ACTA: avanti in Europa grazie alle destre

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

È stato tenuto segreto all’opinione pubblica per mesi, andando avanti con trattative nascoste, eccezion fatta per qualche fuga di notizie, solo per evitare che si potessero creare movimenti di opinione pubblica contrari: si tratta di ACTA, Anti Counterfeiting Trade Agreement, il famigerato trattato internazionale per regolamentare tutto ciò che riguarda copyright e contraffazione. Ora arriva alle votazioni al parlamento europeo, ma ormai un dibattito in merito è impossibile, si tratta infatti delle votazioni per renderlo effettivo e in questi giorni ha superato il primo turno di votazioni, grazie alle destre europee.

Che ci sia bisogno di regolamentare e soprattutto rinnovare alla luce di Internet la complessa materia inerente al copyright è indubbio, più odioso è sapere che alcuni potenti mondiali sono andati avanti per mesi nel segreto per accordarsi su questi argomenti che, per portata e importanza investono noi tutti netizen, per accordarsi in qualche modo, ma vantaggioso per chi? Probabilmente solo per l’industria dell’intrattenimento e per chi i cambiamenti non li ama.

Ora il trattato, ormai steso in via definitiva, arriva in chiaro, ma solo per la fase finale delle votazioni di approvazione: troppo tardi per chi avrebbe voluto manifestare dissenso o avrebbe, giustamente, preteso che il dibattito fosse pubblico e coinvolgesse anche l’opinione pubblica e non solo affaristi e politicanti.

Al momento il trattato ha ottenuto il via libera alla continuazione delle trattative da parte del parlamento Europeo, anche se con una maggioranza di voti molto risicata, 331 favorevoli contro 299 contrari, con 11 astenuti, tutti voti giunti dalle destre europee, raccolti nel gruppo dei conservatori europei (EPP), comprendente anche i nostri partiti PDL e UDC. Ora quindi la Commissione Europea potrà procedere all’incontro che si svolgerà a Sydney dal 30 novembre al 3 dicembre per quella che sarà la fase finale di contrattazione per ACTA, proprio grazie all’approvazione del Parlamento sui principi finora stabiliti. Gli unici appunti mossi sono molto vaghi e generici, si è parlato infatti della necessità che non vi sia alcun impatto sulle libertà fondamentali e che non si modifichi la legislazione comunitaria in materia di diritti di proprietà intellettuale; si è ribadito inoltre che, in quanto accordo multilaterale, gli obblighi imposti da ACTA potranno essere modulati e, per esempio, il Parlamento Europeo ha già sottolineato che non potrà obbligare nessuna parte firmataria, e in particolare l’Unione Europea, a introdurre la procedura cosiddetta dei “tre colpi” (quella della legge Sarkozy per intenderci).

Ma si tratta di inezie, incapaci di fugare i tanti dubbi che hanno finora accompagnato il dibattito su ACTA, visto che ad esempio l’applicazione della dottrina dei tre colpi pur non essendo imposta sembra di fatto che sia quanto meno permessa e addirittura suggerita come via preferenziale, o che siano previste dall’accordo l’adozione massiccia di misure anti-aggiramento delle protezioni ai contenuti, leggasi DRM, quei fastidiosi blocchi software che non fermano affatto i pirati ma in compenso creano enormi problemi ai legittimi acquirenti del prodotto, finendo con le responsabilità degli Internet Service Provider.

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