Cyber guerra? Scenario improbabile

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Cyber guerra: uno scenario di cui abbiamo trattato già diverse volte e a cui soprattutto gli Stati Uniti, ma ultimamente anche il Regno Unito, sembrano prestare molta fede, tentando di realizzare centri di controllo unificati per scongiurare i pericoli derivanti da azioni mirate a colpire le strutture nevralgiche di uno Stato, con conseguenze che, giurano ai piani alti, sarebbero nefaste per l’economia ma anche per i cittadini. Proprio dal Regno Unito però adesso arriva uno studio che, se proprio non demolisce questa prospettiva, la mette però in una luce diversa.

A svolgere lo studio sono stati due docenti britannici dell’OECD (Organization for Economic Co-operation and Development) e la loro tesi confermerebbe si la centralità dello spionaggio e del controspionaggio telematici nell’attuale scenario dei conflitti internazionali, sostenendo anzi che si tratti di una centralità destinata a crescere in futuro, ma sostengono anche che ben difficilmente ciò basti a portare a una cyberwar con le caratteristiche di una guerra convenzionale ma combattuta esclusivamente nel cyberspazio. A giustificare questa loro tesi gli autori dello studio spiegano che i sistemi informatici critici sono attualmente già sufficientemente protetti dagli exploit e dalle minacce note, ragion per cui chi realizza “cyber-armi” dovrebbe prima prendersi la briga di individuare le debolezze di ogni singolo sistema da attaccare per sperare di avere successo; inoltre l’effetto e l’efficacia di un cyber-attacco sono difficili da prevedere e potrebbero benissimo finire per colpire le proprie infrastrutture e quelle dei propri alleati.

Secondo i due studiosi quindi non ci sarebbe alcun motivo per cui un aggressore dovrebbe voler limitare la propria azione a una singola categoria di armi e se attacchi mirati come quello portato dal worm Stuxnet alle centrali iraniane possono risultare efficaci è improbabile in futuro assistere a simili azioni telematiche su larga scala. I ricercatori avvisano invece che ciò che è prevedibile sin da adesso è una possibile concatenazione di eventi, sia nel mondo reale che in Rete, capace di provocare un caos globale al di là delle intenzioni dei singoli attacchi. Qualora un simile scenario si realizzasse, dice lo studio, le azioni nel cyber-spazio finirebbero per “avere un impatto tangibile sui livelli sociali degli stati nazionali e per causare danni a lungo termine alle aziende e agli individui”.

Anche se è ovvio che le paure di Stati come gli USA sono rivolte a singoli azioni terroristiche e non a una guerra vera e propria con qualche altro Stato, cosa che farebbe cadere la prima parte delle argomentazioni dello studio, ciò che resta vero è lo scenario di caos generatosi in maniera imprevedibile, che potrebbe scaturire da attacchi di questo tipo, ed è proprio questa la cosa che fa più paura e contro cui, al momento, è difficile prevedere una soluzione adeguata.

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