I carrier chiedono una tassa per consumatori e fornitori di servizi

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

È ormai un braccio di ferro e un dibattito quasi quotidiano quello che riguarda la neutralità della Rete, i costi di sviluppo e manutenzione e i ricavi da parte dei carrier. Da un lato infatti c’è una richiesta di banda sempre crescente, soprattutto nel settore mobile, per far fronte all’uso delle tante app per cellulari, dall’altro i costi che i provider devono affrontare a fronte di ricavi, a detta loro, in costante calo e allora eccola arrivare la proposta: volete la Rete libera dove tutti i contenuti siano uguali e quindi non volete che i provider veicolino di preferenza i propri contenuti extra a pagamento? Allora fornitori di servizi e consumatori devono accollarsi parte dei costi.

Questo, in sostanza, quanto emerso da uno degli incontri di Le Web, l’evento clou del settore a livello europeo per quanto concerne tutto ciò che attiene a Internet.

Secondo una stima della società IDC infatti, il numero di connessioni a Internet in mobilità nell’Europa Occidentale aumenterà del 15 % in media ogni anno, per raggiungere i 270 milioni di utenze nel 2014, mentre i ricavi complessivi caleranno dell’1 % all’anno e, nel corso dello stesso periodo, secondo un’altra società specializzata, Canalys, la spesa per il potenziamento delle reti crescerà del 28 %.

L’amministratore delegato di Telecom Italia, Franco Bernabè, presente all’incontro assieme ai suoi omologhi di France Telecom e della spagnola Telefonica, avrebbe sostenuto, secondo quanto riporta Bloomberg, che il divario fra gli investimenti e i profitti “è destinato a compromettere la sostenibilità economica dell’attuale modello di business delle società di telecomunicazioni”. Sulla stessa linea anche Cesar Allierta di Telefonica, che anzi avrebbe aggiunto: “le compagnie come Google e Yahoo usano le reti di Telefonica gratis, il che è un’ottima notizia per loro, ma una tragedia per noi. Non si può andare avanti così”.
La ricetta? Chiedere alle grandi Internet Company come Google, Facebook o Apple, e agli utenti, di partecipare ai costi, ovviamente però, come sottolineato proprio da alcuni esponenti delle aziende in questione, senza partecipare poi agli utili, un modo elegante per dire che le Telco se lo possono scordare. Sarà più facile allora rivalersi dei maggiori costi di esercizio esclusivamente sui consumatori che, si sa, sono categoria pecoreccia, indifesa e insensibile a qualsiasi sopruso. La soluzione più probabile sarebbe quella che vede la fine dell’era dei contratti flat e della possibilità di navigare in mobilità senza limiti. “Ci stiamo spostando progressivamente dall’approccio illimitato, che è stato il marchio di fabbrica del nostro settore, verso qualcosa di più sofisticato” ha infatti spiegato l’Amministratore delegato di France Telecom, Stephane Richard, un altro modo elegante di definire un futuro sopruso ai danni degli utenti e della neutralità della Rete.

La domanda allora, per citare un famoso difensore dei consumatori di alcuni anni fa, nasce spontanea: ma non sarebbe meglio tornare indietro dalle privatizzazioni di servizi che, per loro natura, dovrebbero essere neutrali e servire a tutti e non agli interessi economici di pochi? Ma non era meglio se cose come telefono, Internet, televisione,  energia etc.  fossero rimasti a gestione statale invece di far entrare i privati che pensano, giustamente, prima al proprio tornaconto che a fornire un servizio per tutti?

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Un commento

  1. emanuele

    Ottime considerazioni, condivido in pieno.
    In italia ( ma anche in Europa) si sta andando verso una progressiva privatizzazione di tutto, dall’acqua alle frequenze wifi. L’interesse collettivo non conta niente finchè chi detiene il potere pensa prima ai propri interessi economici e poi a quelli dei suoi amici.

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