Blekko: la ricerca si fa social

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Sono stati in molti, negli ultimi anni, a provare a creare alternative credibili al search engine più famoso e utilizzato del mondo, ma la sfida, sinora, è sempre finita male per lo sfidante che ne è uscito con le ossa rotte e, quando non ha chiuso definitivamente il business, è rimasto comunque relegato a una nicchia di utenza minuscola, con zero prospettive di crescita. Ora l’ennesimo concorrente si affaccia all’orizzonte e promette di avere al suo arco almeno una freccia vincente, trasformare la ricerca in un fenomeno social per provare a vincere la battaglia.

Cuil è stato forse quello che ha fatto il tonfo più grosso, chiudendo proprio i battenti dopo aver tentato inutilmente per due anni di emergere, Wolphram Alpha invece esiste ancora, ma è praticamente un fenomeno da baraccone, un motore di ricerca per nerd a caccia di stranezze e, al momento, nonostante Bing abbia alle spalle Microsoft e sia riuscito a crescere abbastanza in un mercato totalizzante come quello attuale, non ha certo i numeri per impensierire BigG. Come pensa dunque un motore nuovo come Blekko di riuscire lì dove altri, anche giganti, hanno fallito?

A lavorare hanno lavorato, non c’è che dire: tre anni di sviluppo e un budget di 24 milioni di dollari alle spalle (ma Cuil ne aveva ricevuti 33 di investimento e i risultati li abbiamo visti…), ma come pensa l’ex CEO di NewHoo/DMOZ di poter veramente avere qualcosa da dire in questo campo? Beh l’idea, effettivamente è interessante. Blekko cioè non ha in mente di affidarsi esclusivamente agli algoritmi per offrire i risultati più significativi e funzionali possibili, ma di trasformare il search in qualcosa di social: iscrivendosi al sito infatti sarà possibile taggare i contenuti, in modo da restringere le ricerche eliminando spam e risultati non pertinenti come non riuscirebbe a fare un qualsiasi algoritmo. Si tratta quindi di accoppiare alla keyword principale uno slashtag appunto, ossia un tag diviso dalla parola principale da uno slash, in modo da focalizzare la ricerca a un obiettivo ben preciso, questi slashtag poi sono memorizzati e accessibili a tutti, oppure a propria volta se ne possono creare di nuovi, in una sorta di Wikipedia della ricerca.

La premessa dunque, se non buona (solo i fatti ce lo potranno dire) pare comunque interessante, bisognerà vedere se quello tra search e social è un matrimonio che si può fare davvero; così su due piedi infatti ci viene già un dubbio: quanta utilità potranno avere gli slashtag dopo pochi mesi, visto che i contenuti di una ricerca non solo sono molto soggettivi ma anche legati ai fenomeni del momento? Chi, nel 2011, userà Elections / 2010 per conoscere ancora i risultati delle elezioni di medio termine di questi giorni negli USA? Inoltre non è troppo lento il procedimento di spulciarsi gli slashtag degli altri utenti (potrebbero divenire milioni) rispetto al concorrente che ti tira fuori i risultati mentre ancora digitiamo? Bisognerà forse creare un motore di ricerca interno per facilitare la consultazione degli slashtag, ma diverrebbe qualcosa di molto macchinoso e poco funzionale a quel punto. Insomma l’idea di base pare buona ma l’implementazione almeno problematica e intanto alcuni siti hanno già fatto un primo raffronto il cui risultato, scontato, è che al momento i risultati di Google restano nettamente migliori di quelli di Blekko; al futuro e agli utenti, come sempre, l’ultima parola.

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