Twitter: anche gli slang si fanno social

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Che i social network siano diventati parte integrante della nostra vita quotidiana è ormai assodato, ma ancora nessuno aveva messo in relazione l’utilizzo di questi strumenti con l’evolversi della comunicazione linguistica e la sua differenziazione su base geografica, ci ha pensato quindi uno studio statunitense, che ha dimostrato come il servizio di microblogging più famoso del mondo stia contribuendo alla diffusione e al rinnovamento dello “slang” e di espressioni linguistiche regionali. Anche la globalizzazione dunque passa ancora una volta per gli strumenti di Internet, ma vi passa anche la tracciabilità della posizione geografica: evoluzione o rischio della privacy?

Ricercatori della Carnegie Mellon University di Pittsburgh hanno dimostrato come gli utenti di Twitter, attraverso i loro “cinguettii” stiano contribuendo sia all’affermazione che all’evoluzione di nuovi slang su base regionale e proprio la natura concisa dei messaggi, di appena 140 caratteri, favorirebbe la creatività del linguaggio con soluzioni diverse da regione a regione. Per valutare il ruolo dei social network nel favorire la differenziazione linguistica negli Stati Uniti, i ricercatori di Pittsburgh hanno utilizzato un archivio di messaggi collezionati durante la prima settimana di marzo 2010 dal servizio “Garden Hose” 2 di Twitter, pari a circa il 15 % di tutti i messaggi inviati in quei giorni. Il gruppo di ricercatori ha poi applicato a questi materiali una serie di filtri atti ad escludere attori commerciali e produttori di spam e a prendere in considerazione invece i messaggi dotati di coordinate geospaziali , messi in rete tramite uno smartphone o qualche altro dispositivo dotato di GPS. Infine sono stati selezionati solo i messaggi di chi abbia twittato almeno 20 volte durante il periodo di riferimento e avesse un numero di “seguaci” e “seguìti” non superiore alle mille persone, il tutto per poter vedere leinvarianze della lingua nella ripetizione quotidiana e la loro diffusione su base regionale. Alla fine il campione era di circa 9.500 utenti e 380.000 messaggi, per un totale di 4,7 milioni di parole. “I dati così ottenuti coprono i 48 Stati contigui degli Usa, più il District of Columbia” ha spiegato Jacob Eisenstein, ricercatore presso la School of Computer Science della Carnegie Mellon University.

Insomma Twitter si rivela anche un utile strumento per i linguisti per osservare in tempo reale l’evoluzione delle forme locali del linguaggio e la loro diffusione, adozione e trasformazione sull’intero territorio, grazie proprio alla diffusione capillare di Internet. Ma come spesso accade quando si parla di social network, ogni cosa ha una doppia valenza: infatti uno studio del genere consentirebbe di stabilire con buona approssimazione (si parla addirittura di un margine di errore di appena 300miglia) dov’è di casa un utente, anche se questi decidesse di non utilizzare le tante applicazioni di geolocalizzazione (tipo Foursquare, Facebook Places o Gowalla), lo sottolineano gli stessi ricercatori, che nel loro studio hanno affermato: “Il nostro metodo è capace di prevedere la posizione geografica di utenti non classificati in base al luogo. Questo aspetto può essere considerato un passo in avanti nella realizzazione di applicazioni per la segnalazione di offerte commerciali, servizi o connessioni sociali”. Queste “mappe delle parole”, dunque, potrebbero essere utilizzate non solo per scopi di ricerca, ma anche per affiancare i programmi di geolocalizzazione nel compito sempre meno difficile di sapere più cose sugli utenti.

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