Cellulari: al via una class action contro la tassa governativa

Gadget e Hi-Tech     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Scusami, ma non ti ho potuto chiamare perchè ero senza credito, al bancomat c’era troppa fila per ricaricarlo e all’unica edicola che ho incontrato avevano finito le ricariche. Quante volte vi è capitata questa situazione o avete detto frasi del genere, anche solo come scusa? Siamo in Italia, uno dei pochissimi Paesi europei dove le carte prepagate sono più diffuse degli abbonamenti, che pure avrebbero molti vantaggi. Perché? Perché sugli abbonamenti c’è una tassa governativa di ben 5.16 € al mese che li rende poco appetibili. Ma ora le cose potrebbero essere in procinto di cambiare.

La buona notizia arriva dalla Valle d’Aosta: “Abbiamo appena istruito la pratica di class action contro l’Agenzia delle Entrate, chiedendo un rimborso di massa” ha spiegato infatti Elso Gerandin, presidente del CELVA (Consorzio degli Enti Locali della Valle d’Aosta). Si tratta della prima azione legale collettiva su questo argomento nel nostro Paese, a cui hanno aderito tutti gli enti locali della Regione, 74 Comuni, 8 Comunità montane e il Consorzio BIM (Bacino Imbrifero Montano), per un totale di 880 mila euro di rimborsi richiesti. Il motivo è una legge europea, il Codice delle comunicazioni elettroniche, secondo cui la tassa sarebbe da pagare solo per le SIM aziendali. “Se avrà successo, l’iniziativa potrebbe estendersi a tutta l’Italia scatenando una valanga di ricorsi, anche dai privati cittadini” ha aggiunto ancora Gerandin. CELVA aspetterà fino a marzo per un’eventuale risposta dell’Agenzia delle Entrate, poiché il silenzio vale come un rifiuto della richiesta di rimborso. In questo secondo caso si procederà con il ricorso alla Commissione tributaria provinciale.

Per i privati comunque potrebbe essere più difficile organizzarsi per una class action e sopportarne i costi, rispetto a un’amministrazione, anche se è vero che un’eventuale class action vinta farebbe inevitabilmente giurisprudenza e potrebbe riuscire a estendere la conquista dapprima a tutti i consumatori aderenti e, infine, a spingere lo Stato a eliminare definitivamente la tassa. Una soluzione più facile per i consumatori privati sarebbe far passare la class action attraverso le associazioni dei consumatori, ma ADUC e Altroconsumo hanno dichiarato che al momento stanno studiando la questione, ma ancora non hanno deciso se partire con una class action.

Non resta quindi che attendere marzo per vedere gli sviluppi della questione, sperando di fare un altro piccolo passo avanti per diventare un Paese europeo normale e non la repubblica delle banane che siamo.

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