WiFi libero: gli ultimi sviluppi

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Il Ministro Maroni sembra seriamente intenzionato a dare seguito alle sue promesse in fatto di ritrovata libertà di accesso agli hot spot WiFi nel nostro paese, attualmente resi molto difficili dalla presenza del decreto Pisanu del 2005 che imponeva complesse pratiche di identificazione tramite presentazione di carta d’identità. Maroni iniziò a parlare di questa sua intenzione circa un anno fa, ma solo di recente la cosa si è concretizzata in una reale proposta da discutere; vediamo a che punto è l’iter.

È indubbio che il nostro paese fosse indietro nella diffusione di servizi WiFi sul proprio suolo e ciò è stato dovuto in larga parte al fatto che fosse in vigore il decreto Pisanu che obbliga chi voglia aprire un hot spot a lunghe pratiche burocratiche di autorizzazione e, a chi poi voglia fruirne, altrettanto lunghe pastoie di registrazione e autenticazione. Molti, compreso l’attuale Ministro Maroni, avevano quindi individuato in tale decreto il maggior freno allo sviluppo tecnologico delle reti nel nostro Paese e da qui la nascita della necessità di superarlo.

La cosa però non sarà così immediata come sarebbe potuto sembrare da alcuni annunci dei giorni scorsi, vediamo dunque com’è la situazione.

Il Ministro ha presentato in questi giorni le nuove misure in materia di sicurezza dei cittadini, tra le quali sono presenti anche quelle relative alle reti WiFi. Il pacchetto sicurezza approvato dal Consiglio dei Ministri è costituito però da un decreto legge e da un disegno di legge: il primo entra in vigore da subito, il secondo dovrà invece attendere i tempi dell’iter parlamentare ed è nel secondo che dovrebbero rientrare le nuove disposizioni in ambito di regolamentazione del WiFi. Attualmente infatti l’unica cosa che accadrà è che non sarà prorogata soltanto una parte dell’articolo 7, relativa all’obbligo di richiesta di licenza specifica per aprire un hot spot, lasciando quindi liberi i titolari degli esercizi commerciali di mettere a disposizione dei propri utenti connettività in maniera più semplice. Tutte le altre regole, dall’identificazione degli utenti che effettuano l’accesso alla registrazione dei dati di navigazione, resteranno al momento in vigore: solo una parte dell’articolo 7 infatti prevedeva di dover essere periodicamente prorogata, mentre gli altri provvedimenti, secondo quanto stabilito al momento dell’approvazione, sono efficaci a tempo indeterminato e possono quindi venir meno solo per effetto di un’espressa abrogazione.

Intanto il Ministro Maroni ha sì parlato di possibilità di connettersi, dal primo gennaio 2011, agli hot spot senza più l’obbligo di identificazione tramite carta d’identità, ma ha anche detto che da qui ad allora, durante l’iter parlamentare, il Governo si riserva di valutare “da qui a dicembre quali siano gli adeguati standard di sicurezza” nell’ottica di predisporre comunque obblighi in questo senso “in capo naturalmente a chi fornisce il servizio di connettività”, poiché sarà necessario, come nuovamente sottolineato dal Ministro, trovare un equilibrio tra esigenze di liberalizzazione ed esigenze di sicurezza.

Attualmente ci sono molte ipotesi in campo, anche molto diverse tra di loro ma, essendo al momento unicamente congetture, è anche inutile riportarle e discuterle: meglio attendere altre dichiarazioni ufficiali. Il metodo di identificazione più probabile comunque, o almeno il più logico, che permetterebbe di armonizzare facilità di accesso e sicurezza, sarebbe tramite identificazione via SMS, con l’utente che fornisce il proprio numero di cellulare per ricevere una password.

Le reazioni comunque sono state molto diverse, in particolar modo secondo il procuratore nazionale Antimafia Piero Grasso l’accesso libero alle postazioni WiFi porterebbe a “ridurre moltissimo la possibilità di individuare tutti coloro che commettono reati attraverso Internet. Dietro queste reti WiFi ci si può nascondere benissimo nella massa degli utenti non più identificabili e si possono trovare anche terroristi, pedofili e mafiosi”.

Non resta al momento che rimanere alla finestra in attesa di novità, ma noi chiudiamo con una riflessione che ci sembra quasi lapalissiana nella sua banalità e che ci chiediamo quindi come mai un uomo esperto come il procuratore Grasso non ci abbia pensato: se comprare una SIM usa e getta è sicuramente facile e non permette quindi una sicura identificazione del proprietario, dove sarebbe la maggior difficoltà, per un terrorista o un mafioso, nel dotarsi di una carta d’identità falsa?

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