Commissariamento in vista per la SIAE

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Lo scrivemmo in tempi non sospetti, l’estate appena passata, che la SIAE era in realtà ormai un istituto pachidermico, inefficiente, monopolista e con perdite milionarie. A sostenerlo, all’epoca, era uno studio indipendente, che puntava il dito anche ai buchi nel bilancio. Ora arriva l’ufficialità, visto che di recente, dopo un continuo rincorrersi di indiscrezioni e voci di corridoio, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ne ha dato comunicazione e ha avviato le procedure per la nomina di un commissario straordinario della Società Italiana Autori ed Editori (SIAE).

È il secondo commissariamento in pochi anni quello della nostra Collecting Society nazionale. Quest’ultimo arriva dopo il mancato svolgimento dell’assemblea degli associati, già convocata in due occasioni, il 30 novembre e il 20 dicembre dello scorso anno, poiché in entrambe le occasioni non era stato raggiunto il quorum costitutivo previsto dall’articolo 119 del regolamento generale della Società e i segnali erano continuati anche a inizio anno, visto che a fine dicembre l’avvocato Giorgio Assumma aveva deciso di dimettersi dal suo incarico di presidente. Una nuova assemblea straordinaria era stata dunque convocata per il 31 gennaio 2011 ma ancora una volta p saltata, sempre per questioni legate al quorum. Tutto ciò, come si può leggere nel comunicato ufficiale diramato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali “ha impedito l’esame ed ogni deliberazione circa le rilevanti questioni poste all’ordine del giorno. Il ripetersi di tale evento comporta il mancato funzionamento di un organo fondamentale della Società”.

E se ancora ci fosse bisogno di ulteriori conferme, nello stesso periodo un durissimo attacco era stato condotto anche da parte di autori ed editori, che avevano sottolineato come gli stessi vertici della SIAE avessero ormai smantellato la Società sia in termini economici che etici e che la società avrebbe inoltre un debito pari a 800 milioni di euro nei confronti dei suoi associati.

Insomma la crisi è ormai evidente, ciò che non lo è altrettanto è la soluzione: cosa ancora bisognerà che accada in questo Paese affinchè le autorità preposte pensino a formulare una legge quadro nuova e organica che riformuli completamente la concezione stessa del diritto d’autore e la sua gestione alla luce dell’evoluzione Internet?

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