Privacy: in UK qualcosa si muove

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Circa un mese fa vi avevamo ragguagliato sull’anomala situazione del Regno Unito, in cui, per compiacere unicamente gli interessi economici, al tempo stesso si approvava in fretta e furia la legge Mandelson (simile a quella di Sarkozy) per controllare gli utenti e impedirgli di trasgredire alle leggi su materiali coperti da copyright e però si taceva sul caso Phorm (azienda che usava i dati degli utenti di British Telecom per poi bombardarli con pubblicità mirate) e sul fatto che le leggi inglesi sulla privacy siano inadeguate, così tanto che la UE aveva dato al Governo un ultimatum. Ora pare che dopo quest’ultimatum qualcosa si stia muovendo.

Il Governo ha infatti annunciato in questi giorni una revisione della legge sulle intercettazioni, che prevedrà regole più severe per evitare sanzioni da parte dell’Europa, che intanto parla di nuove regole per la pubblicità mirata, atte a proteggere maggiormente la privacy dei cittadini.

Il tempo a disposizione del governo britannico era infatti ormai scaduto e la Commissione Europea aveva già iniziato con le notifiche che preludevano a sanzioni economiche. Con questa spada di Damocle a pendere sulle proprie teste sembra che gli alti vertici dell’Home Office si siano improvvisamente svegliati e abbiano iniziato a cercare di risolvere alcune pericolose falle dell’attuale legge britannica sulle intercettazioni, che avevano permesso lo scatenarsi di un caso come quello di Phorm.

Le autorità di Londra hanno quindi annunciato un periodo di consultazione pubblica che durerà fino al prossimo 7 dicembre, con il fine ultimo di rivedere l’attuale Regulation of Investigatory Powers Act (RIPA). Si cercherà quindi di introdurre regole più severe, ad esempio introducendo sanzioni economiche con multe fino a 10mila sterline anche per quelle intercettazioni avvenute non in maniera intenzionale. L’obiettivo è ovviamente quello di evitare che la Commissione Europea trascini il Governo londinese presso la Corte di Giustizia Europea, con l’accusa di non aver costituito un’authority nazionale indipendente per la supervisione delle intercettazioni in Rete, organo esplicitamente richiesto dalle direttive europee 2002/58/CE e 95/46/CE.

Intanto l’Open Rights Group ha già annunciato di non essere soddisfatto delle nuove norme previste, sottolineando anzitutto come un periodo di sole 4 settimane sia del tutto inadeguato ad una consultazione pubblica così delicata; ancora una volta quindi parrebbe che le autorità di Londra continuino ad essere prone agli interessi economici e vogliano quindi da un lato risolvere in fretta la questione e risparmiarsi multe gravose e dall’altro non dare troppa visibilità mediatica alla cosa.

Nel frattempo il Parlamento Europeo è tornato sulle regole necessarie a contrastare un fenomeno odioso come quello del behavioral advertising, la pubblicità mirata ottenuta dallo studio del flusso di dati sulle abitudini di navigazione degli utenti: secondo un recente documento, certi messaggi pubblicitari online dovrebbero prevedere obbligatoriamente un’esplicita dicitura che spieghi chiaramente agli utenti il funzionamento del meccanismo.

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