Secondo L’Unione Europea Google manipolerebbe le ricerche

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Sospetti, quelli ce ne sono sempre stati, sia perché come tutti i giganti Google non ispira esattamente simpatia, sia perché, negli anni, effettivamente il modo di muoversi del simpatico sito con gli occhiali si è rivelato spesso tutt’altro che tale e, soprattutto, perchè Google non ha mai spiegato con esattezza come calcoli i ranking, tanto che esperti di tutto il mondo hanno le proprie teorie, ma tutte empiriche e frutto di esperienze personali. Ora però l’Unione Europea ha deciso di fare sul serio e di indagare BigG per abuso di posizione dominante e anche per presunti brogli nei ranking dei siti.

L’inchiesta della Commissione europea su Google per abuso di posizione dominante è cominciata, come ha annunciato anche oggi il quotidiano francese Le Figaro. Bruxelles avrebbe infatti iniziato da alcuni giorni a inviare questionari alle imprese che potrebbero subire le conseguenze delle presunte violazioni di Google. I infatti sono stati inviati un po’ prima di Natale e comprendono circa un centinaio di domande rivolte a editori di siti Internet, motori di ricerca, elenchi in linea e agenzie di pubblicità online, e dovranno essere riconsegnati entro l’11 febbraio.

Le domande però, oltre a quelle di abuso di posizione di Google sul mercato, implicano anche un’altra accusa, ossia quella di manipolare i risultati delle ricerche e la piattaforma pubblicitaria, anche se (ovviamente) il gigante di Mountain View ha sempre rivendicato la neutralità matematica del proprio algoritmo.
Le domande sono abbastanza esplicite: “La vostra società ha notato cambiamenti improvvisi e significativi della sua posizione sui motori di ricerca come Bing, Google o Yahoo? Avete constatato improvvisi cali nel numero di utenti rinviati verso i vostri servizi da Google, che non possono essere spiegati da cambiamenti sul vostro sito Internet” o ancora: “Google vi ha mai indicato che un aumento delle spese pubblicitarie potrebbe migliorare il vostro ranking naturale?”. Il sospetto dei tecnici di Bruxelles è infatti che l’algoritmo di Google sia programmato per preferire i video di YouTube a quelli di Dailymotion, o le mappe di Google Maps a quelle di Bing e le foto di Google Images a quelle di Flickr, mentre per quanto riguarda l’attività pubblicitaria l’attenzione èrivolta agli improvvisi aumenti delle tariffe pubblicitarie sui motori di ricerca nel corso degli ultimi sei anni.

Non resta che attendere i risultati di febbraio, ma la sensazione è che ci sia qualcosa più di semplici sospetti.

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3 Commenti

  1. jumpjack

    Beh,perche’ NON dovrebbe manipolare i risultati a proprio piacimento? E’ un’azienda privata, i dati che fornisce li calcola e produce come gli pare, e quindi li presenta anche come e quando gli pare.
    Potrebbe anche decidere di chiudere domani: sarebbe un grave danno per internet…. ma nessuna legge potrebbe impedirglielo!

  2. Daffy

    E certo, direi che tale commento è un’ottima pietra tombale definitiva per concetti come etica, onestà correttezza.
    E ne abbiamo riprova ovunque e tuttii giorni.
    Non si può credere ma è così, la gente pare non sia più capace di un seppur elementare pensiero etico.
    E’ una spa, può fare quel che cavolo gli pare, lo scopo è il profitto? allora tutto và bene.
    Fatto salvo poi, al contempo, piangere come bambocci perchè tal dei tali azienda ti ha freagato….
    Nulla di nuovo sotto il sole…

    PS mi pare scontato che se offri un servizio “viziato” lo devi dire, si chiama corretta informazione.
    Se entri in un negozio, assumibile alla tua definizione di “è una azienda privata” vuoi comprare del grana e “l’azienda” ti rifila merda di topo camuffata, per te non c’è problema vero? devi essere coerente, l’azienda è libera di fare ciuò che vuole no? Se poi tu “sei stupido” e non ti accorgi che è merda di topo e non grana sono affari tuoi no?
    Perchè il negoziante NON dovrebbe darti “grana manipolato” a proprio piacimento? già appunto perchè?
    Sai forse in questo unico caso sarei daccordo con te…
    Ecco dimostrato l’abisso di ignoranza, anzi peggio, in cui sprofonda la gente, più assurdo della pecora che tifa per il lupo che la stà sbranando, bah…..e poi dicono che l’anno fà la differenza, io dubito che 2000 anni fà si fosse + “stotlti”…

  3. Davide Costantini

    Al di là dell’etica e della correttezza delle attività private, sempre più richiesta dai consumatori, il problema ha una radice molto più semplice.

    Google è il principale operatore di mercato nel campo delle ricerche e della pubblicità online (70% di quota in entrambe). Avendo una posizione dominante, che acuisce il pericolo che si formi un monopolio dannoso per i consumatori e per la società in generale, ha l’obbligo di comportarsi in modo virtuoso, favorendo la concorrenza e garantendo una condotta trasparente.

    Che un’azienda privata abbia una responsabilità sociale e, quindi, degli obblighi è garantito dagli ordinamenti giuridici di tutti i paesi civilizzati.

    D’altra parte il problema non è di facile risoluzione. Un algoritmo di ricerca è uno strumento di “discriminazione” in quanto seleziona alcune fonti come più importanti di altre favorendo la scelta all’utente/cliente. Da questo punto di vista Google deve per forza di cose favorire alcuni siti a danni di altri. Per garantire la parità di trattamento è necessario che l’operatore mostri in maniera trasparente quali sono i criteri di ricerca del motore (e garantisca che non vi siano eccezioni di trattamento non giustificate). Ma questo Google non vuole farlo perché minerebbe la sua competitività nel settore.

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