Net Neutrality: il dibattito arriva anche in Italia

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Era inevitabile. Quando un dibattito così importante e centrale per il futuro di Internet nasce nella più grande democrazia del mondo non può non riflettersi nel resto del pianeta. Ecco allora che anche l’AGCOM, l’autorità garante delle comunicazioni, equivalente italiana della FCC statunitense, ha deciso di avviare un’indagine conoscitiva, che sarà parallela a quella già annunciata dall’Unione Europea. Il fine sembra giusto, garantire al tempo stesso il diritto all’accesso degli utenti e gli obiettivi economici degli operatori, ma sarà anche possibile?

Giunge anche in Italia l’importantissimo dibattito sulla neutralità della Rete che, da quando è nato, vede contrapposti consumatori e aziende. I primi infatti vorrebbero che l’accesso ai contenuti di Internet, soprattutto gratuiti, fosse libero e i secondi che invece vorrebbero restringerlo per pilotare gli utenti verso i contenuti a pagamento, così da realizzare maggiori utili. Negli USA, dopo tante polemiche e un estenuante braccio di ferro tra l’autorità garante e gli ISP si è giunti a una legge (messa in discussione proprio in questi giorni) che obbligherebbe i provider a non filtrare l’accesso ai contenuti. Ora anche in Italia l’AGCOM avvia un’indagine conoscitiva sull’argomento, che si allargherà poi man mano sia alle reti mobili che fisse e coinvolgerà anche una consultazione pubblica. L’obiettivo fissato è quello di trovare “il giusto equilibrio tra la parte di banda (e di Rete) da dedicare ai servizi che necessitano di una gestione e la parte di banda che deve continuare a garantire l’accesso ad Internet sulla base del principio del best effort” come ha dichiarato il commissario Nicola D’Angelo.

Intenzioni apparentemente positive dunque, in puro stile conciliatorio italiano, dove bisogna sempre trovare soluzioni che vadano bene universalmente a tutti, anche quando ciò è palesemente impossibile o quasi. Già, perché noi un paio di subbi che ciò possa davvero farsi li abbiamo. La banda non è infinita infatti è questo è un dato di fatto. Decidere se quindi quella disponibile debba essere usata per permettere ai cittadini (che comunque pagano un canone) di consultare liberamente i contenuti che preferiscono o permettere alle aziende di costringere i propri clienti a rivolgersi ai contenuti a pagamento è una battaglia che difficilmente potrà vedere soddisfatte entrambe le parti.

Noi pensiamo che le aziende non lavorano certo gratis, che gli utenti pagano già per avere una connettività, che non è certo gratuita e che quindi cercare di chiudere i rubinetti dedicati alla fruizione di contenuti Internet gratuiti onde lasciare più banda per i contenuti a pagamento, che realizzano guadagni extra, non è una manovra che si potrebbe giudicare proprio corretta. E poi dove sono in questi frangenti i paladini del libero mercato che sostengono sempre, tranne che in queste occasioni, che un contenuto debba affermarsi sul mercato da solo, e solo se sa essere competitivo? Che i provider sviluppino e propongano contenuti davvero interessanti e dal costo abbordabile, che realizzino davvero un valore aggiunto alla navigazione e, se questi saranno davvero competitivi, molti utenti li sceglieranno autonomamente, ma forzare il mercato in una direzione predeterminata agendo sulla tecnologia per manipolare gli accessi ci sembra francamente antidemocratico.

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Un commento

  1. IKEO

    Internette fà gola a tutti.
    Alle superpotenze, che con uno stream di bit possono bloccare tutti i PC. (AntiTheft ?)
    Alle multinazionali, per pompare il popolo di cacca-spam e cacca-reklamme.
    Ma soprattutto per violare la privacy del popolo !
    Spesso i siti utilizzano cookie traccianti, registrazione dell’ indirizzo MAC
    oltre ad altri sofisticati programmi di scanning.
    Negli USA questo è illegale, teoricamente dovrebbe esserlo anche in Italia, ma nessuno dice nulla.

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