Telemarketing in Italia: dall’Opt-In all’Opt-Out

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Avete presente quelle telefonate che vi arrivano sempre più spesso sia sul fisso che sul cellulare? È il vostro operatore telefonico o uno qualsiasi dei concorrenti che vi chiama per informarvi dell’ultima offerta o della nuova tariffa e poi ci sono le promozioni di prodotti improbabili e sconosciuti, la vincita di premi poco credibili, persino l’inizio dei saldi o dell’ultima offerta presso la grande catena di abbigliamento di cui avete sottoscritto la card. È una tortura, perchè chiamano agli orari più impensati, mentre ci si sta mettendo a tavola, mentre si sta andando a fare il riposino pomeridiano, mentre si sta per arrivare al nocciolo della questione nel vostro film o telefilm preferito o peggio, in altre mille situazioni personali e troncare cortesemente la comunicazione con l’insistente commerciale è faticoso. Bene, state tranquilli, da alcuni giorni l’autorità ha deciso che la situazione peggiorerà decisamente.

Già, perché prima bastava interrompere sul nascere la conversazione dicendo semplicemente di non essere interessati, senza nemmeno dar conto delle proprie motivazioni e, venendo a mancare così di fatto l’opt-in, la chiamata veniva interrotta immediatamente o quasi. L’autorità garante però sostiene che questa metodologia non andasse bene, perché soprattutto le persone anziane potevano essere manipolate e indotte in un certo senso contro la loro volontà ad ascoltare il messaggio pubblicitario, non essendo in grado di troncare la fastidiosa comunicazione. In sostituzione quindi dall’inizio del mese è attivo un sito in cui registrarsi per esprimere invece il proprio opt-out definitivo ossia l’intenzione di non essere più chiamati a casa. Così su due piedi sembra un’ottima iniziativa, ma in realtà i contro sono molti più dei pro.

Anzitutto si pretende che la supposta persona anziana non sia in grado di troncare una conversazione non desiderata, ma sappia registrarsi su un sito Internet. Certo, ci sono i parenti più giovani che possono farlo per loro, figli o nipoti, ma il fulcro della questione è un altro: così si crea, è vero, un elenco definitivo di persone che non vogliono essere chiamate, ma si da per scontato quindi che la situazione iniziale, prima che ciascuno esprima il possibile opt-out, è che tutti noi siamo d’accordo nel ricevere tali telefonate. Perché invece non partire da una situazione opposta e non creare un registro di opt-in, ossia dove solo chi è interessato a ricevere tali messaggi esprima il suo consenso esplicito, e si parta quindi dal presupposto che nessuno voglia ricevere tali chiamate a meno di sue precise indicazioni contrarie? La risposta è semplice, perché i diritti dei consumatori, non producendo introiti, valgono meno di quelli delle aziende.

Infine, come fanno rilevare le associazioni dei consumatori, il provvedimento non tiene conto di altri due punti cruciali: non si è stabilito se tale espressione esplicita di non voler essere contattato per la pubblicità valga anche per aziende che hanno ottenuto il nostro numero per altre vie che non siano gli elenchi telefonici e sappiamo bene, nell’era di Internet, come ormai i nostri dati siano di fatto proprietà di terzi, liberi di cederli a chi vogliono, né regolamenta la possibilità delle aziende di disturbarci con altri strumenti invadenti, che adesso ancora non immaginiamo.

Insomma così il problema non è risolto ma è stato solo cacciato dalla porta per rientrare dalla finestra e chi ne fa le spese, come sempre, siamo solo noi consumatori.

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