Fine del cartaceo: ora c’è anche una timeline

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Triassico, Giurassico, Cretaceo, sono ere geologiche, ma presto potremo indicare anche un’era temporale, che sta finendo a quanto pare: il Cartaceo. Con l’avvento dell’era Digitale infatti è solo una questione di tempo che tutti i media si convertano alla nuova era e ora uno studio indica anche una timeline in cui si prevede l’ultimo anno entro cui i giornali esisteranno ancora, nazione per nazione, in tutto il mondo. Sperando anche che questa evoluzione porti a un rinnovato rapporto con la realtà.

Lui si chiama Ross Dawson ed è un guru australiano dei media, imprenditore e autore di libri sulla comunicazione, mentre lo studio si chiama Newspaper Extinction Timeline e riporta le date di estinzione della stampa cartacea nel mondo; ecco qualche esempio: 2017 USA e UK (ma il New York Times aveva indicato già tempo fa il 2012 come propria timeline), 2019 Islanda, Canada e Norvegia nel 2020, Nuova Zelanda, Spagna, Repubblica Ceca e Taiwan nel 2024, Corea del Sud, Russia metropolitana e Belgio nel 2026, quindi Italia nel 2027, Francia nel 2029, Germania nel 2030, Giappone nel 2031, Mongolia nel 2038 e Argentina nel 2039. Dal 2040 infine il giornale di carta, almeno come lo conosciamo oggi, specifica lo studio, sarà solo un ricordo del mondo analogico, smartphone, tablet e eReader la faranno da padrone.

Ma a parte il cambio di supporto e del modello distributivo/fruitivo, cosa cambierà? La supposizione è che acquisterà sempre più peso il fenomeno del citizen journalism o giornalismo dal basso, un’estensione di quanto accade già ora nei forum e nelle community, dove utenti di grande esperienza e conosciuti da tutta la community godono di una reputazione spesso superiore a quella di un professionista tradizionale del settore e che grazie alla loro Net reputation saranno in grado di influenzare il pubblico come fanno adesso le grandi firme del giornalismo.

Si potrebbe discutere all’infinito già su questo punto e su quanto una Net reputation sia davvero valida, essendo puramente contestuale e formata su basi emotive e poco affidabili rispetto alla professionalità di una figura istituzionale, che per ricoprire quel ruolo ha studiato e si è qualificato negli anni. Certo, si può non essere d’accordo con una grande firma, ma la sensazione è che si stia perdendo non solo il gusto, ma il concetto stesso di confronto critico tra le proprie idee e quelle degli altri: l’utente dotato di Net reputation alla fine è consolatorio, perché non fa altro che esprimere al meglio le idee mediamente più diffuse nella comunità di riferimento, avendo in più solo la capacità di strutturarle e organizzarle in un discorso di senso compiuto, ma non per questo più valido di altri discorsi con i quali non ci si vuole più confrontare, scartandoli a priori. Emblematico a tal proposito l’atteggiamento rispetto ai videogiochi: la stampa specializzata è considerata prezzolata e quindi inaffidabile, molto meglio affidarsi al giudizio dell’utente che ha i nostri stessi gusti. Ma così facendo egli non farà che confermare quanto noi già istintivamente sentiamo e non importa quanto opinabili siano le sue analisi e quanto invece più complete e bilanciate siano quelle di un professionista del settore, che vaglia molti più aspetti proprio perché lo fa di mestiere e non è di parte. Affidarsi all’utente esperto è come raccontarsela da soli, mentre confrontarci col giudizio, anche non condiviso, del giornalista, ci farebbe crescere, perché impareremmo a nostra volta ad analizzare le cose più in profondità.

Ma c’è anche un potenziale risvolto positivo in questa fine del Cartaceo: abbiamo accennato prima a questo emergere del giornalismo dal basso, che potrebbe essere deleterio per alcuni versi, come quello appena detto, ma ottimo da un altro punto di vista, che è quello del rapporto con la realtà. Attualmente infatti non c’è modo di avere un accesso diretto al dato reale, ma tutto è filtrato dalla TV, che al reale si sostituisce, visto che per noi è impossibile attingere direttamente alla fonte della notizia. L’emergere di un citizen journalism invece potrebbe costituire una fresca risorsa per tornare a un rapporto più diretto con la realtà, meno filtrato, senza dimenticarci però che, analogamente a quanto detto in questa ricerca per i giornali, alla fine degli anni 90 si preconizzava, nel cinema, l’emergere di una generazione di talenti che, amanti del cinema ma non provenienti dalle scuole istituzionali, ci avrebbero inondato con una serie di prodotti nuovi, freschi, innovativi e personali, grazie al fatto che la diffusione di mezzi digitali low cost come videofonini e camere digitali li avrebbe sganciati dai costi faraonici delle produzioni di massa a cui solo pochi eletti possono accedere, permettendo alla creatività di molti più individui di esprimersi liberamente. Voi questa generazione di cineasti dal basso l’avete vista? Io no. Purtroppo infatti ci si concentra sempre sulla tecnica e poco sui contenuti: non basta avere in mano un videofonino per fare del cinema: bisognerebbe infatti anzitutto avere anche qualcosa da dire e conoscere un modo con cui dirlo e temo che i citizen journalist, che non hanno studiato giornalismo e non si sono formati con una rigorosa gavetta, abbiano poco della prima caratteristica e niente della seconda.

Condividi su:
  • Segnalo
  • Wikio IT
  • Google Bookmarks
  • Live
  • Facebook
  • MySpace
  • LinkedIn
  • Technorati
  • Digg
  • del.icio.us
  • Print this article!
  • E-mail this story to a friend!
Articoli correlati:

Lascia un commento

*
To prove you're a person (not a spam script), type the security word shown in the picture. Click on the picture to hear an audio file of the word.
Click to hear an audio file of the anti-spam word

Tema & Icone by N.Design Studio – modificato da Terry Labunda
Entries RSS Comments RSS Collegati