I computer quantici sempre più vicini grazie ai… diamanti

Gadget e Hi-Tech     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Di computer quantistici abbiamo parlato più volte in passato, si tratta di una tecnologia, ancora al di là da venire, che dovrebbe rivoluzionare i computer basati su silicio, così come li conosciamo oggi. L’utilizzo di quanti infatti, grazie alla loro capacità di avere più stati contemporaneamente, invece dei normali due, acceso o spento, dei conduttori elettrici, dovrebbe infatti far aumentare esponenzialmente le capacità di calcolo, riuscendo a svolgere in secondi calcoli che attualmente richiedono anni. Ma affinchè questa tecnologia possa diventare effettiva c’è bisogno di superare notevoli difficoltà tecniche; una, di cui abbiamo già parlato, è quella di sviluppare meglio le nano tecnologie, altre riguardano la trasmissione dei dati, argomento su cui stanno lavorando alcune università italiane.

Il paragone di cui sopra è di Paolo Olivero, ricercatore del Dipartimento di fisica sperimentale dell’Università di Torino e dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) torinese che, assieme a Federico Bosia del Dipartimento di fisica teorica dell’Università e Infn di Torino e ai colleghi del Laboratorio per i beni culturali (Labec) dell’Infn di Firenze, dell’Istituto nazionale di ottica del Cnr e dei Dipartimenti di energetica e fisica dell’Università di Firenze, ha pubblicato lo studio su «Physical Review Letters».

Il fulcro di tutto sono i cosiddetti “centri di luminescenza” dei diamanti, quelli che provocano il luccichio e che gli scienziati, in virtù della capacità di influenzare le proprietà dei fotoni, vorrebbero utilizzare come veri e propri processori per il calcolo quantistico. Ma come funzionerebbe esattamente? “Il raggio di luce è veicolo di numerose informazioni. È informazione anche semplicemente il fatto che la luce sia accesa o spenta, ossia se passi o meno nel diamante. L’informazione “sì” o “no”, del resto, è alla base del codice binario. Ma le proprietà di un fotone e, quindi, il suo utilizzo come veicolo di informazioni sono molteplici, per esempio lo spin elettronico ad esso associato, che indica la direzione, oraria o antioraria, di rivoluzione della particella” spiega Stefano Lagomarsino dell’Infn di Firenze: “Il fotone può avere diversi stati di polarizzazione, ulteriore elemento che costituisce informazione”.

Insomma, l’intuizione è davvero molto interessante e potrebbe costituire un altro, grande passo in avanti, che ci avvicinerà ulteriormente alla fantastica era dei computer quantici.

Condividi su:
  • Segnalo
  • Wikio IT
  • Google Bookmarks
  • Live
  • Facebook
  • MySpace
  • LinkedIn
  • Technorati
  • Digg
  • del.icio.us
  • Print this article!
  • E-mail this story to a friend!
Articoli correlati:

Lascia un commento

*
To prove you're a person (not a spam script), type the security word shown in the picture. Click on the picture to hear an audio file of the word.
Click to hear an audio file of the anti-spam word

Tema & Icone by N.Design Studio – modificato da Terry Labunda
Entries RSS Comments RSS Collegati