazione Velocità Media connessioni a banda larga
(Mbps)
Variazione rispetto al trimestre precedente
1 Corea del Sud 13,7 -3,0%
2 Hong Kong 9,4 +1,6%
3 Giappone 8,3 -1,9%
4 Romania 7,0 -0,3%
5 Paesi Bassi (Olanda) 7,0 +10,0%
6 Lettonia 5,9 -1,6%
7 Repubblica Ceca 5,7 +5,0%
8 Svizzera 5,6 +5,4%
9 Belgio 5,5 +14%
10 Canada 5,5 +8,8%
Globale 1,9 0,0%

Classifica delle velocità medie di connessione per Nazioni – Fonte Akamai

 

Sono trascorsi molti anni dalle famose “Tre I” (Internet, Istruzione, Inglese) dell’allora Governo Berlusconi. Per le ultime due non è difficile immaginare come sia andata. Basta già solo guardare il degrado in cui versa la scuola pubblica italiana, attanagliata dai soliti disservizi congiunti ai tagli sempre più ingenti.

Sulla prima (Internet), diciamoci la verità, non è che si sia visto molto. Sapere di essere superati (quasi doppiati) in infrastrutture tecnologiche persino dalla Romania, non è che mi faccia sentire molto orgoglioso di essere italiano, al di là del merito della questione, già ampiamente trattato.
Il problema, come al solito molto italiano, è che viviamo una situazione di enormi conflitti d’interessi per quali diversi operatori fanno pressione perché lo sviluppo della Rete proceda al rilento.

Da una parte  quelli della telefonia mobile, come ho già avuto modo di ribadire per quanto concerne il discorso WiMAX, in modo che possono continuare a gongolare nei loro lauti guadagni attraverso onerosi abbonamenti. Dall’altra, il settore televisivo (Mediaset in primis) che vede nella Rete un temibile rivale in termini di perdita di share e, di conseguenza, di introiti pubblicitari. Mettiamoci anche che la maggior parte dei giovani, di età compresa tra i 16 e i 24 anni, non accende nemmeno il televisore e il gioco è fatto…

«App Store» è un negozio Apple o un termine generico, come ritiene Amazon?

Web e Business     Autore: Thomas Zaffino Nessun Commento »

Dopo la denuncia di Apple per il suo AppStore, Amazon parte in contrattacco sulla denominazione «App Store» che la casa di Cupertino adopera per il negozio online delle applicazioni per iPhone iPad e che cerca di registrare dal mese di Luglio del 2008, momento in cui è stata inoltrata la richiesta ufficiale.

Amazon si unisce così a Microsoft nella lotta per contestare la titolarità di Apple sulla parola «App Store», ritenendo che «non sia necessario possedere una licenza o un qualsivoglia autorizzazione poiché il termine “app store” è generico e il suo impiego non ingenera nessun tipo di confusione o di concorrenza sleale».

 

AppStore su Amazon

Amazon non ha saputo resistere alla tentazione di usare la parola AppStore per incrementare le vendite del proprio negozio online

 

A motivazione della propria posizione, Amazon ha elencato alcuni esempi per far notare come il termine «app» sia stato votato dall’American Dialect Society come «Parola dell’anno 2010». È stato anche citato un discorso durante il quale Steve Jobs adoperò il termine «app store» in maniera generica, per parlare delle soluzioni presenti su Google Android.

Anche se le motivazioni di Amazon ricalcano quelle di Microsoft, vi è una sostanziale differenza tra le due software house: Amazon ha risposto a una denuncia da parte di Apple, la casa di Redmond ha deciso invece di dare battaglia ad Apple in prima persona, visto che per il momento non ha ancora adoperato il termine  «app store», anche se in realtà vorrebbe farlo.

Per dirla tutta, sono convinto che ci troviamo di fronte al classico problema dell’abuso di posizione. Per fare un esempio, partiamo dal termine «Windows» (finestre) registrato da Microsoft per il suo sistema operativo e diventato un tutt’uno con Microsoft stessa, tanto che non si contano le cause intentate dalla casa di Redmond per uso illecito di questa parola. Eppure, credo che «Windows» sia molto più generico di «App Store».

 

L'App Store di Apple

Apple non vuole assolutamente rinunciare al mercato che ruota attorno al suo App Store

 

Chi ha ragione? Come al solito, i soldi. Sì perché i termini fanno comodo quando si tratta di ricavare profitti. Amazon, in questo senso, non ha perso tempo, adoperando il termine coniato da Apple per incrementare le sue vendite online. Anche se Apple vincerà la causa, le probabili sanzioni scalfiranno solo in minima parte i guadagni che il web store più grande al mondo avrà realizzato fino ad allora.

Con Samsung, Apple ha fatto il passo più lungo della gamba?

Gadget e Hi-Tech     Autore: Thomas Zaffino 4 Commenti »

Tempi duri per la casa di Cupertino! È difficile, infatti, cercare di preservare l’aurea dell’unicità e della creatività, di fronte ai propri fan, quando questi si lamentano perché altri hanno copiato quello che si è pagato tanto con l’illusione di avere tra le mani un gingillo unico.

Recentemente, Apple ha denunciato Samung per aver copiato l’intera linea degli smartphone e del tablet Galaxy.  «Anziché cercare di sviluppare i prodotti con uno stile proprio, Samsung ha copiato le tecnologie Apple, l’interfaccia utente e il design innovativo», si legge nel documento di denuncia.
«La copia è talmente palese che i prodotti Samsung Galaxy sembrano prodotti Apple. Hanno l’identica forma rettangolare, con gli angoli arrotondati, bordi argentati, la superficie frontale piana con bordi neri in alto e in basso, la parte posteriore curvata e uno schermo con icone colorate quadrate con angoli smussati».

