Censura globale in vista per l’ICANN?

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Qualche tempo fa si sono poste le basi per una discreta rivoluzione in Internet: la liberalizzazione dei domini di primo livello generici o gTLD, che avrebbe dovuto portare a un’autentica esplosione di nuovi siti Web contenenti ogni genere di suffisso tematico, aziendale o personalizzato; forse non è stata notata molto come cosa, ma rivestiva la sua importanza. Ora però, come accade sempre più spesso, arriva subito la controriforma a cercare di porre un freno, regolamentando (o soffocando?) il tutto. Ma come mai questa fobia crescente da parte degli Stati per Internet? Forse perchè la storia recentissima ci sta mostrando che il dissenso che viaggia sulla Rete può rovesciare anche i governi?

La minaccia questa volta arriva da una proposta del Dipartimento del Commercio USA e prevede una revisione delle regole che ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers, l’ente che soprintende la gestione dei domini Internet) dovrà in futuro seguire nella gestione dei gTLD. Il documento suggerisce infatti che il rappresentate di un qualsiasi Paese possa esprimere un veto circa l’istituzione di un nuovo nome di dominio, e che l’ICANN debba accettarlo, qualsiasi sia il motivo di questo veto . Il documento infatti stabilirebbe che, se nessuno degli altri Stati membri mettesse in discussione il veto, l’ICANN sarebbe obbligata a rigettare il gTLD incriminato indipendentemente dal fatto che vi sia una giustificazione legale o semplicemente significativa per i diritti civili, avallando eventualmente gli interessi dei potenti regimi che governano alcune delle economie più importanti del pianeta.

È fin troppo facile quindi immaginare scenari in cui il potente di turno possa impunemente soffocare il dissenso esprimendo un veto su un dominio che non incontra la sua visione del mondo, quella che vorrebbe imporre a tutti. E il professor Milton Mueller della Syracuse University è molto scettico sulla possibilità che gli USA impediscano tale scempio: “Qualsiasi governo che volesse sostenere i diritti individuali non si comporterebbe come gli USA stanno facendo”.

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