La California decreta il reato di falsa identità su Internet

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

In questi giorni è entrata in vigore in California una legge che punirà chi in Rete dovesse utilizzare false o altrui identità per compiere pratiche illegali, il Senate Bill 1411. Si tratta di un provvedimento bipartizan, proposto dal senatore democratico Joe Simitian e firmato dal governatore repubblicano Schwarzenegger, e, nelle intenzioni originarie, mira in particolare ad arginare il fenomeno del cyberbullismo, punendo la cosiddetta e-personation, ossia l’appropriazione di identità altrui o la creazione di identità fasulle allo scopo di compiere pratiche illegali quali frode, molestie, intimidazione e diffamazione. In questo modo coloro che sotto nome altrui creeranno blog o profili all’interno di social network rischiano fino a un anno di carcere e multe di mille dollari nello stato della California.

Indubbiamente l’intenzione è buona, ciononostante il provvedimento non ha mancato di sollevare un dibattito tra favorevoli e contrari. Erica Johnstone, avvocato di San Francisco che si occupa di casi riguardanti il furto di identità online ha ad esempio affermato che “quasi tutti i cyber-molestatori rimangono impuniti, con conseguenze gravi per le vittime quali la perdita della reputazione, senso di vergogna, mortificazione, dolore, perdita di opportunità professionali e stress emozionale”. Altri invece si sono concentrati di più sulle preoccupazioni riguardo possibili limitazioni alla libertà di parola e di satira, ad esempio la Electronic Frontier Foundation anche se, come notano altri, a protezione di tali libertà fondamentali rimane sempre il primo emendamento della Costituzione statunitense.

Ciò che è certo è che, come in molti altri argomenti, quello che emerge sempre è l’irriducibile ambiguità del mezzo elettronico e della sua conseguente virtualità, in confronto alle rocciose sicurezze della realtà: l’identità, come la proprietà ad esempio, sono di molto più difficile definizione su Internet che nella vita di tutti i giorni; da un lato infatti la tracciabilità certa di un individuo espone a potenziali del diritto di ciascuno alla privacy, dall’altro un’eventuale rintracciabilità più difficoltosa dell’identità reale presterebbe il fianco a chi volesse perpetrare comportamenti fraudolenti anche gravi. Armonizzare in una legge bilanciata tutto ciò che resta in mezzo a questi opposti è missione assai difficile e uno dei rompicapo dei nostri tempi.

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Un commento

  1. gurzì

    I reati sono già perseguibili, ma una parte degli stati USA stà
    convergendo verso l’imperialismo assolutista.
    Telecamere della security Indirizzo IP6, codifica AES e GPU integrata
    trasformeranno la nostra vita in uno stato di Poliizia Totalitarista.
    Per fortuna gli ammericani hanno il II emendamento che garantisce
    ad ogni cittadino (onesto) di possedere armi (anche automatiche)

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