FCC: la risposta ai provider

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

È un periodo caldissimo questo per il futuro della Neutralità della Rete, il caposaldo che, finora, ha assicurato che la banda non potesse essere controllata attivamente per decidere quali informazioni possano transitarci o meno e che ora i provider americani vorrebbero abbattere per fare in modo da costringere gli utenti a utilizzare di più i servizi a pagamento, chiudendo i rubinetti per quelli che occupano senza altri costi la banda. Dopo la proposta arrivata a fine dicembre dell’autority statunitense per la creazione di una legge che obblighi i provider a rispettare la net neutrality gli SIP americani erano insorti sostenendo che la FCC non aveva l’autorità per fare una cosa del genere. Oggi arriva la risposta.

Perché tanta fretta nel fare causa? Dopotutto manca ancora l’ufficialità del pacchetto di regole; questa in sostanza la risposta della Federal Communications Commission (FCC) ai vari operatori statunitensi: secondo l’autority quindi gli avvocati di Verizon e Metro PCS dovrebbero dunque riporre le armi e rinunciare alla loro crociata contro la prossima regolamentazione in materia di neutralità della Rete, almeno fin quando non si saprà con certezza se la proposta sarà effettivamente adottata.

Secondo la legge statunitense infatti, in particolare la sezione 47 dello United States Code, si potrebbe fare causa a una qualsiasi agenzia governativa entro trenta giorni ma dalla pubblicazione ufficiale delle regole; pubblicazione che, al momento, non è ancora avvenuta. Il problema è che i vertici di Verizon la pensano diversamente e sono convinti che le regole della commissione debbano ricadere nell’ambito delle licenze wireless. In questo caso alla legge statunitense basterebbe anche solo la pubblicazione non ufficiale del documento per dare avvio alle procedure legali. Inoltre anche sul luogo dell’eventuale processo non c’è accordo, visto che Verizon e Metro PCS vorrebbero ottenere il giudizio di una corte d’appello nel Distretto di Columbia, già nota per aver dato ragione a Comcast contro la stessa FCC, mentre la commissione presieduta da Genachowski vorrebbe invece tempi più lunghi per la scelta della sede, sperando in primo luogo in un annullamento della causa e poi in una scelta casuale dell’aula in cui si deciderà il futuro della Net Neutrality.

Insomma a quanto pare non siamo l’unico Paese dove le leggi sono passibili di letture anche opposte; certo è che al momento il futuro della neutralità di Internet è più incerto che mai, ma la risposta della FCC non fa che evidenziare il nervosismo delle aziende dinanzi alla possibilità di non poter strizzare gli utenti come limoni. Vedremo come andrà a finire.

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