The Music Bay: sta per nascere il nuovo incubo delle major?

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Un sito e un nome ancora misteriosi, proclami minacciosi quanto poco chiari: sembrerebbe solo uno scherzo nei confronti delle major dell’intrattenimento, se non fosse che potrebbe invece essere tutto vero e che un nuovo incubo si stia profilando all’orizzonte per l’industria musicale. Ultimamente infatti sono circolate in Rete indiscrezioni su una “sorpresa” che l’attuale gestione del sito The Pirate Bay, starebbe preparando, a base di condivisione e streaming, un cocktail micidiale, in grado di far sudare freddo qualsiasi dirigente di questi colossi.

The Music Bay, anzi themusicbay.org, un asset registrato anni fa dalla crew di TPB, rimasto sostanzialmente inattivo almeno fino a questo momento, finchè cioè non è circolato questo proclama su TorrentFreak, ad opera di una fonte anonima: “L’industria musicale non può nemmeno immaginare quello che stiamo pianificando di introdurre sul mercato nei prossimi mesi. Per anni le major si solo lamentate dolendosi della pirateria, ma se dovessero mai avere una ragione di essere spaventate questo è il momento giusto. Ci sarà una sorpresa speciale in occasione del 78esimo compleanno di IFPI, e stiamo pensando di organizzare un grande festival a Roma dove l’organizzazione è stata fondata.”

Tutto potrebbe però restare dai contorni comunque molto fumosi se non si pensasse a un altro evento concomitante, che potrebbe essere la premessa tecnica della promessa di sopra: Bram Cohen di BitTorrent Inc e i suoi collaboratori hanno infatti parlato spesso della naturale evoluzione del protocollo BitTorrent, a cui stanno lavorando alacremente, che si sposerebbe con la crescente esigenza di streaming audiovisivo in tempo reale tra pari. La versione “live” di BitTorrent potrebbe dunque essere un protocollo con una gestione ottimizzata della latenza e della congestione di traffico durante la trasmissione del flusso condiviso e The Music Bay potrebbe dunque essere un servizio di streaming P2P, basato proprio su questo nuovo protocollo.

Molto si potrebbe dire, e spesso l’abbiamo detto, riguardo l’obsolescenza di certe visioni dell’industria riguardo al diritto d’autore e alla fruizione di contenuti, ma qui vorremmo aggiungere due riflessioni legate proprio a questo eventuale scenario.

Anzitutto il concetto di proprietà: già col passaggio alla musica liquida sarebbe difficile sostenere ancora l’idea di sottrazione od appropriazione indebita di un’opera coperta da copyright, in quanto non si tratterebbe di un oggetto concreto, originale o fotocopiato, ma solo di un file, qui però scomparirebbe anche il file, almeno per alcuni dei fruitori (è ovvio che chi lo condivide in streaming il file da qualche parte deve pur averlo) e quindi diviene molto arduo paragonare la condivisione di informazione pura, senza alcun supporto, al furto; a questo punto dovrebbe essere vietato anche prestare libri ad amici e familiari o leggerne brani ad alta voce agli stessi. La seconda riflessione è che la condivisione e la circolazione di contenuti culturali non dovrebbe essere soggetta al mercato e che in ogni caso chi compra, compra a prescindere, gli oggetti non entreranno mai in crisi perché c’è la dimensione del collezionismo: un film o un LP ascoltato in streaming o scaricato e che è piaciuto lo si comprerà comunque nella maggior parte dei casi, per il semplice gusto di tenerlo, di inserirlo nella propria personale biblioteca, come manifestazione concreta dell’accumularsi della propria esperienza culturale, ma questo le major non vogliono capirlo.

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