Intel e NVIDIA appianano le divergenze con 1,5 miliardi di dollari

Web e Business     Autore: Davide Costantini Aggiungi un commento

L’elevatissima complessità del mondo dei semiconduttori sta da anni mettendo a dura prova il sistema di tutela delle proprietà intellettuali statunitense. Sono numerose le cause pendenti sui principali attori del mercato e spesso le risoluzioni meno dolorose si hanno al di fuori delle aule di tribunale. Perciò non sorprende la notizia, risalente a ieri, che Intel e NVIDIA hanno appianato le loro divergenze con un accordo di cross-licensing che comprende il pagamento da parte della prima di 1,5 miliardi di dollari. Ma prima di entrare nei dettagli ricostruiamo il percorso storico che ha portato le due aziende ai ferri corti.

Nel 2009 il colosso dei microprocessori ha depositato una causa contro la casa green per una violazione delle proprietà intellettuali relative ai chipset per CPU con memory controller integrato. Il riferimento è alla famiglia di processori Nehalem e successive. Intel sosteneva che le licenze concesse a NVIDIA per la produzione di chipset non valessero per le soluzioni di ultima generazione. La casa di Santa Clara stava di fatto eliminando la concorrenza.

Nell’agosto del 2010 si apre uno spiraglio di risoluzione per NVIDIA. La FTC (Federal Trade Commission) si pronuncia riguardo ad un abuso di posizione dominante di Intel ai danni di AMD e VIA. La società di Santa Clara è colpevole di ostacolare l’accesso al mercato dei concorrenti praticando agevolazioni a chi acquista in esclusiva i propri prodotti e negandole ai restanti. Inoltre, viene scoperta una disparità di trattamento del compilatore Intel che non sfrutta correttamente le istruzioni SSE con le CPU dei competitor (anche se il problema può essere aggirato attraverso alcune tecniche di programmazione). La sentenza della FTC, fra i vari obblighi, intima ad Intel di rivedere gli accordi di licenza con AMD, VIA e NVIDIA favorendo le possibilità di fusioni e joint-venture senza il rischio di finire in tribunale per una violazione delle proprietà intellettuali.

Dopo circa 5 mesi di trattative le due società hanno finalmente raggiunto un accordo. Il colosso verserà nelle casse di NVIDIA 1,5 miliardi di dollari in 6 anni, corrispondendo rate annuali. In cambio otterrà pieno accesso al portafoglio di brevetti della casa green. Quest’ultima potrà sfruttare le proprietà intellettuali di Intel ad eccezione di quelle relative ai processori x86, alle NAND flash e ad alcuni aspetti dei chipset.

L’accordo pone fine ad un clima di tensione e appiana le divergenze fra le due società, a tutto vantaggio delle stesse. NVIDIA potrà vantare una considerevole iniezione di liquidità sebbene spalmata lungo 6 anni. L’accesso alle proprietà intellettuali del colosso non sembra al momento particolarmente intrigante dato che la casa green si è oramai tirata fuori dal mercato dei chipset ed ha accantonato il progetto di sviluppare CPU x86 preferendo il più florido mercato delle soluzioni ARM-based. Tratteremo a breve questo argomento in maniera approfondita. Per Intel, la fine del contenzioso consente il prolungamento, per 6 anni, dello sfruttamenteo delle IP (intellectual properties) di NVIDIA utilizzate nella famiglia di processori Sandy Bridge. L’effetto più rilevante è l’abbassamento dell’attenzione delle autorità antitrust statunitensi che tengono d’occhio la società di Santa Clara. Certo l’accordo è costato 1,5 miliardi di dollari ma sappiamo che non sarà difficile per la compagnia affrontare la spesa, specie in 6 anni.

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