 

 

Samsung Galaxy S vs Apple iPhone

Non si può negare che il Samsung Galaxy S assomigli molto all'iPhone

 

Molti sono convinti che dietro la mossa di Apple si nasconda il tentativo di rallentare i concorrenti in un mercato che sta diventando sempre più competitivo, anche perché Samsung è uno dei suoi principali fornitori: realizza chip di memoria per i notebook Apple e produce i “system on chip” usati su iPhone, iPad e altri prodotti. Apple è il primo cliente per fatturato dell’azienda sud coreana. Alcuni osservatori sono infatti convinti che tale denuncia faccia parte di una strategia di pressione per ottenere sconti nella produzione.

La reazione di Samsung non si è fatta aspettare, depositando alcune denunce contro Apple per l’infrazione complessiva di 10 proprietà intellettuali che riguardano l’ottimizzazione e la riduzione dell’energia durante la trasmissione dati, la tecnologia 3G che riduce gli errori nella trasmissione delle informazioni e il tethering, metodo che consente a un PC di sfruttare la connessione dati di un telefono cellulare (in condivisione).

 

Samsung Galaxy Tab vs Apple iPad

Anche i tablet delle due case sono molto simili tra loro

 

Se è plausibile ritenere che i dispositivi Samsung, così come tanti di altre marche, somiglino ai prodotti Apple in maniera spudorata, c’è da considerare che l’azienda di Cupertino è quasi completamente concentrata sul design, demandando spesso a terzi numerosi aspetti della produzione.

Personalmente ritengo che sarà difficile per Apple portare avanti questa causa, in primis perché Samsung potrebbe contestare i brevetti Apple, cui toccherebbe l’onere di dimostrarne la fondatezza. In secondo luogo, una guerra aperta con Samsung potrebbe avere ripercussioni pesanti sulla produzione degli smartphone e degli altri prodotti Apple che fanno uso di componentistica Samsung. Infine, non è bello accusare gli altri quando si pratica lo stesso sport, seppure in maniera meno visibile…

Anche se l’interfaccia Samsung è personalizzata dall’azienda sud coreana, c’è inoltre da ritenere che la battaglia sull’interfaccia utente riguardi Google, anche se per ora in maniera indiretta. Vedremo cosa succederà.

Anche iPhone e iPad fanno gli spioni!

Gadget e Hi-Tech     Autore: Thomas Zaffino Nessun Commento »

La settimana scorsa ho dedicato un post per approfondire la clamorosa notizia, portata alla ribalta da Report, sul pericolo per la nostra privacy nell’utilizzo quotidiano e sistematico di social network, di e-mail e, in generale, del Web. Neanche il tempo di un respiro è il problema si sposta da Facebook ai dispositivi Apple.

Secondo quanto divulgato da due ricercatori statunitensi, gli iPhone e gli iPad basati sul sistema operativo iOS4 di Apple sono in grado di archiviare, all’interno di un file segreto, tutti i nostri spostamenti con relativi orari. I dati vengono poi sincronizzati con iTunes, probabilmente a scopi pubblicitari. Tale file non è criptato e, in sostanza, potrebbe essere accessibile da malintenzionati, almeno per quanto dichiarato dai due ricercatori.

L’incredibile scoperta è di Alasdair Allan e Pete Warden, due ricercatori che collaborano con l’editore O’Reilly Media. Analizzando le attività di iOS4, i due hanno individuato alcune operazioni memorizzazione continua riguardanti i dati di localizzazione e relativi orari. «Non conosciamo il motivo per il quale Apple raccolga i dati, ma l’operazione è sicuramente intenzionale, giacché il database è aggiornato con operazioni di backup e sincronizzazione dei dati», si può leggere nell’articolo firmato da Allan.

Occorre valutare bene le implicazioni che questa pratica può arrecare per la sicurezza e la privacy, anche se al momento non sembra sia stata provata l’implicazione di Apple nell’accesso a questi dati. Bisogna considerare, inoltre, che il database non è criptato né protetto, e può rimanere al lungo sul PC: qualsiasi malintenzionato potrebbe scoprire facilmente i nostri spostamenti dell’ultimo anno. Parliamo infatti degli stessi dati in possesso degli operatori mobili, ai quali gli inquirenti possono accedere solo ed esclusivamente con il permesso di un giudice.

Grazie a una specifica applicazione sviluppata dai due ricercatori, il cui download è disponibile alla pagina  petewarden.github.com/iPhoneTracker, è possibile accedere ai nostri dati, per farci un’idea.

 

IPhone Tracker

Con IPhone Tracker possiamo verificare tu gli spostamenti fatti nell'ultimo anno (almeno) se abbiamo sincronizzato l'iPhone o l'iPad col nostro PC

 

Numerosi specialisti si sono già espressi sulla questione, dicendo che l’esistenza del file era già nota e che non c’è da preoccuparsi. Rimane comunque il fatto che le applicazioni che usiamo sono sempre più pervasive e riducono al minimo la protezione della nostra privacy.

Anche se non c’è apparentemente nulla da temere, a me non farebbe sicuramente piacere sapere che i miei spostamenti siano registrati da un privato per qualsiasi motivo, anche buono…

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