Cybercrimine e social network sempre più connessi

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

È la regola basilare del mondo dell’informatica: la cosa più diffusa è anche la meno sicura, in quanto i criminali la prendono maggiormente in considerazione come obiettivo dei propri sforzi proprio in virtù del bacino di utenza maggiore rispetto ad altri prodotti; è il motivo per cui storicamente Windows è meno sicuro di Linux ed ora, in tempi di Web 2.0 è il motivo per cui i social network sono sempre più infestati da malware di vario genere.

Sophos, una società specializzata in sicurezza informatica, ha pubblicato uno studio molto preoccupante sull’argomento: il Security Threat Report ha infatti studiato i diversi tipi di attacchi informatici ed ha scoperto che sempre più diffusi sono quelli che riguardano le piattaforme social, specialmente le più famose: dai malware al phishing, fino allo spam non sembra mancare nulla. Gli Universi di Facebook e Twitter sembrano quindi ormai diventati i luoghi preferiti da scammer e cybercriminali. Sul campione selezionato da Sophos e composto da circa 1200 utenti di vari social network sarebbe risultato che ben il 40 % sarebbe stato vittima di malware o altre forme di infezione informatica, numeri che rappresentano una crescita del 90 % rispetto alle ultime rilevazioni nell’estate del 2009. Ad esempio due utenti su tre hanno ricevuto messaggi di spam, mentre il 43 % ha dichiarato di essere stato obiettivo di almeno un tentativo di phishing. Sempre secondo il report, circa la metà degli intervistati ha mostrato il timore di un’eccessiva condivisione di informazioni da parte dei colleghi di lavoro, mentre ben l’82 % è convinto che i rischi maggiori riguardino Facebook.

E proprio sul sito in blu, tanto per cambiare, si sono accese le polemiche. Sophos infatti riporta questi dati, ma qualcuno ha obiettato che in realtà su Facebook gli attacchi riusciti sarebbero in calo, grazie agli ottimi filtri implementati e che Sophos non dovrebbe prendere in considerazione il numero totale di attacchi ma quelli che realmente hanno funzionato. Perché tanto accanimento sui dati? Semplice, perché Sophos, nel lanciare il suo allarme, aveva invitatogli utenti a rimuovere la più presto dalla propria pagina Facebook i dati personali più importanti, dati però su cui Facebook, come sappiamo, centra la maggior parte del suo reale core business che non è quello di mettere in contatto persone lontane, ma quello di procurarsi un enorme database di dati personali, da rivendere a terzi interessati. Insomma, la pubblicità, tanto per cambiare.

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