Electronic Frontier Foundation: davvero necessarie intercettazioni del Web?

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Poco tempo fa vi avevamo parlato del fatto che il governo statunitense in comune accordo con l’agenzia di sicurezza NSA (National Security Agency) stesse pensando a come dotarsi di nuovi strumenti per monitorare il Web e in particolar modo i social network, ritenuti i nuovi veicoli delle comunicazioni criminali internazionali, di fronte ai quali è ormai quasi inutile monitorare e intercettare i vecchi strumenti di comunicazione, come il telefono. Ora però gli attivisti dell’EFF (Electronic Frontier Foundation) hanno chiesto a tre agenzie statali di sicurezza di rendere pubbliche le motivazioni riguardo tale decisione: ci sono davvero motivi fondati per chiedere la sorveglianza attiva di Internet?

La EFF ha chiesto all’FBI, alla Drug Enforcement Agency (DEA) e la Criminal Division del Dipartimento di Giustizia (DoJ) di produrre pubblicamente prove concrete della necessità di accesso indiscriminato alle informazioni che viaggiano su Internet, visto che appunto gli agenti federali avevano già sottolineato quanto fosse diventato inutile intercettare comunicazioni a sfondo criminoso e/o terroristico attraverso le tradizionali linee telefoniche e avevano richiesto alle autorità statunitensi una serie di porte di servizio da sfruttare per attività di controllo online. gli attivisti di EFF hanno quindi chiesto che le agenzie governative dimostrino pubblicamente l’effettiva esistenza di tutte quelle problematiche riscontrate nelle varie attività di sorveglianza elettronica, sbandierate quanto lasciate, forse volutamente, fumose.

Tuttavia, come già abbiamo avuto modo di dire, sarebbe facile schierarsi per l’una o l’altra posizione, dividendo l’argomento in bianchi e neri, ma la verità è che l’argomento è molto complesso e di non facile risoluzione e che ciascuno di noi non saprebbe bene cosa scegliere tra un maggior grado di libertà e un maggior rispetto per la privacy e invece una maggior sicurezza personale: chi vive specialmente in una grande città sa quanto sia palpabile la paura di un attentato ogni qual volta entra in metro o in un mezzo pubblico.

Chi ci segue abitualmente sa con quanta tenacia difendiamo il diritto alla privacy su queste pagine contro tutte quelle aziende che normalmente vendono i nostri dati a terzi con uno scambio advertising/soldi che non ha altro scopo che il guadagno, ma crediamo che le due cose non possano essere messe sullo stesso piano: vendere i nostri dati per profitto e volervi accedere per la nostra sicurezza sono forse due facce di uno stesso problema, ma sicuramente non con la stessa valenza e peso.

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