Anti-social networking: per essere più produttivi nel quotidiano

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Quanto tempo passate su Facebook o altri siti di social network mentre dovreste lavorare e proprio durante le vostre ore di ufficio? E se leggete le vostre mail vi siete mai accorti di trattenere il respiro? Sono tutte sindromi moderne che scaturiscono dall’interazione con Internet e che possono trasformarsi in vere e proprie dipendenze più spesso di quanto non si pensi. Ora stanno spuntando molti siti che offrono meccanismi di difesa.

Di fatto sono nuove forme di tossicodipendenza. Quella più comune è chiamata dagli scienziati “Continuous Partial Attention”, termine inventato da Linda Stone, una ex dirigente della Microsoft e della Apple che studia le deficienze cognitive causate dall’uso intenso dei computer. Ma la Stone, di recente, ha scoperto anche ad esempio la e-mail apnea, ossia una sindrome che colpisce molti webnauti, che trattengono letteralmente il fiato mentre leggono le loro mail, un’altra sindrome che spesso si accompagna alla dipendenza da social networking.

Secondo una ricerca di AOL e Salary.com 7, uno dei maggiori portali Web degli USA la prima e la maggiore agenzia temp online statunitense la seconda, il lavoratore medio americano trascorre due ore e 10 minuti della sua giornata lavorativa chiacchierando sui siti del social networking con familiari, amici e colleghi. Ore che ovviamente non includono la pausa per il pranzo, per il caffè o per andare in bagno, contribuendo così ad abbassare significativamente la produttività, ma la cosa più surreale è che nella media sono risultate comprese anche professioni come il carpentiere e il sommozzatore, lavoratori che un computer a portata di mano non ce l’hanno così spesso, a confermare, se ancora ce ne fosse bisogno, che stiamo parlando di dipendenze vere e proprie.

Il costo di queste abitudini secondo 24/7, un blog al quale collaborano anche giornali come il Wall Street Journal, supererebbe l’astronomica cifra di 800 miliardi di dollari l’anno. Non sorprende quindi che già oltre il 54 % delle aziende americane o dipartimenti di istituzioni accademiche di grande prestigio come Yale, Harvard e Stanford, abbiano deciso di bloccare l’accesso a tali siti.

Per i singoli ma anche per piccole aziende che non dovessero essere dotate di firewall esistono ora anche programmi che inibiscono del tutto la possibilità di accedere e interagire con una lista di siti sociali, a meno di non riavviare completamente il PC. Freedom, Anti-social, Leechbloch o Isolator sono solo alcuni esempi, chi li usa ha visto crescere di molto la propria produttività lavorativa.

Se siete dipendenti da social network il primo passo è ammetterlo ovviamente, il secondo provare a usare uno di questi software. “Freedom e Anti-social sono il primo passo sulla via dell’affrontare questa nuova tossicodipendenza”, afferma la Stone, “Ma la soluzione alla dipendenza dai social networking va cercata in scelte che mutano le nostre abitudini sul Web”.

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