Citizen Science: anche la ricerca è condivisa

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

In principio fu il Distributed Computing, il calcolo distribuito, che prevedeva l’installazione di un client sul PC di chi avesse voluto partecipare, per svolgere così parte dei calcoli di grandi progetti (famoso quello Genoma a cui agli albori questo sito ha dato un grosso contributo, con un team arrivato a ridosso delle prime dieci posizioni mondiali); si trattava di un modo per suddividere il carico di lavoro di progetti molto impegnativi, sfruttando la potenza elaborativa dei computer di tutto il mondo, con i dati che venivano poi trasmessi via Internet. Ma questa era la preistoria, ora con la diffusione dei cellulari evoluti la cosa è ancora più semplice e capillare.

Di progetti a cui partecipare ce ne sono tanti, anzi sempre di più e per tutti i gusti, si spazia dall’astronomia alla zoologia, alla botanica, alla climatologia e molto altro ancora.

Come dimostrano alcuni esempi illustri, per essere un “citizen scientist” modello non c’è bisogno di essere dei geni o di eccellere nella materia scelta o di essere laureati ad Harvard; come ricordato ad esempio di recente dal New York Times, anche un’oscura maestra tedesca, come tale Hanny van Arkel, senza una particolare formazione in astronomia, ha potuto assurgere all’onore delle cronache scientifiche e dare il proprio contributo: navigando su Galaxy Zoo si è infatti imbattuta in un corpo celeste misterioso mai intercettato dagli astronomi; non solo all’oggetto è stato dato il suo nome ma l’insegnante è stata anche coinvolta come coautrice in un articolo scientifico che sarà pubblicato a gennaio. Così è stato anche per Bruce Hudson, un cittadino dell’Ontario, che dopo essere rimasto paralizzato per metà corpo a causa di un infarto è diventato uno dei campioni di Stardust@home: è stato lui a scegliere le denominazioni di Orione e Sirio per le prime particelle di polvere interstellare ricavate dalla missione Stardust. Prima di scoprire il progetto il suo era solo un vago “interesse per le stelle e cose del genere”; ora, invece, si impegna al fianco degli astronomi per capire meglio la composizione delle comete.

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