Cyber Guerra: proposta l’adozione di una convenzione di Ginevra

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Internet sta cambiando radicalmente tutti i concetti a cui eravamo abituati e che si erano sviluppati nel mondo “analogico”. Ora, con la virtualità, tutto viene messo in discussione e profondamente ridefinito nella sua essenza, dalla proprietà privata al diritto d’autore, passando per gli scenari della cyber guerra. Gli sviluppi recenti, come l’apparizione del worm Stuxnet che ha danneggiato le centrali nucleari iraniane o i vari attacchi informatici a infrastrutture governative del Regno Unito e di quello statunitense, o ancora le infiltrazioni di hacker nei database informatici di aziende private come Google, hanno dato rilievo alla necessità di stabilire alcuni punti fermi per evitare che lo spazio telematico diventi una terra di nessuno in cui tutto è lecito. Ma potrebbe non essere così facile.

La cosiddetta convenzione di Ginevra è un insieme di regole e principi atti a regolamentare, diciamo così, un conflitto analogico, prevedendo ad esempio la creazione di zone franche per scuole, ospedali o altre entità simili, in modo da scongiurare il dilagare di una barbarie totale in caso di guerra. Ora un team di esperti di Russia e Stati Uniti, appartenenti al prestigioso Istituto EastWest di New York, hanno illustrato alla conferenza sulla sicurezza di Monaco, venerdì scorso, alla presenza del primo ministro britannico David Cameron, della cancelliera tedesca Angela Merkel, del segretario di Stato americano Hillary Clinton e del ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, la possibilità di creare qualcosa di equivalente anche per il cyber spazio, ad esempio contrassegnando alcune entità operanti nel cyber-spazio e il relativo personale addetto, con un “marchio” che li identifichi come zone protette e sottratte a un eventuale conflitto cibernetico. Secondo uno degli esperti, Karl Rauscher, infatti: “la quantità di infrastrutture critiche ormai online, dalle reti elettriche ai sistemi che controllano gli aerei passeggeri in volo fa sì che diventi necessario redigere delle linee guida nel caso che il cyber-spazio diventi un campo di battaglia”. Inoltre il segretario agli esteri britannico William Hague, nel corso dell’incontro, ha delineato sette principi che a suo avviso dovrebbero sovraintendere all’utilizzo del cyber-spazio in futuro, tra cui il principio della proporzionalità di azioni e reazioni e della loro rispondenza alle leggi nazionali e internazionali e la necessità di collaborare per respingere le minacce dei criminali che operano online.

Tuttavia però la peculiarità del cyber spazio potrebbe far sì che i principi elencati da Hague e le ricette proposte dai luminari dell’Istituto EastWest restino possibili solo sulla carta, ma di difficile applicazione, come ha infatti illustrato il professor Peter Sommer del dipartimento dei Sistemi Informativi e dell’Innovazione della London School of Economics al Wall Street Journal: “Il primo problema è che è di una semplicità ridicola mascherare l’origine di un attacco cibernetico e se non si sa chi è stato a colpire è molto difficile rispondere in maniera proporzionata e circoscritta. La stessa definizione di guerra cibernetica non è stata ancora ben delineata a livello internazionale: la mera distinzione fra uno stato di “guerra” e uno di “pace” potrebbe non essere più applicabile nell’era di Internet”.

Andrey Korotkov, un altro esperto dell’istituto EastWest ha commentato dicendo che comunque il rapporto può rappresentare almeno un buon punto di partenza per lo sviluppo di un dibattito comunque indispensabile: “La nostra speranza è che le nostre raccomandazioni diano il via a un ampio dibattito internazionale ed interdisciplinare sull’argomento scottante del conflitto cibernetico”.

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